Vita virtuale e vita reale

Per lungo tempo in passato, agli albori della rete, ho sostenuto che virtuale e reale sono due mondi separati. Nel virtuale si è più sciolti, con meno condizionamenti. Ma con l’avvento del web 2.0, i vari social network fanno sì che la distinzione non sia così netta.

Leggevo su un blog qualche giorno fa che l’autrice per lungo tempo aveva tenuto un blog “pubblico”, nel senso che tutte le persone che la conoscevano erano al corrente della sua identità reale e leggevano il blog, e questo alla fine l’aveva portata all’esasperazione, perché le sembrava di essere in vetrina. E quindi ha deciso di chiudere quel blog, e di aprirne un altro, “segreto”. Vale a dire uno al quale nessuno possa associare (almeno non intuitivamente) la sua identità reale.

E lì ho iniziato a pensare, perché il punto di questa ragazza (il cui stile mi piace assai peraltro) era che per lei il blog è una valvola di sfogo. E che scrivere alla fine è qualcosa che si fa per se stessi. Ma se si fa per se stessi, che bisogno c’è di pubblicare in rete? Non basterebbe un quaderno? Un diario come si teneva da pre-adolescenti? Ricordo i miei diari, tenuti su indicazione dei professori delle medie, d’estate, alla fine forieri di sensi di colpa per averli trascurati, con pagine che spesso esordivano con delle scuse per il mancato aggiornamento. Se deve essere un dovere allora non serve a nulla.

E poi c’è l’incostanza. Invidio tutti quelli che sono costantemente costanti nelle loro cose, negli hobby, nelle attività, negli sport. Io, come ho dichiarato nel profilo, sono stufarino. Incostante per definizione. Qualunque cosa mi viene a noia dopo poco tempo. Devo continuamente trovare nuovi stimoli, nuove cose da scoprire. Quando qualcosa diventa routinario mi annoia. E quindi anche lo stesso scrivere, sia diario sia blog, potrebbe facilmente annoiarmi. Finché dura fa verdura.

Ma si diceva del virtuale e reale. So per certo che ci sono delle persone che mi conoscono che leggono qui. Questo costituisce un freno, perché non è soltanto il fatto di essere in vetrina come diceva quella ragazza. Il punto è che ci sono dei temi che automaticamente non possono essere trattati. Tutta la vita lavorativa ad esempio diventa tabù. Ed è un vero peccato perché c’è una ricchissima aneddotica che si perde in partenza.

Un po’ come quella vicenda (che a me puzza di urban legend ma tant’è) della ragazza che ha scritto su facebook che il suo capo era un fottuto maschilista e che non capiva un tubo e si è vista licenziare con un commento (aveva dimenticato che il capo lo aveva tra gli amici…).

Si perde un po’ in freschezza, e si rischia di rimanere confinati ai massimi sistemi. Dovrei aprire anch’io un blog segreto? Non so. Alla fine a me piace essere letto, mi piace che ci siano dei commenti, quindi necessariamente devo partire da una base conosciuta, quindi necessariamente in qualche modo agganciata a un social dove sono presente con la mia identità. Oramai i blog sono talmente tanti che sperare ci sia qualcuno che si imbatte per caso nel tuo e ti legga con continuità è una pia illusione.

Come al solito non ho certezze ma solo dubbi. E pensare che quando ero giovane mi nutrivo di certezze granitiche e incrollabili. E’ vero che la cultura del dubbio porta crescita e aiuta tanto, ma la cultura delle certezze rende la vita tanto più semplice…

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51 pensieri su “Vita virtuale e vita reale

  1. Ema

    Io sono uno di quelli che ti conosce, poco, ma ti conosce. Secondo me, per quello che può valere, sei andato a toccare un argomento spinoso: quello della vita lavorativa. Lì ci sono dinamiche particolari (basta pensare a quell’articolo di questa settimana che diceva che alcuni “employer” chiedono la password di facebook: dove siamo finiti). Il problema è che sul “virtuale” possiamo anche mettere in vetrina i nostri sentimenti (e io lo faccio abbastanza su fb) ma metterci pure il contesto lavorativo, no. E sai perchè? perchè al lavoro recitiamo un ruolo: abbiamo un’altra maschera. Poi certo, lo interpretiamo, questo ruolo, come ci pare e gli diamo il taglio che riflette ciò che noi siamo, ma è pur sempre un’altra maschera.
    Così alla fine sono abbastanza convinto che l’Ema del lavoro sia diverso da quello “reale” e da quello di fb. Tre persone: un nucleo unico, ma tre sfaccettature. Il dubbio che nutro (chettecredi, di essere l’unico depositario del dubbio nell’epoca delle certezze?!? A proposito, ti consiglio “l’elogio del dubbio – come avere convinzioni senza diventare fanatici” di Berger e Zijderveld – il mulino) è la nostra capacità a mettere un muro, per quanto fluido, fra le tre realtà.

    Poi un’altra volta dibatteremo sul piacere di essere letti e commentati.
    just my two cents.
    Ema

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Ah caro Ema, tu mi conosci molto più di quanto pensi… perché vale il great minds think alike, e perché niente è per caso, e perché ci si trova e ci si riconosce.
      Smarcato questo aspetto, che ci tenevo particolarmente a trattare, credo che hai centrato esattamente il punto. Three different characters, three different people. E il problema del muro è reale, non virtuale. Perché a volte, trovandoti nella pelle del blogger, ti viene in mente quella cretinata che hai sentito in riunione l’altro giorno e vuoi condividerla… e fintanto che il freno inibitore funziona va tutto bene, ma c’è sempre il rischio che si allenti, e a quel punto… sono guai! Tra l’altro c’è anche da dire che il virtuale, per lo meno nel mio caso, stimola maggiormente la parte giocosa, e perché no infantile, che c’è in me, e che spesso rimane nascosta proprio per quel gioco di ruoli che delineavi così bene. E quando il bambino che è in te prende il sopravvento, mantenere freni tirati è più complicato… 😉

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  2. 黒子 くろこ kuroko

    spesso mi domando ancora sulle motivazioni. si scrive per sé e va bene. ma allora davvero perché non scrivere un diario? ricordo di averne tenuti diversi (anch’io elencando giustificazioni nel caso lo lasciavo a prendere polvere per troppo tempo). il bello è che neanche ci scrivevo dei “segreti” perché quelli fondamentali non li scrivevo proprio, alludevo solamente, con un codice che solo io potevo capire e riconoscere. insomma dopo un po’ non sono più riuscita a scrivere. alla fin fine mi mancava la motivazione. il “palcoscenico” dove si è sconosciuti e si decide di mettere in atto una parte di sé stessi. una parte, anche piuttosto ridotta. perché fra l’altro se fossi una persona più tranquilla non mi sentirei più al sicuro in un contesto pubblico, dove, protetta comunque dallo schermo, sbatti subito in faccia pregi e difetti senza starti a preoccupare troppo di chi legge dal momento che è proprio l’eventualità che qualcuno legga a consentire di scrivere. ma solo l’eventualità, non il lettore. nello stesso tempo è una sfida. è difficile leggere commenti e rispondere. mi mette in uno stato immotivato di ansia quasi. se riesco a gestire una cosa del genere, dove parlo molto più apertamente, una ripercussione ci sarà (ed in effetti c’è) nella vita “reale”. questo tipo di ponti allo stesso tempo sono fondamentali ma mi mettono in grande difficoltà. se proprio non ce la faccio più ed ho paura posso sempre murarmi dietro l’avatar. finché riuscirò a buttare al fuoco le maschere che nascondendomi e proteggendomi mi imprigionano anche. e tutto sommato sta andando bene. e penso anche di dover ringraziare.
    non voglio minimamente esortare a scrivere più frequentemente. però fa davvero piacere. e l’attesa dà un gusto ancora maggiore.

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      I segreti fondamentali infatti sul diario si accennano, mascherandoli. Probabilmente perché si pensa (io almeno lo pensavo) che il diario possa cadere in mani estranee.
      Per quanto attiene ai ringraziamenti sono del tutto reciproci. E’ più facile accorgersi di quel che si riceve, piuttosto che di quello che si dà. E in ogni caso grazie per l’apprezzamento.

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  3. Bonkgirl

    Post molto interessante. un raggio di sole e di verità su una giornata fangosa e buia. ho avuto tanti di quei diari e quaderni da perderne il conto. tutti finiti allo stesso modo, buttati in qualche cassonetto, alle fiamme di qualche camino e perchè? perchè sono “trovabili” chiunque avrebbe potuto leggerli e chiedermi “perchè?” scrivere su carta o su internet non è cosi uguale, anche se lo si fa per se stessi. Personalmente preferisco wordpress o piattaforme blog perchè ho bisogno di confrontarmi. il diario, il quaderno di carta fanno il lavoro sporco, ricevono e incassano come un sacco da boxe. il blog è diverso: esistono i commenti di persone che vuoi o non vuoi ti completano, ti aiutano a sviluppare meglio quella problematica. il confronto è essenziale. non è solo sfogarsi, è anche comunicare, dire la propria opinione. Buona Domenica e grazie ^_^

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      La cosa curiosa è che i commenti che ti completano vengono spesso da persone mai viste. Determinate affinità sono immediatamente evidenti in rete, mentre nella vita reale debbono manifestarsi con un processo che il più delle volte è molto lento. Oggi, un po’ con l’esperienza, un po’ con sane letture e qualcosa di simile agli “esercizi spirituali” ho affinato le sensibilità, e anche nella vita reale riesco a “vedere” oltre gli schermi delle convenzioni e dei manierismi, ma il processo è comunque abbastanza faticoso e non scevro di ostacoli. In rete è tutto clamorosamente, decisamente più semplice.
      Per quanto riguarda la carta, inizio a pensare che serva nel caso in cui si abbia un bisogno, una frenesia di scrivere che appartiene alla categoria degli artisti. Non nel senso stretto del termine, ma intendendo persone con una sensibilità traboccante che necessita di una valvola di sfogo. Lo sfogo può essere una qualunque arte figurativa, disegno, pittura, scultura, ovvero può essere la voglia di scrivere. Lo descriveva molto bene Stephen King, questo “craving” di dare corpo alle fantasie, di mettere su carta il lato oscuro della propria anima. In questi casi anche la carta va bene, perché la scrittura è la risposta ad un bisogno interiore. Nel mio caso (e credo di essere in numerosa compagnia) è un modo per cercare risposte, che inevitabilmente suscitano altre domande…

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  4. yliharma

    tantissime volte nel corso di infanzia/adolescenza ho provato a scrivere un diario, a volte addirittura “criptato” con codice…ma pensa tu…la realtà è che anch’io mi stufo in fretta delle cose che non cambiano e odio gli “obblighi”, le cose che devi fare magari perché te le sei imposto da solo…ma sticazzi! un po’ come il collezionismo: mi piace da morire l’idea di collezionare roba,il fatto è che mi annoio, non c’ho voglia uffffff le cose ripetitive 😀
    altre volte invece trovando pezzetti di carta ai quali avevo affidato un pensiero mi sono ritrovata nostalgica a pensare a quanto sarebbe bello ora leggere qualcosa della “me” passata…ma lo sarebbe davvero? in fondo non sono più io, non più di quanto mi possa identificare con la bambina con le codine di alcune foto…per questo il diario mi sembra tutto sommato una cosa inutile, sopravvalutato, come una specie di autopsicanalisi che tutto sommato ti potevi fare a voce nella testa senza sprecare tempo a metterla in parole.
    un blog invece è diverso, c’è condivisione, c’è la tua mente, il tuo cuore che si apre al mondo: anche se domani non avrai voglia di rileggerlo, almeno avrai in qualche modo detto la tua e magari pure contribuito incidentalmente a far pensare qualcun altro (e ti pare poco?).
    certo la condivisione comporta un pizzico di attenzione, come dici tu, un freno che ti imponi per non condividere cose che potrebbero essere lette dalle persone sbagliate, ma in fondo è lo stesso che avviene nella comunicazione verbale no? non ti metteresti mai a parlare ad alta voce in un bar di aneddoti lavorativi senza prima esserti assicurato che non ci siano conoscenti intorno… 😛

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Ecco su questa cosa della noia e dell’essere stufarino dovrei fare un post.
      Sul rileggersi non so, credo però che l’effetto possa comunque essere negativo, perché in un qualunque processo evolutivo ripercorrere dei passaggi già vissuti, ad esempio passando attraverso domande cui si è trovata magari una risposta, a me dà un po’ l’idea della minestra riscaldata.
      Sul confronto sono molto d’accordo. L’opinione altrui è sempre importante, e come dicevo a kuroko si è molto più consapevoli di ciò che si riceve piuttosto che di ciò che si dà, anche perché spesso quel che si dà ci costa poco, e automaticamente, ma non correttamente, gli attribuiamo poco valore. Chi riceve invece non si sofferma a pensare a quanto può esserci costato dare, ma attribuisce il valore di ciò che riceve misurandolo direttamente sull’influenza che ciò che riceve ha sul suo benessere. E quindi alla fine confrontarsi, specialmente con persone con le quali ci sono delle sintonie, delle vibrazioni sulla stessa lunghezza d’onda, provoca delle evoluzioni assolutamente insospettate.
      Ultima riflessione sull’aneddoto lavorativo nel bar… il problema è che in rete ci sono centomila porte alle spalle dalle quali possono entrare, non viste, decinaia e decinaia di persone che non dovrebbero sentire… quindi il punto è che in quel bar è meglio non raccontare alcun aneddoto… 😉

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  5. spiessli

    Trovato! 🙂
    Bell’argomento questo. Sono tante le persone che ho sentito dire: “scrivo per me non per gli altri”. Secondo me non significa scrivere per non essere letti, ma scrivere restando fedele alle proprie idee e ai propri pensieri e non necessariamente per compiacere chi ci legge. Altrimenti effettivamente tanto varrebbe tenere un diario.
    Personalmente non so perché ho aperto un blog. No ok lo so, ma non l’ho fatto né per tenermelo come valvola di sfogo (manco per scritto ci riesco), né per me stessa. Credo che a tutti piaccia essere letti e avere un riscontro via commenti. Si ha l’impressione di essere ascoltati, anche se si scrivono solo cazzate.
    Comunque sia ho mantenuto anch’io il riserbo sul blog, lo sanno solo 3 persone che conosco nella vita reale (e sono già troppe). È stata una scelta dettata da ragioni di natura professionale, ma anche per carattere mio. Il fatto però di sapere che mi leggono persone che conosco in qualche modo mi pone dei limiti anche nel senso buono del termine, o ogni tanto rischierei di scrivere cose di cui mi pentirei.
    Non so quanto durerà questa cosa del blog, anch’io dopo un po’ mi stufo, ma per il momento mi diverto e mi piace trovare qualche commento ogni tanto.

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  6. Wish aka Max Autore articolo

    Io non riesco a commentare sul tuo con la mia identità wordpress. E quella google non posso usarla. Però ti dico che la convivenza tra volatili e felini è sempre assai difficile, e non colpevolizzare il povero gatto… è un po’ come chiudere il conte Dracula in una sede AVIS…

    Venendo a noi, neanche io so perché. Ci avevo già provato tempo fa ed era stata un’esperienza deludente. Oggi, al traino di Iaia ho conosciuto persone che, bontà loro, ritengono che leggere le cose che scrivo rivesta un po’ di interesse. Come dico spesso di questi tempi, finché dura fa verdura. Ma sto scoprendo (l’ho già dettp ma ciònacertaetà e mi ripeto pure :D)(e poi sono a casa mia ;)) che ricevo dei commenti che mi arricchiscono assai, e vengo in contatto con altri blog che altrettanto mi arricchiscono. Quindi si sta innescando un circolo virtuoso che mi piace parecchio. A volte faccio un po’ fatica a trovare gli argomenti, in forza delle limitazioni di cui si diceva, però poi pensando e ripensando ci si arriva. Voglio provare a essere un po’ meno ingessato, anche se è un esercizio bello tosto.

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    1. spiessli

      a chi lo dici! Da me la mancanza di argomenti si vede eccome e anche quando ce li ho non sono capace di mettere nero su bianco quel che vorrei.
      Io ho iniziato ospitata da un’altra blogger e là postavo poco, penso anche per il fatto che quando si è a casa d’altri ci si fa un sacco di paturnie. Non ero molto attiva nemmeno come commentatrice, ero una semplice lurker.
      Poi quando mi sono ritrovata fuori dalla porta di quel primo blog… non so, mi è dispiaciuto. Ho aspettato un po’ di tempo proprio per paura di stufarmi ancora prima di iniziare, ma poi mi ci sono buttata. Mi sono detta che non devo dimostrare niente a nessuno. Certo, mi piacerebbe saper scrivere un po’ più decentemente, ma pazienza.
      Non garantisco che i miei commenti saranno granché arricchenti, ma passerò da qui spesso! 😉

      ehm, sì, lo so che per i felini è l’istino a dettare legge. Per la verità non ricordavo nemmeno di averlo programmato quel post. Mi incazzo, ma non mi vendicherei mai sul Conte, che per inciso è tutto beato di farmi trovare le sue prede. Per fortuna non è un gran cacciatore…

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      1. Wish aka Max Autore articolo

        Non so cosa intendi per “scrivere decentemente”, ho letto solo del felino ma non mi pareva ci fosse nulla che non andava in quel racconto… Però capisco l’insoddisfazione. A me basta che i commenti continui a scriverli… 😉

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  7. Katia Ostanel

    Ciao Max!
    Sai perchè io ho un blog?
    Per farmi leggere dagli altri. Per anni ho tenuto diari su diari e scrivevo poesie e racconti e favole e storie. Tutto questo quando ero ragazzina. Non mi leggeva nessuno, scrivevo per me. Sognavo di fare la scrittrice. Quando sono cresciuta ho picchiato duro contro la realtà e il sogno è andato in pezzi. In un certo senso il mio blog (soprattutto ora che lo sto gestendo un pò meglio di prima) è un pezzettino di quel sogno che è rimasto incastonato nel muro della mia vita reale.
    Un brava, un complimento, mi rendono felice e questo mi basta. E’ una delle tante forze della rete, secondo me. Insieme a tutti gli annessi e connessi che nascono poi con certi blog!
    Un bacio, motociclista!

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    1. Giulia

      io voglio ritornarci su Katia in questa psicanalisi di gruppo.
      io so per certo che Katia può dare tantissimo.
      In termini di parole e sentimenti ma è bloccata.
      L’ho notata in mezzo a 29038924084902384902480234802348023980234824 persone.
      e non perché sono il pippo baudo della situazione che recluta fenomeni ma katia ( e sinora non ho mai sbagliato) è la classica persona che va incoraggiata perché crede pochissimo nelle sue capacità.
      Katia è in assoluto quello che ero prima qualche anno fa.
      E per questo finchè avrò fiato in corpo la perseguiterò e la incoraggerò,
      c’è del genio in Katia che lei non sa di possedere.

      e le ho voluto bene dopo 3 secondi e 3 parole.
      e vorrei dirne altre tre mila ma a parte katia ti voglio bene.
      c’è l’architetto.
      torno dopo.
      non posso dire altro.

      e se non continui a scrivere Katia ti brucio la macchina. e finiscila di dire che non ce l’hai.
      IO LA COMPRO
      e poi la brucio *_*
      prima te la intestoaltrimentimipigliamale.
      che ciòòòòò una soluzione per tutto io !

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      1. Katia Ostanel

        No, ecco tu ora vieni qui e mi fai smettere di piangere, subito.
        Penso sempre che quello che dici di me sia troppo bello per appartenermi, forse è come dici tu ed è perchè non credo in me stessa. Ma non ho mai avuto qualcuno che mi incoraggiasse come fai tu. Mia madre non è una campionessa in fatto di considerazione nei miei confronti e mi ha cresciuta facendomi sempre sentire insufficiente o sbagliata. A scuola ero brava in poche cose,brava davvero, ma erano quelle in cui non ero brava che tutti mi facevano pesare e me ne hanno dette di tutti i colori. Che sarei finita a lavare le scale, ad esempio. Ho lavorato sette anni per una strega che mai e poi mai mi ha detto brava, anzi. Andavo in bagno e piangevo, poi tornavo al mio posto e sorridevo. Ho delle amiche dolcissime, ma che riescono a propormi un lavoro da badante, visto che sono alla ricerca: forse pensano che lavare sederi ai vecchi sia quello che posso fare.
        Ecco, tutto questo mi rende me. Ma poi ci sei tu, Giulia, che pur conoscendomi appena sai sempre dirmi qualcosa che mi fa bene, come la pioggia nel deserto. E per questo non potrò ringraziarti mai abbastanza. Ti voglio tanto bene.

        Max, grazie per aver ascoltato il mio sogno…Pochi hanno voglia di farlo. Ma da oggi in poi ti abbraccerò fino alla fine del tempo.

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  8. tittisissa

    Premesso che “Finchè dura fa verdura” da oggi è il mio nuovo mantra, io mi sento caro Max proprio come te. Piena di dubbi e con poche certezze, continuo a pormi domande e sempre più di rado, trovare risposte.
    Qualcuno mi ha informata tempo fa che essere pieni di entusiasmo ma incostanti, interessarsi a tante cose ma venirne subito a noia, amare e detestare in egual misura il confronto con gli altri, siano caratteristiche dei segni di aria. Come il mio, per l’appunto. Questo per chi crede che l’astrologia trovi riscontro nelle caratteristiche personali di ognuno di noi. In me, sarà forse solo una coincidenza, ma succede proprio così.
    Io non credo affatto che chi ha un blog e vi scrive sopra le proprie impressioni, i propri pensieri, a prescindere o meno che tali componimenti portino al riconoscimento della persona nella vita reale, lo faccia per se stesso.
    Chi lo fa, desidera confrontarsi, in alcuni casi cercandone l’approvazione, con il resto del mondo rappresentato da coloro che leggono e commentano tali pensieri.
    Chi scrive per se stesso, non pubblica. Tiene un diario, magari virtuale, ma non pubblica. Come invece avviene in un blog. Il blog ha senso esclusivamente se vi sono confrontate le idee e le opinioni di tutti.
    Da adolescente anche io, come tutte le ragazze della mia età, ho tenuto un diario, pieno di pensieri (inutili), commenti (superficiali) e ritagli di giornale (a casaccio). Ma per me era tutto. Ero io. Ricordo che allora usavano quelli chiusi con un lucchetto, la cui chiave veniva custodita in luogo segretissimo, quasi a proteggere un tesoro di inestimabile valore.
    Ho sempre voluto scrivere nella mia vita, non soltanto il diario ovviamente, ma storie e racconti, tutti religiosamente conservati come reliquie, riportati ordinatamente su quadernetti impilati uno sull’altro sullo scaffale della mia scrivania, in attesa di un coraggio che non c’è. Ancora.
    Ma quelli si, sono scritti per me stessa, in effetti non ho un blog e non ho mai fatto leggere a nessuno quelle pagine. Nè lo farei.
    Per come sono fatta, non credo proprio che sarei brava a tenere separata la vita reale da quella virtuale, pur cimentandomi, e quindi creare una seconda identità con la quale pubblicare senza censura tutto ciò che mi passa per la testa. Se avessi un blog ci scriverei e punto. Probabilmente dovrei tollerare alcuni inevitabili condizionamenti dettati dal buon senso ma, come si dice, è il prezzo da pagare. Essendo un libro aperto, e questo non è mai un bene purtroppo, sarei facilmente riconoscibile.

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Di astrologia in senso comunemente inteso so poco. Sono un (fascinoso) acquario, che credo sia un segno d’aria… Però ritengo che classificare le persone in 12 categorie (nonostante il 12 sia un bel numero, e non solo perché una nostra cara amica ce l’ha come tormentone) (ecco di numeri ne so un po’ di più) sia un po’ riduttivo, e che alla fine nel mega-minestrone che esce come risultato si riesce sempre a trovare la verdurina che (apparentemente) conferma la tendenza preconizzata.
      Ma questo ci porterebbe lontano quindi meglio chiuderla qui.
      Debbo dire che l’osservazione di altri blog e di altri/e blogger aiuta a capire, a prendere le misure, a trovare il giusto passo. Pensando “questo lo direi” o “beh magari questo me lo sarei risparmiato”.
      Invece nel tuo caso sarebbe bello vedere i racconti. Ma lì il coraggio è di tipo diverso e bisogna maturarlo per bene. Io ci spero.

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      1. tittisissa

        Non sono matura. Affatto. Per i racconti intendo. Non ancora.
        Nemmeno io credo molto nell’astrologia, ma i tratti principali delineati dai segni d’aria mi appartengono abbastanza e ripeto, sarà solo una coincidenza, sono gli stessi che da acquario fascinoso quale sei, ritraggono anche te. 🙂
        Il confronto mi piace, aiuta a crescere, a ritrovare l’autostima, a credere un pò di più nelle proprie opinioni, a ritrovare la fiducia nel prossimo.
        Tutte cose di cui si ha bisogno come l’aria.
        Ed è il motivo per cui amo il tuo blog. Ed amo quello di Iaia. Ed amo voi due entrambidue tutteddue 😀

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  9. Giulia

    Mi sono sempre nascosta, lo sai. Ero maniacale. Cioè sono maniacale. Il mio nome e il mio cognome. La mia età. La mia città. La mia privacy.
    Niente. Nessuno doveva sapere niente. Tanto da trasformarmi in fumetto ed essere maghetta streghetta.
    Non mi fidavo assolutamente di nulla e del mezzo. Poi il fatto che fossi discreta nella realtà e quotidianità era un altro discorso.
    E ho perso chissà quanto tempo ( perso si fa per dire) con Bolina a parlare di virtuale e reale. E solo il cielo sa quanto mi manca nonostante l’anno scorso sia stata lìlìlì per poterlo abbracciare ma so che accadrà.
    Poi arriva il Nippotorinese.
    Arriva Estella.
    Arriva Michi.
    Arrivi Tu.
    E tutto diventa una stratosferica minchiata, mi si passi il termine in onore del grande Furio.
    Arriva Ennio. Che credo di aver amato come pochi. E. tutto svanisce in una bolla e si spacca in aria come quelle di sapone quando incontrano spigoli ma anche robe tonde.
    Per dire che ora è venuto l’architetto e capisci il motivo per il quale io rimando continuamente.
    non SONO MAI DA SOLA.
    uff.
    può aspettare .
    anche se mi sarebbe piaciuto stare qui per .
    ma lo farò.

    solo che poi adesso che ho un nome. un cognome. una vita. una vita privata per certi versi esposta anche ben oltre quello che avrei voluto, mi sento finalmente me.
    Sai quanto io sia cambiata e se prima mi facevo 32403293409923’42930’49’34294’3 paranoie al secondo su cosa scrivere.
    cosa pubblicare.
    cosa dire e non dire adesso.

    scrivo. me ne importa nulla degli altri e pubblico.
    e sono libera. Di dire che il fruttivendolo è stronzo qualora lo fosse. Di scrivere che le amicizie che ho avuto sono state non solo sbagliate ma malate.
    Da un anno ormai tutti sono a conoscenza del mio blog. Mi legge mio zio. Mi legge mia nonna. Mi leggono i cugini che non vedo più e le ex amiche che non hanno alcun valore se non un nulla cosmico.
    Mi spiace non aver letto quello che hanno scritto le ragazze prima ma lo farò.
    Mi spiace non potermi fermare come vorrei.
    Ma so per certo che la virtualità se così la vogliamo chiamare è meglio della realtà.
    E non perché io sia completamente pazza ma perchè qui si puo’ scegliere.
    Non ti capita l’amico dello stesso paese e posto ma te lo cerchi. Non è un evento che capita a secondo della posizione geografica. Certo anche a Catania puoi incontrare un Romano che non stiamo mica a dire troppe scemenze.
    Ma è diverso.
    Non ci sono le affinità. C’è prima un corpo e una macchina. uno status e una gerarchia.
    E a me che sono sempre vissuta dove gli altri mi hanno messo su un piedistallo. Dove sono stata sempre diversa per volere degli altri.
    Qui sono libera.
    Libera di essere me. Senza soldi e famiglia. Senza macchina e ceto. Senza peso e senza freni.
    Sono Grazia.
    Sono Giulia.
    Sono GI.
    Sono Iaia.
    Sono la signorina Guardo quando serve.
    Perché fondamentalmente come non ho paura di essere quella che sono nel reale non ce l’ho neanche nel virtuale.
    Non ometto davvero niente ed è una promessa che mi sono fatta per salvarmi. Ho realizzato che si può essere davvero quello che si vuole e salvarsi. E fino a quando avrò fiato in corpo incoraggerò tutte le persone che amo a farlo qualora non lo stessero facendo già.
    C’è un masochismo latente e preoccupante nel credere di non poter dire una cosa piuttosto che un’altra.
    Certo non scrivo Susy sei una cogliona stupida alla mia ex migliore amica ma dandole della nullità di pensiero e rievocando passi di noi lo faccio.
    Perché glielo direi in faccia.
    Perché glielo direi sul blog.
    Perché non ho alcun problema a farlo. A volte basta rigirare la frittare e indorare la pillola ma il concetto rimane quello. A maggior ragione quando si ha la ragione dalla propria parte.

    Per dire che occorre coraggio sempre nel virtuale. nel reale. nella vita. e nel rapportarsi con se stessi e con gli altri. E’ difficile ed è il cammino più assurdo che io abbia e stia compiendo ma.
    Poi trovo te.
    Trovo Cristiana.
    Trovo Pani.
    Trovo voi.

    E mi chiedo seriamente: ne è valsa la pena?
    sì Max ne è valsa la pena. Metterci faccia, cuore e anima.
    Se il risultato finale siete voi, al diavolo la fama che è più fame di se stessi, io ho vinto e non c’entra proprio un fico secco il reale e il virtuale.
    Ho vinto nel connubio dei due.

    Questo per dire che ti amo . Dell’amore più profondo che si possa provare per una persona.
    E non mi preoccupo di pensare cosa gli altri possano pensare.
    Che sia la tua amante.
    Che ci sia un gioco perverso.
    Che tu sia mio fratello cognato e zio.
    So io quanto stimo tua moglie e amo, seppur in maniera diversa perché purtroppo ho l’onore di conoscerla poco.
    Ma se devo dirti ti amo. E il mio senso del ti amo lo comprendo solo io e te: cosa me ne importa degli altri?

    Non perdo tempo con le nullità. Vado dritta al punto. Voglio qualcosa me la prendo.
    E per questo sei mio.
    Ora vado a spaccare la faccia all’architetto che qualora mi leggesse: sì.
    mi hai rotto le scatole.
    e hai dei capellli orrendi.
    Mo’ lo scrivo sul blog che pure lui lo sa che c el’ho.
    amen.
    ti amo.
    a dopo.

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Ecco, signorina Giulia Guardo, nonché Iaia, nonché my best friend, nonché.
      Un commento come questo è la risposta alla domanda che ogni tanto mi faccio “Ma ne vale la pena?” Sì. Ne vale la pena tutta la vita.
      Poi quando ci sentiamo mi devi dire cosa combini con quest’architetto… non so se considerarlo l’evoluzione 2.0 dell’idraulico! Però di un architetto in versione idraulico non si dice che ha i capelli orrendi quindi presumo che sia un architetto in versione architetto, il che da ingegnere ingegnere quale sono mi terrorizza assai. C’è un’atavica insofferenza reciproca tra ingegneri e architetti, i primi accusano i secondi di guardare solo l’estetica senza la funzionalità, i secondi dicono che i primi non realizzano una cosa se non hanno verificato prima che sia irrimediabilmente brutta. E insomma c’è una ricca aneddotica ma se ti stai costruendo casa ti raccomando di vigilare affinché non ti trovi la sala hobby confinante con la camera da letto ospiti… 😉
      Per quanto riguarda la supposta amante debbo dire che fai più “danni” nella vita reale che in quella virtuale… la spedizione dei fiori in ufficio è stata magistrale da questo punto di vista… ora praticamente tutti suppongono che io abbia una misteriosa amante catanese che mi manda fiori e regali!!! 😀 😀 😀 😀 (ovviamente io alimento il mito, altrimenti che gusto c’è scusa). Di Virna devi temere una sola cosa: che un giorno venga da te accompagnata dalle ragazze a dirti “senti ma perché non te lo prendi tu armi e bagagli?” 😀 😀
      Io purtroppo non sono in una posizione di libertà tale da potermi permettere di essere “completamente” me stesso sul blog. C’è una buona percentuale di me, indubbiamente. Ma c’è una parte che non può essere qui, perché come qualcuno ha detto esistono degli ambiti dove si recita una parte ben precisa. Però quel che dico è verità. Non mento. Ometto magari, ma non mento.

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  10. tittisissa

    Iaia sei già scappata via con l’architetto?? 😦 Aspettaaaa….
    Ecco, volevo solo dire che io in un blog sarei come sei tu. Te stessa. Perchè per quanti muri puoi costruire a difesa della tua privacy, per quanta cautela, quella diventa la tua casa e chi la frequenta spesso un amico e con gli amici, a casa tua, non puoi indossare una maschera per sempre. Leggendo Iaia trovo meglio anche le mie parole. Faccio tesoro della sua esperienza e della tua Max, anche se io non ho fama, ne blog. 🙂
    Bravi Ammmorimie ti stimo sorella e fratello 😀

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    1. spiessli

      Io credo che la difficoltà non sia tanto essere se stessi, quanto sapersi mettere a nudo. secondo me mettere delle barriere o portare una maschera non significa non essere onesti o “imbrogliare”. Io ammiro tanto chi come Giulia o Katia o tanti altri si espongono senza filtri o quasi. prima di aprire il blog avrò ripetuto centinaia di volte: non aprirò mai un blog perché scrivere significa esporsi. poi ho trovato un compromesso. oltre prezzo è scrivere tante cazzate e cose puerili, inutili e vuote, passare per la bimbetta superficiale, ma mi sta bene così, perché anche volendo non saprei fare altro. Ma va bene così, davvero, altrimenti credo che non saprei trovate una via di mezzo e non mi divertire 😉

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      1. tittisissa

        Spiess tu sei onestissima e questo traspare.
        L’omettere qualcosa, come scrive anche Max, per riservatezza o per rispetto piuttosto che per preservare la propria privacy non necessariamente è sbagliato.
        E tu, mia cara non sei affatto una bimbetta superficiale. Tutt’altro.
        Hai un arguto senso dell’umorismo e questa cosa è tipica di chi ha un’intelligenza vivace.
        Io ti apprezzo, come tutti qui 🙂

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  11. luci

    Sono una persona decisamente socievole e “di compagnia”, ma, nello stesso tempo, molto timida e riservata per quello che riguarda i miei sentimenti, le mie emozioni più profonde, i miei problemi e le mie paure, le mie debolezze… Sono sempre stata brava ad ascoltare, motivo per cui il mio telefono ha sempre squillato tanto e c’è sempre stato qualcuno in casa che, con la scusa di prendere un caffè e mangiare qualche biscottino, si aspettava lo facessi. Per contro io, in merito alle cose più intime e personali ho sempre fatto una gran fatica ad esprimermi “a voce”, anche con le persone a me più vicine, emotivamente ed affettivamente. Ma mi è sempre stato facile esprimermi con l’inchiostro, trasporre sulla carta ciò che faticavo e fatico tuttora anche a spiegare a me stessa. Così ho sempre scritto tante e lunghissime lettere a quelle (poche) persone da cui avevo bisogno di sentirmi “ascoltata” e capita. Ho tenuto anche una sorta di diario, in un periodo difficile e buio, quando neanche per lettera riuscivo a parlare con chi avevo accanto; era l’unico modo in cui riuscivo a tirar fuori un po’ di tutto il dolore e la paura che avevo dentro e per CAPIRMI. Ma quando la mia vita ha avuto finalmente la scossa giusta, quando ho smesso di piangere e mi sono rialzata, non l’ho più scritto. E ho capito che ce l’avevo fatta quando ho riletto e non mi sono più riconosciuta in quelle pagine. Le ho strappate e gettate via, come il dolore.

    Per quanto riguarda il “virtuale”… mi piace molto sbirciare nel web perché sono una persona curiosa e non c’è nulla che mi incuriosisca di più al mondo delle persone. Sono tantissimi i blog che seguo più o meno costantemente, ma quasi tutti restando nell’ombra, senza mai intervenire direttamente. Non ho mai sentito l’esigenza di aprirne uno mio, forse perché non mi sento all’altezza o forse perché in fondo la mia vita continua ad essere piena di persone che vengono a “bere un caffè”, dunque ho per fortuna numerose e notevoli possibilità di confronto con le persone e dal vivo, come piace a me. Per determinati aspetti sono una persona molto concreta e “passionale” per cui necessito del contatto fisico, di guardare bene le persone negli occhi, di sentire per lo meno la voce e interpretarne le movenze; forse è proprio per questo che ho sempre rifuggito chat, facebook, twitter e quant’altro. Non li demonizzo, non li considero uno strumento negativo, penso che come molte cose ci voglia equilibrio e misura nell’utilizzarle. Capisco che per molte persone siano utili e importanti, ma – molto semplicemente – non mi ci troverei a mio agio. Pochissimi, ma veramente pochissimi, sono i blog in cui intervengo direttamente; ho iniziato timidamente in quello di Giulia perché – dopo mesi passati a leggere in silenzio – ho sentito un’affinità e una vicinanza con lei come non mi era mai capitato prima con qualcuno che non potessi “toccare”. E nel suo spazio ho “incontrato” alcune persone che credo mi assomiglino e con le quali mi piace comunicare perchè ho l’impressione mi capiscano, ma questa per me è davvero una grandissima eccezione. E se con Giulia e con altre due persone mi sono aperta un po’ di più è solo perché l’ho potuto fare altrove, in una sede “separata” e protetta. Privata. Metti la mia discrezione e la mia timidezza, o forse, chissà, agli occhi di qualcuno magari sembrerà vigliaccheria, ma proprio non riesco in certe sedi a parlare di determinate cose, ad andare molto a fondo; c’è tutta una fetta della mia vita che preferisco rimanga per me, anche e non secondariamente, per RISPETTO alle persone che vivono con me e intorno a me.

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    1. tittisissa

      Ecco, Luci :-*
      Tu completi sempre i miei pensieri. Ma come fai?? 🙂
      Anche io come te tenevo un diario dove scrivevo le cose che non riuscivo a dire ad alcuno. Segretissimo. E quando poi l’ho riletto, ho pianto. Ho sentito nuovamente il dolore così forte emergere da quelle parole e ricordare le sensazioni provate mentre lo scrivevo. E com’ero.
      E come te raccolgo le confidenze di tante persone che hanno bisogno di uno sfogo, di un consiglio, perchè so ascoltare. Parlare però è molto diverso e quando si tratta di me, di aprirmi per liberare una sola delle mille preoccupazioni che mi affliggono ed alleggerire così la mia anima un pochettino, ecco animarsi le mie naturali resistenze e nonostante i miei sforzi, raramente mi riesce di aprirmi agli altri.
      Come Iaia e Katia, mi mostro anche qui come sono realmente, rispettando l’intimità di chi ho accanto e di chi si confida con me.
      Il blog è un’altra cosa. Anche io ho letto Iaia per tanto tempo senza mai commentare, mi sentivo intimidita dall’espormi ma poi, siccome sentivo per lei una forte empatia, ci ho provato e mi sono riconosciuta in ciò che scrivevo, non più solo in ciò che leggevo 🙂
      E qui ho avuto la fortuna di conoscere persone che sento vicine, che mi piace scoprire ogni giorno di più e che meritano tutta l’attenzione perchè bellissime.

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    2. Wish aka Max Autore articolo

      Attente solo a non farvi prendere la mano, ragazze. E state sempre con un minimo di guardia alzata. Il virtuale è pieno di tutto. Melma compresa. E nonostante esperienza e pratica capita di trovarcisi, nella melma. Ci vuole un po’ di sereno distacco, come d’altronde è necessario averlo nella vita reale. 🙂

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  12. Katia Ostanel

    Ragazze mie, siete tutte dolcissime, ma non vedete il mio “metterci la faccia” come un merito…Semplicemente, lo faccio perchè non ho niente da perdere e perchè raramente (purtroppo) le persone che conosco fisicamente (e contro le quali per altro non avrei niente da dire) non leggono quello che scrivo. Forse non sono interessate. Poche lo fanno, forse una. Ma non avrei comunque niente da nascondere, ho sempre detto quello che penso a chi dovevo dirlo e chi ho perso per strada l’ho perso, non c’è rimedio e di certo non viene a leggere le cose che scrivo. La mia è una scelta facile, non un motivo di vanto. E’ solo quello che sono, forse non saprei raccontarmi diversamente.
    Un bacio a tutte le bellissime persone che vivono qui e altrove!

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    1. tittisissa

      Katia tesoro, tu esprimi te stessa e questo traspare.
      E’ il modo migliore per venire fuori, io il blog ancora non ce l’ho ma so già che come te non potrei esimermi dall’essere esattamente come sono nella realtà, con tutti i miei difetti ed i miei pochi pregi.
      Ecchissenefrega se nella vita reale nessuno dei tuoi ti legge. Talvolta è il tempo che manca, non la voglia. E questo non significa affatto che tu non meriti attenzione. Anzi!! 🙂
      Ti sono vicina e ti abbraccio, incoraggiandoti.
      Le tue foto, come sai, le adoro. Dicono moltissimo di te. A me piaci esattamente come sei.
      Un bacio e mille cuoricini 😀

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      1. Katia Ostanel

        Titti
        tesoro
        scusa se ti rispondo solo ora, ma sono stata in giro tutto il giorno e leggo solo ora!
        Grazie, sei un tesoro davverissimo davvero. Continuo a voltarmi indietro per vedere se c’è qualcuno oltre a me, qui, quando mi fate dei complimenti. Io penso che no, non sono niente. E invece voi pensate il contrario. O almeno pensate che c’è qualcosa che posso dirvi e che avete voglia di ascoltarlo. TOcco il cielo con un dito.
        No, le persone che conosco non mi leggono perchè non si interessano davvero di me. Vedono che ho un blog, sbirciano le foto, ma non mi leggono. Lo so, perchè poi quando le vedo mi cascano dal pero se dico che ho un blog. Ce l’ho da una vita. COmunque non mi dispiace, va così. Ormai so che ci sono amici per mangiare la pizza e amici per parlare, amici per ridere e amici per piangere, amici per leggere e amici per andare al cinema. Un amico a tutto tondo non ce l’ho più, ma va bene così. Perchè adesso ho tanti amici prismici, con mille favolose facce diverse che voglio vedere e conoscere…

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  13. Angela

    Che belli che siete, delle persone magnifiche davvero. La mia visione sui blog, alcuni blog soprattutto , è che essi permettono di esprimere se stessi e il proprio talento; il web è pieno zeppo di cose, ma offre tante opportunità e ammiro profondamente voi che sapete esprimervi attraverso questo mezzo !!! Ragazzi vi abbraccio forte!

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  14. pani

    tra vita virtuale e vita reale io non faccio molta distinzione. Al di là del nickname, anche in rete cerco di comportarmi e di essere quello che sono, con i miei pregi e difetti. Forse ci si può concedere qualche libertà in più ma quello che dico qui lo dico anche nella vita di tutti i giorni. E’ già difficile restare fedeli con una sola personalità, figuriamoci con due!

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    1. tittisissa

      Pani ti quoto in pieno! E’ proprio così anche per me 🙂
      Non riuscirei ad essere diversa nemmeno se lo volessi.
      Sarebbe troppo complicato gestire una doppia personalità.
      E già una sola (perchè ciò un caratterino, io!! 😉 ) la gestisco con fatica 😀

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Hai capito ora il dilemma del “di che parlo”? Paradossalmente, quando “imbrocchi” un argomento bello che stimola una discussione, hai paura di non bissare. Ma ci sto lavorando, cercando di non cadere nell’ansia da prestazione da neo-blogger 😀
      Riflettevo oggi che la cronaca ci dà parecchi spunti che possono portare a fare discorsi di massimi sistemi (quanto mi piacciono i massimi sistemi? Da 1 a 10 circa 12… ;))

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      1. Ema

        Il commento di katia lo condivido al 100%: mo’ caromio ti tocca soddisfare le aspettative.
        Non penserai mica di cavartela coi massimi sistemi?!?
        😉
        Ema
        (eh, sì, ci conosciamo più di quanto pensiamo: grazie per averlo ricordato)

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  15. tittisissa

    Max a ragione Ema, non ci provare neanche con i massimi sistemi ( a proposito checacchiosono??)
    Ci vuole un argomento nazional-popolare 😀
    Che soddisfi le aspettative di tutti!
    Non c’è fretta, hai tutto il tempo per pensarci 😉

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  16. spiessli

    Max, avrei una mezza idea di tornare sull’argomento da me. Ti posso linkare?
    Scusami, ma non ho trovato un indirizzo e-mail e non sapevo bene dove rivolgerti la domanda. Se spammo cancella pure.

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