E’ facile smettere di fumare, se sai come farlo

E' facile smettere di fumare se sai come farloSono quasi 7 anni che non fumo più. E mi considero un benchmark, un riferimento. Perché io fumavo 50 Marlboro rosse al giorno negli ultimi anni prima di smettere. E se sono riuscito a smettere io, ci può veramente riuscire chiunque. Ho smesso col libro il cui titolo è il titolo di questo post. Voglio raccontare come, sperando di poter essere utile a qualcuno. Perché se avessi saputo che era così semplice, forse avrei smesso tanto tempo prima.

Ero un fumatore accanito, irrispettoso, maleducato, vizioso e dipendente. Telefonata stressante? Sigaretta. Telefonata rilassante? Sigaretta. Caffè? Sigaretta. Liquorino? Sigaretta. Discussione animata? Sigaretta. Passeggiata rilassante? Sigaretta. Una sigaretta per tutto, una sigaretta per il contrario di tutto.

Le comperavo a stecche. E quando la stecca era a metà, ne comperavo un’altra. Non sono MAI rimasto senza sigarette da che mi ricordo. Ho iniziato che avevo 14-15 anni, non ricordo se era il primo o il secondo anno di liceo. E da allora mai smesso, mai voluto smettere, sempre sostenuto che volevo fumare.

Erano già un paio d’anni, (era l’inizio del 2005), che mi dicevo quanto sarebbe stato bello riuscire a fumare solo le sigarette “godute”, quelle associate alle situazioni di relax. Una la mattina dopo il caffè, una dopo pranzo, una dopo cena, altre 3-4 sparse. 6, 7 sigarette al giorno. Praticamente nessuna controindicazione, in fondo vivo a Roma, non è che siamo sulle montagne con Heidi e le caprette che ci fanno ciao. Se esci e respiri, facile che ti entra nei polmoni più benzene che ossigeno. Quindi niente balle, poche sigarette al giorno non aggiungono e non tolgono nulla a questa situazione già compromessa. Però questa è sempre stata una pratica impossibile da applicare. Era un attimo e il “craving”, quella voglia che ti mangia da dentro, tornava. Quella che ti fa cercare compulsivamente il pacchetto, tirarne fuori una, prendere l’accendino, accendere, tirare una boccata enorme, inspirare profondamente, trattenere un attimo ed espirare con un ahhhhhhhhh liberatorio.

Poi mi sono dovuto operare al palato. Inutile dire che al risveglio, dopo neanche mezz’ora ero già sul balcone dell’ospedale a fumare. Nelle settimane successive all’intervento mi erano state prescritte delle iniezioni di cortisone, per lenire l’infiammazione delle cicatrici al palato. Il palato è una zona particolarmente innervata e irrorata, e pertanto particolarmente sensibile. Il problema è che il fumo non aiutava, specie in quelle quantità, per cui l’infiammazione non passava, e io continuavo con il cortisone. Mi rendevo conto che non potevo andare avanti in quel modo, ma non vedevo soluzioni possibili, anche se il tarlo del “certo-se-smettessi-di-fumare-tutto-questo-finirebbe” iniziava a farsi sentire con sempre maggiore insistenza. Così ho ripreso in mano il famoso libro. Sì, ripreso. Perché l’anno precedente, nel 2004, lo avevo iniziato. Ne avevo anche intuito la forza, e siccome all’inizio del libro c’era scritto qualcosa tipo “quando avrete completato la lettura del libro smetterete di fumare”, e in quell’estate io non mi sentivo ancora pronto, ne avevo lasciate una trentina di pagine non lette, giusto per non contraddire il libro e non sfidare quella parte di me che, fortemente contraria alla sola idea di un tentativo di smettere, avrebbe sicuramente boicottato pesantemente l’iniziativa. Insomma, avevo deciso di tenerlo in caldo in attesa di tempi migliori.

E sembrava proprio che quei tempi migliori fossero arrivati. Sono andato dalla mia dottoressa medico di base, la quale mi ha parlato di un farmaco, non cito il nome per evitare pubblicità, ma è basato su un principio attivo che si chiama bupropione, che se lo cercate su Wikipedia lo trovate, comincia con z. Questo farmaco aiuta nelle disintossicazioni e nelle tossicodipendenze, alleviando il disagio fisico e psicologico del processo di disassuefazione.

Così ho iniziato a leggere il libro e a prendere il farmaco, un paio di settimane prima di smettere. Da fumatore accanito avevo dei timori che sono perfettamente rappresentati nel libro. Per ciascuno vengono spiegate le ragioni, e le metodiche e i “trucchi” per evitare problemi. Una paura tipica è quella del “dopo che succede”, “come faccio a prendere il caffè senza fumare una sigaretta dopo”, che in qualche modo sublima la paura dell’ignoto. Per un tossico abituato a farsi 50 volte al giorno, l’idea stessa di rinunciare a questo rito è inconcepibile, perché, come accennato all’inizio, c’è una sigaretta per tutto e ce n’è una per il contrario di tutto. La sigaretta è una compagna di vita apparentemente insostituibile, perché riempie la vita più di una persona cara, e questo è tanto più vero quante più sono le sigarette fumate al giorno.

Un’altra paura tremenda è “ma come faccio se mi stresso”. Nel libro sono trattate situazioni di stress classiche, una tra tutte quella di lutto, e ci sono preziosi consigli su come evitare la trappola.

Ma il valore più importante del libro, quello che per me è stato assolutamente determinante, è quello di focalizzare l’attenzione su un aspetto del quale quasi nessun fumatore è consapevole. Il fumo non è un piacere. Non lo è. Punto. C’è un capitolo del libro dedicato a smontare questa chimera. Sono riportate le descrizioni delle sensazioni piacevoli così come rappresentate dai fumatori. Mi pare di ricordare ce ne siano tre o quattro. Io mi sono riconosciuto in una delle descrizioni, l’accento era posto sulla sensazione del fumo che entra nei polmoni. Bene, dopo questa descrizione molto, molto precisa, della sensazione provata, che calzava assolutamente a pennello con quanto avrei detto io, il testo continuava dicendo che quella sensazione così piacevole si poteva facilmente ottenere simulando un soffocamento. Praticamente, tappando naso e bocca e tentando di inspirare, con forza, si otteneva una sensazione molto simile a quella di una bella boccata di fumo. Incredulo ho provato. E le cose stavano esattamente così. Prima ancora di continuare la lettura, ho pensato che dovevo essere un completo idiota, a ricercare un piacere provocato dal soffocamento. Ed era esattamente questa la frase successiva. No, mi pare non ci fosse la parola idiota. Ma insomma, il senso era chiarissimo.

Questo cambio di prospettiva è stato fondamentale. Perché questo cambiava tutto. Non stavo più rinunciando ad un piacere, mi stavo liberando di una tossicodipendenza. E nei momenti di difficoltà delle prime settimane, quando l’abitudine, la gestualità, le situazioni vissute per tre decadi, facevano salire il desiderio, il pensiero che stavo facendo qualcosa per me, per uscire dalla “rota”, come la chiamiamo nei bassifondi della capitale, mi ha sostenuto e aiutato moltissimo. Al punto che, dopo tre settimane circa che avevo smesso, e avendo recuperato significativamente l’olfatto (e quindi i sapori, che non tutti sanno, specialmente i fumatori, essere solo in minima parte legati agli impulsi trasmessi dalle papille, mentre sono in massima parte legati alle sensazioni olfattive che cooperano con quelle gustative), che mi faceva percepire meglio gli odori, quando ero in crisi andavo vicino a qualcuno che stava fumando e lo annusavo. Ogni volta che racconto questa cosa ad un fumatore incallito e che non ha cambiato ancora la prospettiva vengo interrotto a questo punto dalla fatidica domanda “gli andavi vicino per annusare il fumo e ricrearti un po’, vero?”. La mia risposta invariabilmente li spiazza. No, non andavo lì per ricercare sensazioni perdute e ricrearmi. Andavo lì per sentire la puzza, sentirla ben bene. E dopo che l’avevo sentita ben bene, e ne avevo ricavato una sensazione di nausea, mi dicevo “bravo, stai facendo la cosa giusta, veramente vorresti tornare a quella puzza fetida?”.

Il libro è stato il mio mantra per sei mesi, me lo sono portato dietro tipo coperta di Linus, lo avevo SEMPRE con me. E ogni tanto andavo a rileggermi qualche passaggio, di quelli che mi avevano colpito particolarmente, o di quelli dei quali avevo pensato che mi sarebbero serviti nei momenti difficili.

La prima settimana è stata abbastanza complicata. Le due successive sono andate meglio, poi ho iniziato ad apprezzare i vantaggi del non fumare. Niente lingua cartonata al mattino, alito decisamente fresco, olfatto a mille, gusto a mille, tanto fiato in più. E, in forza del fatto che ero tetragono nella mia convinzione di non rinunciare ad un piacere, non ho avuto bisogno di succedanei. Niente caramelline, niente spedizioni punitive verso il frigorifero, niente scorpacciate sostitutive. Nei successivi sei mesi avrò preso forse un chilo. Perché oggettivamente avevo un po’ più di fame, essendo la nicotina un blando anoressante.

Ogni tanto sognavo che avevano inventato una sigaretta che non faceva male e che non dava dipendenza. Questo perché un principio cardine del libro è che basta una sigaretta per diventare un tossico. Una sola. E non ci si ferma più. E forse ancora non accettavo completamente quest’idea, e cercavo una quadratura del cerchio impossibile. Dopo neanche un anno sono andati via anche i sogni.

Dopo due anni (da quando avevo smesso) sono successe a breve distanza due cose che rientrano nella categoria “stress”. La prima è stata che dopo l’acquisizione dell’azienda, sono stati effettuati un numero importante di licenziamenti, e nessuno sapeva a chi sarebbe toccato. Debbo confessare che un giorno nel quale ero particolarmente stressato, ho avuto un pensiero, durato forse un decimo di secondo. Mi ha attraversato la mente l’idea di accendermi una sigaretta. L’ho accantonata, e mi sono ripromesso in quel frangente di non abbassare mai la guardia, e che sarebbe stato opportuno non abbandonare mai l’idea di essere una persona a rischio. E quindi niente giochini. Niente “provo ad accenderne una giusto per vedere”. L’altro episodio, pochi mesi dopo, è stata la morte di mio padre. Che, come tutte le morti dei congiunti, arriva sempre inaspettata, anche quando è attesa. Manco a dirlo, papà è morto di cancro ai polmoni. Da fumo. E no, non sapevo lo avesse quando ho smesso. E’ stato diagnosticato un anno dopo. Ma quello che volevo sottolineare è che in quella circostanza nessuna idea mi ha attraversato la mente. Neanche per un decimo di secondo. Ripensandoci a posteriori, ho capito che forse ce la potevo veramente fare. Definitivamente intendo.

Perché che potevo farcela l’ho capito dopo un paio di mesi. E per aggiungere motivazione, ho preso un finanziamento in banca. Con una rata che era esattamente uguale alla mia spesa mensile in fumo, 250 eurini, all’epoca. E con quei soldi mi sono comprato la moto, quella immediatamente precedente a quella che appare nella foto della home page. Era uguale a questa, solo rossa. L’hanno rubata che non avevo neanche finito di pagarla. Era assicurata per fortuna, e con i soldi dell’assicurazione ho comperato quella attuale.

A novembre faranno sette anni. Non mi manca. Penso sempre che se avessi saputo che era così facile lo avrei fatto prima. Mi consolo pensando che probabilmente prima non ero pronto. E la mia più grande soddisfazione è che mia figlia (non la dottoressa Cippi, lei fuma ancora come un turco) (anzi due) ha smesso anche lei. Esattamente nello stesso modo. Farmaco e libro. Sono sei mesi, ma mi pare ben avviata.

Cerco di essere tollerante, non voglio essere di quegli ex-fumatori bisbetici che mi rompevano tanto le scatole quando fumavo. Però è difficile. Capisco tutti e due gli schieramenti, oggi. Ho vissuto in prima persona la totale incapacità di comprendere il fastidio che dà il fumo. E vivo oggi questo fastidio, in modo forte. Non sopporto il fumo in auto, ma faccio finta di niente quando salgo in macchina dopo averla prestata alla moglie o alla figlia fumatrice e sento la puzza. Vado in giro con i finestrini aperti per un po’ e aspetto che passi. A volte, alcune sere, davanti alla televisione, non so perché ma sono ipersensibile, e mi arrivano delle zaffate di puzza che mi chiudono la gola e mi soffocano (senza provocarmi alcun piacere, ah-ah), ma evito di parlare, perché evidentemente è per l’appunto un mio problema di ipersensibilità temporaneo, visto che non capita quasi mai. Ma in quei momenti il pensiero va a tutte le persone a cui involontariamente, e in perfetta buona fede, ho provocato enorme fastidio con le mie sigarette. E un po’ mi vergogno.

Oggi ho cominciato la dieta. E ho usato per la prima volta i cosi bentosi di Iaia, perché per cena avevo due uova, tre etti di insalata e pomodori, e tre etti e mezzo di melone. L’uovo rideva. Lui. Allora l’ho fotografato e l’ho messo su Instagram. Gli ho anche chiesto, visto che c’ero, che acciderbolina avesse da ridere, ma siccome non ho pensato proprio acciderbolina, l’ho scritto come si scrivevano le brutte parole nei fumetti di Paperino… “Ridi ridi, uovo-coniglio… Ma che @#%*¥ ciavrai da ride, dico io…”

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38 pensieri su “E’ facile smettere di fumare, se sai come farlo

  1. Biancaneve Suicida

    L’odore terribile che rimane tra indice e medio: è questo che non mi ha mai fatto diventare una fumatrice. Ho provato una volta ma quell’odore dopo non si toglieva, non andava via e anche dopo ore era lì. L’ho trovato insopportabile. Mi sono illusa di far smettere di fumare il mio ragazzo a suon di baci, in sostituzione di ogni sigaretta, ogni volta che lo vedevo cercare il posacenere. Ha funzionato per parecchi anni, ma in situazioni di grande stress ogni tanto ci ritorna, per pochi giorni. Perché immagino che non funzioni davvero niente se la motivazione non arriva dall’interno.
    E ti sei fatto un gran bel regalo. E non intendo con la moto. Anche se la moto… 🙂 intendo riprendendoti l’aria di cui ti sei privato per anni.

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Tra indice e medio rimaneva anche la macchia gialla, ogni tanto me la passavo con il limone per mandarla via, ma è scomparsa completamente solo dopo che ho smesso… Ripensare al periodo da fumatore è strano, sembra quasi un altro me. Sai qual è la cosa che mi ha colpito, all’inizio? Sempre in concomitanza con il recupero dell’olfatto. Arrivando in ufficio, entrare in ascensore accanto a qualcuno che aveva appena finito di fumare, e nel momento in cui si rivolge a te per dire buongiorno, la zaffata di puzza che gli esce dalla bocca. RIcordo che pensavo “mamma mia ma anche io puzzavo a ‘sta maniera…”
      Appppproposito di moto ho una ferale notizia… 😦 ho dovuto annullare Vallelunga per il 17, causa vacanza imprevista (si lo so che sembra follia ma è così). Spero di riuscire ad andare a luglio, vedremo un po’…

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        1. Wish aka Max Autore articolo

          10 settembre. Lunedì. Giornata intera. Vado da solo perché non ho trovato compagni di avventura. Vado perché quando mi ricapita di avere -12 kg? È come se avessi speso 3.000 euri di parti in carbonio 😆 Negli intervalli tra un’entrata e un’altra mi affaccerò sui social per aggiornare il mondo sui tempi e sul mio stato psico-fisico 😀

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  2. Ema

    Brava Biancaneve! Nel mio laconico commento c’era (anche) questo! Max, checchè ci faccia credere ha un gran carattere. Ci vuole forza. Punto. La forza che io, as for now, non ho trovato… Così come ha forza ora con la dieta.
    Ho rivissuto il cappuccio preso insieme, Max…

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Guarda Ema, una cosa che è scritta chiaramente nel libro è che la forza di volontà non serve a niente. E’ un’affermazione forte, ma ha un suo senso preciso. Dal mio punto di vista la sposo completamente, perché sintanto che non ho cambiato modo di vedere, e sono arrivato alla consapevolezza che non stavo rinunciando ad un piacere, tutta la forza del mondo non mi avrebbe consentito di riuscire. Ci ho anche provato, una volta. Un fallimento misero, perché il ricordo del “piacere” era troppo prevalente. In fondo al mio cuore sono un edonista reaganiano… 😀 😀 😀

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  3. Giuseppe

    Grande MAX, io sono fuori da 4 anni ad Ottobre mi ci rivedo in pieno e concordo, se non sei fumatore non capisci fino a che punto il fumo ti tiene legato sinchè non smetti. Presto inzio seconda fase anche io, visto che invece il cibo ha sostituito un pò il fumo…

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Il cibo meriterebbe un altro post 😀 😀
      Il mio problema è sempre stato la mancanza di misura. Binario. O fumo 50 sigarette o non fumo. O mangio come un animale o non mangio. Sempre tutto yang o tutto yin, tutto bianco o tutto nero. La mia difficoltà è superare la dualità trovando un equilibrio, una misura. Cerca cerca, la troverò prima o poi…

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  4. ђคгเєl

    dovrei regalare questo libro al pazzo.
    Fuma, e non poco. Ha l’aggeggino per farsi lui le sigarette e glielo si vede a mano spessissimo. Certo…non 50 come te eh.. almeno non credo. In effetti mi chiedo spesso ” se fuma così tanto quando è con me…quando è a lavoro quanto diavolo fuma?” …la verità è appunto che solo chi fuma può decidere di smettere…e io spero si decida presto. Bella la tua iniziativa del finanziamento…si! E sei da ammirare per la forza di volontà dopo i 2 periodi stressanti..soprattutto quello della perita di tuo papà. Novembre in fondo non è un cattivo mese eh? ha smesso pure mio fratello di Novembre…da allora, e son passati parecchi anni, non ha più toccato sigaretta nemmeno lui 🙂

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Prova a regalarglielo, ma prima dovresti capire se c’è qualche “segno”. Tipo il discorso che facevo nel post “mi piacerebbe fumare solo quelle che veramente mi godo”, è necessario che ci sia almeno il germe del dubbio, altrimenti non c’è libro che tenga… 🙂

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  5. 黒子 くろこ kuroko

    ahò. che post spettacolare.
    parlando strettamente di sigarette l’unica che ho provato era al caramello. schifa. mica sapeva di caramello. e più che appetitose (che insomma, se una cosa è appetitosa ha qualche probabilità di attirarmi, altrimenti mhhhhhhh) ho sempre trovato le sigarette nauseanti. l’odore del fumo mi fa un effetto gastrodilatatore, non so perché, non lo posso soffrire. l’odore del tabacco invece mi piace tantissimo. mi è pure capitato di sognare di stare sdraiata nel salotto di casa con un pacchetto di sigarette affianco. le annusavo un po’ e poi ne mordevo una. una dietro l’altra, mangiavo tutto il pacchetto (bianco. sigarette 20. non le ho contate ma sono sicura.). avevano proprio il sapore del loro odore, dolce e persistente.
    non so come trasmettere il mio apprezzamento (e non perché “che bravo, hai smesso di fumare” e minchiate simili ovviamente). però che forza.
    quell’uovo. volevo saltare in piedi esultando ma avrei spaventato la calma serale. notturna quasi. è così che si combattono le dannate insalate!!!!! (quanto le detesssstoooo!!!!! le classiche insalate miste. se non ci aggiungo un toccodiboh mi fanno venire le convulsioni -inorridisce-)

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Ecco. Un tocco di boh. Quando qualcuno è a dieta cerco di “ravvivare” le cose e renderle un po’ meno punitive… ad esempio ho scoperto che senape e ketchup sono acalorici. E che il cucchiaino di olio presente in qualunque dieta si può sostituire con un cucchiaino di maionese. E allora faccio una pseudo-salsa rosa con ketchup senape e maionese, allungando il tutto con un po’ d’acqua. A dirla così sembra fetente, ma il risultato è assolutamente degno di nota, ed è un tocco di boh assolutamente gradito.
      Sul fumo la cosa che mi dispiace di più è la mia (nostra inclusa la moglie) responsabilità nell’aver avviato al fumo le ragazze. Perché se fumano i genitori la probabilità di diventare fumatori cresce a dismisura, perché inconsciamente pensi che quello che fa un genitore non può far male… mi auguro solo che Giulia non ricominci, e che la dottoressa Cippi arrivi prima o poi anche lei alla conclusione che fumare è una fregatura su tutta la linea.

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      1. 黒子 くろこ kuroko

        la salsa rosa me la segno. -scribscrib-
        mi ha colpito proprio quella parte del post. deve essere davvero difficile vedere una situazione del genere. parlo da figlia un po’ astrusa. in altri ambiti più mio padre mi diceva di provare a fare qualche cambiamento perché non si andava da nessuna parte commeçi, più la mia risposta comportamentale è stata “voglio sbagliare, ho deciso deliberatamente di sbagliare e cambierò solo quando avrò capito tutto finendo di rompermi totalmente le corna sottointeso: nel caso fammi sapere prima se sei disposto a raccogliere me dopo che ho finito di raccogliere tutti i pezzi, altrimenti mi raccolgo da sola”. però deve essere una cosa molto difficile stare a guardare un atteggiamento che esteriormente è autodistruttivo. per me era necessario per capire determinate cose..
        è vero che l’esempio è quello che arriva ai figli, prima di qualsiasi discussione o consiglio. a leggere qui sei un’esempio molto chiaro e solido. quando non si è più piccoli ogni cosa deve passare per la propria ragione e individualità, è difficile anche accettare di compiere un cambiamento quando si sa che è la cosa giusta da fare. coraggio. tutto quello che puoi fare lo stai facendo, qualsiasi siano le scelte che le tue piccolegrandi faranno.

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    2. Wish aka Max Autore articolo

      Quel che appare nella virtual life spesso è differente da quello che appare in rial laif. Quel che si vede in rial laif dall’esterno di una casa è spesso differente da quello che si vede dall’interno. Ma al di là di questo ti ringrazio del complimento, e ti dico che dal punto di vista genitoriale la più grossa frustrazione è di vedere chiaramente in anticipo l’evoluzione di situazioni che andranno a deflagrare, tentare di aiutare a evitarlo, e non riuscirci, e poi vedere che le cose vanno come si era previsto. Ma non perché uno è un veggente, semplicemente perché certe cose non cambiano, e certe situazioni si ripetono e si perpetuano. E però, purtroppo o per fortuna, una inconfutabile verità è che l’esperienza degli altri non vale nulla. Poi ci si può approcciare alle nuove esperienze in un modo più o meno virulento, ma il concetto rimane quello.

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      1. 黒子 くろこ kuroko

        capisco quello che dici, con altre parole è un discorso che sento fare anche dai miei genitori. penso dipenda da un’opposizione istintiva, tra figli e genitori. infatti determinati errori ho deciso di compierli ed ero consapevole della conseguenza probabile prima ancora che mi dicessero qualcosa. nel momento in cui iniziavano a farmi presente something io mi intestardivo ancora di più. alla fine anche se non parlo o non mi confido ho la sicurezza di avere sempre le spalle coperte da loro.

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  6. Bibi

    la cosa che mi ha sempre fatto molto ridere quando discuto con una persona che fuma è il suo commento “vedi, è che a me piace proprio il fumo” .

    Post spettacolare Max :*
    e comunque baciare qualcuno che fuma è come leccarsi un posacenere sporco. punto.

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  7. tittisissa

    Io non sono mai stata una fumatrice. Forse perchè invece lo sono stati entrambi i miei genitori, anche piuttosto accaniti, e ricordo distintamente quanto da bambina mi disgustasse quel perenne odore di fumo in casa, sugli indumenti e in automobile. Ricordo i viaggi, lunghissimi, per raggiungere i miei nonni a Catania, per Natale, con loro due che fumavano davanti e io e mia sorella dietro a respirare quel tanfo di fumo insopportabile. Arrivavamo a destinazione che sembravamo due scamorze affumicate 🙂
    Questo ricordo credo mi abbia inibita parecchio dal cominciare, e ti dirò che nemmeno mia sorella è una fumatrice… Sarà un caso?!

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  8. luci

    Leggendo questo post per un attimo ho ripensato alle prime pagine de “La coscienza di Zeno” di Svevo, alle sue infinite “ultime” sigarette… E al fatto che consiglierei di leggerlo – il tuo post, intendo – a chiunque si trovasse nelle sue condizioni. Fortunatamente non ho la più pallida idea di cosa significhi essere dipendente dalla nicotina, non ho mai fumato in vita mia e non ho mai sentito, neppure per un attimo, l’esigenza di farlo. Forse perchè nè i miei genitori nè nessuno dei miei famigliari più diretti ha mai fumato, forse perchè mi ha sempre dato fastidio pure il fumo passivo, ma non ho mai pensato nemmeno per un attimo di provare una sigaretta. Nemmeno da ragazzina, quando per alcuni “faceva figo” e “dava tono”… Ho sempre pensato che ci fosse poco di figo in qualcosa che a lungo andare uccide… Comunque complimenti per la determinazione, credo che sia un buon esempio per chi ti sta intorno, soprattutto per le tue figlie.

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Tu sei di una generazione che appartiene ad un’epoca nella quale c’e stata assai più informazione sui danni del fumo. Quando ero ragazzino io non si sospettava nemmeno che uccidesse. Le scritte sui pacchetti non c’erano mica. C’erano ancora le pubblicità della Marlboro sulle McLaren, della Camel sulle Lotus, e i film erano pieni di pubblicità “occulta” sulle sigarette. Uso le virgolette perché se viene inquadrato un pacchetto di sigarette per 10 secondi e per estrarre la sigaretta il pacchetto viene messo in primo piano rispetto alla camera, beh tanto occulta non è. Non che sia una giustificazione, è sempre possibile usare il libero arbitrio. Si fumava ancora nei cinema, i non fumatori erano considerati dei rompiscatole. E insomma, alla fine ci cascavi. E io ci caddi 🙂

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  9. yliharma

    io ho smesso nel 2003, senza libro (non c’era…) ma con lo splendido aiuto dei Chupa Chups 😀
    mi ritrovo in quello che hai detto, il gusto e l’olfatto ritrovati (e certe birre che conoscevo solo da fumatrice non mi piacciono più perché troppo forti 😀 ), la paura di ricascarci, l’andare dietro ai fumatori ad aspirare il fumo…solo che negli ultimi due anni mi è capitato sporadicamente di rifumarne un paio. non credo di essere in pericolo, però ho deciso che non va bene neanche una ogni tot mesi, niente è niente e basta. grazie del post 🙂

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Ho un suggerimento per te. Perché non è vero che non sei in pericolo. Compra il libro e leggilo, non è una spesa inutile, ti aiuterà a ripercorrere la strada che hai seguito e a spiegarti perché sei in pericolo, eliminando la possibilità di ricaderci. 🙂

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  10. Lina

    Caro Max…che bello leggere questa tua esperienza.
    Perché è la mia stessa esperienza. Ho smesso 3 anni e mezzo fa, con lo stesso libro. All’epoca chi mi fece accendere la curiosità sul libro fu un tizio di pigiemme di cui ora mi sfugge il nome ma lo ringrazio e lo ringrazierò a vita.
    Poi ne sentii parlare in tv, mentre facevo i piatti, la tv ciarlava di un libro che avrebbe fatto smettere milioni di personi di fumare.
    “Figurati se un libro può far smettere di fumare le persone…che scemenza!” dissi tra me e me!
    Intanto il tarlo della sfida si era insinuato.
    lo comprai i primi di Dicembre del 2008 e lo iniziai a leggere centellinandolo perché come tutti i fumatori io ripetevo sempre che non volevo smettere di fumare perché fumare mi piaceva (che follia!)
    Smisi di fumare prima ancora di finirlo…
    che meravigliosa sensazione di libertà da una schiavitù a lungo vissuta quasi senza consapevolezza.
    E’ vero, hai ragione e l’ho ripetuto spesso anch’io: se avessi immaginato che sarebbe stato così facile l’avrei fatto molti anni fa!
    Anche per me è arrivata la prova del 9.
    La mia separazione, due anni fa. Pensavo di non farcela…qualche volta la tentazione di accendere una sigaretta l’ho avuta, sono sincera ma poi mi sono ricordata le parole di Carr: anche una sola volta e ricadi nel vortice! Quindi ho scacciato l’idea così come si scaccia una mosca dal viso!

    Max ora cerco un modo per diminuire di mangiare perché non a causa del fumo in quanto come hai giustamente scritto tu, il modo in cui abbiamo smesso non ci ha portato verso sistemi compensativi (nemmeno una gomma e prima ne mangiavo a tonnellate!) ma sono sempre stata un po’ sovrappeso e con gli anni ho accumulato un bel po’ di chili di troppo…mi piacerebbe capire il sistema per non essere soggiogata dal cibo.

    Sarà la prossima sfida.
    Ciao Max e sempre in gamba!

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Cara Lina, sono felice che tu sia approdata qui!
      In queste cose (cibo, alcool, fumo) è sempre la testa che la fa da padrona. La parola chiave è equilibrio. Per quel che mi riguarda, è assai più facile rinunciare totalmente, piuttosto che moderarmi. Sto facendo questa dieta nella speranza di imparare la moderazione. Vedremo cosa ne esce.

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  11. Claudiappì

    Sette anni, uau! Spero davvero che qualcuno possa riuscirci come ci sei riuscito tu. Io sono figlia di fumatori accaniti, tutti e due e, sinceramente, fumo anch’io ma in media un pacchetto mi dura due settimane…non ho mai preso il vizio, ne fumo una dopo il caffè in ufficio e forse due/tre se mi capita di uscire la sera, ma niente di più.
    Fa male, lo so, dovrei smettere anche quelle, ma vabbè :**
    Ps. l’uovo mi pare Chukie, la bambola assassina 😀

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Ho sempre invidiato quelli come te, con questa capacità di fumare pochissimo, e come ho detto nel post non credo faccia male. Evidentemente sei una di quelle persone che hanno una chimica del corpo resistente alle dipendenze da nicotina… Ti dispenso un solo consiglio: se dovessi constatare che il consumo aumenta leggermente ma costantemente, interrogati. Da 2 a 20 al giorno il passo è MOLTO più breve di quanto si immagini… 😉
      Anche a me l’uovo faceva impressione, dovevi vedere l’altro a forma di orsacchiotto, sembrava uscito da Pet Sematary… 😀 😀

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  12. pani

    io, come forse ho già detto, non sono mai stato per gli atteggiamenti compulsivi. E pure non mi è mai piaciuto essere schiavo o dipendente di qualcosa. Ma non credo che sia per la mia forza di volontà, anzi, penso che sia dovuto ad un fisico scarso. oppure un fisico dotato di un tappo che dice stop agli eccessi.
    Da anni, forse ormai venti, io fumo solo una sigaretta dopo pranzo e dopo cena e solo a casa. Non le ho mai con me e in vacanza sono pure capace di dimenticarmene. Non capisco come si riesca a fumare a digiuno, al mattino presto, in auto…e vedere uno che cammina con la sigaretta fra le mani mi fa lo stesso effetto di vedere uno con un bicchiere di vino.
    Qualcuno potrebbe anche dire: “Be’, potresti anche smettere del tutto”.
    Ma io non devo smettere, o meglio, non ne avverto l’esigenza, anzi, credo che mi regolarizzi la fase digestiva 🙂
    Tuttavia credo che una sigaretta faccia male comunque.

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Caro pani, tu hai una fortuna incredibile nel possedere un’innata moderazione. Tutti noi abbiamo pregi e difetti, e ci sono dei miei pregi di cui vado parecchio orgoglioso, però rinuncerei a qualcuno di loro per avere questo…
      E se da vent’anni fumi due sigarette al giorno, male non ti fanno. Ripeto, non è che viviamo in mezzo alle Alpi svizzere con le caprette… Ci voglio tornare sopra, su questo fatto della moderazione e del binario. Mi sa che nel prossimo post parlerò di dieta.

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  13. Pingback: Millennium – Uomini che odiano le diete | Serbatoio di pensieri occasionali

  14. comearia

    Innanzitutto. Complimenti sembra scontato? In effetti, “che figata!” è più spontaneo.
    Che figata tu, la tua forza di volontà. [Di solito non mi esprimo così, ma quando ci vuole ci vuole]
    Le dipendenze sono una di quelle cose psicologiche che mi hanno sempre fatto desiderare lo studio approfondito di tale materia. Perché ti si radicano dentro. Come i capillari, come la linfa nelle piante.
    Ho un amico che fumava, tantissimo. Poi ha smesso, all’improvviso. Dopo quattro mesi ha ricominciato. Ora sta fumando tantissimo con l’idea del “quando riprendo la palestra smetto”.
    Spero lo faccia. Spero lo desideri. Spero sia il momento per lui, perché non ha bisogno di una dipendenza. Nessuno ne ha bisogno, ma lui soprattutto.
    Gli regalerò questo libro. Anzi, gli farò leggere il tuo post.
    Poi ti racconto.
    Questo post mi dà forza. Mi dà forza perché ho dietro, sul mobile della cucina, dei dolci alla cannella che ho preparato e me li mangerei tutti. Uno dietro l’altro, con ingordigia.
    Sarebbe piacere? No. Come non è davvero piacere il fumo delle sigarette.
    Grazie, perché mi hai acceso questo pensiero, stasera.

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Quel pensiero che ti si è acceso è la chiave per riuscire a liberarti. Non te ne rendi completamente conto, ma il pensiero era già dentro di te. Personalmente sono convinto che sia quello il clic che hai sentito. Il cambio di prospettiva. Il fatto che non è un piacere. Il fatto che in fondo al tuo cuore tu NON VUOI. E questa cosa c’entra pochissimo con la forza di volontà. Tutta la forza di volontà di questo mondo non serve proprio a niente, se sei ancora nella prospettiva sbagliata. Perché quella prospettiva ti dice che devi sforzarti di rinunciare a un piacere. Fintanto che resti convinto che è un piacere sarai anche inconsciamente convinto che stai facendo qualcosa che non è in armonia con te stesso. E questo è esattamente il motivo oer cui il tuo amico ha ricominciato. Quando invece la prospettiva cambia, allora non è più volontà CONTRO, ma è forza costruttiva, forza propulsiva, che si muove in armonia col tuo io più profondo, che VUOLE LIBERARSI. E siccome le parole non si usano a caso, quando ho letto che volevi essere libera ho capito che ce la farai. Forza.

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