Scrivere, il traffico di Roma e due chicche TED

Ho voglia di scrivere. E’ da un po’ di giorni che voglio sedermi davanti al Mac e ticchettare in santa pace, leggevo qualche giorno fa su un blog (ma non ricordo assolutamente quale) che la scrittura a volte diventa una necessità, una valvola di sfogo, un imprescindibile bisogno. Non è così, per me. E però scrivere mi rilassa, il solo fatto di essere qui, di fronte all’editor di wordpress, e vedere i caratteri che pian piano riempiono lo spazio, allenta la morsa dello stress. Ché ringraziando Iddio di stress ce n’è da vendere, da queste parti, ultimamente. Basta uscire di casa, tuffarsi nella bolla di caldo e prendere la macchina, e comincia la giostra.

Il traffico di Roma è un incubo. Non esiste l’uguale, neanche a Napoli. Parlo con cognizione di causa, ho frequentato assiduamente Napoli per lavoro con l’auto, e so di cosa parlo. Il caos napoletano ha una sua logica. Perversa, ma ce l’ha. Come le regole di “Così parlò Bellavista”, quando diceva che col rosso si passa, col giallo fai come ti pare, e col verde devi stare attento perché potrebbe esserci qualcuno che passa col rosso. Queste sono regole, abbastanza singolari, ma regole. A Roma no. A Roma o fai le scorrettezze o le subisci, o sei un velociraptor o sei una preda. Tertium non datur.  E questo è indipendente, curiosamente, dal mezzo. Ho visto cinquantini effettuare prepotenze indicibili a danni di enormi SUV, e ho visto autisti di autobus accanirsi con inermi ciclisti. I velociraptor possono assumere qualsiasi sembianza, è un problema di come uno è fatto dentro. E in questo confronto costante tra vittime e carnefici si realizza la sublimazione del “tutti contro tutti”.

Io sono, manco a dirlo, un velociraptor. Se sono in scooter (la moto solo in pista, da quando ho realizzato che percorrevo il GRA a oltre 200 kmh…) prima di partire non dimentico mai di indossare il mantello di Harry Potter, quello dell’invisibilità. Perché l’automobilista medio non vede le due ruote. Ho realizzato questa drammatica verità un po’ di tempo fa. Non è una questione di cattiveria, né di modalità di guida. Se uno è in macchina, a meno di non avere un allenamento specifico, delle due ruote non si accorge. Punto e basta. Da quando ho fatto questa scoperta evito di usare il clacson. Decimi di secondo persi inutilmente, che invece possono essere dedicati all’effettuazione di una manovra di emergenza, o usati per guardare attorno anche meglio. L’automobilista che mette la freccia a destra e gira a sinistra non mi stupisce più, da allora. Quello che inchioda e accosta a destra neanche. Nella mia testa gira un complicatissimo film che tende a prevedere tutte le possibili mosse di chi mi sta davanti o accanto. E’ l’unico modo per non essere sorpresi. Ed è l’unico modo per essere un velociraptor e rimanere in piedi. Ma come si fa a fare il velociraptor in scooter? Ci si infila in ogni singolo spazio, si affiancano gli automobilisti dalla parte del guidatore (che è l’unica situazione nella quale si può avere la ragionevole certezza di essere stati visti) e li si stringe in modo da farli scansare. Si va spediti sulla linea di mezzeria pronti a scartare, si arriva sempre in prima linea al semaforo, si cerca di anticipare tutto l’anticipabile.

Se sono in macchina ho sempre uno sguardo sugli specchietti. Tutti e tre. Ciascuno dà una sua prospettiva. Fare il velociraptor in auto è più semplice per certi versi, ma spesso l’efficacia è inferiore. Sulla Colombo faccio slalom come se fossi in scooter, se il traffico è fluido. E quindi è necessarissimo guardare, specialmente per evitare gli scooter (se posso cerco di vederli). In macchina la decisione è tutto. Se arrivi deciso ti cedono il passo, se tentenni non passerai mai. Due mani sempre sul volante, alle 9.15, busto eretto, braccia e gambe piegate leggermente, come mi hanno insegnato al corso di guida sicura. E coltello in mezzo ai denti.

Rileggendo quanto ho scritto mi rendo conto che sembra il delirio di un pazzo. E nella rilettura ho limato alcuni passaggi, avevo iniziato elencando le tecniche e i trucchi principali: come “creare” uno spazio in cui infilarsi col motorino, come bypassare file in auto, eccetera. Le ho tolte per snellire, ma la verità è che Roma è una giungla. Io attraverso la città tutti i giorni, abito all’EUR e lavoro vicino alla Stazione. Se guido in questo modo ci metto una mezz’ora circa per tratta. Se guido rilassato ci metto quasi il doppio. In ballo c’è quindi un’ora al giorno, che non mi rassegno a perdere.

E la metafora dei velociraptor è molto pertinente. Come dicevo all’inizio, non c’è via di mezzo, a Roma: o perpetri angherie, o le subisci. Io preferisco perpetrarle, in nome del risparmio di tempo. Però questo clima non aiuta a guidare sereni. Sia i velociraptor sia le prede sono perennemente incazzati neri. Ed è un continuo urlare e gesticolare all’insegna di questo o di quello. Ecco, in questo io ho smesso. Non urlo più, non gesticolo più, non mando la gente a quel paese. Sono concentrato. Una macchina da traffico. Sempre alla ricerca dello spiraglio, del varco, del passaggio per sgusciare via e guadagnare qualche secondo.

In tutto questo quadretto idilliaco, ci sono poi due situazioni in cui l’inferno diventa se possibile ancor peggiore, entrambe legate ad eventi atmosferici. Quando piove, e quando fa caldo. Quando piove, la maggioranza delle persone pensa che se accelera oltre i 40 all’ora la curva successiva sarà costretta a farla in sbandata controllata. Quando fa caldo, la stessa maggioranza pensa che si possa addormentare, o almeno sonnecchiare, mentre si usa l’auto. E questo fa sì che tutte le tecniche da “macchina da traffico” diventano più complesse da utilizzare, la concentrazione deve essere ancora maggiore, e tutto diventa più complicato. E più lungo. E più lento. E quindi già sei stranito che fa caldo, ti tocca anche spendere più energie e perdere ancora altro tempo.

Come rilassarsi quindi? Con un bel video di TED, che domande! Questa volta ne metto addirittura due, sempre affascinanti. Per il primo ci sono disponibili i sottotitoli, anche in italiano. Parla di cose che diamo per scontate ma che forse scontate non sono…

Il secondo (purtroppo sottotitoli solo in inglese) parla di una cosa che mi sta particolarmente a cuore, che è il morbo di Alzheimer. La speaker ha il padre affetto dalla malattia, e lei parla di come si sta preparando nel caso in cui il mostro la dovesse aggredire. Toccante, specie nell’ultima parte.

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23 pensieri su “Scrivere, il traffico di Roma e due chicche TED

    1. Wish aka Max Autore articolo

      La dura legge della giungla… 😉
      E’ veramente ansiogeno, il traffico romano. Non so se hai mai vissuto qui, ma è un’impressione condivisa da tutti. Ed è il più grosso problema della capitale, anche questo condiviso da tutti.

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        1. Wish aka Max Autore articolo

          No, non sei tu. Quel video è realmente toccante. C’è un passaggio che mi fa commuovere regolarmente, quando dice “When you take away everything that he ever learned in this world, his naked heart still shines”. E lei ha un gran coraggio. Come tutti quelli che stanno accanto a malati di Alzheimer.

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  1. 黒子 くろこ kuroko

    una goccia nel serbatoio. ce la metto sì.
    potrei fare un discorso parallelo sulla giungla romana nei mezzi pubblici. ma immagino tu sia più che ferrato anche in quella. sono a little kind of pendolare dopotutto.
    al primo video ho sentito il forte istinto di alzarmi battendo la mano sul tavolo in segno di approvazione per quanto riguarda l’esempio di alcunimedicicinesi. sarà l’orario (che mi ha portato a mettere i sottotitoli in italiano) ma alcune terminazioni nervose sono suscettibili tanto quanto altre zone del cervello sono in tilt.
    sul secondo video ho avuto un piccolo flash ma si è chiuso subito. per una frazione di secondo ho immaginato di immaginarmi (proprio così) di trovarmi in una situazione analoga. attendere qualcosa che si presuppone accadrà. dovrei riflettere sull’immedesimazione in questo caso perché mi rendo conto di avere ancora una visione un po’ immortale dei miei genitori. parallelamente mi risulta anomala la reazione automatica di chiusura istantanea del flash.
    boh. intrippi mentali apparte, necessitavo leggere un post che mi aprisse qualche valvola di divagazione razionale. (come no. non so più cosa sto scrivendo, so, good night.)

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Pensa che avevo iniziato anche a parlare di mezzi pubblici, ma il discorso aveva preso una piega talmente ampia che ci sarebbe voluto un libro!!! Ero partito dalle amministrazioni comunali degli ultimi trent’anni… Conosco bene anche quel problema, giusto ieri sono andato dal dentista e ho avuto il piacere di salire su un treno della metro B con temperatura interna prossima ai 40 gradi centigradi (non esagero). Uscire fuori in strada alle due del pomeriggio sotto il sole è stato rinfrescante, e anche qui sono serissimo.
      Immagino che si sia capito che TED mi appassiona, e la ragione è proprio quella da te indicata, mi stimola delle riflessioni.
      Una sola cosa su Alzheimer. La definizione di “mostro” è perfetta. Vedere una persona scomparire lentamente è uno strazio mostruoso. E tranquilla, lascia i genitori sul gradino della pseudo-immortalità, c’è tempo per tutto! Ma è interessante quel meccanismo di meta-immaginazione, e da informatico ho molto lavorato con il meta-. Metadati, metalinguaggi, ecc. Ci rifletterò.

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      1. 黒子 くろこ kuroko

        mi rendo conto. certo è aghiacciante. la metrobbì l’avrò presa 3 volte al massimo. guarda caso in maggio/giugno. non posso immaginare cosa sia ora. è il mio incubo. (non che abbia sperimentato chissà quante corse di autobus. posso parlare lungamente della cotral, che dovrebbe essere ciò che mi permette di arrivarci a Roma.)
        riguardo alle aree del cervello funzionanti a turno non ti ho passato questo video che è un accostamento tanto istantaneo, insomma. ieri dormivo da piedi.

        okok. spero nel frattempo non facciano cretinate perché non mi dispiace affatto lasciarli su quel gradino.
        mi piace il prefisso meta-. meta-immaginazione. ne sfioro appena il significato (ovvero se mi chiedessero una definizione apparirebbe la schermata fuori servizio on my face) e mi fa anche venire in mente quel paio di volte in cui ho sognato di dormire. mai provato nulla di più riposante *-*

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        1. Wish aka Max Autore articolo

          Quello che mi piace molto nell’interazione con te è che basta darti un micro-indizio e mi stupisci con effetti speciali… come il sogno di dormire che è il perfetto meta-sogno. La definizione si potrebbe tentare… praticamente si tratta di definire qualcosa in termini di se stesso salendo di un livello di astrazione. Però ci penso e magari ne viene una migliore. Il video è carinissimo 🙂
          Il Cotral meriterebbe un capitolo a parte, insieme con i trenini laziali… nella prossima vita vorrei vivere in un piccolo centro. 😉

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          1. 黒子 くろこ kuroko

            la definizione me la rileggo almeno altre due volte u_u
            data l’intenzione è probabile che ti capiterà davvero nella prossima vita di vivere in a little town X) spero meno infognato di questo dove vivo ecco. ma ormai è difficile cascare bene.

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  2. tittisissa

    Con il traffico di Roma ho avuto poco a che fare. Ma mi è bastato, giuro! 🙂
    Eppure, sono un velociraptor anch’io in auto… Guido speditamente e senza incertezze ovunque nel mondo, ma a Roma no. Ovunque, tranne che lì.
    E confesso che questa cosa mi fa rosicare perchè una che che ha sempre guidato, fatto corsi di guida sicura e veloce, persino un Rally del Salento, si aspetta di poter guidare con scioltezza in ogni luogo. invece no.
    A Roma meglio la metropolitana e le scarpe comode.
    Provengo da una città dove guidare significa anarchia. Dove i semafori e gli stop sono opzionali e non particolarmente indispensabili. Dove se non scatti appena il semaforo è verde ti si fa l’intera ouverture di un concerto sinfonico per clacson e improperi e dove se non impari a superare da destra mentre sei al cellulare senza cintura di sicurezza non sei nessuno.
    Altro che giungla! Altro che velociraptor! Qui nemmeno un Tirannosauro gna fa 😀
    Se poi si considera anche la mia allegra tendenza ad essere sempre perennemente in ritardo (ci vuole impegno, si, lo so) e quindi trafelata e di corsa….fai un po’ te..
    Ma Roma no, c’ho la pelle del pollo solo al pensiero! 🙂
    Piesse i video non li ho ancora visti ma mi riprometto di farlo in pausa più tardi, perciò ci aribecchiamo! Baci 🙂

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Eheheheheh… a Roma è come sulle colline scozzesi di Highlander, “Ne resterà solo unooooooo!!!!” 😀 😀 😀
      Non sei la prima che mi fa questo discorso. Credo che, come ho cercato di rendere, il problema non sta tanto nella scorrettezza spicciola, che più o meno esiste quasi ovunque, in Italia, ma nella somma di una serie di fattori: l’aggressività, la scorrettezza, l’oggettiva intensità del traffico, la caoticità delle strade. E questo provoca una sorta di “timore reverenziale”, che passa solo con l’abitudine, come accade in molte altre situazioni.
      Ricordo che una volta vennero degli americani a trovarmi, io li portai a fare un giro andando veramente piano, ma loro scesero terrorizzati lo stesso… 😀 😀 😀

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  3. Luci

    Direi che non è il post più adatto ad un’amaxofobica come me… per di più io e l’inglese non ci capiamo granchè… insomma, mi ritiro in un angolino e aspetto tempi migliori… 😉

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  4. pani

    quando andavo a Roma per lavoro, al mattino spesso percorrevo a piedi il tragitto hotel-cliente. Ed ho visto proprio quello che descrivi, addirittura con delle sbardellate tra motociclisti. Ma dove andate tutti così di fretta? Ma soprattutto tu, non puoi elasticizzare il tuo orario, partire un’ora dopo. Magari ci impieghi solo cinque minuti e alè, il gioco è fatto.

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Una delle tristi peculiarità del traffico di Roma è che non esiste l’ora di punta. Ho provato ad uscire a tutte le ore dalle 7 alle 10, e a ritornare a tutte le ore dalle 16 alle 20. Niente, nessuna differenza. Ed è più forte di me, pensare di impiegare più di mezz’ora per fare una decina di km mi manda al manicomio. Lo so che è sbagliato, è una delle cose dove non riesco proprio ad essere zen, ma non riesco a correggermi.

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