Vita virtuale II – la livella

C’è una poesia di Totò che molti conoscono, si chiama per l’appunto “‘A livella“, ne riporto un estratto (confido che il principe De Curtis mi perdoni e non si volti e rivolti) qui di seguito, perché mi serve per introdurre una riflessione.

T”o vvuo’ mettere ‘ncapo…’int’a cervella
che staje malato ancora e’ fantasia?…
‘A morte ‘o ssaje ched”e?…è una livella.

‘Nu rre,’nu maggistrato,’nu grand’ommo,
trasenno stu canciello ha fatt’o punto
c’ha perzo tutto,’a vita e pure ‘o nomme:
tu nu t’hè fatto ancora chistu cunto?

Perciò,stamme a ssenti…nun fa”o restivo,
suppuorteme vicino-che te ‘mporta?
Sti ppagliacciate ‘e ffanno sulo ‘e vive:
nuje simmo serie…appartenimmo à morte!”

Nel post precedente un commento di Iaia mi ha fatto riflettere, diceva

[Nel mondo virtuale] Non ti capita l’amico dello stesso paese e posto ma te lo cerchi. Non è un evento che capita a secondo della posizione geografica. Certo anche a Catania puoi incontrare un Romano che non stiamo mica a dire troppe scemenze.
Ma è diverso.
Non ci sono le affinità. C’è prima un corpo e una macchina. uno status e una gerarchia.
E a me che sono sempre vissuta dove gli altri mi hanno messo su un piedistallo. Dove sono stata sempre diversa per volere degli altri.
Qui sono libera.
Libera di essere me. Senza soldi e famiglia. Senza macchina e ceto. Senza peso e senza freni

Ecco. Dopo aver letto questo pezzetto mi è venuta in mente “‘A livella” perché la rete è proprio una livella. È come se fossimo tornati tutti all’asilo, vestiti con il grembiulino, tutti uguali, indipendentemente da quale abito ciascuno indossasse sotto il grembiule, tutti accomunati dalla stessa divisa, che di per se stessa fungeva da livella.
La livella moderna è la rete, perché dietro il monitor siamo tutti uguali, senza distinzione di censo, reddito, titolo di studio, professione o contratto di lavoro. Il grembiulino di oggi è la connessione, dietro quella connessione può esserci un iPad, un costosissimo portatile di fascia alta, uno smartphone, o un pc obsoleto, non importa. Quel che conta è connettersi, presentarsi in “classe” e incontrare i compagni di gioco. E, come dice Iaia, si è liberi, molto più liberi di esprimersi, di essere se stessi, di liberare le proprie emozioni, di rivelarsi con maggiore immediatezza, di cercare e trovare affinità. Certo c’è anche l’altra faccia della medaglia, perché è inevitabile tendere a mostrare il proprio lato migliore, il “profilo buono”. E ovviamente, salvo rarissime eccezioni, una conoscenza virtuale è incompleta. Ma alla fine, non più incompleta di quanto può esserlo una conoscenza superficiale, tra colleghi, ad esempio. Buongiorno, buonasera, due battute, un caffè insieme, ci si racconta qualcosa della propria vita. Probabilmente “de visu” determinati tratti caratteriali sembrano più evidenti, anche perché sono abbastanza certo che siamo tutti, nel fondo del nostro cuore, dei fan del Lombroso, quel criminologo di inizio ‘900 che sosteneva che i tratti somatici erano in relazione all’attitudine a delinquere delle persone. E quindi, per estensione, certi tratti somatici indicano simpatia o antipatia “a vista”.
Ecco. Tanto per cambiare, ero partito con una riflessione e finisco con cento dubbi. La “sensibilità” allo stile di scrittura è comparabile ai tratti somatici che rileviamo con lo sguardo? Frequentare la rete ci fa sviluppare una “vista” virtuale che ci fa “vedere” le persone? Chi può dirlo… Sta di fatto che mi piacerebbe avere tante vite quante i gatti, perché una di sicuro non basta per togliersi tutti i dubbi, e neanche un piccola parte.

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18 pensieri su “Vita virtuale II – la livella

  1. Bibi

    io amo Totò. vuoi perchè non si può non amarlo, vuoi perchè mi lega a mio babbo. che ride come me ancora dopo anni, nello stesso modo, a quelle battute sentite e risentite. e ride “a lacrime” come si dice qua.
    ed è vero ed io sono felicissima d’essere all’asilo con tutti voi (in quest’asilo dove però i grembiulini sono bianchi e hanno le maniche lunghissime. avevi notato? ) ❤

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  2. Angela

    Ciao Max!!! Eccomi anche oggi a ringraziarti per questo nuovo spunto di riflessione. 🙂 e oggi mi sento anche di rassicurarti e dirti che la risposta ai tuoi dubbi è che non c’è una risposta assoluta. Iaia, da quello che ho capito, leggendola solo da qualche mese, è rimasta segnata molto negativamente da amicizie, forse sbagliate o, comunque, finite “concittadine”, mentre in rete ha trovato grandi tesori come il nippotorinese, te e le altre splendide persone che le vogliono bene. Ma questa non è assolutamente la regola, semplicemente perchè non c’è una regola, ma è solo un discorso di affinità , affinità che puoi trovare ovunque, dal vivo o in web, ma nessuna cosa esclude l’altra! Tu stesso ne sei un esempio, nel post del millesimo uomo hai citato due grandi rapporti, uno con iaia e uno con un collega! Io ho sempre pensato che l’amicizia fosse un sentimento come l’amore, nasce solo con la/le persona/e giusta/e, che puó essere il tuo vicino di casa, di banco, di ufficio, o il follower di un tuo stesso blog 🙂 no? Il mio millesimo uomo è un mio compagno di liceo, sono legata a lui da un rapporto forte come quello che ho con il mio lui, e infatti, quando sono presenti entrambi, io mi sento completa al cento Per cento.
    Una cosa su cui dibbiamo riflettere, peró, è che in web non solo abbiamo modo di esprimerci meglio, ma anche noi stessi, già solo leggendo un post, un commento , una mail diamo davvero una chance reale all’altro di esprimersi e di conoscerlo meglio, mentre, spesso nella viTa di tutti i giorni, per mancanza di tempo o di voglia non riserviamo le stesse possibilità a chi ci sta intorno o a chi abbiamo appena conosciuto.
    Ti abbraccio forte Max!!

    P.s. Non dire che tutti amiamo Lombroso!!!! 😛 è grazie a questa psicologia che funzionano programmi tipo porta a porta o pomeriggio 5, mi fanno una rabbia quando intervistano la gente e chiedono : ma secondo lei è colpevole o innocente??? In base a che uno ti deve rispondere????!!!??? Grrrrrrrr … -.- e la gente ovviamente non si tira indietro a giudicare, ed ecco che i processi si fanno in tv e nelle piazze piuttosto che nei tribunali… Scusa lo sfogo , ma io sono una fanatica del sacrosanto principio che ogni individuo è innocente fino a prova contraria!! 🙂 buona sera caro!!!

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Ho detto “nel fondo del nostro cuore”, e ne sono abbastanza convinto, proprio perché quei programmi da te citati vanno così bene… Se ci pensi nessuno di noi si sottrae mai completamente al pregiudizio, spesso basato su considerazioni che poco hanno a che fare con i termini del problema, ed è in questo la “lombrosianità”…

      Meno male che c’è il blog, sto facendo un day hospital, anzi sarebbe meglio definirlo un night hospital visto che devo dormire qui con le sonde per monitorare le mie apnee notturne, e mi sto annoiando mortalmente… La connessione fa schifo, e quindi non riesco nemmeno a giocare con il ghiveuei… E poi ho un compagno di stanza pallosissimo che vuole sempe chiacchierare!!!!

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      1. Angela

        eh ti capisco, queste persone socievoli che noiose che sono 😀 ah ah ah …ma stai facendo una specie di revisione al motore e alla carrozzeria da un po’ di giorni a questa parte eh?!Infatti mi era sembrata troppo strana questa tua assenza dalla “tombola per anziani” ( shh non la chiamiamo nell’altro modo che non si sa mai :P) …selo sapevo prima ti consigliavo qualche gioco-app da scaricare, tipo Cluedo, così potevi applicare tutta la Lombrosianetà che volevi :); o “la città incatata”, almeno facevi finta di lavorare per il tuo vicino e passavi due ore filate a scervellarti 🙂

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  3. Wish aka Max Autore articolo

    Sì una specie di tagliando completo… E domani per divertirmi un po’ di più c’è anche l’ortodonzista, forse ho vinto un intervento con il chirurgo maxillo-facciale… Evviva!!!!!!!

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  4. Hariel

    E t’ho beccato eh!
    Mò non te mollo…a meno che mi denunci per stoooooolchihng…occchei????

    La conoscenza virtuale ha i suoi pro e i suoi contro. Io dietro questo pc c’ho preso le mie belle batoste, ma tutto sommato le ho prese pure nella vita reale..e anzi a dirla tutta forse più nella vita reale, perchè quando a farti del male sono persone del quotidiano, quelle a cui vuoi bene..beh…quella si che è una mazzata. Dietro un pc in fondo poi pensi “vabbè era un’amicizia virtuale”. La cosa bella è che a volte capita invece di incontrare gente meravigliosa che solo da dietro un pc ti fa stare bene senza chiedere nulla in cambio. E perchè no, amicizie virtuali possono diventare pure reali.

    E a dirla tutta il pazzo che mi ama mi ha incontrata dietro un pc! C’ha messo un pò a capirlo che ero la donna della sua vita ma poi l’ha capito eh!!! 😀 nel frattempo per anni è stato un grande amico di chiacchiere e consigli sia dietro un pc che nella vita reale. Ora s’è nguaiato!…axxi sua 😀 eh!!!

    aehm perchè sono arrivata a parlare di me??? :/
    ah si…era per dire che se chi sta dietro un pc è una persona vera ed è se stessa/o come nella vita di tutti i giorni allora i rapporti che crea in questo mondo possono essere invidiati da quelli che invece spesso si creano nel quotidiano dove a volte il dialogo è quello stretto indispensabile per usare la parola “amici”…che di amicizia hanno ben poco però.

    E in questa immensa scatola ci esprimiamo spesso così tanto, e ognuno di noi in modi diversi, che a volte ci si conosce anche fin troppo!!! 🙂

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  5. Wish aka Max Autore articolo

    Scommetterei una ragionevole somma sul fatto che tu lo abbia aiutato, a capire che eri la donna della sua vita… 😉 proprio una SempliceMente… 😉 semplice un par de… !!!!! 😀 😀 😀 😀
    Hai centrato un punto importante, quando dici “se è una persona vera”. Le bastonate si prendono quando è falsa…. Ed è lì che scatta quella che dicevo essere la “sensibilità”. Complicato comunque… Ma anche tanto interessante alla fine!

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  6. Bonkgirl

    l’occhio vuole la sua parte e influisce parecchio sul primo giudizio e sulle prime impressioni che si hanno su una persona. però quante volte capita di dire “eppure la prima volta che ti ho visto, mi sembravi un’altra persona” quante? a me tantissime volte. la rete ci mette tutti allo stesso livello. ci fa conoscere una persona col cuore e non con la vista. apprezzi prima i suoi pensieri e ne immagini le fattezze. la rete evidenzia ciò che veramente conta di ognuno di noi: i pensieri, belli, brutti, stupidi, intelligenti.. i pensieri, quello che ci frulla per la testa. io penso che internet sotto certi aspetti sia meglio della realtà, perchè mi avvicina a persone che probabilmente non vedrò mai nella vita, persone con cui condivido più cose ed esperienze rispetto ad un amico che conosco da una vita. io mi sento più simile a tanti “altri” mai visti e conosciuti che alle persone che incontro tutti i giorni nella vita vera. ma in realtà sono vera solo attraverso uno schermo e una tastiera di un laptop e sotto falso nome.

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Ecco. Meno male che ci sei, perché in un paio di paragrafi ben scritti (lo dico sempre che “ce vorebbe uno pratico” co’ una ere) hai sintetizzato esattamente quello che volevo dire… Il bello della rete.

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  7. Tittisissa

    Buongiorno Max, come hai trascorso la nottata? Spero bene, ti ho pensato, sai? Se manchi tu alla tombola..io non mi diverto!
    E, sallo, questa volta è sicuro che non vinciamo! 😦
    Ora vado a leggere bene tutto con calma e torno con il mio pensiero. Ciau.

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  8. tittisissa

    Non sono evidentemente una fan di Lombroso, fondamentalmente perchè sono convinta che se si potesse davvero leggere nei tratti somatici l’indole di una persona, il mondo sarebbe più pulito e tutti i “cattivi” sbattuti in galera, ma sono una fan di Totò, che delle sue doti di caratterizzazione dei suoi personaggi anche attraverso i tratti somatici ha fatto e continua a fare scuola. Per tutti. Attori e comici. Ma anche no. Chi non ha mai citato una battuta, imitato un gesto o una smorfia, riprodotto una macchietta delle sue? 🙂 In ogni caso, da buon apripista, lui è sempre stato riconoscibile ed individuabile. Praticamente unico, ancora oggi.
    Con molta probabilità la rete permette una certa livella, hai ragione, una livella che nella vita reale è più inusuale riscontrare (anzi, proprio in questa taluni al contrario cercano di emergere, evitandola), ma tutto questo può funzionare soltanto se anche in rete si è quel che si è. Spontaneamente.
    Perchè la rete è un mondo, talvolta parallelo, dove ognuno potenzialmente ha l’opportunità di essere ciò che vuole e, come mi hai insegnato tu, purtroppo raccoglie anche la melma. Quella melma, per intenderci, che finge di essere giovane, quando non lo è, per attrarre i giovani, oppure donna quando invece è uomo e così via. In quel caso la livella trancia tutto, compresa la possibilità di riconoscere, a meno che non si sia particolarmente abili, anche coloro che fanno dello schermo una identità del tutto diversa dalla propria, quasi sempre con uno scopo non proprio lecito, per evitare il riconoscimento ed ottenere fingendo e mentendo una cosa ics.
    E’ vero anche, e qui lo spunto alla riflessione per chi come me (e te 🙂 ) è sempre pieno di dubbi e ha poche certezze, che chi incontriamo quotidianamente nella nostra vita e “conosciamo” superficialmente potrebbe anche avere le stesse oscure caratteristiche.
    Se pensiamo che spessissimo dei colleghi di lavoro, piuttosto che dei vicini di casa, non sappiamo quasi nulla e che i nostri rapporti con loro si limitano al “Buongiorno e Buonasera” mi chiedo : Ma davvero è la rete il canale di socializzazione più pericoloso, quello da demonizzare? Cosa ne sappiamo veramente, tranne che in sporadici quanto rari casi, di chi ci circonda? 🙂

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      La rete è un mezzo. Se io prendo l’auto e vado di notte da solo in una zona malfamata non è l’auto che è pericolosa. Sono io che la uso in modo improprio. Giusto oggi ho sentito la storia di una bimba molestata o addirittura violentata dopo essere stata agganciata via Facebook. Le mie figlie hanno sempre usato il pc e la rete dalle scuole medie in avanti. Le ho istruite, le ho messe in guardia, ho intimato loro di non fornire MAI dati personali a CHICCHESSIA, e ho effettuato un monitoraggio strettissimo (anche ricorrendo a mezzi… ahem… non proprio legali, ma cazzo da informatico non potevo non farlo). Oggi entrambe usano la rete con disinvoltura, non hanno particolare pulsione per la vita virtuale, non si farebbero mai rimorchiare in rete. Credo di poter dire di aver fatto un buon lavoro. Ora per carità, io ho una consapevolezza probabilmente molto maggiore di altri, però, come dicono gli americani, “it’s not rocket science”, credo che qualunque genitore al quale importi qualcosa sia in grado di mettere in guardia, ammonire, controllare.
      Da adulti, vale lo stesso discorso. Niente email in pubblico, accortezza, attenzione alla melma. Qualche bastonata arriverà lo stesso? Forse sì. Ne sarà valsa la pena per tutto quello che di buono si è ricevuto? Molto probabilmente sì.
      E tornando alla metafora della livella, se te la do in testa la livella da strumento prezioso nella costruzione si rivela un’arma letale… ti pare?

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