E un post sul Natale non vogliamo farlo?

“Ah! La meraviglia di una casa
non è che vi ripari o vi riscaldi,
né che si possiedano i muri,
ma che questa depositi lentamente in noi
riserve di dolcezza.
Che essa formi, in fondo al cuore,
questa mole oscura
da cui nascono, come acque di sorgente,
i sogni,….”
Antoine de Saint-Exupéry

alberonataleParto da qui. C’è un posto, vicino Roma, tra Fiumicino e Fregene. Si chiama Focene, è un posto dove le case sono praticamente tutte nate abusive nel periodo in cui si stava costruendo l’aeroporto. Decollando dalla pista 25, quella perpendicolare al mare, ci si passa proprio sopra. Lì c’è una casa. Dove sono andato a vivere nel 1985, quando mi sono sposato. Dove sono nate le mie figlie (insomma sono nate in ospedale, ma vivevamo lì). Dove abbiamo vissuto fino al 1993, per poi trasferirci a Roma, perché far crescere le bambine lì sarebbe stato togliere loro delle chances. O almeno così pensavamo allora. Poi quella casa è rimasta disabitata per un po’, per un altro po’ è stata affittata, e alla fine quattro anni fa l’abbiamo recuperata, e ristrutturata. Ora la usiamo come casa estiva, e per i weekend, considerando che per arrivarci, da Roma, si impiega non più di mezz’ora.

Ogni volta che vado lì io le sento, le riserve di dolcezza di cui parla Saint-Exupéry. E la mole oscura. Perché quella casa è impregnata di bei ricordi, di positività, di gioventù e spensieratezza, di risate di bambine, di sorrisi. Sento queste vibrazioni non appena entro dentro casa, e non importa se oggi c’è un pavimento differente, e le porte sono cambiate, e dagli infissi non passa più il vento che passava allora. Non importa perché le riserve di dolcezza sono lì. Sono nei muri, nei pavimenti, nei soffitti, nel controsoffitto del corridoio dove custodivamo gli scaldasonno d’estate. Sono nell’interstizio delle pareti costruite per coibentare la stanza delle bambine dove faceva un freddo becco. Sono nel camino, che si accendeva la mattina alle 8 e si spegneva la sera alle 23, per aiutare il riscaldamento. Sono nel terrazzo da cui si guarda il mare, sono nella vetrata della cucina alla quale ancora oggi mi affaccio per prendere il caffè e salutare il mare, e portare al mare i saluti di chi me lo chiede, ché di persone che amano il mare ce ne sono tante.

E allora quest’anno avrei voluto passare il Natale lì, come lo scorso anno, quando per la prima volta abbiamo ospitato tutti da noi, e le riserve di dolcezza della casa hanno allisciato tutte le bitorzolute asperità di chi di norma viene per guastarle, le feste, più che per santificarle. Perché a Natale i guastafeste ci sono sempre, sembra una legge universale come la relatività di Einstein. Ed è stata una cosa molto semplice ma bella.

Quest’anno invece ha prevalso la logica, e quindi non si farà lì. E un po’ mi spiace. Poi mi passa, eh. Credo che la mia dote migliore sia la duttilità, la capacità di adattamento alle situazioni, e quindi non è un problema alla fine. Però come detto mi spiace un po’, perché se devo pensare a “casa mia”, io penso a Focene. Ancorché lo sia molto meno di quella di Roma, che è mia de jure. Ma le riserve di dolcezza che ci sono a Focene sono uniche.

E quindi, buon Natale a tutti, l’augurio è quello di trascorrerlo in serenità, in un ambiente caldo.

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22 pensieri su “E un post sul Natale non vogliamo farlo?

  1. ema

    stamattina sono rimasto bloccato al paese dei miei, mentre aspettavo di poter tornare a casa sono andato a salutare i miei nonni. c’era nebbia, e faceva freddo, ma tanto freddo. il luogo poi era ancora più freddo. nel salutarli pensavo ai Natali da bambino. pensavo alla voce della mia nonna che non sento più dal 1987, e che ho quasi dimenticato, o dell’altra che non sento più da luglio. al calore delle loro carezze che risento quando mia mamma o mia suocera accarezzano mio figlio: e mi sono sentito meno freddo. ti faccio i miei auguri ben tre volte, prima di farteli a voce: una volta per tutti i tuoi cari, una per il Max che è saldamente ancorato al suo passato e che sia da linfa per un radioso futuro e la terza per il mio amico e le nostre chiacchierate 🙂

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  2. elinepal

    Allora la prossima volta che vai portami un saluto al mare, che il mare d’inverno mi piace molto. E ovunque sarete sono certa che sarà un bel Natale, perché a naso avete tutti delle grandi qualità. E fanculo ai guastafeste!

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Te lo saluto sì. E hai buoni gusti. Il mare d’inverno è meraviglioso. I colori, la forza del vento, gli odori. E nessuno in giro, che è la cosa più bella. Niente a che vedere con l’estate.

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  3. masticone

    Pronti-via non pensavo che vivere vicino all aeroporto potesse fare casa. Ma hai ragione te. Non conta il luogo il confort o se è’ vicino al mare o alla montagna. Conta solo se riesci a sentirla come casa. Trovo molto romantico essere andati alla ricerca del passato andando a ricomprar la . Era come tu (voi) cercaste di ritrovarvi. Come se senza quella casa fosse cambiata non necessariamente in peggio e foste smarriti rispetto a questa cosa e allora per ritrovarvi abbiate cercato di far rivivere il passato.
    Cosa che peraltro e’ il mio sogno.
    Darei qualsiasi cosa, proprio qualsiasi per un altro natale con i miei e con i nonni e con le vecchie zie
    Ma vado sul patetico e la finisco
    Prometto però che la prossima volta che parto da Fiumicino cercherò di vederla e penserò a voi
    Buon natale (un cazzo) a tutti voi amico

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Mi sono spiegato male, non l’abbiamo ricomprata, ma semplicemente recuperata dopo che per un lungo periodo l’abbiamo affittata tutto l’anno (nel senso non stagionale). Ma in effetti è come se l’avessimo ricomprata.
      Se parti da Fiumicino e vai a Milano te la trovi sulla destra dell’aeroplano, basta guardare in basso 🙂
      Un’altra delle riserve di dolcezza è che vivendo lì impari a non sentirli, gli aerei. 🙂
      E per quanto tu voglia sembrare dissacrante, alla fine le feste le senti anche tu. 😉

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      1. masticone

        Certo che le sento
        Perché negarlo
        Ma sento anche una pesantezza nuova che una volta non c era
        Vorrei avere una casa da recuperare o un qualcosa che mi regali leggerezza che tu sembri aver riacquistato attraverso questo recupero importante
        E qualcosa mi dice che comunque un saltino ce lo fai incastrare lo stesso

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  4. Katia

    Caro Max,
    ogni volta che vado a trovare i miei genitori cerco anche io, proprio come dice così bene Saint-Exupéry, delle riserve di dolcezza. A volte le trovo, altre volte no. Ma dopo aver letto le tue parole credo che martedì, quando andrò dai miei per il giorno di Natale, mi impegnerò un pò di più per trovarle e se non dovessi riuscirci, me le inventerò. Tanti, tanti auguri anche a te, amico mio, con tutto il cuore.

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  5. musicalina

    Io di ricordi ne ho tanti ma non ho più dove collocarsi e allora buon Natale a te caro Max che mi hai strappato una lacrimuccia e a tutta la tua famiglia. Buon Natale a tutti quelli che leggono e nella speranza di riuscire a farmi coinvolgere, ancora una volta, da atmosfere sinceramente dolci, altre velatamente ipocrite ma necessarie, cercheró di sopravvivere anche a qst Natale!!!

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  6. Claudiappì

    Mi hai fatto venire in mente una cosa.
    Un po’ di tempo fa, io e mio marito ci eravamo messi in testa di cercare una casa più grande, magari col giardino, magari un po’ fuori città. Ne abbiamo vista una che sembrava facesse proprio al caso nostro ma, appena entrata, ho sentito che io lì non ci avrei voluto abitare. Era bella, quasi nuova, spaziosa, divisa bene, ma c’era qualcosa che non mi convinceva.
    L’agente immobiliare poi ci ha raccontato che la coppia che abitava in quella casa si era separata e l’aveva messa in vendita. E allora ho capito che quello che non mi convinceva erano i muri, i muri che avevano sentito le urla, le frecciatine, magari i pianti sommessi, non lo so, ma credo che le case assorbano tutto e quando ci entri si sente.
    E niente, cos’è che dicevamo?
    Spero tu abbia passato un bellissimo Natale insieme alla tua famiglia, anche se non a Focene 🙂
    Auguri, Max :*

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  7. Bonkgirl

    Tu lo sai che io ho un forte senso di appartenenza, di casa.. forse meno quello di famiglia.. bellissimo post, commovente pure.. mi commuovo troppo spesso in questi ultimi mesi. diceva dorothy “nessun posto è bello come casa mia” .

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  8. Pingback: del preservare un sottoinsieme: esce il libro di Max | Rem tene, verba sequentur. O anche no?

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