Il tempo è relativo

Persistenza_1Il mio buon amico masticone, commentando il post su Einstein, mi ha detto che avrei dovuto fare il fisico. E questo ha riportato alla mia memoria un episodio, di quando ero appena laureato. Il mio prof di Fisica II mi cercò, e mi propose di fare il ricercatore. In realtà non era ancora professore, era l’assistente del professore. Erano i tempi in cui stava nascendo Tor Vergata, la seconda università di Roma, e un manipolo di validi assistenti aveva finalmente la possibilità di avere la cattedra. E lui si acchiappò la cattedra di Fisica II a Ingegneria, Io lo ammiravo tantissimo per il modo con cui insegnava, scanzonato ma rigoroso al tempo stesso, e anche per il suo nome, perché si chiama Folco, un nome che per me era un nome evocativo di mondi lontani e oceani inesplorati. La proposta mi tentava, e molto, ma fu lui stesso a dire una cosa che mi dissuase completamente. Mi disse che lui proveniva da famiglia ricca, e quindi poteva mantenere un tenore di vita decente nonostante lo stipendio universitario. E disse anche che se avesse dovuto vivere di quello, sarebbe stata veramente dura. Ho apprezzato molto l’onestà intellettuale, l’ho ringraziato moltissimo, e ho deciso di fare altro.

Ma evidentemente, come dice masticone, la passione per la scienza mi è rimasta nel sangue, e come gli ho detto rispondendo al suo commento, quello che mi ha sempre affascinato nello studio, e in particolare negli studi scientifici, come la matematica e la fisica, è la scoperta. La scoperta di cose che non so, il “vedere” cose che magari erano lì, sotto il mio naso, ma che non avrei mai pensato di osservare. Il “capire come funziona”. Ci sono cose che per essere comprese richiedono degli strumenti complessi. Matematica superiore, derivate parziali, trasformate di Fourier e di Laplace, e via discorrendo. Per cui di norma matematica e fisica vanno di pari passo. Quello che, lo ribadisco ancora una volta, mi ha invece affascinato della teoria della relatività ristretta di Einstein, è proprio l’esprimibilità dei concetti base senza ricorrere ad alcuno strumento matematico complesso. E addirittura, la possibilità di fare discorsi qualitativi, ma che fanno comprendere l’essenza della teoria.

E siccome una delle cose che mi piacciono tanto è condividere l’informazione, e credo di essere in grado di farlo in modo relativamente (ahah) chiaro, vorrei tentare di trasferire il concetto di relatività del tempo.

I fondamenti della teoria sono due: il primo è che se due persone si stanno muovendo una rispetto all’altra con un movimento rettilineo e a velocità costante, non è possibile stabilire chi sia fermo e chi si muove, e il secondo è che la velocità della luce è costante in qualunque sistema di riferimento. Questa seconda affermazione è meno banale di quanto possa apparire ma per ora non andiamo oltre.

Einstein 1Dovendo misurare il tempo, immaginiamo un orologio basato su un principio semplice. Due specchi posizionati ad una certa distanza tra di loro, con un raggio di luce che “rimbalza” dall’uno all’altro, indefinitamente, e supponiamo di avere un sistema per contare i rimbalzi. Non importa quanto sia complesso realizzarlo in pratica, ai fini del ragionamento. Ovviamente la luce si muove in linea retta, quindi se i due specchi sono paralleli il raggio di luce non “scapperà” fuori. Nella figura qui accanto c’è uno schemino che sintetizza questo dispositivo teorico.

Ora supponiamo di avere uno di questi orologi accanto a noi, e di darne uno al nostro amico Bob, e che Bob si trovi a bordo di un veicolo che si muove rispetto a noi in linea retta a velocità costante. Ad esempio, supponiamo di trovarci sul marciapiede di una stazione ferroviaria e che il nostro amico Bob sia su un treno che passa senza fermarsi.

Ora immaginiamo di scattare tre fotografie molto velocemente, in modo da fotografare l’orologio del nostro amico mentre il raggio di luce si sta muovendo da uno specchio all’altro. Se sovrapponiamo le tre foto otteniamo una cosa di questo tipo, dove non è ancora rappresentato il raggio di luce. Questo schema rappresenta l’orologio in movimento di Bob così come appare a noi che lo stiamo osservando da fermi.Einstein 2a

Ora facciamo un semplice ragionamento. Supponiamo che siamo stati sufficientemente veloci a scattare da cogliere i momenti in cui il raggio di luce è rimbalzato sugli specchi, ciò significa che il percorso della luce che noi vediamo è rappresentato da questa figura.Einstein 2b

È intuitivo che il percorso compiuto dalla luce è più lungo. Ma siccome inizialmente abbiamo postulato che la velocità della luce sia costante in qualsiasi sistema di riferimento, ciò significa semplicemente che se il percorso è più lungo, e la velocità è la stessa, allora il tempo deve essere maggiore. Che cosa significa tutto questo? Significa che il tempo di Bob, che io osservo, scorre più lentamente. Ed è per questo che il gemello che parte torna più giovane. Solo che questo effetto diventa misurabile quando le velocità iniziano ad essere comparabili con quella della luce. Per avere un’idea, la velocità della luce è di 300.000 chilometri al secondo, mentre un aereo di linea si muove a circa 200 metri al secondo…

Io credo che messa in questi termini la relatività sia comprensibile a chiunque. E’ evidente che ci sono anche altri aspetti, più complessi, che implicano la necessità di eseguire dei calcoli, eccetera. Ma. Ma intuitivamente, qualitativamente come si dice quando si parla di scienza, l’idea alla base della teoria brilla sfavillante nella sua evidenza, nella sua semplicità. Al punto da far scattare la domanda “ma perché non l’ho visto?”. Ecco, perché? Era lì. Aspettava solo di essere scoperta.

Giangius, che mi onora leggendomi e commentandomi, faceva notare come l’humus scientifico degli anni intorno al 1905 era favorevole per effettuare la scoperta. E io sono assolutamente d’accordo. Erano i tempi in cui si pensava che ci fosse il cosiddetto “etere”, il mezzo all’interno della quale la luce doveva propagarsi. Essendo la luce di natura ondulatoria, si riteneva avesse bisogno di un mezzo, l’etere per l’appunto, per potersi propagare. Michelson e Morley, una coppia di scienziati dell’epoca, misero in piedi un esperimento che, contrariamente alle aspettative, dimostrò che l’etere non esisteva.

Ma il mio punto è sempre lo stesso. E’ verissimo che l’humus era favorevole, ma è altrettanto vero che una rivoluzione di questo tipo è geniale. Soprattutto quando si pone in modo così semplice, lineare, ed evidente. Ecco, tutto qui.

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62 pensieri su “Il tempo è relativo

  1. solounoscoglio

    Grazie Max, ottima spiegazione. Questo post lo faró leggere all altro figliolo, amante ddi fisica e chimica, pensa che gli amici lo chiamano Dalton..

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      1. Nanook

        Quindi è sufficiente che io stia fermo sul muretto della corsia box mentre tu sfrecci a velocità curvatura per registrare un 1’54”

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  2. Bloom2489

    Hai ragione sulla genialità che risiede spesso in un qualcosa di semplice e chiaro. Mi hai ricordato una citazione che non s’è capito se è proprio di Einstein o gli è stata solo attribuita, ‘everything should be made as simple as possible, but no simpler’. In ogni caso penso che il tuo post si attenga a questo principio, mi è piaciuto..

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Il professore di Stanford che ha tenuto il corso l’ha citata come sua. E visto il tipo, tenderei a dargli credito. E il complimento che mi hai fatto è enorme, ti ringrazio davvero. 🙂

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  3. Ciccio

    Eheheheh… Caro Max, mi permetti una piccola correzione?
    Tu citi – giustamente – l’esperimento di Michelson e Morley. E fai benissimo a citarlo, in quanto il risultato di quell’esperimento è fondamentale. Però, però…
    Quando dici che “dimostrò che l’etere non esisteva”, commetti – insieme a Michelson & Morley, alla comunità scientifica di allora e a buona parte della comunità scientifica attuale – un piccolo errore: un errore di approssimazione, per l’esattezza. Non voglio dilungarmi – anche perchè la mia competenza è limitata – ma a quanto so io, il risultato sarebbe stato quello che dici in caso di valore uguale a 0. Per l’esattezza (vado a memoria), l’esperimento mirava a provare l’esistenza dell’etere mostrando un delta maggiore di 0 tra i tempi impiegati dalla luce lungo due percorsi “ortogonali” tra loro.
    Ma il risultato sperimentale fu che, effettivamente, i tempi impiegati erano sì differenti, ma di uno zero virgola. Dal momento che, secondo la teoria di allora, questo valore era troppo basso, fu imputato a semplice errore strumentale. E, quindi, *approssimato* a 0.

    Ma il fatto è, che i tempi di percorrenza *non sono* uguali. E ne è una prova quotidiana il funzionamento del giroscopio elettronico. Tale oggetto, infatti, funziona in pratica in maniera molto simile al succitato esperimento, valorizzando una rotazione nello spazio proprio in funzione di quel delta maggiore di zero ;op

    Parrà strano, ma “la velocità della luce è costante in qualunque sistema di riferimento” nun è mica tanto vero!

    Ciò detto…

    Hai capito chi sono? ;op

    Un paio di aiutini:
    1) queste cose le so perchè, qualche anno fa, ho seguito un seminario di due incontri sul tema; non sono ingegnere, fisico o altro di simile
    2) mi piace tanto chiacchierare con te 😉

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Guarda, non ne so a sufficienza per controbattere o confutare, quello che a me interessava mettere in luce è l’aspetto qualitativo più che quello quantitativo, e invitare alla riflessione su come esistano delle cose che sono davvero sotto il nostro naso ma che richiedono una buona dose di genialità per essere viste, e questo è tanto più sorprendente quanto più è calato nel contesto storico e di vita specifica del nostro, non ci dimentichiamo che nel 1905 il buon Albert non era circondato da studiosi e ricercatori, ma da impiegati di un ufficio brevetti!!!! E questa cosa per me ha un fascino immenso.
      Il modello “unico”, quello che mette d’accordo completamente la meccanica quantistica e la relatività generale ancora non esiste, ma di nuovo, mi affascina pensare che le linee di ricerca privilegiate sono quelle che postulano teorie dove la bellezza è un fattore determinante.
      Detto questo, posso dire tana per Andrea B? 🙂

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      1. Ciccio alias Andrea B

        Il tema comunque è veramente molto affascinante… Col commento non volevo fare quello con la penna rossa (figurati!), ma solleticarti sulle implicazioni che di quel “maggiore di zero”!
        Dài, possibile che non hai nulla da aggiungere? Non è da te trincerarti dietro un “non ne so abbastanza” ;p

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        1. Wish aka Max Autore articolo

          In realtà non ne so abbastanza davvero. E ho imparato con l’età a non lanciarmi in equilibrismi pericolosi. In realtà mi piacerebbe molto approfondire quali siano le discrepanze tra relatività ristretta (e meccanica quantistica annessa) e relatività generale. E però debbo anche confessarti una cosa. Che probabilmente fa di me un non-fisico mancato :D. Mentre l’infinitamente piccolo mi affascina da morire, l’infinitamente grande non mi dice granché. E quindi, tanto mi intriga la relatività ristretta, quanto non è particolarmente interessante la relatività generale. Nel racconto di Alice e Bob, e nel “vero” paradosso dei gemelli, che non consiste nel fatto che il gemello che torna sia più giovane ma nel fatto che al momento dell’inversione della navicella l’orologio fa un “salto” in avanti (e se vuoi possiamo parlarne a voce), in questo paradosso, dicevo, mi infastidisce il fatto che è necessario tirare in ballo la relatività generale, per poi trascurarla sotto le opportune condizioni. Per cui se mi parli di giroscopio, già vedo le accelerazioni angolari in ballo, e già mi girano le balle… 😀
          E, a parte le boutade, non credo sarei stato un gran fisico, alla fine. 😉

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          1. Ciccio alias Andrea B

            La Fisica potrà anche non averci perso, come dici…
            Ma noi ci abbiamo tutti guadagnato! ;op

            PS Il proseguimento delle dissertazioni a voce… Così non metto nero su bianco i miei strafalcioni ;p

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    2. Giangius

      @Ciccio: scusa se mi intrometto, ma trovo interessante la tua risposta.
      Con il discorso dello “zero” intendi l’intervallo di confidenza delle misure fatte?
      Se sì, mi pare certo che non potrà mai essere zero in nessun caso ed accontentarsi di un maggiore o di una misura che più si avvicini a zero (di un epsilon…), è il massimo che possiamo fare (potevano fare) con i nostri strumenti di misurazione.
      Penso che Max intenda semplificare il tutto, perché è un assunto instrinseco fisica ~ approssimazione. 🙂
      Anche oggi che gli strumenti sono più raffinati e si considera la luce una costante (lasciando perdere, osservatore e riferimenti inerziali) c’è un errore di misurazione < 1m/s (ho anche sotto mano il test statistico con le misure fatte da Michelson e le sue tendevano a sovrastimare tale costante, non contando l'intervallo).

      PS: forse è abbaglio, ma noto che accenni indirettamente alla "falsificazione", quindi non poco preparato sei 🙂

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Eli credimi, in questi giorni ho fatto un po’ di prove “dal vivo”, e ti garantisco che ho visto mascelle cadute e occhi sgranati anche in persone con un background scientifico consolidato! 🙂

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  4. Punto e virgola G.

    Ok, ammetto di non aver capito tutto ed ammetto di aver dovuto leggere due volte.
    Ma condivido appieno il discorso sul fascino di scoprire ciò che è sempre sotto ai nostri occhi e del comprenderne il funzionamento. È esattamente ciò che mi affascina della medicina: come funziona il nostro corpo, come funziona tutto ciò correlato ad esso… E in tutto ciò rientra, ovviamente, anche la fisica… Quella spicciola, eh; quella che anche gli ignorantoni come me riescono a capire bene o male.
    La fisica sta ovunque… Direi che l’uomo respira la fisica.
    Un abbraccio.

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  5. ammennicolidipensiero

    come sempre hai la capacità di scrivere le storie della scienza umana in maniera affascinante… poi, in realtà, a me hai richiamato alla mente anche tutt’altro, perché in questi giorni sto leggendo un libro che si intitola “voi avete gli orologi, noi abbiamo il tempo”, di federico rampini. bellissima analisi sui baby-boomer del periodo post-bellico e di quanto abbiano inciso (ed incidano) sulla società odierna. consigliatissimo, alcune rifelssioni sono davvero meritorie.

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  6. ludmillarte

    credo che il tuo amico masticone abbia proprio ragione. post davvero interessante anche se purtroppo sono molto al di fuori dell’argomento e c’è qualcosa che non mi torna; in ogni caso affascinata. ciao Maxi, buona serata 🙂

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      1. ludmillarte

        direi anche, ma ti imbarcheresti in un’impresa titanica. casomai dimmi solo da che punto di vista i due appaiono fermi. tentenno già da lì. grazie 🙂

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        1. Wish aka Max Autore articolo

          Allora, il problema che nessuno pu stabilire se fermo o si sta muovendo. Lascia stare per un attimo l’idea del treno in stazione e immagina due navicelle nello spazio. Supponi che la navicella A sia ferma, e la navicella B sia in movimento da sinistra verso destra rispetto ad A. Tu le vedi entrambe da una postazione ancora esterna e fai questa osservazione (poi vedremo che fallace anche questa). Se sei a bordo di A vedrai B muoversi da sinistra a destra, e penserai di essere ferma e che B si stia muovendo. Ma se sei a bordo di B, tu vedrai A muoversi da DESTRA A SINISTRA, e penserai di essere ferma e che sia A a muoversi. Tutto questo perch il moto di B a velocit costante. Senza accelerazione, mantiene la sua velocit e basta. Forse ti capitato qualche volta, stando su un treno fermo, essere affiancata da un altro treno fermo. E poi vedere il treno accanto che si muoveva. E poi non capire se era il tuo treno che si stava muovendo o quello accanto. Ecco un po’ questo. 🙂

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          1. ludmillarte

            infatti mentre leggevo tua spiegazione mi è capitato proprio di pensare a quella sensazione. avevo frainteso primo fondamento. thank you! 🙂

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  7. pani

    sul tempo io ho fatto altre riflessioni e queste non hanno nulla di scientifico ma solo riferimenti sensoriali, emotivi.
    Il tempo è relativo, sì. Nel caso della musica è veloce quando è giovane. Ti succede mai di ascoltare un pezzo (classico o rock non ha importanza) e di trovarlo brioso, vivace, sprintoso? E poi, più lo ascolti, più lo conosci, ti pare che diventi sempre più lento?

    Viceversa, più passano gli anni più il tempo assume velocità. Mi ricordo che da piccolo gli anni duravano 365 giorni, ed erano anni lunghi, lunghissimi. Natale capitava ogni tanto, le vacanze pure. Forse perché c’era molto da imparare, un mondo da scoprire.
    Ora sembra che domani sia già ieri.

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      È interessante quello che dici, come sempre. Sulla musica non avevo mai riflettuto, ma mi pare che effettivamente le cose stiano come dici tu, chissà forse perché conoscendo meglio un pezzo si cerca di ascoltare anche i particolari, e quindi “dilatiamo” artatamente il tempo per “farceli entrare tutti”.

      Sull’anagrafica, mi ha colpito una cosa che ho letto, che forse è la risposta. Quando abbiamo 10 anni, un anno rappresenta un decimo del tempo che abbiamo vissuto. A 50, un anno diventa un cinquantesimo. Rispetto al tempo che ci lasciamo alle spalle, gli anni ne rappresentano una frazione sempre più piccola, ed è per questo che ci sembrano più corti. È una spiegazione convincente, per me.

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  8. Imma Cusmai

    Associo al relativismo ciò che tocca una reale visione della vita in sè: non vi sono verità assolute alle quali attingere in maniera certa. Si sperimenta, ci si mette in gioco, ci si spinge oltre, si osa, ma il solo fatto di poter agire democraticamente anche in maniera opposta, una teoria verrà sempre vissuta, filtrata e sdoganata come “conoscenza personale”. Dunque non come teoria assoluta.

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Non potrei essere più d’accordo. La passione per la fisica moderna, che comprende come principali branche la relatività einsteiniana e la meccanica quantistica, è sempre stata latente in me, complici gli studi fatti. Ma quel che mi ha realmente intrigato è proprio la messa in discussione dei principi fondamentali, e la presa di coscienza che niente è davvero certo. Tutto ciò che conosciamo è un modello della realtà, e questo modello è ovviamente incompleto, se fosse completo sapremmo perfettamente tutti i segreti dell’universo, della sua formazione e quant’altro. Esiste un libro illuminante da questo punto di vista, si chiama “Il Tao della fisica”, di F. Capra, un eminente fisico. Nel libro si rileva un parallelo straordinario tra la fisica moderna e le visioni dei mistici orientali di 5.000 anni fa. Non in termini di modelli scientifici ovviamente, ma in termini di visione del mondo e di intuizione che determinate cose potessero avvenire in un certo modo. E sono con te. Non esistono teorie assolute. Che è parente prossimo di ciò che spesso dico, relativamente al fatto di non avere certezze, ma solo dubbi. Anche perché diciamocelo, i dubbi sono molto, ma molto più interessanti delle certezze.

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  9. ivano f

    No guarda, non so dove abbiano trovato quella colla, ma tiene, ah come tiene!
    Non mi torna proprio: se la luce rimbalza in linea retta, anche se l’altro specchio si sposta, al massimo arriverà in un punto non frontale rispetto alla partenza, ma la distanza percorsa sarà sempre la stessa, cioè a chi guarda può sembrare che il percorso segua la diagonale del’ultimo disegno, ma in realtà è sempre la stessa linea del primo disegno.
    Sono irrecuperabile!!! 😦 😦 😦 😦 😦 😦 😦

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Provo a lanciarmi in una spiegazione. Secondo la fisica classica, se la persona sul treno fa rimbalzare una palla sul pavimento con molta, moltissima forza, la vedrà rimbalzare perpendicolarmente, mentre la persona sul marciapiede vedrà una figura come quella che ho disegnato (in realtà sarebbe una parabola, ma per semplicità supponiamo che la velocità della palla sia tale da “raddrizzare la parabola” e formare un triangolo). E tutto questo è dimostrabile secondo la fisica classica. Ma. Ma c’è un ma. Secondo la fisica classica, questo è dovuto al fatto che la palla parte con una velocità non nulla. E quindi i conti tornano tenendo in considerazione la velocità della palla COMBINATA con la velocità del treno.
      Il punto qui è che la velocità della luce è costante. Che significa costante? Significa che se io sono a cavallo di un raggio di luce e viaggio a 300.000 km/sec, e mi viene incontro un raggio di luce che viaggia anche lui a 300.000 km/sec, io non lo vedrò arrivare a 600.000 km/sec, ma a 300.000 km/sec. Puoi crederci o non crederci, ma ci sono milioni di esperimenti fatti con acceleratori di particelle che provano questo “non senso”. Ed è questo il punto che fa sì che l’unica cosa che può variare sia il tempo, e pertanto il tempo che io “osservo” dal marciapiede scorre più lentamente. Meglio di così non ci riesco… speriamo bene… 😉

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      1. ivano f

        Secondo me stai perdendo tempo (lento o veloce non so 🙂 ), che potresti utilizzare in mille modi più sensati…
        Io mi sono perso di nuovo: stiamo parlando di ciò che accade o di ciò che sembra accadere? Non capisco perchè noi vediamo arrivare quel raggio di luce alla velocità della luce e non al suo doppio, ma quella è un’impressione o no? Suppongo di no, un’impressione non credo si possa comprovare con gli acceleratori di particelle (o invece sì? :O )
        Io pensavo che per vel.luce = costante si intendesse che ha la stessa velocità sia nel vuoto che in un’atmosfera, e se fosse così sarebbe comunque strano, dato che la luce è fatta di particelle…
        Tutto questo è davvero troppo ostico per me, e (ti deluderò) credo di poter vivere benissimo anche delegando ad altri il compito di comprenderlo…
        Comunque in quanto a pazienza sei ben equipaggiato per fare il maestro 😉
        Grazie comunque per il tempo (aridaje!) speso e ogni bene ! 🙂

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        1. Wish aka Max Autore articolo

          Ivano, perdonami, stiamo parlando della fisica classica. Se tu sei in automobile e sbatti a 50 km/h contro un muro, lo urti a 50 km/h. Se invece urti, mentre stai andando a 50 km/h un’auto che viaggia a 50 km/h, questo è EQUIVALENTE a sbattere contro un muro a 100km/h. Il che significa anche che, RELATIVAMENTE A ME, l’auto che viene incontro a me viaggia a 100 km/h. Questo è il principio di relatività di Newton. La velocità della luce costante significa semplicemente che questa relatività newtoniana non è valida. E se rileggi ora l’esempio del commento precedente, capirai che non mi riferisco a impressioni soggettive, ma al fatto che la luce non obbedisce al principio di cui parlavamo sopra, per cui se sono a cavallo di un raggio di luce e mi viene incontro un altro raggio di luce, non vedrò arrivarlo verso di me a una velocità doppia.

          Per quanto attiene all’ultima parte del tuo discorso, io mi auguro e spero che ti venga voglia di approfondire l’argomento, perché cercando di capire come è fatto l’Universo si comprendono tante altre cose. 🙂

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          1. ivano f

            La fisica classica la capisco, almeno quella. Quell’effetto lì della luce, ora che quasi lo capisco, è una cosa incredibile. Ma se siamo in due, ognuno in groppa al suo raggio di luce, e ci andiamo incontro etc, e tutto è relativo etc, dov’è che si “piega” il tempo, dove sto io o dove stai tu? Tiriamo a sorte? O decidiamo in via amichevole? Facciamo così allora, che si piega da te, chè io il tempo tutto spiegazzato non riesco proprio a sopportarlo… 😀
            Ma poi come è stato stabilito che la velocità della luce è costante? In via teorica e in seguito verificata sperimentalmente? Se è andata così, è concepire l’inconcepibile :O
            Ma come faccio ad approfondire se mi incaglio subito?
            ‘notte e ogni bene 🙂

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            1. Wish aka Max Autore articolo

              La costanza della velocità della luce fu determinata tramite un esperimento da due signori, Michaelson e Morley, che cercavano di dimostrare l’esistenza dell’etere (dell’etere magari parliamo un’altra volta… 😉 ). Solo Einstein riuscì a cogliere la portata della scoperta, tanto che parlando con un amico ebbe a dire “Il tempo è sospetto”. È da lì nasce tutto…
              Al di là dello stare o meno a cavallo del raggio di luce, e riprendendo invece l’esempio del treno e degli orologi fatti con gli specchi, se io sono a terra e tu sei sul treno io vedrò il tuo tempo passare più lentamente. Ma se ci mettiamo in un’ipotesi in cui io e te siamo nel vuoto, senza piattaforme e treni che ci facciano da riferimento, non potremo stabilire aprioristicamente chi di noi è fermo e chi si muove. Ciascuno potrà soltanto dire che vede l’altro muoversi rispetto a se stesso. E quindi ciascuno osserverà il tempo dell’altro rallentare… 🙂
              Il problema è che questa “osservazione” ha degli effetti stupefacenti. Esistono delle particelle, si chiamano muoni, che sono create ai margini dell’atmosfera e il cui tempo di vita è tale da far percorrere loro pochi metri prima di sparire. Ma. Sempre questi ma… 😉 Ma siccome viaggiano a velocità prossime a quelle della luce, velocità alle quali gli effetti relativistici diventano macroscopicamente evidenti, il loro tempo, osservato da noi, si dilata talmente da permettere loro di raggiungere la superficie terrestre.
              Altro esempio che porto spesso sono i satelliti gps. La loro velocità rispetto a noi è sufficientemente elevata da farci osservare il loro tempo in modo differente dal nostro. E il navigatore che tutti noi usiamo, anche quello sullo smartphone, ha dentro un piccolo algoritmo che tiene conto di questa differenza di tempo, usando le equazioni di Einstein. Se non lo facesse, le mappe del nostro navigatore si sposterebbero di circa 10 km al giorno… Questi sono esempi pratici con osservazioni oggettive che costituiscono prove fattuali sulla teoria… 🙂

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            2. ivano f

              Sempre più assurdo! Soprattutto perchè le prove fattuali sono, appunto, fattuali, non si scappa. Mi è venuto solo un dubbio, quasi sicuramente stupido: ma non si diceva che le particelle non possiamo essere sicuri di dove sono, che il fatto di osservarle influenza la loro posizione etc (non saranno mica altre particelle?), perciò siamo sicuri che invece le particelle non prendano una traiettoria curva, che insomma si allunghi lo spazio invece che il tempo? Mi sa che ho detto una cagata, cerca di inorridire con compostezza, ok? 😀

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            3. Wish aka Max Autore articolo

              No no non hai detto una cagata. Infatti insieme con la dilatazione temporale si ha un contestuale restringimento dello spazio. Se hai un oggetto in mano la sua lunghezza nel verso del moto apparirà a me più corta. Tant’è che si parla di lunghezza “propria” di un oggetto quando questo è in quiete… Il muone di cui parlavamo che si muove verso la terra “vede” la distanza dalla stratosfera alla terra molto più corta di quanto non la vediamo noi e per questo arriva sulla superficie… 🙂 vedi che ci sei? 😉

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          2. alessialia

            prima neanche ti ho salutato! giorno!
            uhhhh…. mi sa che ho capito pure quest’altra cosa… però allora il tempo è relativo, solo relativamente ad un altro tempo di un’altro accadimento. altrimenti se fosse considerato da solo, sto tstesso tempo sarebbe assoluto?
            emh… mica lo so se mi sono spiegata…
            se la macchina va a 50 km contro il muro è così oggettivamente per ogni macchina che lo facesse e per chiunque guarda… se invece urta contro una contraria si accumulano le forze e diventa relativo, ma in relazione ad un altro evento… ve?
            grazie e scusa l’intrusione! sto vedendo i post che mi hai consigliato e poi ti fastidierò pure sui libri! ti ho rifatto la minaccia dell’altra volta!

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            1. Wish aka Max Autore articolo

              Il vero problema è che noi siamo abituati a pensare e ragionare in termini di tempo “assoluto”. Quel che dici a proposito della macchina è vero qui. Qui sulla terra. E probabilmente in condizioni analoghe su un altro pianeta con la stessa gravità della terra. Ma la verità è che noi viviamo in un “continuum” spazio-temporale che viene curvato dalla forza gravitazionale. Per semplificare, e limitarci soltanto alla relatività del tempo, quel che accade è che quando due corpi (A e B) si muovono l’uno rispetto all’altro a velocità prossima a quella della luce, il tempo di B OSSERVATO da A scorre più lentamente. 🙂

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            2. alessialia

              Oddio… Mo la gravità mi ha destabilizzato un attimo… Pensavo che la mia capoccetta avesse caputo qualcosa invece mi sa di no. Perô che ho piu o meno afferrato la relatività rispetto al pianeta terra ë un passetto!
              Ma vista l’ultima cosa che hai detto a me allora pare piu una question di punti di vista e di quello che crediamo di vedere…. Se A e B si muovono uguali, si muovono uguali, solo che A vede B piu lento per il suo punto di vista, ma in realta cotrono uguali…
              Ma che h9 detto? Aiuto!
              Grazie comunque! Speriam che ci capisco almeno poco poco leggendo o tuoi post e poi mi consigli i libri!

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            3. Wish aka Max Autore articolo

              Ci sei quasi; Se A e B si muovono uno rispetto all’altro, A vede “il tempo di B” scorrere più lentamente. E lo stesso succede a B: vede “il tempo di A” trascorrere più lentamente. Bada bene, il tempo di ciascuno passa nello stesso modo, visto “personalmente”. A vede il “suo” tempo trascorrere normalmente, e B vede il “suo” tempo trascorrere normalmente.

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            4. alessialia

              Ok… A parole ho capito tutto, ma perche succede sta cosa… Allora non centra nessuna teoria assoluta o relativa… Si tratta di effetti ottici…!
              Scusa la capocciotta mia!
              Mercoledi leggo pure gli altri articoli e poi ti fastidio. X i libri!

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            5. Wish aka Max Autore articolo

              No non sono effetti ottici, il paradosso dei gemelli esiste sul serio. Il punto è che è ciò che noi osserviamo e ciò che avviene nel sistema osservato sono due cose distinte. Leggi più su quel che dicevo a Ivano a proposito dei muoni…

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  10. paolucci1234

    Da ignorante saró breve: L´etere sembra esistere, adesso si chiama ” energia di punto zero” (zpe). Il tempo come tale é un codice per misurare movimento e realtá sempre mutabile, é identico (per noi) in tutto l´universo e non puó essere relativo in uno spazio ristretto alla nostra percezione, solamente puó avanzare giá che l´universo in questo istante sará irripetibile e cambia in ogni istante ( le incontabili particelle dell´universo mai potranno occupare tutte lo stesso spazio nello stesso istante ), cioé é impossibile viaggiare nel tempo. Tutti gli esperimenti che pretendono dimostrare l´influenza della velocitá sul tempo non considerano l´effetto che ha la velocitá stessa sulle particelle (atomi ecc.) che compongono gli strumenti usati sia meccanici che elettronici il che li rende inattendibili. Sulla gravitá…sará per un´altra volta.

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