Condivido perché mi piace, clicco mi piace perché condivido

FacebookPrendo le mosse da un post di verba che mi ha fatto davvero piacere leggere, una tirata contro l’ignoranza assolutamente degna di nota. Si badi bene, ignoranza nel senso stretto del termine, cioè assenza di preparazione specifica in uno o più campi. La tesi di verba, in estrema sintesi (ma chi passa di qui ci vada a leggerlo, quel post, ché merita davvero), è che al giorno d’oggi, a causa soprattutto della superficialità con cui si affrontano le cose, e complice la presenza di Internet che tutto contiene e tutto “rivela”, chiunque si sente autorizzato a mettere in discussione tesi provenienti da persone che per una vita si sono occupate di una certa materia studiandola e sviscerandola in tutte le sue piegoline, solo per il fatto di aver letto qualche scemenza su Internet, o per (e qui è venuta un’altra risata piena) aver letto Fabio Volo.

Piccolo disclaimer. Come verba, segnalo ai viandanti che questo post sarà ricco di turpiloquio, perché su certe cose le definizioni da Accademia della Crusca, che tanto amo, sono semplicemente riduttive.

Leggendo il post di verba mi è venuto in mente che molte delle categorie citate da lei imperversano su feisbucche, alimentando teorie dei gomblotti, o condividendo delle immani stronzate che non hanno né capo né coda. Un po’ di tempo fa mi è capitata una bufala, della quale poi, successivamente a quanto sto per raccontare, si è parlato in quanto sembra sia un’eco di analoga bufala americana. In breve, leggo sulla mia timeline un tizio che condivide uno stato: “Non cliccate mi piace sul gruppo ‘Diventare padre o madre era il dono più grande della mia vita‘, è un gruppo gestito da pedofili che chiederanno le foto dei vostri figli e verranno a molestarli“. Ora non ricordo i termini precisi della frase, ma insomma il senso era quello. Allora io mi sono detto: ma porca di quella gran puttana, anche se c’è una MINIMA possibilità che questa cosa abbia un fondamento, voglio andare a capire, ché eventualmente avviso la polizia. Così sono andato su quel gruppo e ho scoperto che era, ovviamente, una cazzata. Ma poi ho fatto di più. Per prima cosa ho controllato il numero dei deficienti che avevano condiviso lo stato. Centinaia. Poi mi sono fatto un giretto nella bacheca del gruppo. Qui di seguito ci sono alcuni esempi di post.

  • Voi siete dei PEDOFILI si o no ??? Se si vergognatevi stronzi !!!!!!!!!!!!!!!!
  • Siete pedofili?
  • VORREI SAPERE SE QUESTO è VERAMENTE UN GRUPPO DI PEDOFILI!!! PERCHè SE QUESTA STORIA è VERA FATE VERAMENTE SCHIFO VERGOGNATEVI

Quindi ricapitolando. Abbiamo due stereotipi di comportamento. Il primo è di entrare nel gruppo e informarsi, chiedendo se per caso ci siano dei pedofili, o magari dicendo che SE fosse vero, questa cosa merita la massima riprovazione. Il secondo è di quelli che  (verbalizzarne la ragione aiuta a capire meglio) hanno condiviso uno stato feisbuc in cui si sconsiglia di cliccare mi piace su un gruppo perché del gruppo fanno parte dei pedofili. Perché aiuta a capire meglio? Vogliamo rileggere? Io sento di aver fatto qualcosa di buono, perché ho condiviso uno stato, quindi nella mia testa malata mi convinco che sto informando. E di cosa informo? Del fatto che in un gruppo ci sono dei pedofili. Bene, e cosa consiglio di fare in proposito? DI NON CLICCARE MI PIACE!!!!! Dico ma chi ha condiviso lo stato, si è fermato un attimo a pensare?

Ecco. La risposta sconfortante è che no. Non si sono fermati a pensare. Hanno condiviso. Punto.

Io non so per quanto resterò ancora su facebook.

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44 pensieri su “Condivido perché mi piace, clicco mi piace perché condivido

  1. Signorasinasce

    Io ho la lasciato face 18 mesi fa per la bassezza dei contenuti che rivela. La tristezza più grande del social network più famoso del mondo è che riflette la società contemporanea.
    Dovrò necessariamente riaprirlo come canale pubblicitario per i miei romanzi, pare sia d’obbligo (cito i ben informati), ma credimi, anche se ti cancelli non perdi niente.
    Sto vivendo una tale disintossicazione da chiacchiericci e curiosità e son così restia a rivederne il logo su mio iPhone che al Max farò una pagina pubblicitaria e BASTA.
    Ti abbraccio… Su su su, l’ignoranza dilaga a macchia d’olio… purtroppo!
    S

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  2. swann matassa

    max, credo di aver capito quello che vuoi dire, ma d’altronde chiudere la tua pagina facebook non taglierà fuori nessuno. Non li vedrai, ma ci saranno, tutti gli stessi “mi piace”, gli stessi link, gli stessi fake. Preferisco saperlo. Sembrerà un controsenso, ma il comportamento su fb rivela molto delle persone che si conoscono superficialmente, nonché del comportamento delle masse. Da quando sono su fb, ho imparato molto dell’umanità. Quasi tutte cose spiacevoli, ma preferisco saperle…

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Sì. Comprendo il punto. Ma c’è un problema di priorità e di tempi. Cerco di spendere il mio tempo facendo cose che mi diano serenità. Che contribuiscano a placare un senso di inquietudine interiore che probabilmente non ha neanche ragione di esistere, ma ciò nonostante è lì (e ci voglio scrivere un post). La verità è che sempre più spesso il passaggio su fb è foriero di aumento di quell’inquietudine. I percorsi per arrivare da qualche parte spesso sono tortuosi, e mi è servito un post di verba per scatenare una riflessione di sintesi. Non so, in questo momento la tentazione di uscire è davvero forte.

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  3. verbasequentur

    Prima di chiudere Fb fatti un giro sulla pagina “In favore della sperimentazione animale”. Pubblicano ogni giorno gli attacchi che ricevono (anche minacce di morte, mica pizza e fichi) da vari gruppi stop vivisection (cazzo stoppi che é illegale da vent’anni?), liberazione animali e compagnia cantante, più le varie risposte alle teorie più disparate. Dopo averla letta, allora sì cristo che puoi cancellarti.
    Io comunque oltre a ringraziarti della citazione ne approfitto per aggiungere che una delle cose che mi fa incazzare é proprio una presunta “democrazia delle opionioni”, che non esiste al mondo. Come se i bambini delle elementari contestassero ogni sillaba della maestra pretendendo di instaurare un rapporto paritario a livello “culturale”. E’ da malati, é proprio liberare il non-sapere come valore in sé a discapito di ricerca, studio, preparazione, anche della semplice bellissima curiosità personale che porta te, me e centinaia di altre persone ad usare il proprio tempo libero per capire meglio il pianeta che hanno intorno. Uno stupro del valore delle parole, dei fatti, dei concetti, della storia, perchè “io la penso così e basta”.
    La cortesia è educazione, ma il rispetto – che sappia io – é qualcosa che ci si guadagna, non che si possa pretendere a gomitate e strilli.

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    1. swann matassa

      vorrei aggiungere (anche se già so che sarà per me impossibile argomentare a pieno la faccenda) che sì, gli insulti dimostrano la pochezza delle persone, sono gravissimi, ma che anche l’esistenza della pagina “a favore della sperimentazione animale” sia assolutamente censurabile. un bell’esempio di come, sui social e sul web in generale, sia ormai praticamente obbligatorio fare bandiera delle proprie opinioni ed elevarle a verità. e poiché queste in particolare vengono da pretesi scienziati “seri”, la cosa è ancora più grave.

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      1. Wish aka Max Autore articolo

        Qui il discorso si fa complesso e iniziamo a muoverci su ghiaccio sottile. Premetto che non conosco la pagina in questione. Voglio però riportare (a proposito di censurabilità) il giochino che molti hanno sponsorizzato e nel quale in molti sono caduti a causa della superficialità di cui tanto si parla. Girano moltissimi appelli contro la vivisezione. Che non esiste per legge da un pezzo. Si vuole sponsorizzare con questo l’eliminazione del passaggio della sperimentazione in vivo dei farmaci. Che significa sperimentazione del farmaco su animali. Ora il vero punto non è la violenza sull’animale. Il vero punto è che la medicina è fondata sulla statistica. E quindi necessita di sperimentazioni progressive. Non si può eliminare, il passaggio della sperimentazione in vivo. E’ una forma quindi di estremizzazione che vede solo una piccola parte del problema, quantunque emotivamente coinvolgente, che è quella del coinvolgimento di esseri viventi. Però a questo proposito mi piace tanto il detto “risparmia una pianta, uccidi un vegano”. 😀 (è che non ce la faccio proprio, a non buttarla in ridere, alla fine… ;))

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        1. swann matassa

          Non voglio scoperchiare un vaso di Pandora, dico solo che chi lavora nella ricerca SA quanta sperimentazione animale inutile e/o addirittura controproducente ai fini dell’avanzamento delle conoscenze si fa. Inoltre se tutti i miei amati colleghi conservassero un pizzico di etica converrebbero (come spesso fanno a parole, ma mai con i fatti) che la sperimentazione animale, se davvero ineliminabile, andrebbe quantomeno ridotta al minimo indispensabile e, perché no, condotta senza perdere il senso di colpa, senza dimenticare che si sta compiendo un sacrificio. E per questo motivo si dovrebbero accogliere le rimostranze degli animalisti con un po’ più di rispetto e certo senza il senso di superiorità e ostentazione che hanno, ad esempio, quelli che nientemeno aprono (provocatoriamente, secondo me) pagine fb e siti internet dal titolo “a favore della sperimentazione animale”, o conferiscono “premi hitler” agli animalisti. Magari si risparmierebbero anche gli insulti e le minacce di morte, che peraltro dimostrano solo che il mondo è pieno di squilibrati e che non esistono buoni e cattivi, dal momento che sedicenti “animalisti”, che dovrebbero rappresentare evidentemente un’umanità più sensibile, sono poi i primi violenti, ignoranti e intolleranti.
          Vabbé mi sono lasciato prendere la mano.
          Del veganesimo parliamo un’altra volta (e prima o poi dovrò avere il coraggio di farci un post, su queste cose)

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          1. verbasequentur

            Allora. Io farò un respirone grande grande e poi proverò a risponderti senza rompere il ghiaccio sottile di cui parla Max.
            Premetto che sono figlia di una biologa e di un oncologo, e che in casa l’argomento é estremamente sentito, e puoi immaginare “il versante” familiare. Non mi piace l’affermazione “é censurabile l’esistenza”. Come c’è “contro la sa, stopvivisection, alf (diosanto)” ovvero la corrente di pensiero anti sperimentazione tout-court, ha ogni diritto di esserci e di alzarsi in piedi chi invece é a favore. Invece sono assolutamente sui premi hitler e su alcune derive della pagina, molto bimbominkieske, e le capisco solo nell’ottica della risposta ironica ad accuse serie strillate in faccia (la genesi dei meme sul limone e peperoncino, per dirne una). Ti dico in tutta onestà che una conversazione sull’argomento con te mi interesserebbe moltissimo, se non vuoi che “appestiamo” il blog di Max, magari anche via email, perché ti giuro che al momento sei l’unico esemplare di persona pacata, con preparazione sull’argomento, “anti-Sa” che io abbia incontrato, e vedo l’occasione di confronto come unica.
            Quello che dici sull’utilizzo come estrema ratio della sperimentazione in vivo e sulla “pietas” verso l’animale che sacrifichi (poi sai meglio di me che si vanno a toccare casi in cui l’animale non è sacrificato per niente…) lo trovo vicinissimo a me ed al mio modo di pensare, ma anche a quello di tutti gli amici ricercatori che pur sono favorevoli alla sa, e mi sembra che sia al centro della direttiva europea che in italia s’è voluto rimaneggiare per rendere ulteriormente restrittiva.
            Mi piacerebbe sentire i tuoi “motivi”, se hai voglia.

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            1. swann matassa

              fa certo molto piacere parlarne anche a me, con chi sa di cosa parla e lo fa con ragionevolezza! e sì, certo, non voglio appestare il blog di max. qui voglio solo precisare che io faccio ricerca sul cancro, lavoro con cellule in coltura (quindi inevitabilmente uso siero e anticorpi, tanto per essere chiari sugli estremismi) e ho rispedito al mittente offerte di collaborazione su progetti con i topi che ritenevo si potessero svolgere (a mio parere anche meglio, scientificamente) con altri sistemi modello. ne parliamo, senz’altro

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            2. swann matassa

              accetto volentieri l’ospitalità di max, che peraltro è il moderatore perfetto. adesso però sto per abbandonare la postazione, per cui farò la mia “tirata” alla prima occasione, magari stanotte, al mio ritorno

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            3. swann matassa

              Eccomi. Cercherò di affrontare solo i punti fondamentali (tanto il discorso si può protrarre all’infinito senza che si giunga ad una conclusione). Per me non vanno mischiati il discorso etico e il discorso della validità scientifica. La pretesa degli animalisti, cresciuta in anni recenti, di contrastare la SA con argomentazioni del tipo “non serve” o “è dannosa”, secondo me non fa altro che confondere. L’argomento etico basta da solo e ha una sua dignità; impelagarsi in discussioni scientifiche con gli scienziati non ha senso e dà la sensazione che non si creda abbastanza nella questione di principio. Personalmente, preferisco affrontarli separatamente.
              1) Sulla questione etica, dico molto semplicemente e direttamente che per me il fatto è semplice: la vita di un cane, di un gatto o di un topo ha dignità in quanto vita e quindi non è etico utilizzarla come un semplice mezzo per ottenere uno scopo. Nell’ambito del discorso “la vita dell’animale in cambio di quella dell’uomo”, la parola chiave è “equilibrio”: in natura la morte è sempre funzionale alla vita e i destini delle specie in ballo sono fortemente intrecciati. Nessun predatore stermina le proprie prede perché la specie alla lunga ne avrebbe uno svantaggio. In questo senso il consumo smodato di carne, gli allevamenti intensivi, l’utilizzo di pellame e pellicce hanno lo stesso significato della SA e vanno trattate nello stesso modo e con le stesse argomentazioni. È noto che il comportamento della specie umana sembra più simile a quello di un virus, che sfrutta le risorse dell’organismo ospite fino ad ucciderlo. Se non vogliamo essere il virus dell’organismo Gaia, dobbiamo partire dal presupposto etico che le nostre esigenze NON giustificano da sole ogni comportamento, perciò l’argomentazione “la SA è giustificata perché il topolino muore per salvare una persona (che è più importante)”, semplicemente, non è valida. È una visione miope e antropocentrica e quindi in un’etica della vita non è ammissibile. Sono stato un po’ involuto ma spero di essermi spiegato. In sintesi: la SA non è eticamente giustificata di per sé, per cui il suo utilizzo va considerato alla stessa stregua di quello della caccia: vita e morte di specie diverse che si intrecciano e si bilanciano sul filo di un equilibrio che in biologia si chiama “omeostasi” e sul quale si fonda la vita stessa. Non abbiamo ancora capito che se lo rompiamo, credendoci al di sopra di esso, moriamo insieme al resto del pianeta (e colpevoli e, peggio ancora, alla fine consapevoli della nostra colpa).
              2) Sulla questione scientifica. Non ci sono dubbi sul fatto che molte delle pratiche attuali – che sono state messe a punto non certo per sadismo, ma per ottenere uno scopo e dei risultati – non siano sostituibili nell’immediato. Questo dovrebbe essere il punto di partenza di ogni animalista intelligente. Sulla scorta del punto 1, quindi, bisognerebbe limitare la SA solo a quelle pratiche insostituibili, e nel frattempo lavorare per renderle sostituibili. Su questo punto sarò breve, perché da solo richiederebbe una discussione dedicata, e mi limiterò a dire, per esperienza personale, che questo non si fa. Viene condotta UN SACCO di SA evitabile, a volte persino controproducente, perché nei laboratori che usano gli animali come modello di studio, si tende a fare tutto lì, per il semplice fatto che, appunto, quello è il sistema modello in uso, quindi ogni approccio è tentato in quel modello. Metterne a punto uno nuovo probabilmente è troppo difficile, impegnativo o dispendioso in termini di tempo, per cui lo si evita anche quando sarebbe la cosa giusta da fare anche dal punto di vista del rigore scientifico. Ultima considerazione: si parla sempre e solo della sperimentazione dei farmaci. Facciamo salva quella. Che dire della ricerca di base? Secondo me, fare ricerca di base sui topi è, passatemi il gioco di parole, una bestialità. Perché andare a sperimentare su un organismo complesso qualcosa di cui ancora non conosco nemmeno le basi molecolari? E questo senza introdurre il discorso (semplicemente assurdo) della sperimentazione per i cosmetici, per il cibo per animali (sic!) e via discorrendo.
              Con questo, ho solo intaccato superficialmente il discorso, ma almeno ho introdotto le basi del mio pensiero. Ditemi voi che ne pensate.

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            4. verbasequentur

              no, a me wordpress non ha mandato nessuna notifica.
              in compenso il post da cui siamo partiti è diventato virale su fb, sto facendo 54.000 accessi in 24 ore (lo giuro), ho ricevuto boh, 300 commenti, alcune decine di mail di insulti… insomma sono invasa. Ma ora che so che hai scritto, mollo tutto e corro a leggerti.

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            5. swann matassa

              ma veramente? che invidia, a me nessuno si è mai preso la briga di scrivere mail di insulti!
              scherzi a parte, è assurdo, hai scritto cose tutt’altro che “estreme”, ammesso che le cose estreme giustifichino l’insulto (cosa che comunque non è)

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            6. verbasequentur

              Il tuo post mi ha commossa.
              Se ne scrivi sul tuo blog giuro che ti spammo dappertutto, perchè ripristini una fiducia nell’altro e nella capacità di comprensione/dialogo che stavo perdendo.

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            7. swann matassa

              tu esageri. comunque ne scriverò senz’altro perché c’è molto altro da dire. e poi devo spiegare che cosa intendevo quando ho detto che anche l’esistenza della pagina “a favore della sperimentazione animale” è censurabile (in senso lato, eh, non sia mai detto che io sia a favore della censura!)

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        2. verbasequentur

          Qualche settimana fa ho trovato il banchetto delle firme, sponsorizzato Almo Nature (e via di ulteriore post di sbroccata, prossimamente 😆 ) in un negozio di una nota catena di prodotti per la casa e l’igiene personale. Volevo stare zitta. Volevo MOLTISSIMO stare zitta. Ti giuro che ho fatto il percorso scaffali-cassa ripetendomi “fatti i cazzi tuoi fatti i cazzi tuoi fatti i cazzi tuoi”. Poi sono arrivata alla cassa, ho guardato la sciura e le ho detto “ehm… vedo che ha il manifesto della almo per firmare la petizione contro la sperimentazione animale”. E la sciura: “Eh sì”. E io “Ma… lei si rende conto che praticamente l’intero contenuto del suo negozio é composto da prodotti sperimentati sugli animali, sì?”.
          La sciura m’ha guardata. E’ andata alla porta, ha strappato il manifesto, ha levato il banchetto e m’ha fatto il conto.
          Un piccolo passo alla volta. Un piccolo, minuscolo, passo alla volta. Io non voglio “avere ragione”. Vorrei sapere che la persona che ho davanti ha idea di perché fa qualcosa o meno, però.

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    2. Wish aka Max Autore articolo

      Ho imparato ad ascoltare le opinioni di chiunque. La democrazia delle opinioni è quasi un ossimoro. Per avere un’opinione è necessario sapere le cose. Se non le sai, l’opinione non vale nulla. “Io la penso così e basta” qualifica immediatamente l’interlocutore, e lo relega al di fuori della mia top thousand. C’è un limite anche alla capacità di ascolto 😉

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  4. ema71

    Come ben sai, sono un fb addicted. Mi piace, mi consente di rimanere in contatto con molte persone che non vedo da anni e con le quali ho condiviso momenti ed esperienze, e anche persone che non ho mai visto (quelle che per esempio mi hai presentato tu…). Mantengo il numero dei miei contatti sotto i 300, quando mi ci avvicino cancello qualcuno (quelli con cui non interagisco). questo per dire che se te ne andassi da fb, mi dispiacerebbe: i 600km che ci separano si farebbero sentire dappiù (ellosò che ci si scambia, a volte, più messaggi di due sedicenni femmine). per quanto riguarda quello che scrivi, fb non è che lo specchio di come siamo: mi innervosiscono quei post sulla privacy (quelli tipo: “copia-incolla che se passi il mouse su una mia foto la vedono anche su Nibiru e non voglio “), che nessuno si prende la briga di leggere come funzionano le impostazioni. E quando capita, commento: “è una bufala”. poi succede che sotto al mio commento leggo una caterva di “fatto!”.. fatto il copia-incolla (ema = “vox clamantis in deserto”). Ecco, allora mi rassegno, la gente sono stupidi. e vado avanti per la mia strada…

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Come dice johnny palomba, leggenti nustannobbene. E’ che, come dicevo sopra, per uno-due stati divertenti che vale la pena di leggere, il resto sono stratosferiche e, ahimé, deprimenti minchiate, that quite frankly I can do without. Forse un’idea potrebbe essere togliersi e rimettersi ricominciando, e selezionando con cura. Mah. Ci penserò.

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  5. Andrea

    Le stesse persone che hanno cliccate mi piace e si sono smacchiate la fedina penale così, sono i tuoi compagni di banco, l’amico al bar, il tipo in palestra con cui parli, quello con cui esci in moto, il tuo compagno di cella.
    Quindi mi e ti chiedo, ha un senso che ti cancelli da feisbuc ? Vuoi cancellare anche chi hai intorno?
    Sorridi Ciccio e tira dritto, chi ha più testa la usi, la vita e così breve per ordinare gli armadi degli altri, io non ho tempo neppure per il mio…

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      La riflessione è interessante. E hai ragione per certi versi, non è che uscendo da fb tolgo gli stronzi dalla mia vita. Diciamo che però non sono costretto a osservarne la parte peggiore esposta in vetrina. E, a proposito di armadi, ho la sensazione che il semplice guardare l’armadio altrui (quando è palesemente e totalmente scombinato) sia di intralcio per sistemare il mio… e anzi è come se per qualche strana alchimia, quel maglione pieno di tarme che il tizio x tiene nel suo armadio in mezzo a quelli buoni, si trasferisca nel mio. O meglio una parte delle sue tarme vengano nel mio. Non è così, chiaramente, ma è “come se”, a volte.
      Se vuoi chiedermi anche tu quanti siamo qui dentro ne hai facoltà. 😀

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  6. elinepal

    Ma figurati! di che ci stiamo meravigliando? Ti sembra che non accada la stessa cosa sui quotidiani? E’ solo che lì lo spazio è poco, sono in pochi a scriverci e centellinano le stronzate. Come sempre si confonde il mezzo con il suo uso. A me fa comodo usare FB per lavoro, profilo professionale, e per rimanere in contatto con le persone che conosco, profilo privato condiviso solo chi chi ho conosciuto personalmente. Sul resto ci giro a titolo informativo. Tengo inoltre a precisare che ho letto a volte su questa piattaforma Blog osceni con contenuti razzisti, omofobi, maschilisti, troieschi, inculturali, fuorvianti della realtà. E quindi?
    (tu resti sempre comunque il blog a divulgazione scientifica più credibile)
    love and peace!

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  7. liberadidire79

    uffa, mi hanno già anticipata gli altri sulle riflessioni che volevo fare…
    lo sai uso fb, mi aiuta a “cazzeggiare” ogni tanto ridendo delle cose che ci trovo scritte in giro….come si potrebbe ridere delle cose che ti capitano al bar o in palestra o in posta….
    credo che fb, come twitter, come i blog sono come dei bar….sta a noi scegliere a quale tavolino sederci e con chi prendere un caffè 🙂

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Il problema è che il baretto dove mi piace andare è oramai poco frequentato, e sono assordato dal rumore che fanno tutti gli altri bar. Allora preferisco chiamare qualche amico a casa mia e fare il caffè con la Gaggia. Un blog ce l’ho, e chi vuol venire a prendere il caffè è il benvenuto. Sto diventando orso anche nel virtuale 😀

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  8. tittisissa

    Purtroppo non sono riuscita a leggere tutti i commenti ma il mio pensiero è che non è fb ad essere la causa di tale scempiaggine, ma solo il mezzo.. Purtroppo di quella gente lì, approssimativa e “leggera”, pronta ad agitare forconi e giudicare senza conoscere il problema di cui si discute ce n’è in giro ovunque. Sempre di più!

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  9. rideafa.

    ci sono dei linguaggi, tipo il mi piace e suppongo l’omesso click per significare il suo contrario, che inquietantemente sono entrati a far parte della riflessione quotidiana.
    nel senso che, sono talmente assorbiti e integrati e accettati, che da soli bastano a per informarsi e informare.
    senza alcuna differenza tra una foto che magari non necessita di una glossa per forza, e qualcosa invece di sconvolgente e penalmente rilevante (per dire).

    allora, io mi ci dico che forse ci è un equivoco di fondo tra la parola e il suo significato, la mera comunicazione di servizio e la discussione.

    secondo me. almeno.
    però ecco, io non ho mai avuto feisbuc.

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      C’è una parola che hai usato che mi piace: inquietantemente. E’ vero. E’ inquietante che il mi piace e il suo opposto siano parte della riflessione quotidiana. Ma ti dirò che è peggio di così. Perché il “non click” non significa “non mi piace”. Significa altro. Nelle aspettative di chi pubblica magari significa “ehi neanche mi guardi maledizione”, ma nella realtà di chi clicca significa “non ti ho visto” “ho parecchi casini” “bleah che schifo” “non ci perdo neanche tempo” e così via, in una teoria di sensazioni e idee che sono poco esprimibili in poche parole.
      Ma il brutto di tutta questa faccenda è che anche sui blog è invalsa questa maledizione. Personalmente baratto volentieri 10 like con un commento. Il commento è quel che cerco. Il commento in quanto espressione di un concetto, espressione di un’idea, una conversazione al citofono, non una semplice scampanellata.
      Per quanto riguarda l’equivoco tra parola e significato potremmo parlare per ore. Una delle mie frasi preferite è “le parole sono pietre”. Ma pare che non ci se ne renda conto.
      Grazie del passaggio. 🙂

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