Cari venticinque lettori

ispirazione-postSto vivendo un periodo particolare, sono molto inquieto ma anche molto sereno e tranquillo. Un sentimento quasi quantistico. In tutto questo, ho voglia di scrivere. Tanta voglia di scrivere. Ma (la quantistica è una strada a doppio senso) per quanta voglia abbia, non ho idee. O meglio. Mi pare di non averne.

Su “i discutibili” quando è stato deciso il tema “Il sopravvissuto”, per la sezione Letteratura, mi sono tremate le vene e i polsi. Ero paralizzato, non riuscivo neanche a pensare. Tant’è che avevo deciso di abbandonare l’idea, avevo pensato che non avrei scritto, che non era per me, che il tema era troppo complesso. Poi ho pensato “checcazzo, ma se la partecipazione a un blog collettivo deve essere uno stress, allora lascio perdere tutto”. A quel punto mi sono dato una calmata, e mi sono detto di accantonare tutto, mettere tutto nel frullatore, quel serbatoio addizionale di pensieri che sta lì, nella parte posteriore della testa, e si ferma solo quando sono in pista, o in condizioni di tensione emotiva particolarissime. E, come sempre accade, il tema è rimasto lì nel frullatore per un po’ e poi è uscita l’idea del racconto di Tullio e Marta.

Ieri un collega mi raccontava che la settimana scorsa, al mare, mentre stava pranzando, di fronte al suo tavolo aveva notato una famiglia di 4 persone, tutte in silenzio, ognuna con lo sguardo perso chissa in quali pensieri, che di sicuro escludevano gli astanti. E mi ha detto “perché non provi a scriverci una storia?” E da lì è nato “Andiamo a Gaeta”.

E allora, cari venticinque lettori, mi aiutate?

Mi raccontate delle cose che vi sono successe? Un episodio di vita quotidiana, una situazione, qualcosa con una qualche tensione emotiva, qualcosa che vi ha colpito. Raccontate, e io ci provo, a cavarne un racconto. Magari non ci riesco, ma ci provo.

E grazie, eh.

44 pensieri su “Cari venticinque lettori

  1. Ema

    sì però con sta quantistica ce le hai sfracassate, eh! sei monotematico! anzi, visto che trattasi di quantistica, bitematico a seconda che ti si osservi o meno…🙂
    per le idee, ci penso…

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        1. ema71

          ed ecco il mio contributo, fresco fresco di stamattina. due ragazze sedute accanto a me in metropolitana. una dice all’altra: “non vedo l’ora di farmi togliere sto mostro dalla pancia, non so di chi è e non posso tenerlo che lo farei morire di fame”.
          stavo leggendo, un brivido, e una pena agghiacciante, per il bimbo e per la ragazza…

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  2. cenerestella

    avevo scritto questo tempo fa…………te lo regalo🙂

    Ero sul balcone poco fa, si poichè pur essendo nel mio ufficio mi tocca andare sul balcone per fumarmi una sigaretta, dunque ero sul balcone che mi fumavo la mia sigaretta quando ho visto una figura arrancare su per la mulattiera………..e mi è tornato alla memoria Mario.
    Mario era un anziano signore, un pò curvo per gli anni (erano ben più di ottanta) con l’andatura tipica dei muntagnin, aveva i pochi capelli bianchissimi…….grandi orecchie e quello sguardo perennemente stupito e curioso, che solo i bambini e gli anziani riescono a produrre; passava ogni giorno su per la mulattiera con il suo cagnolino e qualche ora dopo scendeva trascinando un pezzo di tronco o una fascina di sterpi.
    Quando ci incontravamo si scambiavano quattro parole, o per meglio dire……lui parlava e io sorridevo e annuivo (mi è tutt’ora ostico il patois di queste zone) davo qualche carezza e una caramella al cagnetto e poi ognuno riprendeva la sua strada.
    Mario non passa più, è andato a trascinare tronchi nei verdi pascoli, e il cagnino ora è accudito dagli altri abitanti della corte, ma il suo ricordo immancabilmente fa nascere un sorriso
    Ciau Mario🙂

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  3. Iaia

    è successo che mi hanno regalato un ciondolo con una preghiera. Non ho mai creduto che potesse servire a qualcosa e qualcuno: invocare . Eppure poi mi sono trovata in silenzio. Al buio. A ripeterlo. Ed ogni volta ne ero sempre più convinta. Come se ne capissi a pieno il significato.
    L’ho detto meglio la 3233.ma volta.
    E ancora meglio la 2323334234.ma volta.
    Poi ho pianto. Poi ho riso. Poi l’ho tenuto stretto come se fosse l’oggetto materiale più importante di tutta la mia esistenza pur nonostante io detesti il materiale.
    adesso è uguale a prima ma riesco a mentirmi a tratti. e pensare che io sia felice.
    e allora ho capito questo. che l’importante è sapersi mentire.

    manchi molto. riuscirai a scrivere. tutto quello che vuoi. ed io ti abbraccio forte e in silenzio ti leggo.

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Cara mia. Carissima mia. Manchi anche tu, sai. Sono giorni frenetici. Sembra che non ci sia il tempo neanche per respirare. Tra la PG che tiranneggia e spacca le balle, i giri e le robe varie non riesco a tirare il fiato. Ma passerà. E mi piacerebbe tanto sentirti. Ma tanto. Ho provato oggi, mentre scrivevi ero in auto, andavo (che novità) dalla PG, oggi particolarmente molesta. E pensavo di beccarti mentre scrivevi, non ho potuto scrivere ché in macchina ho paura. Chiama. Quando vuoi. Davvero.
      E continua a leggermi. Perché questa del ciondolo è bellissima.

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  4. Iaia

    ah e visto che.
    ho letto la mia splendida estella.
    c’era un signore con la bicicletta. lo conoscevano tutti qui nei paesi etnei. gli ho sempre voluto molto bene. pare che gli fosse stata promessa una moglie. e si amavano tanto. sia lui a lei che lei a lui. poi andò in guerra. tornò e lei era sposata credendolo morto come nei più classici dei copioni. blablabla. le solite cose.
    si svegliava ogni mattina prestissimo e tirava la bicicletta da un paese che si chiama trecastagni sino a catania. la tirava. non saliva sulla bicicletta.
    la sera poi da catania a trecastagni. non saliva. la tirava.
    ogni giorno tutti giorni .
    sempre chino.
    sporchissimo . con le mani fatte di terra perché a trecastagni aveva l’orto e portava proprio i frutti nelle cassette sulla bici che tirava.
    una volta si è fermato al mio negozio. voleva le batterie.
    sono corsa al bancone ( ed io non vado mai ) perché volevo vedere il colore dei suoi occhi.
    li ho dato le batterie.
    ma lui stava a capo chino.
    e non li vedevo.
    ha tirato sul bancone le monetine . le ho raccolte.
    non bastavano.
    e allora io ho fatto cenno con la mano che bastavano eccome. lui ha tirato un po’ le dita sul bancone come in imbarazzo e allora io ho messo la mano sopra la sua.
    per dirgli: bastano.
    e ha alzato gli occhi.

    e li ho visti.
    gli occhi più belli e puri. sino ad ora.
    e basta. tutto qui.

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  5. Giangius

    appunto mentale successo nel mese di febbraio, che era l’hint di un post sulle virtù perse.

    un bambino di oggi, nato e vissuto in città; venutio a vivere in campagna, alla vista e alla vicinanza di una montagna di letame oramai divenuta terra, ma impregnata ancora di una punta di odore non troppo forte, dice: “che puzza”

    Ma il genitore cittadino, che lo accompagna, in risposta: “vieni via”.

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  6. marcella rossato

    Ciao, Max. Mi piacerebbe raccontarti una cosa, di quando, prima di andare in Polonia ad incontrare Paola,mia figlia (tu sai, vero, che è adottiva…) abbiamo fatto un primo “viaggio della speranza” a Kiev, per incontra re un bambino che avesse bisogno di noi.
    Era novembre, 1980, e a Kiev faceva un freddo che qui da noi non esiste. Alloggiavamo in una casa privata, di un professore, credo. Una casa nella quale un occidentale come noi non abiterebbe nemmeno pagato, però era piena di libri…
    La neve, il plumbeo cielo, i tristi casermoni, i muri scrostati, la decrepita cucina a gas, il timore delle nostre stesse aspettative… sembrava di stare in un film anni ’50, dal finale non lieto.
    Con un viaggio in taxi di tre ore arrivammo in questo “orfanotrofio-lager” dove fummo fatti accomodare in un salottino dai divani ormai consunti, e lì aspettammo fino a quando furono fatti entrare, accompagnati dalle inservienti, tre piccoli bambini, due maschietti e una femminuccia. E così iniziò la triste sfilata. Alla fine della quale la direttrice, con piglio sovietico, dopo aver letto le cartelle cliniche dei piccoli, ci invitava a scegliere uno di loro, e anche rapidamente, perché avevano una certa fretta di tornare al lavoro… Inutile dire che tornammo indietro col cuore gonfio di angoscia e desiderosi di scappare via, al più presto, da quella situazione quasi irreale… Ma come si fa a scegliere….??? Due anni dopo con una organizzazione assai più seria, andammo in Polonia, dove finalmente abbiamo conosciuto Paola, ma questa è un’altra storia….

    Buona ispirazione, allora.
    Un abbraccio

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  7. elinepal

    poco distante da te, salita la strada a quota 1050 c’è un paesino. niente negozi, niente bar. una chiesa una fontana e venti case. c’è una donna con il suo bambino. fanno passeggiate, raccolgono fragoline di bosco. ridono quando la cagneta si butta nel ruscello. pure io! dice il bambino. ma poi non osa. raccolgono noci per fare un liquore. girano a turno la polenta. fuori piove e fa freddo. sono soli ma felici.
    (eh?)

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  8. Marty

    mh. io stavo scrivendo qui un commento per te quando mi è uscito unpiccolo insettino dalla tstiera. dallo spazio tra la d e la s. un piccolo insettino strisciante, non volava. ho provato a schiacciarlo prima tra un tasto e l’altro, poi premento di tast dsderdssssssssss. però è scappato. è ritornato dentro la tastiera, tra la d e la f.

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  9. Topper

    Capita di perdere la voglia o l’ispirazione per scrivere qualsiasi cosa, anche la lista della spesa. A me accade frequentemente e ho un blog da quasi dieci anni. Qualche tempo fa ho pensato che fosse giunto il momento di rinnovarlo, come già avevo fatto quanto Splinder mi aveva costretto a migrare, sbattendomi fuori casa. E così ho comprato uno spazio nel mare del web, ci ho piantato la bandierina e l’ho fatto mio. Il blog adesso è uguale a prima. Stessi colori, contenuti, lettori. Nessuno nota il cambiamento. Io però lo sento più mio. Mi ha dato spunti per riprendere a scrivere di più, sperando di pubblicare di più, perché quello che scrivi non corrispondere sempre a quello che posti. Sono però i suoi vuoti, le mie mancanze, nonché tutte le stronzate che ci ho messo dentro negli anni, e non un restyling, a renderlo un posto in cui tornare ogni volta che vorrai ritrovarti. Sono sicuro che lo stesso vale per te.
    Questa era la mia storiella.

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      E metto pure questa nel frullatore… Sono terrorizzato che esca fuori una cosa come quelle che mi faceva la pg (perfida genitrice) quando ero piccolo, siccome DOVEVO mangiare la frutta, faceva un mega-frullato con dentro TUTTO. Mela pera susina albicocca banana pesca. E il latte. Potevo essere privato del latte? Ecco. Il colore usciva un marroncino, e il sapore. Bleah. Ti dico solo che con la frutta ho fatto pace dopo più di 40 anni…

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      1. Topper

        La mia pg faceva altrettanto con la carne. Fino a 5-6 anni ha provato in tutti modi a farmela mangiare, cucinandola e mischiandola con i sapori più diversi. Penso che me l’abbia pure iniettata nelle vene mentre dormivo. Beh, io oggi odio la carne e non credo riuscirò mai a farci pace.

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  10. Claudiappì

    Succede anche a me, Max. Passo certi periodi in cui non riesco a cavare storie neanche da una storia praticamente già scritta, e altri periodi in cui, dal nulla, salta fuori l’aneddoto🙂
    Se mi viene in mente qualcosa, te la passo volentieri.
    “Andiamo a Gaeta” è molto bello.

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Grazie Claudia, sai che il tuo giudizio per me è particolarmente importante. E non per il fatto che, come spesso ti dico per sfotterti un po’, “tu sei una scrittrice vera”, ma perché ti riconosco delle sensibilità particolari che a me interessano assai. In altre parole, mi piacerebbe che quello che scrivo risulti gradito a persone come te.🙂

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