Moto, guida in pista e time-warp

E parliamone un po’, di questa moto che tanto mi appassiona…

Le due ruote hanno sempre avuto un grande fascino per me, sin da quando ebbi il primo motorino, e successivamente il 125. L’amore è stato di breve durata, però, perché a 18 anni, presa la patente B, sono stato costretto a scegliere, e per quanto affascinanti, le due ruote avevano degli indubbi svantaggi logistici che alla fine hanno fatto sì che le abbandonassi. Parliamo della fine degli anni settanta. Poco più di vent’anni dopo, complice il trasferimento all’estero di un’amica, proprietaria di uno scooterone che mi ha lasciato in gestione mentre era fuori, ho ripreso contatto con l’aria sulla faccia. E poi, nel 2002, a 43 anni suonati, un giorno sono entrato in casa e ho detto “oggi vado dal concessionario e compro una Hornet”. E lì la storia è ricominciata come se non si fosse mai interrotta. Con un’unica differenza, che la testa, per fortuna, non era più quella del ventenne… Il che mi ha consentito di prendere confidenza con il mezzo un po’ per volta. Di cose in vent’anni ne erano cambiate tante, una su tutte la frenata. Con un doppio disco davanti ho capito quasi subito che il freno anteriore andava dosato con grandissima cautela… In quel periodo trascorrevamo l’estate in un posto vicio ad Anzio, e il su-e-giù dal lavoro era incredibilmente più veloce e soprattutto poco variabile nella tempistica. E muoversi nel traffico era assolutamente meravigliosamente più semplice e veloce. Ma la vera svolta è stata la pista. Dopo quasi 4 anni dall’acquisto della Hornet, e frequentando gruppi di motociclisti, scopro che è possibile andare in pista per prove libere, senza gara, solo per girare in circuito. Ravanando un po’ sul web scopro un articolo di un certo manetta, che dice che andare in pista è “bestialmente divertente”. Leggo tutto l’articolo e decido che almeno una volta devo provare. E siccome si fa un gran parlare nell’articolo dei corsi di guida, decido di iscrivermi ad un corso, sempre Hornet-munito. E lì, quello che era un intenso amore è diventato passione sfrenata, quella passione che non ti fa capire più nulla, che ti prende e ti porta via, in un mondo parallelo fatto di time-warp e tempo rallentato, come andrò a spiegare più avanti. Il corso lo ricordo con grandissimo piacere, fatto in un piccolo circuito vicino Anagni. Una parte teorica e una pratica, della teoria ricordo tra tutto il concetto che raggiungere il limite del mezzo, date le potenzialità del mezzo, era praticamente impossibile, quindi bisogna concentrarsi sul superare i propri, di limiti. Guardare le traiettorie, allungare la staccata, cercare di trovare riferimenti, e poi scoprire in un altro corso come “entrare in curva col freno in mano”, vale a dire continuare la frenata con la moto già inclinata, già dentro la curva, e come aprire prima il gas, e come guadagnare secondi sul giro. Dopo un po’ di volte all’ISAM (il circuito di Anagni) faccio il grande passo e vado a Vallelunga. Nel frattempo avevo venduto la Hornet e preso un bicilindrico Suzuki, la SV1000S, che se impari a guidare quella in pista puoi guidare qualunque cosa… La prima volta a Vallelunga ho fatto 2’20, sempre con il Suzuki, adesso il mio record personale è con il CBR 900 blu, ed è un bellissimo (per me) 1’55.

I tempi della superbike sono intorno a 1’38, quindi mi mancano ancora 5-6 secondi per essere, grosso modo, a 10 secondi dai tempi di riferimento del circuito, che significa, per un amatore, girare veramente forte. Ma, al netto della soddisfazione del miglioramento, le sensazioni della pista sono fortissime, e non relative alla velocità in senso assoluto. C’è l’adrenalina, il brivido della moto inclinata, il fatto di trovarsi buttato fuori dalla moto all’interno della curva con la moto praticamente sopra di te, noi diciamo “sottosopra” perché il manubrio te lo ritrovi proprio sopra, e le braccia sono rivolte in alto, per lo meno questo è quello che sembra. C’è la sfida con quello che va più forte di te, sfida non con lui, ma con te stesso per cercare di andarlo a prendere, o quantomeno di guardare cosa fa per andare così più forte di te. Ecco in pista si fanno dei gran bagni di umiltà. Perché c’è SEMPRE chi va INFINITAMENTE più forte di te. Tu pensi di stare al massimo, stai facendo una curva come non l’hai mai fatta prima, e mentre stai lì che quasi ti congratuli con te stesso, uno ti passa all’esterno piegato come tu non riuscirai mai a essere, e ti passa in surplace come se stesse a passeggio sul lungomare… Anche per questo motivo, insieme con un pazzo come me, e mio coetaneo, abbiamo coniato un logo per il nostro Team, il mitico GRT (Geriatric Racing Team)… (per chi non lo conosce Troy è Troy Bayliss, che ha vinto l’ultima gara a 40 anni…)

Però la sensazione più bella, o almeno quella che a me piace di più, è quella che io chiamo il “tempo rallentato”. Provo a descrivere una sequenza aiutandomi con un video, e indicando a quale secondo mi riferisco con la descrizione. Prima di continuare con la lettura, guardate il video per i primi 30-35 secondi almeno (anche tutto, ma i primi 30 secondi sono quelli descritti di seguito)

Rettilineo box, i segni che indicano i posizionamenti sul traguardo che corrono velocissimi (0:04), terza-quarta-quinta, piega leggermente a sinistra (0:07), scollinamento(0:09), rallenta, dentro nel curvone a destra a 190 (0:11), cerchi di stare stretto e cucito al cordolo mentre la moto ti tira verso fuori e il vento ti strappa perchè sei sporto fuori con il ginocchio per terra, raddrizza in uscita (0:14), apri tutto il gas e punta direttamente la corda della curvetta a sinistra, imbocca senza rallentare (0:17) e buttati nella discesa verso i Cimini, resta sulla sinistra e tieni il gas spalancato, arrivi a 210 al cartello dei 100 metri (0:20), e qui inizia la magia, qui il tempo inizia a dilatarsi. Inizi a fare tutte le operazioni al rallentatore. Scala due marce (0:20), sposta il culo a destra, gira il piede destro verso l’interno della curva e apri il ginocchio, spingi il busto in avanti e la testa verso l’interno, togli il gas, pianta la staccata, inizia a buttare dentro la moto non lasciando completamente il freno, piega, piega, cerca la corda (0:23), ecco, il ginocchio struscia a terra, piega ancora, ritrai la gamba e occhio a non andare troppo giù, ecco ora lascia il freno, spingi sulla pedana esterna e apri il gas (0:24), solo parzializzato perché c’è la Cimini due, occhio a controllare la spinta verso l’esterno, lascia andare la moto che tira ma richiamala appena intravedi la corda della Cimini 2, togli gas e giù di nuovo (0:25), corda, ecco ora spingi forte sulla pedana esterna (0:28), rialza la moto buttando ancora di più il peso all’interno e dai gas, daglielo tutto, attento che perdi il retrotreno, parzializza leggermente, eccolo c’è di nuovo, apri tutto (0:30) e vai… pieghetta a sinistra e via sul rettilineo verso la Campagnano…
Dal cartello dei 100 metri all’uscita della Cimini 2 sono passati 7 secondi, ma è come se fossero durati il doppio, perché questa sensazione di segmentazione delle operazioni ti fa vivere il tempo rallentato. Mi dice una persona che conosco che facendo karate la sensazione di “rallentatore” è molto simile, la mia sensazione è che questi fenomeni si verifichino quando il livello di concentrazione è estremamente elevato. Ecco, io riesco a raggiungrere questi livelli di concentrazione solo in moto, e solo in pista. Normalmente quando faccio qualcosa c’é una parte della mia testa che se ne va per conto suo, che pensa ad altro. Un classico che mi capita spesso è, a casa, di alzarmi con l’intenzione di farmi un caffè, arrivare in cucina dopo pochi secondi avendo pensato a tantissime altre cose e non ricordare più cosa dovevo fare… In pista questo non succede. Non ci si può distrarre. Sei tu, la moto, l’asfalto. E ogni giro è sempre uguale e sempre diverso, ogni curva è sempre la stessa ma mai uguale. E più giri, e più entri nel mantra, e più riesci a dilatare i tempi e capire dove stai sbagliando, dove puoi migliorare, dove puoi fare di più. E quando esci da una curva già ti prepari per la successiva ricordando i proponimenti del giro precedente e di tutti i giri precedenti e di tutte le volte che ci sei entrato in quella maledetta curva e ancora non hai capito come farla al meglio anche se intuisci che c’è qualcosa che stai sbagliando ma non sai cosa. E poi un giorno, magari perché stai inseguendo uno che gira appena più forte di te e tenti disperatamente di stargli dietro, “rubi” una traiettoria, un riferimento, ed improvvisamente è tutto chiaro, e capisci cosa devi fare, e lo fai, e l’adrenalina è a mille perchè lo sai, lo sai che il cronometro ti darà ragione, e cerchi di non fare scemenze nel resto del giro perché lo vuoi vedere, quel decimo in meno, quei due decimi in meno, e sai che sarà il giro migliore della giornata, e arrivi al traguardo e sì, cacchio, è proprio così, e a quel punto sei al settimo cielo, hai gareggiato con te stesso, e hai vinto. Ma c’è ancora tanto da migliorare, tante curve da limare, traiettorie da perfezionare, secondi da togliere.
Quando passo una giornata in pista me la porto dentro per un paio di giorni, più di qualcuno mi ha fatto notare che a volte mi “imbambolo” perchè sto rivivendo un giro proprio come se stessi guardando un frammento del video qui sopra. E in quei momenti sono di nuovo lì, con la tuta appiccicata alla pelle, il sudore che cola ma che non senti neanche, l’adrenalina a mille, quella sensazione di essere “sottosopra” che ti accompagna per tutta la curva, e il rumore del ginocchio che gratta l’asfalto.

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40 pensieri su “Moto, guida in pista e time-warp

  1. Angela

    Sono giusto giusto in pubblicità da via col vento … Ma bravo 🙂 io nasco figlia di un guzzista 🙂 quindi ho nel cuore un’esperienza motociclistica diversa ma comunque piena di passione!! Ma sogno di regalarmi una moto da corsa e provare esperienze del genere 🙂 e quel giorni ti contatteró per qualche dritta!!! Buona serata, torno dal mio rhett!!! 🙂

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    1. Angela

      E hai mai letto “li Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta” . Un libro molto molto bello. Molto!!! Credo che ti piacerebbe da quel pó che sto scoprendo di te :)… Vado 🙂

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  2. 黒子 くろこ kuroko

    indubbiamente ne so davvero poco su questo argomento. ma è la “corrispondenza” a farmi sorridere. e anche il fatto che la parola mantra, come un interruttore della luce, mi ha fatto vedere con precisione il tipo di processo che si innesca e intravedere quella sensazione in cose che mi riguardano e apparentemente hanno poco a che fare con le moto ed i giri in pista. ed invece mi sembra davvero di capire. pur essendo salita in vita mia al più su un motorino. e non più di due volte.

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Io sono SICURO che capisci. Ti dico una cosa che sembrerà un’enorme idiozia ma chi se ne frega, ho raggiunto un’età sufficiente per non preoccuparmene.
      Tra le tante cose che mi piacerebbe fare e non ho tempo per fare (per questo da qualche parte in questo blog ho scritto che ne voglio sempre fare troppe) c’è la meditazione. L’unica volta che ho provato, con una brava istruttrice, ho provato delle sensazioni non simili, ma assimilabili, sensazioni che fanno parte della stessa “famiglia”. Che non sono legate a quello che in quel momento stai facendo ma hanno moltissimo a che fare con un maggior livello di consapevolezza di se stessi, quasi si “salisse” di un livello.

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      1. 黒子 くろこ kuroko

        ti vorrei dire anche io una cosa che probabilmente suonerà un’idiozia proprio perché cerco di esprimerla a parole. meditare è una cosa complessa non tanto perché si deve imparare a fare qualcosa o a respirare in un certo modo ma quanto perché devi smettere di fare ogni cosa ed avere al tempo stesso la consapevolezza di ogni parte del tuo corpo. e fondamentalmente da come ne parli è proprio ciò che fai in pista. l’attenzione a tutto ma senza focalizzarsi su niente (non è possibile “non pensare” però è possibile lasciar andare i pensieri e non pensare devofarelaspesa, miasorellamifaarrabbiare ecc). l’equilibrio fisico e il respiro arriva quasi di conseguenza. ho sempre pensato che piegarsi con la moto in curva fosse una cosa complicata, che richiedesse moltissimo equilibrio.
        è proprio una consapevolezza maggiore che ti porta a cercare attività che ti permettono di “svuotarti” di tutto, la difficoltà spesso sta nell’ambiente (se ti trovi con persone che hanno tutte lo stesso intento/consapevolezza sarà molto più semplice “meditare”). non è una cosa che riesce sempre, non è un’azione che riesce a comando insomma anzi in genere capita quando stai facendo qualcosa di apparentemente stupido, una ripetizione di gesti che però si modifica e modifica ciò che hai davanti (tipo schiacciare le bolle della plastica da imballaggi o sciogliere i nodi di una corda che si è arrotolata). per quello leggere la parola mantra vicino ai giri di pista mi ha dato una schicchera notevole.
        si potrebbe davvero dire molto altro ma non vorrei esagerare

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      2. Wish aka Max Autore articolo

        “l’attenzione a tutto ma senza focalizzarsi su niente”. Ecco. In pista è proprio così. Nel senso che la sequenza è sempre la solita: rettilineo, staccata, ingresso in curva, percorrenza, uscita dalla curva. E si ricomincia. Questo però, come ho cercato di spiegare prima, si porta dietro un numero enorme di micro-gesti ciascuno dei quali è fondamentale per la riuscita del tutto, perché tutto sia “armonico” e “giusto”. Ma è fisicamente impossibile focalizzarsi su ciascuno, quindi presti attenzione a tutto senza focalizzarti su nulla, anche perché i gesti li sai, li conosci bene, hai “solo” bisogno di farli nel miglior modo possibile che non è “il” modo, ma è il modo in quel momento e su quella specifica percorrenza, che risente di una serie di fattori che non puoi mettere in conto a priori. Sei nell’onda e devi seguirla. Che è molto tao, come impostazione

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      3. 黒子 くろこ kuroko

        molto tao. proprio direi. è difficilissimo trasporre a parole concetti che a parole non esistono perché sono limitati da esse. però non c’è niente di più vero. la cosa bella è che ti avvicini a determinati concetti e ti accorgi che in Cina gli danno un nome e ora puoi provare a farti capire dagli altri nominando alcuni concetti che prima non riuscivi neanche a formulare. e più vai avanti più ti accorgi di corrispondenze ovunque, perché alla fine un “pensiero naturale” non può che coincidere con “scelte naturali”, come il ricercare la “meditazione”, il contatto con sé o con i Tutto o con il Vuoto, comunque uno lo intenda.

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      4. Wish aka Max Autore articolo

        DEVI (e lo scrivo maiuscolo apposta) leggere “Il Tao della fisica”. E’ proprio un dovere morale. Perché lì, oltre a trovare come dici correttamente “corrispondenze”, ti avvicini molto ad un concetto di universalità al quale noi (intesi come rappresentanti del primo mondo nel senso classico del termine) non siamo proprio abituati. Ed insieme all’universalità c’è anche un bel chunk di cultura del dubbio (tu non hai idea di che sforzo faccio ogni volta a tradurre in italiano quando mi viene un termine in inglese, e quanto liberatorio è usare liberamente il termine sapendo che l’altro comprende). Che sempre a noi del primo mondo fa un gran bene.

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      5. 黒子 くろこ kuroko

        inizio la ricerca di questo libro, grazie. comincio ad arruginirmi con l’inglese, questo sarà un ottimo modo per dare qualche spolverata in soffitta. (“chunk” ad esempio ho dovuto cercarlo e mi è subito saltato in testa come “quite”: ci sono parole inglesi che uso molto spesso perché possiedono una sfumatura indecifrabile in italiano con meno di 10 parole..)

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  3. Tiziana Sissa

    Max, allora è deciso. ..
    Io la moto non cellò ma. Amerei far parte del Team geriatrico che hai inventato tu insieme a treqquartidellapalazzinatua. Amerei. Mi compro anche la moto se proprio serve eh, ci tengo 😀

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Eheheheheheh purtroppo la moto è un requisito…e neanche l’unico! Serve una tuta di pelle, il casco, guanti, stivali e soprattutto è necessario venire in pista!!! Se vuoi però puoi usare il logo, che ho “disegnato” io usando solo la seconda legge dell’informatica, che è copiaincolla (per la cronaca la prima è spegnieriaccendi ;)). Ho trovato in rete l’immagine del vecchietto che correva in una maratona, gli ho “tagliato” la testa e l’ho incollata su un disegno di un motociclista… però la colorazione non mi soddisfa, devo coinvolgere un grafico. 😉

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      1. Tiziana Sissa

        Occhei allora…corro a comprare la tuta in pelle che fascia (rosa, la vorrei….ro-sa!!!), gli stivali macontaccododicialmeno, il casco (ne ho visto uno proprio ieri di Hello Kitty che era un vero bigiù ;-)con l’occasione stasera uscendo dall’ufficio mi fermo un attimino e mi porto avanti, si.. lo compro!) e guanti, guanti come se piovesse!!! Ahem…per la moto, ti farò sapere presto….
        Però. Si, in pista ci sono stata e ci anderebbi ancora volentierissimo, ma con l’auto!
        Adoro guidare e mi piace la velocità. In gioventù ho persino partecipato al Rally del Salento e sono stata alla pista Alfa di Nardò, prov.di Lecce, diverse volte. Una volta invece, alla pista di Monza 🙂 Ma ero giovane. Un pò più giovano, intendo…perchè SONO giovane 😀
        Ma scusa… non posso nemmeno mettermi lì a fare tipo la cheerleader? Chessò la groupie? Eeeh?? ^_^

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  4. luci

    Nonostante letteralmente accerchiata da centauri – mi sembra di averti già detto che mio marito ha avuto per anni una Ducati, che il padrino di Frugolino la possiede tutt’ora, che mio padre è un vero appassionato e da giovane ha avuto molte moto, che mio zio, titolare per anni di una motofficina, è amico del papà di Valentino ed è stato pure suo meccanico quando correva – non ho mai nutrito neanche un millesimo di tutta la loro passione per le due ruote, anzi, ammetto di esserne piuttosto terrorizzata… non so se sia perché soffro di vertigini, ma le poche volte in cui sono salita su una moto per me è stato un incubo. Ricordo ancora con una certa ansia quando – ragazzina – accettai di fare un giretto con un amico sulla sua Pegaso Aprilia di cui andava tanto fiero… mi fece scendere e disse che mi voleva bene, ma solo con i piedi ben piantati a terra! Il mio primo fidanzatino non ci ha nemmeno mai provato a farmi salire sullo scooter, sono stati mesi e mesi di grandi passeggiate per lui quelli insieme a me! Non so neanche spiegare cosa mi succeda, mi sembra di non avere alcun punto di appoggio e mi gira da morire la testa… Per fortuna da quando è nato Frugolino ci si sposta necessariamente in macchina, altrimenti per me era un problema pure con i piccoli spostamenti con l’Ingeriminese sullo scooter. La mia fobia (fobie… se ne parlava da Iaia qualche giorno fa…) si è ulteriormente aggravata quando ho perso un carissimo amico in un assurdo incidente stradale… credo che da questo sia derivata anche la mia amaxofobia… Dal greco “amaxo = carro” “fobos” = paura , l’amaxofobia è il terrore irrazionale di guidare. Ecco, l’ho raccontato. Adesso sapete tutti che sono matta! 😉 Ho la patente, ma non ce la faccio. Le ho provate tutte, è più forte di me. Forse mi ci vorrebbe davvero una seria meditazione…

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    1. Tiziana Sissa

      Luci tesoro non ti crucciare, ricordati che sei la mia leonessa! 😉
      Mia sorella soffre la stessa fobia e non ha mai guidato in vita sua, ma. E’ bravissima, ti assicuro, ad impartire ordini allo sventurato guidatore di turno. Sopratutto mio cognato, quel sant’uomo, che è destinato al martirio ahem..volevo dire, alla sopportazione 😉
      Secondo me anche tu sei bravissima a fare il navigatore, come lei (gira di quà..no, non di là, ho detto di quà! Fermati, non lo vedi che al prossimo semaforo sta per scattare il giallo? Mettiti la cintura che è pericoloso – Ma sono ferma! – E tu cominciala a mettere, tanto poi parti! Cose così va…) peccato che chi guida, ti farebbe volentieri scendere nei pressi del primo cassonetto dei rifiuti a portata di finestrino! 😀

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      1. luci

        A volte capita, è vero… l’Ingeriminese accosta, mi guarda e mi dice: “dai, allora adesso guida tu!” … così mi metto in un angolo del mio sedile e me ne sto buona… insomma, mi minaccia! 😉 Groarr!!!

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  5. pani

    io avevo un vespone 125 gt con sella separata. Era di mio nonno, poi di mio fratello ma alla fine lo usavo io. E spesso dovevo pulire le candele perché non voleva saperne di partire.
    Ho meditato spesso sull’acquisto di una moto, non delle tue. Io sono più per una custom, per una shadow, una piccolina, tonda, pigra e comoda. Da fare un coast to coast insomma.
    Ci ho meditato spesso ma per me sarebbe un costo. Insomma, la passione non è tanta e non è aumentata nemmeno quando lavoravo per una nota marca di tute da motociclismo.
    Ho perfino buttato il piccolo motorino, troppo faticoso portare il casco…

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  6. comearia

    Mi fa sorridere che anche per kuroko la parola-chiave del post sia stata “mantra”.
    Sì, guidare è quello. Io amo avere quattro ruote sotto il culo, ma solo perché non ho mai provato le due.
    E ora che leggo le tue parole, ho una voglia pazzesca di venirti a trovare e dirti “Okay, insegnami.”
    [Poi lo so che la pista non è come la strada, quindi non puoi semplicemente salire e partire. Però ecco la voglia è quella.]
    E capisco perfettamente tutto il discorso sulla concentrazione. Quando ti sembra di avere un pennello in mano, e le curve le devi come dipingere, e “senti” quando quella curva l’hai fatta alla perfezione, lo senti nella testa.
    Quando stacchi la marcia al momento giusto.
    Quando hai il rettilineo e l’asfalto sotto di te sembra fondersi.
    Max, che bello.
    L’adrenalina è qualcosa di meraviglioso.

    [Basta farneticare devo andare devo andare devo andare è già tardissimo maledizione]

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      1. comearia

        Buongiorno a te!
        Devo scappare a spargere curricula in cerca di botte di culo [ops, volevo dire lavoro, ma ormai spero in quelle]
        Adesso mi sdoppio e lascio metà me a scriverti. A scrivervi, ché sono in ritardo con tutti.
        Che il caffè sia con me.

        La camminata, andata? 😉

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Grazie eli. Detto ta te, che scrivi da dio, è un complimento meraviglioso, me lo porto nel cuore (occhio alla melassa che cola dal monitor, rischi di rovinare la tastiera ;)), e ne scriverò, visto che me lo chiedi. 🙂

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  9. claudiogi61

    capisco … tempo rallentato, la mia prima caduta dalla vespa px 125 … un volo di 10 metri, credo di aver volato per un paio d’ore nonostante siano passati 3 secondi. proverò, con la mia hornet, magari proverò. per ora mi consolo con i miei lunghi giri su è giù per le mie belle montagne
    a presto

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  12. Bia

    Che nostalgia! Nella mia vita precedente, vivevo le stesse emozioni. Adesso le rivivo nella mente, con nostalgia ma non con desiderio. Sempre per il discorso dei cerchi concentrici…

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