Ciao Fuffone

F2Ho parlato qualche volta del mondo dei motociclisti. Ci sono persone di tutti i tipi. La maggior parte sono un po’ sbruffoni, nei bassifondi della Capitale si dice che “se la sentono calla”, si credono tutti i padroni del mondo, pensano di essere dei piloti sopraffini, di averne sempre di più.

A volte invece capita di conoscere qualcuno che esce da questo stereotipo. Capita di conoscere una persona che fa dell’allegria, dello scherzo una filosofia di vita. Uno che la leggerezza ce l’ha dentro. La leggerezza intesa nel senso nobile e puro del termine, la capacità di non prendersi sul serio, la capacità di relativizzare, la capacità di cogliere l’attimo e vivere la gioia di un momento.

E lo vedi, lo vedi e te ne accorgi da tante piccole cose. Lo sguardo sempre diritto nei tuoi occhi, per cominciare. L’abbraccio, stretto e secco, come a dirsi reciprocamente che sì, siamo amici. E ci piace sottolinearlo, con un abbraccio. E il sorriso. Il sorriso che è un sorriso a pieno volto. Che parte dalla bocca ma si estende a tutto il viso, e specialmente agli occhi. E la risata. La risata su una delle millemila battute, su una delle millemila prese in giro. Con un micro-ghigno appena accennato che diventa una risata poderosa, piena e sentita.

E uno bravo. Bravo a guidare, bravo a consigliare, disponibile e cortese, sempre e comunque. Ci siamo trovati varie volte a Vallelunga, ed è stato sempre un grandissimo piacere. E ho sempre imparato qualcosa.

F6Fabrizio, detto Wasabi. Ma soprattutto Fuffone. Fuffone perché sembra un orsacchiotto. Un orsacchiotto che gioca a fare il brontolone. E Fuffone se n’è andato. Se n’è andato la notte scorsa, sulla Cassia. Ha perso il controllo della moto, chissà, forse era umido, forse le gomme erano fredde, vai a sapere, vai a capire. Sta di fatto che (mi dicono) ha preso un guardrail, uno di quegli stramaledettissimi guardrail che ne hanno ammazzati a vagoni, di motociclisti. Dicono che era l’una di notte.

E in quest’era di comunicazione globale, l’ho saputo indirettamente via facebook. Ho visto un paio di stati che parlavano di un Fabrizio, non ho proprio immaginato. Ho googlato sulle news, e PAM! Sul Messaggero. Ho chiamato un amico, abbiamo condiviso l’incredulità. 43 anni. Non si può. E’ difficile da accettare, è difficile farci i conti. Soprattutto per quel che dicevo poc’anzi. Perché quando uno ha la gioia di vivere dentro diventa difficilissimo pensare che possa non esserci più. E non voglio cedere alla tentazione di raffigurarmelo in un qualche paradiso dei motociclisti. Perché sarebbe poco rispettoso nei suoi confronti. Voglio piuttosto pensare all’entanglement, al collegamento, al fatto che anche se non c’è è come se ci fosse, e che fa parte dell’universo proprio come prima. Però duole. Il cuore, duole tanto.

Ma io quel sorriso me lo ricorderò finché avrò fiato in corpo. E voglio inserire qualche foto di come ricordo di averti visto quando abbiamo girato insieme. Sono contento di averti incontrato. E non ci riesco ancora, a credere che te ne sei andato.

Ciao, Fuffone.

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51 pensieri su “Ciao Fuffone

  1. Jack

    Ricevere un sms, poi una telefonata, poi un’altra ed un’altra ancora.

    Correre al pc, andare su google e digitare “Cronaca di roma motociclista”.

    Il cuore rallenta all’inverosimile, gli occhi aspettano il responso.

    Poi compaiono le risposte e tra i tanti link in sequenza, nelle due tre righe subito sotto leggo il nome. Si è lui.

    “Motociclista cade sulla Cassia e muore”. così titola l’articolo. 43 anni. Un conoscente di strada, di passione. Di un periodo. Breve ma pure sempre in comune.

    E’ un roulette. A chi tocca non si ingrugna ma… per esperienza, è come se una fetta del tuo coraggio e della tua passione si spegnesse con ogni amico che se ne va.

    Il tempo passa ed oggi, a 38 anni, penso a quante volte, in moto, per strada, con I MIEI AMICI di vento e di velocità, abbiamo giocato a carte con la sorte.

    Penso al primo giorno di vera moto, ad un appuntamento all’obelisco con persone che non conoscevo, ma che incontravo perchè “beccate su internet” grazie allo stesso tipo di moto. Ricordo un rodaggio, quando ancora si faceva il rodaggio alla moto, ricordo che ero senza guanti ed era febbraio. Una rapida passeggiatina, andiamo piano mi dissero e dopo 15 minuti eravamo a 180 sul raccordo.

    Ne sono passati di kilometri e di curve, di impennate e di dritti, di paure e di pianti. Tanti, purtroppo, tantissimi funerali. Tantissimi sorrisi non rivisti più. Tantissimo baccano che andava, man mano, scarnificandosi dei suoi attori principali.

    Abbiamo vissuto tutti queste perdite, abbiamo ironizzato e scherzato quando è andata meglio, abbiamo riflettuto dopo unpo’. Abbiamo abbracciato genitori, fratelli e sorelle. Abbiamo consolato i nostri di genitori quando rimanevano a casa la domenica aspettando una telefonata.

    La moto è questa signori e signore, non scandalizzatevi ma NOI NE SIAMO COSCIENTI.

    Qualcuno scrisse una volta: “la moto non sta dritta nemmeno sul cavalletto. Ed è vero. E’ piegata da una parte, tende a cadere lo stesso. La moto è una scorciatoia per il disastro. Per la legge delle grandi probabilità ha meno del 50% delle auto (con due ruote in meno, sportelli e tettino).

    La moto è così: è maledetta. E’ troia.

    Ma chi l’ha guidata e chi è riuscito a cavalcarla come si deve non ne può piu fare a meno, ed invecchiando o crescendo come stiamo facendo noi, che rimaniamo, impariamo solo a farci sedurre il giusto. Senza esagerare.

    Ma non siamo tutti uguali. C’è chi la passione la vive in mille maniere. E noi siamo tutti diversi.

    C’è chi con la moto ci si fa la doccia. Chi non se ne separa mai. Nemmeno in una giornata di gennaio, all’una di notte, dopo una cena a casa di amici motociclisti. La moto per noi è tutto, può essere tutto ma MAI UN MEZZO DI TRASPORTO. Il gusto della cambiata, quando guidi rilassato con una mano, il gusto di stringere il manubrio mentre pieghi, il gusto di spostare quella chiappetta mentre imposti un po’ piu velocemente, il gusto di farti abbassare la visiera dal vento che aumenta, mentre apri è davvero roba per pochi.

    Ma la ruota continua a girare, il gioco della vita non si ferma mai ed anzi, sa accelerare più di noi e lasciarci senza fiato. Senza fiato davvero. ma NOI NE SIAMO COSCIENTI.

    Quindi non chiamateci pazzi, siamo solo motociclisti e lo saremo per sempre!

    Ciao Fabrì!!!

    Ciao Kappa!

    Ciao Alex!

    Ciao Marco!

    Ciao Penny!

    Ciao Mary!

    Prima o poi ci reincontreremo tutti in pista, nella pista dove un giro dura un eternità e non si pagherà più niente!

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Jack, ti ringrazio del tuo contributo. Alcune cose le trovo poco condivisibili e non mi riconosco completamente nella categoria che tratteggi, ma rispetto le opinioni di tutti. E mi perdonerai se, pur rispettando tutto e tutti, ho editato il tuo commento togliendo la musica. Perché siamo pur sempre a casa mia, e io musica, in questo momento, non ne voglio sentire. Non importa quanto sia bella. Confido che tu comprenda.

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  2. gluci77

    Ho perso un amico che era proprio così e l’ho perso nello stesso identico modo…avevamo ventiquattro anni e l’ho visto andarsene a pochi passi da me. Ti sono vicina. Un abbraccio grande e forte.

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  3. Piper

    Due righe in cronaca, non ti possono appartenere.
    C’è scritto un Uomo, fra quelle righe.
    Mi tengo solo quello.
    Se vedemio, Centuriò, se vedemio!

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  4. Maverick

    Da motociclista, da uomo con la propria donna anch’essa motociclista, mi si stringe il cuore a notizie simili. Putroppo, tocca ammetterlo, ogni giorno si riempiono i giornali di notizie come queste ma pare che non serva mai da monito. Ci si riflette per 24h e poi…non ci si pensa più.

    Credo che il migliore insegnamento per noi motociclisti, da notizie come questa, debba essere la prudenza, la testa sempre sulle spalle che non deve MAI lasciare il posto all’euforia, all’adrenalina scaricata addosso da quei cavalli, al presunto senso di onnipotenza che ci prende quando crediamo di saper domare una moto: più ne siamo padroni, più ci sentiamo confidenti..e più muoriamo in sella.

    Amici centauri, andate piano per strada, ricca com’è di insidie, di asfalti non asfalti, di sporco, di imprevisti dove l’unica cosa certa, che costantemente impariamo da amici che se ne vanno e da giornali sporchi di sangue, è che lì si muore con il 50% di probabilità in più, che diventa 80% quando si pensa di saperci fare davvero.😦

    Ciao, Wasabi!

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  5. Male

    Grazie per l’elegante e gentile leggerezza del ricordo.
    Una dignità che mantieni anche nel rispondere a chi pensa di commentare una sua premiazione, anzichè un lutto grave.
    Questione di stile, o di assenza dello stesso.
    Per quanto mi riguarda, lo stile era una delle caratteristiche peculiari di Fabrizio, che il Signore o chi per Lui accarezzi la sua grossa e pelosa anima gentile.

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Grazie a te Marione, per essere passato. Ognuno tira fuori quel che può. E io come detto rispetto tutto e tutti. Sono contento di avere qui una delle tue metafore graffianti. Anche se, come in questo caso, trasuda dolore.

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  6. Dr.Kato®

    Ma che tristezza… Erano anni che non lo vedevo ma ancora sento i suoi abbracci stritolanti.
    Non ci sono commenti, non ci sono parole, solo tristezza.

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  7. el

    poi d’un tratto non ci sei più. d’un tratto non c’è più lui e sembri perduto anche tu. tempo, sussurri, sguardi, sorrisi accennati. manca tutto e tutto è andato, tutto sembra andato. il dolore non passa, non scompare. le parole non aiutano. concentrarsi sui ricordi, forse. un abbraccio, forse.

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  8. claudia

    Ciao! ogni tanto mi affaccio. rileggo e piango. non so che dire…o forse non so come dirlo che fa malissimo!!! ciao wish e grazie. non so se ti ricordi di me.

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Ciao Claudia, certo che mi ricordo. Pensa mi ricordo un giorno in un motoricambi a Piramide, chissà se te lo ricordi tu…
      Non avere le parole capita, a volte la complessità dei sentimenti è tanta, a volte i sentimenti sono troppo intensi, a volte semplicemente il dolore annichilisce tutto. Ma ognuno di noi sa cosa ha dentro, l’importante è cercare di guardarlo senza paura. Ed esprimerlo. Non importa come. Una lacrima spesso vale piu’ di mille parole.

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