Non mi voglio lamentare

Ed è per questo che non ho scritto. Perché mi sarei lamentato, e non è giusto. Non è giusto perché mi ritengo una persona fortunata. In questo periodo così buio, nel quale si sentono storie di tutti i generi, mi guardo intorno e mi dico che va tutto bene, nel mio piccolo microcosmo.

Ci sono delle piccole cose. Ma per l’appunto sono piccole. Voglio concentrarmi sulla sostanza, sul “bersaglio grosso”. Ne parlavo per l’appunto con il mio amico più caro, quello di cui ho parlato qui, e l’ho anche raffigurato come Paolo in “Quando è troppo è troppo“. Ecco, lo sono andato a trovare recentemente, ha deciso di lasciare Roma e tornare nella sua terra natale, e neanche a farlo apposta, dopo pochi giorni che si era finalmente “sistemato”, a momenti ci resta secco per una peritonite quasi degenerata in setticemia. Il problema è stato che non ha sentito dolore. Evidentemente ha una soglia molto, troppo elevata, per cui quando il dolore si è manifestato l’infezione era avanzata molto, quasi troppo.

E quindi sono andato a trovarlo dopo questo episodio così grave, cosa che avrei fatto comunque, ovviamente; ma con queste condizioni di contorno, la visita ha assunto una valenza diversa. Con lui non c’è bisogno di tante parole, ci diciamo tanto di più con un abbraccio, con uno sguardo, con un sorriso. E nel suo abbraccio, negli sguardi e nei sorrisi, c’era tutta la felicità per lo scampato pericolo, e soprattutto c’era la consapevolezza del rischio corso. E questa consapevolezza aiuta a ridimensionare le piccole cose che non vanno, a catalogarle come piccolo fastidio e a non farne un dramma. Perché, diceva il suo sguardo, quando cominci a realizzare compiutamente che oggi potresti non esserci, qui, allora ti rendi conto di quanto ti piace starci, qui. Di quanto tu ci voglia rimanere fin quando non sarà il momento di andare, e comunque sia, quando sarà il momento sarà forse sempre troppo presto. Perché ci sarà ancora qualcosa che si sarebbe voluto fare, qualcosa che si sarebbe voluto dire, qualcosa che si sarebbe voluto pensare.

E quindi non mi voglio lamentare. Voglio concentrarmi sulle cose buone. Voglio usare il pensiero positivo sino in fondo. Voglio trascurare i fastidi, ignorarli. E andare avanti col sorriso. Guardando in alto, verso il sole.

sole

38 pensieri su “Non mi voglio lamentare

      1. Punto e virgola G.

        Un tizio di Roma, un assicuratore che non se la passa male, un paio di anni fa ha dato vita a questo movimento che ha preso vita su Youtube: Secondotestomale?
        A primo impatto può sembrare un riccone che se la gode e a cui piace ostentare… Mentre, in realtà, il suo ragionamento è più di tipo “filosofico”: hai la salute? Mangi? E allora di che cazzo ti lamenti? Cerca il positivo in ogni situazione e ricorda che sei un miracolato.

        http://www.secondotestomale.net/mi-presento/

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  1. tittisissa

    Sante parole! Meglio tenersele strette le cose belle che abbiamo intorno e goderne, lasciando perdere ciò che ci infastidisce.. Ce ne sono così tante eppure a volte non le vediamo.
    Nemmeno io voglio lamentarmi, non sarebbe giusto.🙂
    Peccato che il 16 io non ci sarò…. Avrei abbracciato volentieri anche te e Pani🙂

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  2. ђคгเєl

    credo di indossare un paio di occhiali troppo scuri da non farmi vedere il sole in questo periodo però.. ci si prova anche qui ad andare avanti senza lamentarsi troppo.
    Le amicizie più belle sono quelle che sanno parlare senza troppe parole🙂

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  3. masticone

    Cominciavo a preoccuparmi…
    La cosa importante e’ che tu stia qua. Un po’ ammaccato ma qua.
    Felice per il tuo amico e per il coming up che avrete, immagino, come gruppo a Torino che non ho mai capito bene se e’ un mega parco di divertimento o un girone infernale
    Forse entrambe le cose.
    Il pensiero positivo a oltranza però non mi convince molto. So che funziona ma a volte si rischia di diventar ridicoli senza accorgersene. Discorso troppo lungo e complesso
    A bientot

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      So che con te la precisazione è superflua, ma attenzione a non confondere il pensiero positivo con l’ottimismo. Specialmente con l’ottimismo sconsiderato. Quasi quasi ci faccio un post.

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  4. Giangius

    I miei nipotini quando si ritrovano nella merda fino al collo, letteralmente, piangono.
    Arriva la madre o il suo caro zio (😀 ) e li pulisce. Dopo sono felici e ti sorridono come se nulla fosse successo.

    Io, dopo una giornata di merda (oramai ci sto facendo il callo), letteralmente, penso a quel sorriso invece che lamentarmi. Non è molto, è un piccola cosa, ma per un singolo istante da un po’ di sollievo.

    Poi, purtroppo, si ritorna sulla terra e si reinizia a galleggiare.

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