Morire davanti a scuola

Non sono un demagogo, e preferisco di gran lunga parlare di quelli che mi piace chiamare i “massimi sistemi”; ma di fronte all’attentato di questa mattina non posso tacere.

Non posso, perché quando io avevo l’età di Melissa Bassi erano i tempi degli anni di piombo. Avevo 16 anni nel ’75, quando iniziavano le prime gambizzazioni. Due anni prima della morte di Giorgiana Masi. Tre ani prima del sequestro Moro. Ricordo l’incoscienza dei quei 16 anni, i disordini, le manifestazioni, i termini che usavano i telegiornali: “strategia della tensione”, “opposti estremismi”, e mai, mai che mi abbia sfiorato l’idea che avrei potuto uscire di casa e non tornarci. E quando la polizia caricava, si entrava a scuola. Perché la scuola era come la cattedrale medievale, un porto franco dove si era al sicuro.

E oggi ancor di più mi è odioso il pensiero di un genitore che saluta una figlia la mattina augurandole come sempre una buona giornata, e riceve poco dopo una telefonata che ne annuncia la morte per un attentato.

Il terrorismo che ricordo io aveva una sua logica. Perversa, sicuramente. Ma in questa logica perversa i minorenni non entravano. O per lo meno, non come obiettivo principale. Se si mettono tre bombole di gas con un detonatore davanti ad un istituto tecnico l’obiettivo è evidente. E oggi che non sono più un sedicenne incosciente, ma un ultracinquantenne padre di due universitarie, mi fa orrore l’idea che sia stato violato anche questo ultimo tabù.

Rimane il dubbio su chi possa trarre giovamento, da un orrore del genere. Che mi fa nascere un retro-pensiero di servizi deviati (o semplicemente ben diretti?) per rinfocolare quella strategia della tensione che così bene ha funzionato in passato. Ma non voglio fare il complottista, né sono, come detto, un demagogo. Mi limito a osservare che quando avevo 16 anni, trovò consenso la formula “avanti al centro contro gli opposti estremismi”.

Un pensiero va ai genitori della ragazza uccisa, Melissa, figlia unica. Sopravvivere ad un figlio è orribile, perché è la cosa più innaturale che esista. Sono i figli che devono accompagnare i genitori nell’ultimo viaggio, non il viceversa. Quando succede il contrario è una tragedia di proporzioni inimmaginabili. Spero che i genitori di Melissa trovino la forza per andare avanti.

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16 pensieri su “Morire davanti a scuola

  1. 黒子 くろこ kuroko

    sono contenta che tu abbia scritto su questo argomento, riuscendo a trasmettere qualcosa attraverso le parole. in questi casi non sono l’unica a non trovarne ma affrontare determinate realtà è di vitale importanza. è una delle ultime relative libertà che rimangono.

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      E’ esattamente quel che ho pensato io. Ho riflettuto se scrivere o meno, pensando anche “sì ma alla fine a cosa serve?” e mi sono risposto come mi rispondevo quando decidevo alla fine di andare alle manifestazioni. Certe cose non si fanno perché servono a qualcosa, si fanno perché è giusto farlo. O meglio, perché si pensa che lo sia.

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  2. Ema

    ieri sera, appena letto il tuo post, d’istinto stavo per scrivere che non c’è più onore nemmeno nella “lotta”, qualunque essa sia.
    Dopo averci dormito sopra, penso che non ci sia mai stato nessun onore a prescindere. e che da anni non ci sia: bambini uccisi dalla mafia, il rogo di Primavalle…
    però dobbiamo salvare l’innocenza dei nostri figli… il mondo è “brutto”, lasciamo che se ne accorgano da grandi, tenendo vivo il “fanciullino” il più possibile.
    Max, non ci sono più le cattedrali, oggi…

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Come dicevo nel post, la logica del terrorismo è sempre stata perversa. E d’altronde, il ricorso alla violenza non è mai una vittoria. Se ci guardiamo indietro, però, ricordando come la storia sia considerata dai nostri padri maestra di vita, nessuna rivoluzione, indipendentemente dall’esito e da ciò che ha portato in termini di miglioramento o peggioramento delle condizioni delle masse, nessuna rivoluzione è stata incruenta. Ma c’è violenza e violenza, come c’è sangue e sangue. Altro è un moto rivoluzionario, altro è un becero attentato. L’efferatezza di chi pianifica con cura una strage di minorenni mi fa orrore, e non solo non giustifico, ma neanche comprendo. Perché un atto così vile non può non ritorcersi contro chi lo ha compiuto.

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  3. spiessli

    Per quanto orribile possa suonare, non resta che sperare che si tratti di un episodio isolato, che il colpevole sia un cane sciolto o un pazzo senza legami con la criminalità organizzata. Non cambierà certo i fatti, ma aiuterà forse a dormire sonni un po’ più tranquilli.

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Gli aggiornamenti delle indagini sembrano andare nella direzione del “pazzo”. Siccome però sono un po’ cresciutello per credere alle coincidenze. Un attentato per uccidere, davanti ad una scuola, nel giorno dei ballottaggi, con la situazione di cosiddetta antipolitica che c’è. Mi sembra troppo “casuale”. E poi io sono andreottiano. A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si piglia.

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      1. spiessli

        Io di solito sono la prima a pensare le peggio cose, diciamo a titolo preventivo. Però ragazzi, se non lasciamo un po’ di spazio alla speranza come facciamo ad alzarci la mattina?
        Come si fa a pretendere che le cose cambino se non ci si crede?

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  4. tittisissa

    Il mio pensiero si riassume in queste tue parole “…E oggi ancor di più mi è odioso il pensiero di un genitore che saluta una figlia la mattina augurandole come sempre una buona giornata, e riceve poco dopo una telefonata che ne annuncia la morte per un attentato.”
    Non so, forse perchè ho un figlio che ha proprio quell’età ed una cara amica con un figlio che frequenta quella stessa scuola a Brindisi, ma sono preoccupata. E costernata. E arrabbiata. Tu hai ragione, a pensar male talvolta ci si piglia ma io spero tantissimo che per questa volta tu ti sbagli, he per questa volta non sia così come pensi.
    Io spero abbia ragione Spiessli, che sia un pazzo, un fanatico, un cane sciolto.
    E spero che lo prendano al più presto.
    Lo so, la giustizia di vederlo marcire in carcere non colmerà mai il vuoto lasciato nel cuore di quei genitori…ai quali mi sento particolarmente vicina. Ed ai quali va tutto il mio cordoglio. Mi sento di abbracciarli virtualmente, perchè se fosse successo a me credo sarei morta. Morta dal dolore.

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Cara Sissa, comprendo perfettamente il tuo stato d’animo. Come sai io dico sempre che niente è per caso. E ognuno ha il suo percorso. Specialmente su eventi di questo genere, sappiamo benissimo che non c’è difesa. Non c’è buon esempio, non c’è sforzo educazionale, non c’è sacrificio genitoriale che possa prevenire. Perché una cosa di questo genere non si previene e basta. Possiamo solo sperare che non tocchi a noi.

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  5. pieceofstar24

    che schifo. che schifo di storia, di mondo, di menti malate.
    hai ragione max, una volta “almeno” si lottava per qualcosa, c’erano ideali. adesso viviamo in un sistema impazzito, in una trottola di follia. non ci sono più ideali, solo caos.
    ma certe cose, certi limiti, certe idee. dovrebbero esserci sempre. che colpa ne ha un ragazzino di 16 anni del male del mondo?
    non si capisce più niente.

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Paradossalmente, nella saggezza delle tue parole si nasconde il pericolo che più temo, che paventavo nella risposta a spiessli. Se le cose stanno come io ho paura che stiano, c’è una regia. Che orienterà sapientemente i sospetti prima, le accuse poi, verso l’azione di un pazzo. Tacitando i timori e le paure. Per ora. E un regista di questo genere non li ha, i limiti che tu dici. Chissà, magari tra una ventina d’anni qualcosa verrà fuori.

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        1. Wish aka Max Autore articolo

          Ecco, è questa freschezza che a me manca. Quella di augurarsi che anche nella mente del regista possa e debba esserci un limite, mentre io do per scontato che non ci sia. Perché tutto è sacrificabile in nome di un non meglio identificato “interesse superiore”

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      1. pieceofstar24

        e no ma infatti non ce li hanno i limiti. sperare non costa niente, ma sulle organizzazioni mafiose ecc c’è poco da illudersi. non c’è umanità.
        alle superiori venne Rita Borsellino a parlare della storia di Paolo. lo ricordo ancora come gli incontri più belli e allo stesso tempo agghiaccianti di tutta la mia vita.
        e il fatto che agiscano così, in silenzio, come un cancro. fa paura.

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  6. Biancaneve Suicida

    Quando avevo 16 anni io gli anni di piombo sembravano lontani anni luce. Erano gli anni della diplomazia esasperata e forse anche esasperante, della retorica spinta, della chirurgia linguistica. A scuola ci insegnavano etica, comunicazione e rigore scientifico. E controllo, monitoraggio, pacatezza e spirito critico. Peró, sai, ho l’impressione che poi ci abbiamo dato il mondo sbagliato. Perchè io davvero non capisco più nulla. E mi disturba l’accanimento mediatico, la sensazione, la creazione di un sentimento magistralmente corale e appiattito. Come se urlare significasse partecipare, come se il furore fosse dovuto sinonimo di indignazione. E questo forse non c’entra niente ma mi disturba, mi ferisce e mi creerebbe del profondissimo malessere scoprire che la morte di una ragazza possa essere un mezzo e nemmeno un osceno e criminale fine, ma un mezzo, uno strumento per qualcosa che forse non riuscirei proprio ad afferrare. Scusa, non credo di essere rimasta “in tema” ma ho delle difficoltà ormai a formulare le domande prima di darmi delle risposte.

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      In tema ci sei rimasta perfettamente. Perché è tutto oramai parte di uno stesso sistema. L’obiettivo ultimo era ed è rimasto quello di orientare le masse. Mi pare che le modalità siano più becere. Cito frequentemente un libro di Brizzi, “Vita quotidiana in Italia ai tempi del Silvio”, che ripercorre questo progressivo appiattimento del “sentiment” verso quella che correttamente definisci “la creazione di un sentimento magistralmente corale”. Da una parte ci siamo abituati all’orrore di certi atteggiamenti, dall’altra si reagisce in modo per l’appunto unanime, corale. Le voci fuori dal coro sono sempre meno. E quelle che lo sembrano (vedi Grillo) in realtà sono soltanto degli accordi di settima. Ma sempre fanno parte del coro.

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