Il ponte

Golden Gate Bridge

Questo video di Ted è meraviglioso. Per molti anni il sergente Kevin Briggs, oggi in pensione, ha pattugliato il lato sud del Golden Gate, il famoso ponte di San Francisco, che è utilizzato da moltissime persone per suicidarsi. Kevin racconta dei suoi incontri con gli aspiranti suicidi. Racconta di come il solo fatto di ascoltare cambi la prospettiva. Racconta dei due casi in cui anche l’ascolto non è servito.

E’ il mal di vivere, che porta le persone sul Golden Gate. Kevin dice che quelli che si sono salvati raccontano di essersi pentiti di aver fatto il salto appena “partiti”. Chissà se non sia invece quel che si raccontano, considerando di non essere riusciti nell’intento. Circa 4 secondi di volo, quasi 70 metri, velocità di impatto 130 km/h. L’acqua diventa cemento.

E in quei momenti se si incontra qualcuno, questo dice Kevin, qualcuno che ascolta, magari l’aspirante ci ripensa. Chissà come si arriva alla determinazione di andar giù da un ponte. Chissà come avviene il ripensamento, una volta che si è deciso. Uno dei due che non è riuscito a convincere, a un certo punto gli ha detto “Mi spiace Kevin, ma ora devo andare”. Ed è scivolato. Dice Kevin che il mal di vivere è essere senza speranza, non avere prospettiva, non avere fiducia nel futuro, a fronte di eventi drammatici. Chissà quanta parte ha il non sentirsi amati, nel mal di vivere, chissà quanta ne ha il non amare. Ho letto una citazione tempo fa, di qualcuno (non ricordo chi) che è stato accanto a molte persone poco prima che morissero (non suicide stavolta), e rilevava che nessuno aveva rimpianti di tipo materiale. Tutti rimpiangevano di non aver amato abbastanza. Alla fine, e lo dico consapevole che sembrerò smielato, tutto ruota intorno all’amore. Perché gli aspiranti che hanno parlato con Kevin, che gli hanno detto grazie per averli ascoltati, alla fine hanno ricevuto amore. E questo li ha fatti desistere.

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17 pensieri su “Il ponte

  1. liberadidire79

    Secondo me hai ragione….molto del “mal di vivere” é causato dal non amore….dal non saperlo dare né dal non saperlo ricevere perché forse non si é mai conosciuto davvero.

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  2. solounoscoglio

    Max, avevo scritto una volta un post sul suicidio, che ho debitamente cancellato come tanti altri post. C’era una persona che riuscii a salvare ben due volta dal suicidio. So che non me lo aveva mai perdonato. Alla terza tentativo portò a termine il suo intento e ti posso assicurare che nel suo caso non fu per mancanza di amore, ma paradossalmente per troppo amore. Condivido questa storia perché è difficile per chiunque, scrutare nell’animo umano. Credo che il Sergente Briggs abbia intravisto qualcosa, e mi chiedo quanto ancora ci resta ignoto e chissà se finalmente lo scopriremo solo dopo il “salto” che aspetta ognuno di noi.

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  3. vetrocolato

    Ho questo pensiero, sul suicidio.
    È un atto di grande lucidità.
    Il suicidio è la scelta di non voler più vivere, scelta presa senza essere vittima delle emozioni.
    Poi c’è chi si ammazza per depressione, malattia o disperazione.
    Credo siano due cose diverse.

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Il punto è che la scelta lucida spesso e volentieri è conseguenza di disperazione, depressione o malattia. Il discrimine (a mio parere) non è la lucidità. Il discrimine è l’amore. Quando viene meno, inizia il mal di vivere. E quando inizia il mal di vivere, si può arrivare a toccare il fondo.

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  4. aliceoalmenocredo

    A me capita di avere a che fare con molti tentati suicidi: alcuni ce la fanno, altri restano menomati a vita, altri ancora escono dall’ospedale senza grandi alterazioni nel fisico ma con un’ulteriore ferita dell’animo. Credo che l’amore, come dici tu Max, sia davvero il centro di tutto. Però è l’amore verso se stessi a fare difetto. Il problema di tanti è che si cerca di colmare questa mancanza cercando amore dagli altri, ma per quanto ce ne possano dare non sarà mai sufficiente a colmare il vuoto dell’amore che ci neghiamo da soli. Altre volte non siamo in grado di amarci per quello che diventeremo o che saremo costretti a subire, nel corpo e nella mente. Forse a volte il troppo amore per se stessi ci porta a rinnegare la possibilità di una vita al di sotto delle possibilità che abbiamo sempre avuto, una vita diversa in un corpo diverso da quello che avevamo imparato ad amare. Conoscersi nel profondo e amarsi per quello che si è, questo è difficile.

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Sentirsi amati. E’ questa la chiave, secondo me. E amarsi, come dici tu. Due facce della stessa medaglia, complementari e necessarie entrambe per un equilibrio sano.
      Un commento profondo, alice (o almeno credo 😉 ) (o almeno credo riferito ad alice non alla profondità). Grazie. Tempo fa scrissi un post sul perché uno tiene un blog aperto. Ecco, io lo tengo aperto e ci scrivo dentro nella speranza di ricevere commenti come questo.

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  5. elinepal

    caro Max, faccio una fatica bestiale a capire cosa dice Kevin, mi fido sulla parola di quello che hai riportato tu. concordo pienamente con quanto dice aliceoalmenocredo. l’equivoco è proprio quello: cercare l’amore dagli altri nel tentativo di colmare un buco. non basterà mai. di mal d’amore ne ho sofferto, credimi. ma la vera disperazione nasce dal buco. e tu sai di cosa parlo.

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