I forzati della socializzazione

La scorsa notte l’ho trascorsa in ospedale. Soffro di apnee ostruttive del sonno e dovevo fare una polisonnografia, esame che traccia il numero di apnee notturne che si verificano e monitorizza i parametri principali, tirando fuori un quadro completo.

La doverosa premessa è che chi soffre di apnee ostruttive tendenzialmente russa, per ragioni che sarebbe lungo e tedioso spiegare. Inoltre, russamento e apnee sono peggiorate dal sovrappeso.

Stante la premessa mi aspettavo che mi assegnassero una camera singola, mentre a) mi trovo in una doppia, e b) il mio compagno di stanza è un cicciabombacannoniere (questo è un termine che usavo nella mia infanzia, chissà se è trans-generazionale…) la cui panza arriva 20 minuti prima della testa. Ci presentiamo, come è ovvio e come richiede la normalissima buona educazione, e io mi aspettavo che la cosa finisse lì. Quando sono in situazioni di solitudine (viaggio lungo in treno, ospedalizzazione, attese in qualche ufficio) mi premunisco sempre con libri e/o gadget. E quindi avevo nel mio zainetto tutta la batteria di oggetti che mi consente di essere “cablato”, oltre ad un libro di carta ché non si sa mai. Per cui finita la presentazione mi sono messo a ravanare in rete.

Ed è lì che il mio compagno di avventure si è rivelato un forzato della socializzazione. Ha dovuto raccontarmi del suo lavoro, della moglie, dei nipoti, uno dei quali esercita in quell’ospedale, di quanti km faceva a piedi, e quant’altro per riempire delle pause silenziose con le quali evidentemente aveva difficoltà a convivere. Ah, dimenticavo che almeno 5-6 volte ha espresso la sua riprovazione per l’assenza di un apparecchio televisivo.

Forse sono io che sono strano, ma io sto bene con me stesso. Non ho difficoltà a stare da solo in silenzio. Certo preferisco avere i miei gadget, come detto. Ma nella malaugurata ipotesi nella quale non ci fossero stati gli elementi per usarli e non mi fossi portato un libro, sarei andato a comprare il giornale, una rivista, un libro in edizione economica. Non ho bisogno di chiacchierare con qualcuno a tutti i costi, anzi mi infastidiscono parecchio queste chiacchiere “di circostanza”, ripeto al di là della buona educazione elementare per la quale ci diciamo come ci chiamiamo e ci supportiamo nella situazione contingente. Cosa ci dobbiamo dire? Se abbiamo figli? Che lavoro facciamo? E perché, di grazia? Solo perché per avventura passiamo una notte nella stessa stanza (letti separati, eh, non equivochiamo! :D) accomunati da una patologia? Non basta per ispirarmi sympathy, né interesse. Mi piace sceglierle le persone, non subirle. Già ne subisco tante per lavoro, nella vita privata voglio più libertà.

Sono orso. Sì. Sono snob. Sì. E oramai, alla mia età, non solo non me ne vergogno, ma non mi sforzo neanche più di mascherarlo troppo (sempre al netto della buona educazione). Per cui a un certo punto ho preso il telefono e ho fatto una chiamata di lavoro, e ne ho approfittato per allontanarmi e piazzarmi con i miei aggeggi in sala d’aspetto a ticchettare in santa pace.

Per inciso il cicciabombacannoniere ha russato come un trombone per tutta la notte. Ma lui non russa, “va solo in apnea”…

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59 pensieri su “I forzati della socializzazione

  1. Hariel

    Ma porcapuzzola io l’avrei ucciso eh! una cuscinata e via! avrebbero dato la colpa all’apnea!!!! ahahahahah 😀 ..ma pensa te che gente!!!che poi secondo me anche se ci fosse stata la tv lui ti avrebbe coinvolto eh!!! volume a palla e programma di sua scelta -.-‘ sicuro!!!! mahhhhhhhhhhhhhhh! meno male che sta per finire l’incubo!!
    😉
    yeah!!!!

    e buongiorno! 🙂

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  2. Ema

    Le mura di asterione è un racconto di Borges. E’ fantastico, ti ribalta il punto di vista. se non l’hai letto, ecco il link: http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=2718.
    E questa è la mia personale interpretazione. Premessa doverosa: sono d’accordo al 1000percento con te, nella tua situazione io avrei anche finto di essere straniero… Il mio è solo un gioco.

    “la notte scorsa l’ho passata in ospedale. dovevo fare una poliso-equalcosa che non ho capito, ma mio figlio che è medico mi ha detto che non è nulla. poi c’ho anche un piccolo problema di sovrappeso, che in questi casi non aiuta. avevo paura, come per taluni è normale che sia: l’ambiente asettico, le infermiere, alla fine è un ospedale, a chi piace stare in ospedale? quando ho scoperto che non sarei stato da solo in camera, ho tirato un sospiro di sollievo: due chiacchiere (ehggià, mi piace chiacchierare) con qualcuno, mi aiutano a distrarmi. quando è arrivato il mio compagno di stanza, sono stato contento. Non che mi piaccia, per carità, ma, sapete com’è, non so stare solo con me stesso: i pensieri che mi attanagliano, le preoccupazioni, la vita… se chiacchiero, non ci penso. la persona che era in stanza con me purtroppo dopo qualche minuto si è assentata per una telefonata di lavoro: non voleva darmi fastidio. Peccato: mi sarebbe piaciuto ascoltare e sentire di un lavoro che non so cosa sia, immaginarmi le situazioni, le persone. avrei viaggiato con la fantasia lontano da me stesso…
    la telefonata è stata lunga, dev’essere un tizio importante. peccato mi sono addormentato. La notte è andata, ora sono fuori, e da come mi ha salutato, si vede che non ho russato così tanto, è una persona gentile e cortese. forse solo troppo impegnata….”
    🙂

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    1. Angela

      cioè…non ho parole…mi hai davvero colpita con questa citazione….stavo per scrivere un commento di piena solidarietà a max…perchè davvero io odio odio odio andare negli uffici pubblici, fare la fila al supermercato e viaggiare con i mezzi per lunghi tratti, soprattutto sprovvista di libri, cuffiette e quant’altro proprio perchè non sopporto questa socializzazione forzata, con gente sconosciuta…che ti racconta i fatti propri…ma ora che ho letto ciò mi sento in colpa :(….mamma mia…non ho parole……………….gRAZIE, ECCO , QUESTO SI…

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    2. Wish aka Max Autore articolo

      Ah Ema! Questa sì che è poesia! Ti ringrazio infinitamente, nonostante gli anni, l’esperienza, e gli esercizi spirituali, a volte non riesco ad essere sufficientemente distaccato e mi crogiolo nel mio egoismo. Cambiare prospettiva è sempre utile, anzi utilissimo, e aiuta a esercitare la tolleranza, che è un valore al quale tengo parecchio.

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      1. tittisissa

        Allora lo vedi che lo ami anche tu a Ema?? 🙂
        Tra parentesi, io amo Borges e sono assolutamente per la tolleranza e contro ogni tipo di pregiudizio, al cui valore tengo moltissimo….in una scala da uno a dieci do 25.

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  3. Bonkgirl

    Io viaggio spesso in treno e nelle cabine a sei posti capita sempre quello/a che ti deve raccontare la vita. Sul treno devi stare seduto al massimo ti alzi ed esci fuori ma resti sempre a portata di chiacchiera. L’ultima volta ho viaggiato con una signora che aveva amici dottori, notai, avvocati, figli impiegati al ministero, nipoti interpreti, tutta gente ricca.. fortunatamente in cabina c’era altra gente con cui chiacchierare era un piacere e ogni 10 parole la signora esordiva con “mio figlio, che è avvocato..”, “mia nipote , che lavora in aereoporto..” che nervii! In ospedale poi non ne parliamo.. non si è mai tranquilli su un lettino di ospedale, anche io sono una fan del silenzio. le chiacchiere cominciano sempre con “e lei che ha?” gia uno ha i suoi pensieri e magari affondandoli in un Ipod, o in internet, riesce a distrarsi 10 minuti. figuriamoci se arriva uno che a tutti i costi deve sapere! Max, io gli avrei detto “mi scusi un attimo, devo finire urgentemente..” Comunque, tu come stai? ^^

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Io un po’ meglio, anche se il signor “io non russo vado solo in apnea” mi ha tenuto sveglio per buona parte della notte… Un po’ rimba ma andiamo avanti… stamane dall’ortodonzista e alle 14 dall’osteopata… ma sai come si dice da queste parti? L’erba cattiva non muore mai… 😉

      In treno io mi seppellisco nel computer/aifon/giornale/libri

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  4. luci

    Buona educazione e rispetto… Guardare un po’ al di là del nostro naso e capire che non siamo tutti uguali. Che se abbiamo voglia di chiacchierare, non è detto che ce l’abbia anche chi – più o meno per caso – si trova accanto a noi. Per carattere sono piuttosto tranquilla e paziente, se sono in fila dal dottore o al supermercato e qualcuno attacca bottone cerco di essere gentile, ma pretendo anche che gli altri capiscano che non mi va di star lì a snocciolare le mie cose o di sapere quelle degli estranei. L’INVADENZA è senza dubbio una delle cose che meno tollero… quelli che devono per forza dire la loro “perchè io sono così, quello che penso dico!” MA CHI TE L’HA CHIESTO?!?! Mio nonno diceva sempre “l’eccessiva confidenza diventa mala creanza”…

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  5. tittisissa

    E’ straordinario Max considerare come tu abbia provato fastidio nel tentativo forzoso del tuo vicino di letto di approcciare una conversazione, di “socializzare” con te, raccontandosi, e di come invece tu abbia preferito di gran lunga “socializzare” tramite i tuoi gadget, con la rete. Con i tuoi estranei preferiti :-).
    Personalmente mi comporto come te, durante le attese dal medico o in viaggio in treno e in aereo, ma anche in coda alla cassa del supermercato, se mi si rivolge la parola (l’origine lombarda ahimè talvolta viene fuori!) provo fastidio, non sempre eh, ma capita. Preferisco di gran lunga dedicarmi alle mie cose, le mie letture, le mie consultazioni per cui mi organizzo e mi porto dietro l’occorrente per “sfuggire” alle socializzazioni forzate.
    Quando sono particolarmente di buon umore mi sento protesa oltremodo verso il prossimo e devo aggiugere che quando capita ho dei riscontri parecchio positivi, forse risulto simpatica, forse accendo fiducia non so, ma capita solo quando sono MOLTO di buon umore. Altrimenti, mi chiudo nel mio guscio, nelle mie sicurezze e mi dedico solo a quello che mi va di fare. Eppure nella rete sempre di estranei si tratta, se vogliamo spezzare una lancia in favore, potremmo aggiungere che l’unica cosa che li differenzia dagli estranei che incrociamo quotidianamente sul nostro cammino, è che questi noi ce li segliamo, li andiamo a cercare, li conosciamo attraverso le parole, che a loro volta esprimono sentimenti. E ci sembra di conoscerli meglio. O forse li conosciamo davvero. Ma. Nessuno sforzo di aprirsi con chi incontriamo de visu è reputato accettabile dalla nostra psiche. Ma chi ci dice che il vicino di letto non sia uno dei nostri amici virtuali o, meglio che non possa diventare un amico reale, di quelli che si possono abbracciare ogni giorno?

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Il fatto di scegliere è dirimente, per quanto mi riguarda. Io scelgo di rispondere, scelgo di interloquire, scelgo di mandare email. Non ricevo imposizioni e nei limiti del possibile non mi impongo. E scelgo con molta cura, credimi.

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      1. tittisissa

        Infatti è proprio la differenziazione che volevo evidenziare 🙂 Il fatto che tu possa scegliere, che chiunque possa farlo. E’ questo che ci fa privilegiare taluni al contrario di altri. Talvolta lo scegliere non combacia con l’essere scelti.
        E, per inciso, so benissimo che scegli con cura 😉
        Come so che ponderi bene ogni parola, che nessuna è lasciata al caso e che non superi mai i limiti del rispetto del prossimo.
        Ti abbraccio Max.
        🙂

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      2. Wish aka Max Autore articolo

        Bravissima a volte scegliere ed essere scelti sono due cose non reciproche. E di nuovo, la rete facilita. Perché se qualcuno mi sceglie ma non c’è reciprocità c’è modo e maniera di liberarsi delicatamente, senza provocare traumi.
        E sì, cerco di pesare le parole, perché come dico sempre, alla mia età le parole sono pietre. Lasciano il segno.

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  6. Angela

    Dopo il commento di Ema, non me la sento più di dire nulla sull’argomento… sono identica a te, e , al contrario di luci e titti, spesso non sono neanche così paziente …. ma ecco il punto di vista illustrato da ema…mi ha colpito molto e ora dovrò rifletterci su…
    Max resta il fatto che adoro questa piattaforma di confronto che stai credando giorno per giorno qui….un abbraccio!!!
    p.s.l’hai vinto l’incontro con il chirurgo maxillo-faciale?Che la salute sia con te amico mio 😀

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Ti ringrazio Angela, delle belle parole. Per il maxillo-facciale c’è tempo, per ora siamo al primo round con l’ortodonzista, ne voglio sentire almeno un altro. Per ora ho ben due bite, uno diurno che mi fa sembrare Jovanotti con la zeppola, e l’altro notturno col quale parlare è un no-no…

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      1. tittisissa

        Max…oddiomio mi hai scritto bravissima ed io mi sono emozionata 🙂 ghghghghgh….
        😀 😀 😀
        Non la faccio ppiù la fuitina con Ema…..fuggo con te! 😉
        Eppoi a me piace Jovanotti 😀

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  7. tittisissa

    Ema, visto che il padrone di casa è un pò “scostumato”, faccio io gli onori di casa per lui e ti invito ufficialmente, qualora ne avessi voglia è ovvio, a far parte della nostra allegra brigata di picchiatelli 😉

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Sissa solo per tua info con Ema siamo stati a pranzo il 2 marzo e abbiamo chiacchierellato di blog e altro… gli onori di casa li ho fatti in quella sede, e sono onorato che Ema mi legga in primis, perché so quanti *bip* ha da smazzare, e che commenti in secundis, perché sono certo che il suo parere, come oggi, è illuminante. 😉

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      1. tittisissa

        Ahahahah 😀
        Emmisembrava!!!
        In effetti illuminante gli calza a pennello.
        L’ho subito riconosciuto, a proposito di socializzazione.
        E lo amo..ma a te dippiù 😉
        Dei a casa? Finita la giornataccia? Stai bene?

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          1. tittisissa

            Non lo vorrei mai!! Scusami tanto con lei, se l’ho in qualche modo infastidita, puoi dirle serenamente che il mio per te è affetto fraterno e che sono assolutamente innocua 🙂 E che la saluto affettuosamente 🙂

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  8. Ema

    accetto volentieri l’invito 🙂
    sono mica normale, io.

    bei commenti… ma allora come la mettiamo con il confine di tolleranza, empatia, altruismo? Mi spiego meglio: mica ci possiamo mettere ad empatizzare tutti, finiremmo per annichilirci, no? Penso, alla fin fine, che per far stare bene gli altri (più o meno a noi vicini), si debba cominciare “egoisticamente” a far star bene noi stessi.
    ora basta essere serio, che non mi piace.
    l’immagine di Max col cuscino in mano penso che mi terrorizzerà per un paio di notti 😉

    (by the way, il titolo corretto è la casa di Asterione, non le mura, sorry…)

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Ecco, great minds think alike. In un altro blog dove sto partecipando come lettore, ho fatto un discorso molto simile a proposito del tenere la giusta distanza. Il punto di equilibrio si raggiunge quando si è sufficientemente lontani da non essere troppo emotivamente coinvolti e soffrire, ma allo stesso tempo sufficientemente vicini da non cedere alla rabbia cieca. E quindi lo star bene dentro le situazioni parte dal nostro proprio benessere, che non è alla fine un atto di egoismo, ma un atto di ricerca di equilibrio tra il nero Yin e il bianco Yang, che sono spesso disposti come in una scacchiera…

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  9. tittisissa

    Bene Ema, dunque a partire da subito sei ufficialmente dei nostri, ennonsosemmispiego! 😉
    Sappiti regolare di conseguenza 😀
    In effetti ripensandoci l’immagine di Max col cuscino in mano è sufficientemente inquietante, meglio rimuoverla subito.
    Detto ciò sono d’accordo, dobbiamo necessariamente far star bene noi stessi, per consentirci di occuparci anche di chi ci è accanto. Ma.
    Ma, scrivo solo questo e poi basta serietà per oggi, il segreto è nell’equilibrio (precario, in alcuni di noi) e nella moderazione.
    Non sconfinare, non invadere e tollerare per quanto possibile. Cercare, parafrasando gli anglosassoni, di indossare le scarpe del prossimo. Io credo che il segreto sia tutto lì. 🙂
    Quando ero piccola ho imparato dai miei genitori a domandarmi sempre “se fossi io?” o “se capitasse a me?” questo esercizio mi ha davvero sempre aiutato anche se per quanto sembri facile, non lo sia affatto.

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Sì però. Però c’è anche il momento in cui non voglio rotture di palle. Sic et simpliciter. Sono costretto intere giornate a recitare delle parti, che cambiano di volta in volta in funzione della situazione e dell’interlocutore. E’ faticoso. E a volte proprio non ne ho. Di fondo sono buono, non riesco a dire di no, a sottrarmi. Non sarei mai stato in grado di dire al cicciabombacannoniere “senti non ho voglia di parlare lasciami in pace”. Se posso evitare un conflitto lo evito, e quindi mi rifugio dietro comportamenti anche troppo riguardosi nei confronti di persone che il riguardo non sanno neanche dove abita, vedi telefonata e uscita…

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      1. tittisissa

        Lo capisco benissimo. Anche a me capita quotidianameente di dover recitare delle parti sul posto di lavoro e avendo a che fare con il pubblico, beh…puoi immaginare che bestiario mi capiti di incontrare tutto il giorno evridei! 😉
        E spesso, sopratutto in questo periodo, come ti ho scritto via mail, non ho voglia di niente altro che della quiete di casa mia e la serenità che mi infondono le mie cose, la mia famiglia, la mia gatta. Senza rotture di palle. Sic et simpliciter.
        E so persino cosa significa sentirsi “violentati” dall’egoismo e dall’arroganza di chi ha così poca sensibilità da non riuscire a capire quando è il momento di smetterla, perchè non è capace di comprendere bene la differenza che esiste tra disponibilità/gentilezza e buona educazione che non mi fa dire di no e l’abusare di queste superandone il confine.
        🙂

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  10. 黒子 くろこ kuroko

    è un pò strano. istintivamente direi che so tranquillamente stare ferma a fissare il muro purché la posizione sia comoda e il contesto lo consenta. sono molto più incline alla solitudine. però spesso mi capita di ricercare quella solitudine in cui sei immerso in una moltitudine di persone. nella metro ad esempio. sono in modo avida di “conoscere” le persone. ma non di sentire dove va o che fa nella vita e bla. fisso molto le persone e ne studio i movimenti e i modi, facendo attenzione a non farmi notare perché devo sembrare una maniaca. alcune persone attirano la mia attenzione e non posso resistere a capire tutto ciò che posso guardandole. è impossibile che non arrivino informazioni da ogni dove. anche indesiderate. ad esempio essere investiti dall’invadenza di una persona a seconda di come ti si siede vicino. capitano persone magre che si sbattono sul sedile come fossero dei cicciabombacannoniere (utilizzata moltissimo anche nell’infanzia of my generation, indeed). e dei cicciabombacannoniere che ti si siedono accanto con una lentezza e delicatezza di cui non sarei capace. certo se qualcuno mi rivolge la parola. a volte è fastidioso ma non so sottrarmi. e alla fine nemmeno voglio. penso a come un tizio marocchino con gli occhi azzurri apparentemente già mezzo ubriaco venga schifato/allontanato. e non che mi freghi “fargli del bene” ma alla fine è qualcosa che mi arricchisce e che io stessa cerco. magari in quel momento avrei preferito aspettare il treno con le cuffie nelle orecchie. ma è arrivato, nominandosi “alì babà e i quaranta ladroni” ed ha attaccato a parlare della storia della sua vita. e ho ascoltato. e adesso mi ricordo gli occhi, senza riuscire a decidermi se erano davvero azzurri o tanto chiari e limpidi da sembrare azzurri. fisso la gente e ascolto chiunque, venendo spesso rimproverata o redarguita perché “potrebbe essere pericoloso”. anche lo stesso provare fastidio ascoltando uno sconosciuto parlare perché vorrei fare qualcos’altro per me è qualcosa di irrinunciabile. a volte domandandomi se sono troppo gentile e tranquilla. chiunque potrebbe raccontarmi una storia inventata. un pò come accade nei blog tutto sommato. e non sono del tutto certa che uno “non se lo vada a cercare” un contatto con l’altro, anche quando è fastidioso e vorresti che smettesse. attiro delle persone perché sono come sono, o appaio in un certo modo e se qualcuno vede in me una possibile interlocutrice è perché ne ha bisogno. se lo vede in tutti ne ha un bisogno patologico. ma in effetti non mi importa. insomma è tutta una “caUsalità”.
    e mi sono un pò confusa, avrò scritto qualcosa di intellegibile?

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    1. 黒子 くろこ kuroko

      vabbè, mi sa che volevo dire qualcosa relativo al fatto che rimane un mio beneficio ascoltare gli altri, anche quando non vorrei o non me ne frega una mazza. insomma, è originariamente egoistico, è per soddisfare la mia sete di conoscere chi mi si alterna davanti. non lo concepisco il fiume di gente in corsa in luoghi come strade,metro,stazioni. devo capire e analizzare. per cui è un interesse personale quasi caratteriale direi. studiare azioni e reazioni in primo luogo mie.

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      1. Wish aka Max Autore articolo

        Vedi sopra, lo star bene noi è conditio sine qua non perché questo si trasmetta anche agli altri.
        Io sono curioso come una scimmia, e quando sono in mezzo alla gente non posso fare a meno di osservare e di fantasticare, immaginando vite, mestieri, amicizie, guai, famiglie, ecc. ecc. Meglio di tutti è il ristorante dove riesco a cogliere anche qualche brandello di conversazione, utilizzando i quali costruisco intere esistenze…
        Bella la storia del marocchino. E capisco che non lo facevi per “fargli del bene”. E quanto hai scritto è assolutamente intellegibile. Contortamente intellegibile.

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      2. 黒子 くろこ kuroko

        contortamente intellegibile. per me suona come un poetico, azzeccatissimo, complimento. grazie. [sulla metro mi è capitato di puntare una tizia, che poi si è seduta vicino a me, perché ero convinta oltre ogni limite che fosse una professoressa, medie o liceo insomma. quando si è seduta ha sistemato alcune cose su una agenda ed ha rovistato nella valigetta, tirando fuori un registro scolastico. per poco non scoppiavo a ridere gridando “LO SAPEVO!!!”… mi rimane solo il dubbio se fosse una professoressa di inglese. tutto questo è così divertente. vitale. come il marocchino insomma. che alla fine prima di andarsene (ecco perché dico che era marocchino. poteva essere pure arabo) mi ha cantilenato “io sò marocchino, bevo il vino e faccio un casino!”.. poi è arrivata la professoressaconcompagnidiclasse con cui avevo appuntamento per una gita. e la loro “paura” ha spezzato quel contatto. però il ricordo è vivido e sorrido.]
        chiusa parentesi.

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  11. Bibi

    vabbè e mò arrivo io che dico che ti capisco benissimo e quanto mi rompono le persone che vogliono far conversazione. io sto già conversando con me stessa, lasciatemi in pace

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  12. spiessli

    Oh criscpass che ansia! Orsa pure io: in quasi 13 anni di “pendolarismo” in treno non ho mai attacato bottone con anima viva, mai entrata n confidenza con nessun vicino di casa (salvo i soliti vecchini che mi si attaccano addosso come bradipi al ramo), nella seppure breve carriera nella palestra del quartiere non sono mai andata oltre le solite due o tre parole di circostanza.

    Ma basta che non siamo qui per parlare di me. Mi sono sempre chiesta una cosa: sono affidabili i dati che rilevano considerato che già per il fatto di non essere nel tuo letto dormi sicuramente meno bene in partenza? Se poi ti mettono qualcun altro in camera… o ti danno qualcosa per dormire? Scusa magari hai già spiegato in qualche commento sopra, non ho ancora letto. Se è così come non detto, salta a pié pari 😉

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      spiessli su criscpass ci devi scrivere un post… la palestra che descrivi mi ha fatto venire in mente il circolo di tennis, dove in un anno e mezzo di iscrizione non ho mai giocato con nessuno che non conoscevo… 😀

      Per le apnee la cosa funziona così. Quando si va in apnea il corpo, rilevando l’anomalia della mancanza di respiro, manda un segnale di risveglio, senza che questo significhi effettivamente risveglio cosciente, nel senso che chi dorme non se ne rende conto. Il segnale interrompe la fase REM e, quel che più conta, aumenta il battito e la pressione sanguigna. Questo comporta che i tessuti della gola si tonificano e il “buco tappato” che impedisce di respirare si riapre. Per inciso questo è il motivo per il quale chi soffre di apnee riposa male o, come nel mio caso quando l’ho misurata la prima volta, non riposa affatto avendo un’apnea ogni 2 minuti.
      Per effettuare la misurazione quindi si attacca una macchinetta che (credo) registra a contatto il ritmo respiratorio. In più ti attaccano altri sensori che monitorizzano i “parametri vitali”. Quel che mi preoccupa, e oggi devo provare a rintracciare il medico di riferimento per dirglielo, è che mi sono svegliato (fisicamente) molte volte a causa del russamento del bradipo, e vorrei capire se c’è modo di distinguere questi risvegli dalle apnee vere e proprie. Insomma da bravo ingegnere spaccamaroni andrò a insegnare il mestiere al dottore… 😀 😀 😀

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      1. spiessli

        Infatti proprio a quello pensavo: già ad esempio il fatto di non essere nel proprio letto può essere un fattore di disturbo, se poi hai un trattore da parte…

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  13. yliharma

    non sai quanto ti capisco….i peggiori sono quelli sul treno!!! io ADORO leggere o ascoltare musica in treno, mi rilassa e mette di buon umore, ho tempo per pensare, sognare e rilassarmi o magari dormire! ma quando ti capita “il chiacchierone” di turno sono dolori…
    io penso che l’avrei “gelato” con un “mi scusi vorrei tanto poter chiacchierare con lei ma devo lavorare, anche qui purtroppo, eh sì…” con annessa faccina triste e labbruccio dispiaciuto 😀
    comunque davvero non capisco la gente che sa che dovrà passare del tempo in totale ozio ad aspettare (tipo dal dottore, dalla parrucchiera, in viaggio…) e non si porta niente da fare: ma ci vuole tanto a procurarsi un libro, un giornale, le parole crociate, il sudoko o che-cacchio-ne-so-io-per-passare-il-tempo??? mah…hai ragione che certa gente non sa stare da sola…

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      La chiave è proprio questa. C’è stato un periodo della mia vita nel quale la solitudine non mi piaceva. In età adulta invece ho iniziato ad apprezzarla. Sino al punto di diventare quasi orso. E credo che il problema alla fine sia che per poter apprezzare la solitudine è necessario star bene con se stessi. Il che non significa star bene in assoluto, si possono passare dei momenti tormentatissimi e apprezzare il momento in cui si può riflettere con calma. E non significa neanche accettarsi completamente. Significa semplicemente essere in grado di guardarsi dentro. Tutto (e te pare poco ;)) qui.

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      1. yliharma

        interessante! non ci avevo pensato sai? però mi ci ritrovo: io posso stare bene con me stessa anche in momenti in cui sto male o non sono soddisfatta di me e della mia vita…e sì, effettivamente sono sempre stata portata a guardarmi, anche dentro mentendomi poco 😛 (che essere sempre sinceri con sé stessi è dura eh?) evviva l’orsitudine!!!! io l’ho presa decisamente da papà…orsetto anche nel fisico 😀

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  14. pani

    chi parla troppo, chi cerca di attaccare bottone a tutti i costi forse ha paura dei propri pensieri, di stare soli con se stessi. Tuttavia…io sono sempre stato un orso e per di più timido ma ora mi lascio andare e quando mi trovo davanti ad una persona, se interessante, mi dico: “Chissà che voce avrà…dolce? Viola? Roca? E chissà come fa a dire: ‘arrossisce’. Insomma, mi faccio tutte le mie storie e sono capace di andare avanti per ore. A volte non succede nulla e quindi resto con la mia curiosità. A volte lui o lei attacca bottone, valuto il suono e decido se proseguire.

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  15. pani

    ci sono voci che si fanno ascoltare anche se recitano l’elenco telefonico. Ce ne sono altre che mi infastidiscono come il gessetto sulla lavagna. Ci sono voci blu-viola, flautate. Ci sono voci grigie, ferruginose. Ci sono quelle marroni, grasse. Insomma, una grande varietà.

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Sono qui davanti alla tastiera a cercare il modo di comunicare e non trovo le parole… Il concetto è che servono orecchie fatte in un certo modo per distinguere tutte le varietà che tu dici… È un po’ come cercare di spiegare i colori a un daltonico che vede in bianco e nero… Come gli spieghi l’armonia dell’arancione che vira al rosa del sole al tramonto che a sua volta si getta nel blu che tende al grigio piombo del mare… Ecco quando parli delle voci mi sento (quasi) come un daltonico. Quando ero adolescente ho tentato di suonare la chitarra, ma per quanto mi sia applicato non sono mai riuscito a cantare intonato. Nè, una volta imparati gli accordi, sono mai stato capace di associarli ad una melodia, avevo sempre bisogno di qualcuno che me li insegnasse. Ricordo un mio amico che si metteva lì, canticchiava la melodia appena sentita, provava due-tre volte e zacchete! Veniva fuori la sequenza giusta. Ovviamente era anche intonato… L’orecchio. Questo scoosciuto. Io non suonavo (scusa la bestemmia, detto da me “io suonavo” è solo un ossimoro) a orecchio, suonavo a cervello, suonavo a volontà, suonavo a forza. Ma non a orecchio.

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  16. pani

    qualcuno le chiama sinestesie. Intendo dire l’associazione fra suoni e colori. E ti dirò di più: io ho conosciuto una cieca che distingueva i colori al tatto. Non so se valeva per tutto ma i suoi gomitoli di lana li conosceva uno ad uno e pure me li descrisse

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  17. Ema

    ora non vorrei fare quello che rompe (scrisse in assoluta antitesi con il contenuto di quanto segue), ma non ti pare ora di tirare fuori un nuovo post?
    io accuso i primi sintomi di astinenza…….

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  18. tittisissa

    Luci a te ti ho già amata da subito. Sallo 😉
    Ema è un mio nuovo amore.
    Non mi disturba affatto una relazione a tre.
    Max deciditi a celebrare le nostre nozze con un bel post dei tuoi 😉

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