Quando si rompe una costola

Era il 2003 o il 2004, se non ricordo male. Dopo un piacevolissimo ritorno alle due ruote tramite uno scooter Majesty 250, messo cortesemente a disposizione da un’amica partita per gli USA, ero arrivato alla determinazione di volere una moto. E così, una sera rientrai a casa dal lavoro e dissi, spavaldo: “Domani mi compro una Hornet”. Mia moglie mi guardò e disse “Hai 43 anni, penso tu possa fare quel che credi, se non impatta esageratamente sul bilancio familiare”. Io avevo (ovviamente) già reperito tutte le informazioni su finanziamenti e quant’altro per cui la riunione straordinaria del CdA si sciolse quasi subito con approvazione all’unanimità dell’extra budget.

E così feci. Comprai una Hornet S. Con cupolino. Sbeffeggiato dagli hornettisti che frequentavo all’epoca, che la giudicavano brutta. Ma a me piaceva proprio così, col suo cupolino. Dopo i primi tempi passati a familiarizzare col centinaio di cavalli che metteva a disposizione (96 per la precisione), ho iniziato a prendere confidenza, e a usarla quotidianamente per andare al lavoro. Era prima che decidessi di fare il corso di guida in pista, per cui la mia reale confidenza col mezzo, e soprattutto la sensibilità, erano davvero ridotte, ora me ne rendo ben conto.

Morale della storia, una sera che ero particolarmente stanco, ed era piovuto da poco, mi sono avviato verso casa; davanti avevo un’utilitaria che non potevo passare (pensavo di non potere, oggi sarei passato tranquillamente) e mi sono accodato, sinché in mezzo ad una curva il tapino frenò bruscamente davanti a me. Io frenai dietro di lui e persi l’anteriore. Morale, scivolata e botta secca a terra, con il guanto sinistro, munito di protezioni rigide sulle nocche, infilato tra l’asfalto e le costole. Costola incrinata. Lì per lì niente male, ma poi, una volta tornato a casa (moto praticamente illesa, un paio di graffi e leva del cambio leggermente storta) sentii che mi doleva parecchio. Lastra il giorno dopo e, come ben sa chi ha avuto una roba del genere, nessuna fasciatura né ingessatura, ma solo tanta pazienza per un mese. Durante il quale avevo fitte di dolore nelle seguenti situazioni: se tossivo, se starnutivo, se ridevo.

Ecco, a questo volevo arrivare, dopo questa lunga premessa. Io ricordo ancora oggi, dopo circa due lustri. Il disagio più grosso di quel mese, per me è stato il non poter ridere. Ridere è fondamentale, è importantissimo. Una risata spezza la tensione, può cambiare una giornata storta in una giornata normale, può rendere una giornata normale meravigliosa. Nell’ultimo paio di giorni ho avuto modo, parlando con alcune persone, di farmi molte risate. Le ho ringraziate, di cuore, e dopo il primo momento di perplessità (sentirsi dire “grazie, perché mi fai ridere” non è detto che sia preso immediatamente come un complimento…) sono riuscito a spiegare che il ringraziamento era assolutamente dovuto. Perché ridere è vita. Ridere è bellezza.

Risata

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41 pensieri su “Quando si rompe una costola

  1. nemo1968

    Ciao Max, purtroppo ho provato anche io la fantastica sensazione di avere una costola fuori uso, anche se sono stato un motociclista per anni e anni il motivo che mi ha portato alla incrinatura è stato un pugno dato bene e con cattiveria durante un incontro di kung fu (Dio disse KUNG e KUNG FU…), all’epoca vivevo nel mito del “piccolo pino” (shaolin) con tutto quello che comporta una visione orientale della vita, ma questa è un’altra storia…
    Insomma il non ridere era terribile, e ti dirò, se ridevo e mi piegavo dal dolore mi veniva ancora più da ridere, un dramma, e siccome non riesco a non ridere è in quella occasione che ho elevato la mia soglia del dolore a livelli sovrumani… 😉
    Buona giornata

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Ecco. Il punto è questo. Quando ti va. Ed è sacrosanto, mica bisogna ridere a forza. E allora come si fa a ridere di più? Facendoselo andare di più. E come si fa a farselo andare di più? Cercando il lato comico delle situazioni. Funziona, davvero 🙂

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      E mamma mia, stai sempre a criticare… 😀
      Allora. Sulle scimmie può essere, ma siccome io uso il pensiero positivo secondo me ridono.
      Sulle moto, con tutta la stima, l’estetica è un di cui (quand’anche fossi d’accordo sul posizionamento dello scarico, che personalmente trovo bello). La Hornet è una moto eccezionale, con una versatilità di utilizzo che l’hanno portata ad essere un riferimento di categoria. E di fatto le 600 turismo ancora oggi ci si ispirano. La genialità è stata prendere il motore del CBR e depotenziarlo leggermente, per avere una moto leggera (180 kg a secco) e potente, con 95 CV all’albero. Unico difettuccio la coppia, erogata a regimi troppo alti, che la rendeva “vuota” ai bassi. Ma bastava sostituire l’anticipo per compensare, e usare un kit di spilli conici modificati nel carburatore, e un filtro aria K&N. A quel punto si poteva montare anche uno scarico “stappato”. 😉

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  2. Punto e virgola G.

    Deformazione professionale, perdonami se puoi… ma le costole sono quelle del maiale! E tu non mi sembri proprio un suino a quattro zampe né su due ;P

    Sai quali sono persone che mi infastidiscono? Quelle che dicono: io non rido mai; e lo dicono come se fosse una virtù, eh…

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  3. Erre

    Quanto è vero, cazzo. Ma, poi, mi chiedo, perché certe volte (troppo spesso) ce lo scordiamo? Anche davanti ai problemi bisognerebbe ridere! Sembra banale e ridicolo, ma è proprio così.

    Ciao, Max!

    P.s. mi sta assalendo un dubbio inquietante: ma tu hai fatto un corso per ogni cosa? Cioè, ho capito che ne hai fatti di tutti i tipi, dalla scrittura alla guida, dalla fisica quantistica all’informatica. Hai fatto un corso anche per gli aspetti più assurdi, vero? Che ne so, tipo accendere il pc, tu, per accendere il pc, fai dei movimenti che noi comuni mortali non conosciamo, hai tecnica, arrivi al bottone un sacco di tempo prima e con più classe. Vero? 😛

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      C’è un vecchio proverbio cinese che recita: “Se c’è soluzione, perché ti preoccupi? Se non c’è soluzione, perché ti preoccupi?” Una risata aiuta a interpretarlo meglio 😉

      Per quanto riguarda i corsi, beh di informatica ne ho fatti parecchi, in trent’anni quasi di professione… per il resto mi piace l’approccio strutturato, sai quanti “re della flaminia/tiburtina/cassia” ho sverniciato solo per aver fatto un paio di corsi che ti insegnano i fondamentali? Il fai da te in determinati campi non paga, poi a volte prendi la “sola”, ma ci sta pure… e comunque sì. Come lo accendo io, il pc, tu neanche te lo sogni. 😀 😀 😀 😀

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  4. josephine curie

    Avrai sentito parlare di “POLLYANNA” un libro per ragazzi di moltissimo tempo fa…
    La sua sfortunata protagonista conduceva la sua esistenza, cercando il bello in ogni situazione, anche le peggiori; è, da sempre, la mia quotidiana fonte d’ispirazione!
    Ogni giorno è migliore, se, di primo mattino, qualcuno mi regala un sorriso; parimenti ne ho uno sempre stampato sul volto, nonostante le inquietudini ed i pensieri…
    Le rughe: verranno comunque; ma, con la fronte corrucciata, garantisco: saranno molte, molte di più!! Dispensiamo sorrisi, dunque! 😀

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  5. pani

    a me piacciono le persone che sorridono senza ridere, quelle che hanno proprio l’espressione così, sorridente, luminosa e che poi, di sicuro si abbandonano a sonore risate.
    Mi fanno compassione invece quelli che hanno le labbra piegate all’ingiù, come un paio di baffi, come il manubrio di una bicicletta. Difficile pensare che riescano a ridere.

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  6. flampur

    ..ma davero davero sei pure un fan del Palomba?! ma che bella scoperta.. eppoi la teoria sul (sor)ridere che sostengo da secoli (anche se a forza di risate ci stanno seppellendo Loro…). Io però sono solo uno scooterista traffichino (nel senso di centro città), ed il mio bel polso me lo sono rotto anch’io nel 2004, ma dopo due mesi, subito in sella… 😉

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