Riesco ancora a stupirmi

GobbiIn questa Italia di merda, dove appena uno cerca di rinnovare il sistema dall’interno si grida al complotto, al venduto, e quant’altro. In quest’Italia di merda, dove se lavori sei da rottamare a cinquant’anni, se sei un politico a cinquant’anni hai già un paio di pensioni e trent’anni buoni di ruberie davanti. In quest’Italia di merda, dove le mie figlie pensano che forse è meglio andare a Londra a fare le emigranti piuttosto che star qui a rimbalzare da un call center al bancone di un bar. In quest’Italia di merda ogni tanto succedono delle cose che ti stupiscono.

Succede che un tal Otello Marcacci decide di riprendere delle robe scritte in passato, di consolidarle e farci un romanzo. Succede che (dopo mille patimenti, perché non è un caso che abbia esordito con “in questa Italia di merda”) il libro sia dato alle stampe, ma non a spese dell’autore, come spessissimo succede. No. Da una vera casa editrice. Piccola ma dignitosa. Umile ma onesta, direbbe il buon Troisi. Neo. Che quando l’ho visto scritto l’ho mentalmente pronunciato “Nìo” pensando a Matrix. E invece è neo, come il neo sulla guancia. E ogni loro autore ha una foto con un neo posticcio. Anzi con un Neo. Vabbè sto divagando come al solito.

Insomma questo libro, “Gobbi come i Pirenei”, è un libro scritto da uno che non fa lo scrittore di mestiere. Uno come noi, che scrive per diletto, che lo fa per passione. Ed è bello, il libro. Con qualche limite da opera prima, ma suvvia, chi non ne ha? E sarebbe financo sospetto vedere un romanzo da novello Dostojevskij, farebbe pensare a un ghost writer, a uno scrittore famoso che si mette in un divertissement per vedere se riesce a ricominciare senza il nome, non dimentichiamoci che questo è il paese dei complotti.

E invece no, è proprio un’opera prima, ed è un’opera prima godibilissima. Innanzitutto scritta in un italiano come dio comanda. Poi, ricca di citazioni e rimandi che fanno pensare. E infine scritta con uno stile leggero, accattivante, a volte un po’ ruffiano, ma che rende la lettura scorrevole. Un libro da bere tutto d’un fiato.

Con Otello ci siamo scritti, l’ho conosciuto in rete. Mi ha raccontato una parte delle vicissitudini che lo hanno portato a pubblicare e, come tutte le persone intellettualmente oneste, è stato prodigo di suggerimenti, qualora mi venisse mai il ghiribizzo di pensare di pubblicare qualcosa, tra qualche lustro. Uno con il quale mi sento in sintonia, per questo principio secondo il quale la conoscenza e l’informazione non devono essere uno strumento di potere ma vanno condivise.

Ma lo stupore più grande è per una citazione (che non dico dove si trova per non rovinare il pathos a nessuno). La citazione è per Randy Pausch. Randy Pausch è un signore che è assurto all’onore della cronaca per aver fatto una memorabile lezione alla sua università, la Carnegie Mellon di Pittsburgh. La tradizione di questa università è quella di dare la possibilità a ciascun insegnante di tenere la sua “Last Lecture”. In altre parole, tenere una lezione che risponda alla domanda “Se questa fosse la tua ultima lezione, di cosa parleresti?”. Ebbene, Randy ha tenuto la sua Last Lecture in una condizione particolare. Da un anno circa soffriva di un cancro al pancreas. E la sua lezione è stata commovente, perché è un testamento spirituale per i suoi figli. E il messaggio, in a nutshell, come dicono gli americani, è: realizzate i sogni che avevate da bambini, sembra più difficile di quanto sia in realtà.

La Last Lecture è stata tenuta a settembre del 2007, e Randy se n’è andato meno di un anno dopo, anche se quasi due anni dopo la più ottimistica previsione che gli era stata preannunciata, a riprova che l’energia positiva può cose incredibili. Quando ho sentito questa cosa, di sfuggita da un telegiornale, mi sono andato a scaricare questa Last Lecture, e non contento anche un’altra sulla gestione del Tempo (che, come Randy stesso diceva, quando sei un malato terminale assume una valenza che non avresti mai immaginato prima). La Last Lecture di Randy è stata una lezione piena di spirito positivo, piena di humor, e piena di commozione. Come il libro di Otello. Che ringrazio, perché mi ha aiutato a non perdere la capacità di stupirmi, e ad abbandonare per qualche tempo la maschera di cinico disilluso.

Ti abbraccio, Otello.

15 pensieri su “Riesco ancora a stupirmi

  1. Luci

    Ricordo ancora tutti gli anni spesi e le traversie di mio zio per pubblicare i suoi racconti… un augurio di cuore ad Otello perchè – da qui in poi – il percorso sia meno accidentato e comincino ad arrivare le meritate soddisfazioni! E tu fai bene a dargli visibilità…

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  2. Pingback: Urca | Serbatoio di pensieri occasionali

  3. pani

    le opere prime, le opere di sconosciuti, tutto quello che orbita fuori dai grandi circuiti, secondo me sono sempre meritevoli e richiedono attenzione. Come nella musica. Non mi stancherò mai di ripeterlo: i piccoli concerti, magari anche improvvisati mi entusiasmano di più di un maxi concertone all’olimpico

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  4. musicalina

    Condivido il pensiero espresso da pani e l’ho sperimentato personalmente, almeno per quanto riguarda la musica: i piccoli concerti, quelli dei piccoli locali, per una nicchia di persone, sono i più entisiasmanti!
    Riuscire a dare “forma” ai propri desideri, scrivendoli e raccogliendoli in un libro è già di per se gratificante, se poi a questo, aggiungiamo la freschezza della verginità narrativa che affascina alcuni lettori, direi che il successo è quasi assicurato.
    In bocca al lupo a Otello Marcacci!

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