Povera patria

Eh già. Come la canzone di Battiato, di buona memoria. E per chi la vuole ascoltare, la metto in fondo al post.

Perché “Povera patria”? Perché stamattina ho letto un post. Quando ho visto il titolo mi sono chiesto: ma perché “empathy” e non “sympathy”? Alla fine della lettura mi sono risposto: perché non si può sporcare una canzone degli Stones. Perché quelle canzoni sono delle pietre miliari, e non si possono usare per parlare delle miserie umane quotidiane. Anche perché di miseria umana in miseria umana, si sta cadendo in un baratro dal quale francamente vedo difficile uscire.

L’autrice del post, mia esimia e rispettata collega ai discutibili, ha messo una chiara postilla alla fine del suo post, che recitava “Eventuali commenti ottimisti saranno prontamente censurati”. La sintesi del suo grido di dolore è che stiamo andando a cento all’ora verso un muro di cemento armato, e nessuno se ne rende conto. Cito testualmente:

Ma pochi si rendono conto del pericolo, nessuno ha paura di votare la persona sbagliata, non importa quanto intelligenti hai sempre pensato che fossero. Ed è così che scopri che con i venti favorevoli erano in gamba cani e porci. Ora siamo fottuti con violenza sulle macerie e a nessuno fa più male.

E io le ho detto che forse le avrei risposto con un post. Ed eccolo qui, dunque. Sto in qualche modo girando attorno al nocciolo. Il nocciolo è che secondo me non c’è proprio nulla da fare. E’ dalla prima metà degli anni 80, nel periodo in cui sono state gettate le basi della legge Mammì, che stiamo assistendo ad una trasformazione del sistema Italia. Una trasformazione che si basa sull’uso del mezzo televisivo per passare insistentemente, ripetutamente, ossessivamente dei messaggi che alla fine diventano parte di una identità culturale. Perversa. L’identità culturale del micro-egoismo, del micro-orticello, del micro-vantaggio. E del disprezzo delle regole, dell’idealizzazione del “furbetto del quartierino” di turno, della demonizzazione della fatica: quella fatica tanto necessaria a raggiungere obiettivi veri. Fatica bypassabile con diplomi di laurea di sedicenti università estere, o con network di conoscenze, o con “amici di amici” che chiedono una prebenda, nel caso si sia dei maschietti; con l’elargizione di grazie e favori, nel caso si sia delle femminucce.

In tutto questo, complice una pseudo stabilità economica, un sistema che tutto sommato reggeva, nessuno, nessuno si è sognato di puntare il dito, di dire “ehi ma questo non mi torna”. Perché era più comodo pensare al proprio micro-orticello. E anzi, era pieno di Soloni che inneggiavano al liberismo, magari senza neanche sapere cosa significasse, di sostenitori del nulla che gridavano al “gomblotto”, alla demonizzazione dell’avversario, e si schieravano. Senza comprendere che non era, e non è, un problema di schieramento. Il problema è che, come ai tempi di un altro ventennio, c’è stato un personaggio “visibile”, circondato da una pletora di figuranti che hanno partecipato alla spartizione. Nel ventennio antico erano i gerarchi, in quello più recente sono i componenti dell’intero arco costituzionale. E ora, che l’acqua non c’è più, che tutti gli orticelli si stanno seccando, che sopravvivono solo gli orti intensivi perché possono scavarsi dei pozzi con soldi non loro (orti intensivi cui i proprietari di micro-orticelli non avrebbero comunque MAI potuto partecipare, eh, sia chiaro), ora non c’è più neanche la capacità di ragionare, di porsi un problema in termini generali, di identificare un bene superiore.

Ho tentato di essere parte di gruppi di interesse, ho tentato di “tastare il terreno” per vedere se ci fosse la concreta possibilità di aggregare persone che abbiano un’idea di Stato non come un nemico, ma come un bene superiore. Niente. E’ impossibile semplicemente aggregare consensi rispetto ad un pugno di idee base. Si iniziano immediatamente a sentire i distinguo, i “ma io”, i “ma se”, i “ecco ma forse”.

E allora? E allora non so, ma credo che non finirà bene. Credo che non ci sia spazio per una risalita. Credo che oramai siano stati fatti talmente tanti danni che tutte le corde che potevano servire per risalire sono state tagliate o si sono erose. Siamo sul fondo, e credo inizieremo presto a scannarci. Povera patria.

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35 pensieri su “Povera patria

  1. ammennicolidipensiero

    miei due discutibili colleghi, considerate il mio post di oggi come una mezza risposta. stiamo andando a schiantarci, è vero, ma concedetemi il lusso di farlo imprecando verso chi ha costruito macchine senza freni né palloncini che sbucano dal volante, strade bucate ancor prima di essere asfaltate, muri senza protezione. e consentitemi anche di proseguire, caparbiamente, in bicicletta, qui o dove sarà nel mondo.

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Non credo che imprecare aiuti. Ma se ti fa star meglio, fallo pure. Credo però che ci siano molte, moltissime persone appartenenti alla generazione che tu dici, che (come me) hanno semplicemente tentato di fare il proprio lavoro in modo onesto ed etico, senza fregare il prossimo e senza fregare lo Stato, pagando quanto c’era da pagare sino all’ultima lira prima e sino all’ultimo euro poi. Andando avanti per meriti e non per spintarelle più o meno forti, e arrivando in posizioni dignitose. E trovandosi nella posizione di coordinare dei gruppi di persone, cercando di essere all’altezza del compito insegnando e propagando gli stessi principi. Non è un’autoassoluzione, ma mi domando sinceramente cosa avresti fatto tu al posto mio.

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      1. ammennicolidipensiero

        avrei iniziato a scrivere su i discutibili. come te 😉
        (non e’ un’assoluzione che cerco, ma una non generalizzazione. tu fai parte di quelle migliori menti della tua generazione che non sono finite a devastare le successive. imprecare nei confronti di questi ultimi non serve, ma non togliermi almeno questa soddisfazione :-P)

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  2. redpoz

    Non c’è più nulla da fare? Non lo so, a volte (abbastanza spesso) lo penso anche io.
    Ma sarà che non trovo tante altre ragioni per le quali credo valga la pena incazzarsi, sarà che sono ancora in un’età nella quale credo valga la pena tentare… insomma, ci provo ancora.
    Soprattutto, provo disperatamente a recuperare la partecipazione di quelle persone oneste che non ne possono più. Ma è sempre più dannatamente difficile.

    Insomma, tutti si lamentano (non parlo di te), ma tutti continuano a tenere le mani in tasca…

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      E’ proprio questo il problema. Che se cerchi di aggregare le lamentele, non ne esci. L’effetto finale di questo bombardamento (e sempre raccomando la lettura di Enrico Brizzi “Vita quotidiana in Italia ai tempi del Silvio”, non perché sia un trattato anti-berlusca, ma perché è uno spaccato sociale assolutamente fedele) è di addormentare le coscienze da una parte, e di renderle estremamente difficili da accontentare dall’altra. Nel senso che la mentalità dell’orticello è oramai talmente consolidata che nessuno è in grado concretamente di riconoscersi in una proposta che chieda a tutti di fare un passo indietro in nome di un bene superiore.

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  3. mododidire

    Bravo, collega. Eppure pensavo che questa volta saresti stato con chi dice “questi giovani privi di valori che non hanno voglia di fare nulla” :p
    Mi hai piaciuto!

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  4. tramedipensieri

    qualche anno fa si diceva che fossimo sull’orlo del baratro
    ora ci stiamo dentro, ma chi se ne accorge?

    Tutti a lamentarsi, la maggior parte non vota….e poi comanda la minoranza diventata, gioco\forza maggioranza….
    …e poi “lui” è ancora al suo posto.

    L’italiano ama la dittatura, benchè se ne dica…è nella sua natura. Non è fatto per le rivoluzioni…chi ha tentato di farla, o almeno di tentare…anche a livello politico ci ha lasciato le penne….

    Per essere ottimista è necessario che beva un pochino di mirto.

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Credo che il problema più che in termini di ottimismo o pessimismo sia da porre in termini di realismo. La verità è che non c’è ancora abbastanza fame da giustificare una vera rivolta. E temo che quando la fame vera arriverà sarà troppo tardi per qualunque rimedio. Quel che servirebbe oggi (spiace dirlo) è un ritorno ai due blocchi Est-Ovest, che ci farebbe riguadagnare una posizione strategica nel Mediterraneo. Ma questa è, ovviamente, pura fantasia.
      Chi comanda è l’oligarchia formata da B e da tutti i rappresentanti dell’arco costituzionale. Perché senza la connivenza degli avversari B sarebbe stato spazzato via in un numero significativo di occasioni, mentre così non è stato. E in questa connivenza sono prosperate clientele “miste”. Purtroppo anche Grillo è deludente, visto che al di là della solita demagogia e delle gocce nel mare (soldi restituiti) non mi pare che dica nulla di realmente significativo. Varrebbe la pena di sottolineare che se tutti restituissero i soldi restituiti da lui non si arriverebbe a coprire neanche il 10% del gettito ricavato dall’IMU. Gocce nel mare per l’appunto.

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  5. ludmillarte

    credo sia non solo necessario, ma essenziale abbandonare le recriminazioni. sbagli ne sono stati fatti tanti, ma bisogna impiegare tempo ed energie per porvi rimedio. credo che il problema più grande sia quello socio-culturale che fornisce un’ottimo ambiente di coltura per moralità virali ed allora tutto è inutile e la maggioranza continuerà a guardare il proprio micro-orticello (fin quando dura) comunque infestato ed avvelenato

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      E’ vero quel che dici. Ma non è sufficiente. Infatti, se non si abbandona anche l’individualismo, e si comincia a pensare nei termini che “l’ottimo è nemico del bene”, non si arriva da nessuna parte. Ma è questo che mi fa disperare maggiormente. Non credo proprio sia possibile, per gli Italiani. Che non sono mai stati “fatti”, nonostante la raccomandazione di D’Azeglio. E’ triste, ma non credo di essere lontano dalla realtà.

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  6. pani

    povera patria, è il caso di dirlo.
    Ma quando mai l’Italia è stata grande? Forse al tempo del Rinascimento e prima che passi di nuovo, ce ne vuole.
    Qui non c’è da ricostruire lo Stato, non c’è da sistemare l’economia. La crisi è culturale, di valori e quella non si risolve abbassando lo spread.

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Nel periodo del secondo dopoguerra, secondo me abbiamo avuto delle buone occasioni. Lo sviluppo era molto buono, è sempre però mancata una pianificazione corretta. La managerialità non è mai stata un fiore all’occhiello.
      E questa cosa che dici, sulla crisi della cultura, mi trova d’accordissimo. Perché qui noi “giochiamo” a fare la brutta copia di altri che fanno certe cose molto meglio di noi. Noi abbiamo un patrimonio di cultura e tradizioni su cui potremmo e dovremmo costruire una nostra identità. E per certi versi qualcosa è anche stato fatto, con il “made in Italy”. Ma è su questa strada che dobbiamo andare avanti, che dobbiamo insistere.

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  7. swann matassa

    Non ci sono ricette per l’oggi, su questo siamo d’accordo tutti, e neanche per un domani prossimo. Ma questo non significa che non dobbiamo seminare, quantomeno per non diventare, da vittime, a nostra volta carnefici delle prossime generazioni. Perseguire delle idee deve essere la nostra rivoluzione. Ogni atto di coerenza equivale ad una vittoria, per me, non faccio più distinzione fra gocce nell’oceano e oceani stessi. La logica dell’inutile fornisce la base per la perpetuazione dello stato di cose attuale. L’ho detto molte volte, da molte parti, qualcuno che passa di qua me l’avrà già sentito dire: so che non vincerò. Ma ci sono molti modi di perdere. Alcuni possono essere ricordati, su alcune sconfitte si costruiscono le vittorie future. Una volta mododidire mi ha detto “siamo fottuti, e mi meraviglio che ci sia ancora qualcuno che non l’ha capito”. Sì, siamo fottuti, ma per una volta nella vita credo che abbia senso essere ottusi: comportarsi come se non l’avessimo capito, come se non lo fossimo. Avere il coltello fra i denti. E Max, tu mi hai citato Calvino, è pertinente anche, qui, lo riporto:
    “L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”
    Dal mio punto di vista, per come ragiono, non ci vedo niente di ottimistico, in questo pensiero, ma di battagliero sì.

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Preservare la coerenza da solo non è sufficiente, purtroppo. Ho appena risposto ad adp dicendogli esattamente questo. Anche io ho “fatto il mio”. Anche io sono stato etico. Anche io ho cercato di non scendere a compromessi, pagando, spesso, in prima persona, in termini di mancati riconoscimenti, mancati avanzamenti, mancati aumenti. Cose molto pratiche e pragmatiche, come vedi. Ma. Ma oggi sono qui a parlare con te, e a guardare indietro vedendo che questo non è stato sufficiente. Anzi, che non è proprio servito a niente. E questo un minimo di sconforto me lo provoca.

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      1. swann matassa

        immagino, max. d’altronde non provare sconforto non è neanche fra i miei obiettivi, è un’altra battaglia già persa in partenza. io, solo, non voglio perdere la mia identità, e voglio essere oggi, per scelta, quello che i più dovranno essere domani, per forza.

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  8. laura

    Max, forse ti sembrerò retorica non so, ma devo dirti che dissento perchè lo Stato, la Patria, la Storia siamo noi (come diceva un’altra canzone…), come d’altra parte ci ricorda la nostra bistrattata e poco conosciuta Costituzione. E’ indubbio che non stiamo vivendo un bel periodo (tanto per usare un eufemismo), che non sarà facile uscirne sia politicamente che economicamente, ma finchè c’è qualcuno che si indigna, c’è speranza. Finchè qualcuno con piccoli gesti quotidiani, lavorativi o no, non si piega alla modalità clientelare (senza voler entrare nel merito dei rilievi penali di alcuni comportamenti che perciò si chiamano reati!) allora per quanto ardua sarà la salita non possiamo non farcela. Dobbiamo farcela, anche se è dura, anche se qualche volta ti cadono le braccia perchè fai tanta fatica per ottenere neanche un decimo di quello che ottengono altri in altri modi. Ma quanto vale quel decimo? Più dell’intero. Non dico che non sia frustrante, umiliante, agghiacciante andare avanti in questo modo ma non possiamo autocondannarci al baratro. Io credo che abbiamo il dovere di pensare, e di agire conseguentemente, che ciascuno di noi può fare qualcosa per spezzare il circolo vizioso. Anche perchè la rassegnazione crea alibi e acquiescenza a quello che diciamo farci rabbia.
    … ecco che succede quando non dormo di notte!!!:-P

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Io ti ringrazio della risposta, e ammiro il tuo ottimismo. Io continuo (vedi repliche sopra, ad adp e swann) a essere etico, ad indignarmi e a portare avanti pervicacemente la mia onestà. Ma, come detto ad altri, inizio a pensare che non c’è grande speranza. E questo mi dispiace per me, ovviamente, ma più ancora per le mie figlie, e per i ragazzi che tramite loro conosco.

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  9. vetrocolato

    Io di ottimismo ne ho proprio poco. Anzi, mi hanno proprio stufato quelli che dicono che i giovani sono il futuro ed in loro è racchiusa la speranza, ma speranza de che? Io ho 34 anni, un lavoro da impiegata, e sono in affitto, vivo sola. Speranza de che? Se non cambia qualcosa, questi bei giovani si ripiegheranno su loro stessi come foglie secche e creperanno. I giovani nascono fiduciosi, è vero, ma se questa fiducia non viene sorretta, muore. Io sono ancora tra i fortunati, ho un lavoro fisso. Lo stato non mi rappresenta, e non mi tutela. Non mi sento parte di niente, le politiche sono una buffonata, un circo grottesco. Ne ho le scatole piene di tutte ste speranze che ci affibbiano e che sono solo il riflesso opaco delle speranze di altri giovani prima di noi.

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  10. flampur

    Hai colto il nocciolo: finché avremo il nostro blogghino, il cinemello e la pizzetta del weekend, e la pancia pienotta, la rivoluzione sarà una chiacchiera da web. Ma andiamo a grandi falcate verso il precipizio. Quello vero.

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  11. Punto & virgola G.

    E niente Max… Io credo non si possa fare davvero nulla. Ed il problema non è solo di chi sta al comando di questa Patria dissanguata; il problema sta alla radice, alle fondamenta proprio. Che ormai sono marce. Non vedo futuro per me qui; mi sto attivando per andar via.

    Hai notizie di masticone?

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  12. intesomale

    Mi hai sorpreso. Non credevo fossi capace di pisciare controvento. Apprezzo. Ovviamente non hai guardato la metà del problema che sta dentro le persone, ma che diamine, sei un ingegnere in fondo

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Non è questione di pisciare controvento, è questione di avere l’onestà intellettuale di analizzare ciò che è successo cercando di guardarlo da fuori.
      Dentro, ciascuno ha il proprio tormento, o il proprio vuoto. Non riesco a generalizzare.

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        1. Wish aka Max Autore articolo

          Il destino dei modelli è quello di semplificare. Guarda il modello newtoniano, era perfetto sinché il buon Albert non ha detto “ma siamo sicuri che il tempo sia un’entità assoluta?” e lì si è capito che Newton va benissimo, ma è un’approssimazione. La meccanica quantistica ha rivoluzionato ancor di più. E se ti avvicini all’infinitamente piccolo vedrai cose che voi umani. Solo che quelle succedono davvero, anche se in una scala invisibile a occhio nudo. Cosa voglio dire? Che qualunque modello tu possa immaginare, considerando che stiamo parlando di emozioni, è (a mio modestissimo avviso) destinato a fallire miseramente.

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          1. intesomale

            No, ti sbagli. Qualunque modello può essere migliore del precedente rispetto ad alcune specifiche applicazioni. Il fatto che nessuno possa essere perfetto, perché per definizione approssima il sistema, non significa che non valga la pena continuare a studiarne di nuovi.

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  13. ellagadda

    Pasolini il dito lo puntava, eccome! Adesso mi limito solo a citare il capitolo delle Visioni (Petrolio), ma poi torno 🙂
    Siamo un popolo mediocre, ma abbiamo le nostre fiere vette. Solo che dalla valle le cime sono nascoste dalle nubi e nessuno s’azzarda a scalare.

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Hai centrato il punto. La vetta è nascosta dalle nubi. E allora, chi dice che non esiste. Chi dice che non è questo granché. Chi dice che è rischioso arrampicarsi. Chi dice che una volta arrivato sotto le nubi un gomblotto ti ucciderà. E si rimane così, a discutere senza alcun costrutto.

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      1. ellagadda

        Non siamo pessimisti, cerchiamo di essere obiettivi, anzi, almeno noi che tentiamo di combattere gomblotti, social vari e manie varie.
        La prima cosa che credo possa essere un buon punto di partenza è l’ammettere che siamo esseri umani e che non è vero che in quest’epoca siamo più scemi, semplicemente viviamo in questo secolo/millennio e guardiamo agli scemi che ci circondano, ma gli uomini cretini lo erano anche ai tempi di Platone.
        Detto ciò, la seconda cosa da fare è abbassare le aspettative: vuoi un’umanità illuminata? Campa cavallo che qui non cresce manco la ginestra!
        La terza cosa da fare, dopo questa dose di pessimismo cosmico, è darsi un obiettivo: siamo scemi, non cambieremo mai, ma qualcosa la possiamo fare, ovvero non fossilizzarci sulle negatività e iniziare una piccola, personale ricerca verso la bellezza (la bellezza, quella della ragione, quella dei corpi, quella della salute, quella degli ideali, etc).
        Come si ricerca questa bellezza? Ma in tantissimi modi: leggendo, scrivendo, commentando, entrando nel mondo dei “dormienti” con discrezione, a piccoli passi, mostrando con la nostra persona che esiste un modo di essere diverso da quello dei social, dei terremoti pilotati, delle scie chimiche e del signoraggio bancario.
        Da molto tempo si parla di decrescita, un modo per uscire dal neoliberismo. Non credo in questa prospettiva, ma credo nel poterla adottare singolarmente senza troppi stravolgimenti. Decrescita, per come la intendo io, è un liberarsi non solo dal Grande Fratello, ma dalle miriadi di insensate abitudini che ormai fanno parte del nostro quotidiano. Certo, nell’epoca in cui viviamo tutto diventa una moda e una follia collettiva, penso, per fare un esempio terra terra, alla smania che ora han tutti di cucinare, di preparare pane, conserve, confetture, etc, moda di cui editoria e televisione si sono presto impadronite; oppure alla moda vegana o vegetariana: da vegana giuro che detesto la categoria.
        E’ tutto un mostrare, nessuno fa più niente se non può urlarlo ai quattro social (che ai venti non grida più nessuno), ma qualcosa la possiamo ancora fare, cioè uscirne noi, allontanarci noi da questo modo di esistere e sperare che qualcuno si accorga che esistono alternative, che non è obbligatorio comprare come matti durante i saldi, che anche se non vai in vacanza in posti pieni di persone che come te vanno in vacanza non morirai.

        Pasolini (perdona se cito sempre lui) più che alla politica, di cui comunque si interessava, guardava alle piccole abitudini, guardava al modo in cui i giovani masticavano le gomme, guardava ai loro modi sguaiati, al loro squallore non solo intellettuale. Vedeva una gioventù brutta, brutta a 360°.
        Dostoevskij era ossessionato dai “piedini” della poesia di Puskin (e Puskin ne era ossessionato).
        Riabilitiamo la Bellezza, quella vera, e vediamo se qualcosa potrà cambiare.

        (chiedo scusa per il tono da parroco, ma oggi la va così, sarà il sole 🙂 )

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        1. Wish aka Max Autore articolo

          No ma quale parroco, ci mancherebbe. E’ che non vedo luce in fondo al tunnel. O meglio, per dirla come un corollario della legge di Murphy, “la luce che vedi in fondo al tunnel è quella del treno che sta arrivando”. 😉
          Ma sono molto d’accordo con tutto ciò che dici, quasi tutto a dire il vero ma i fondamentali sono in linea con ciò che penso. 🙂

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