Interiorità complesse

RobinWilliams

Ne parlo spesso, di interiorità, di complessità interiori, di sentimenti che magari non appaiono all’esterno, di apparenze che ingannano. E pensando al suicidio di Robin Williams non si può non pensare proprio alle apparenze che ingannano. In un articolo di Alastair Campbell di oggi c’era una frase splendida.

The most retweeted tweet I have ever done was one I posted when Stephen Fry had talked of another suicide attempt. ‘To those asking what Stephen has to be depressed about,’ I asked ‘would they ask what he has to be cancerous, asthmatic or diabetic about?’

La forza espressiva dell’inglese in questa costruzione è straordinaria, con quell’about alla fine della frase che in una parola riassume un concetto amplissimo. La traduzione potrebbe essere, più o meno: “Il mio tweet più ritwittato è stato quando Stephen Fry aveva parlato di un ennesimo tentativo di suicidio, che diceva: A quelli che si chiedono cosa avesse da essere depresso Stephen, dico semplicemente se si chiederebbero cosa avesse da essere canceroso, diabetico, o asmatico”.

Voglio fare una digressione. Spesso parlo con persone che mi conoscono di un paradosso che mi colpisce per la sua semplicità, ma drammatica irresolubilità. Viviamo in un posto del mondo nel quale quando usciamo e diciamo “Ci vediamo stasera” possiamo tranquillamente affermare che il livello di attendibilità di quest’affermazione, che si riferisce alle successive 8-10 ore, ha una probabilità di essere vera del 99,9999%. Uso quattro nove dopo la virgola perché l’imprevisto è sempre in agguato, un incidente può capitare. Ma il punto è che esiste una parte importante di mondo, e una percentuale significativa di persone, per le quali la stessa affermazione ha una probabilità di esser vera molto, molto inferiore. E non penso a Gaza di questi giorni, ma penso a territori da sempre martoriati e tormentati. Ebbene, pensando a questo, alzandosi la mattina ciascuno di noi dovrebbe semplicemente fare quattro capriole e andare incontro alla propria giornata con allegria sbarazzina. E invece no.

E invece si scopre che anche Robin Williams, una persona che nell’immaginario collettivo non ha motivo di essere men che felicissimo, anche lui finisce per non trovare più un senso nell’andare avanti, e si impicca con una cintura. Non si imbottisce di alcool, non si fa di coca, non prende funghetti allucinogeni. No. Prende una cintura, se la mette intorno al collo, e se ne va. Forse perché non ha più voglia, forse perché non trova un senso, forse perché i mostri che ha dentro hanno preso il sopravvento.

Mi piace parlare di interiorità complesse per indicare persone che hanno particolari sensibilità. Persone che sono in grado di apprezzare delle sfumature. Persone che sono capaci di vedere cose che altri non vedono, che altri osservano di sfuggita. Ma queste sensibilità hanno un prezzo, di norma. Questo prezzo spesso e volentieri è costituito da zone tenebrose sepolte nelle profondità più nascoste. Veri e propri vasi di Pandora che se per qualche strana alchimia si socchiudono lasciano uscire mostri oscuri. Ma se non ci fossero quei vasi di Pandora forse non ci sarebbero neanche le sensibilità che rendono grandi le persone come Robin Williams.

Non ho una conclusione, non ho una ricetta, non ho una risposta, né voglio, come Alistair, dire che la depressione va considerata come una malattia. Però mi piacerebbe una cosa. Che la si piantasse di dire “Ma cosa mai avrà avuto da esser depresso, Robin Williams”. Questo mi piacerebbe davvero.

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57 pensieri su “Interiorità complesse

  1. flampur

    Noi potremmo non sapere dell’insuccesso dopo il successo, del tormento di un amore negato cui non bastano milioni di dollari, di un uomo rimasto “giullare” nell’immaginario collettivo, nonostante prove pazzesche come L’attimo fuggente, Will Hunting o i meno conosciuti Insomnia, One Hour Photo (che ti consiglio vivamente se non già visto…), Jakob il bugiardo o La leggenda del re pescatore. Ogni vita umana custodisce un intimo apparentemente contorto. Tanti cucinano o aprono un blog. Ad altri, stanchi magari di pizzicare tutte le corde dello scibile umano, capita una cintura sottomano, proprio alla fine.

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  2. ospiteincallita

    La penso come te… Ieri sera, mentre guardavo i suoi film, non potevo non sentire i suoi fantasmi, quanto mi spiace…
    Penso che siano le persone più sensibili a non farcela…
    Ciao
    Simo

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        1. Wish aka Max Autore articolo

          La metafora del racconto era evidente, e tra l’altro sto meditando su una nuova versione dove l’esperienza sensoriale con il drago sia più lunga e più articolata. Ma il senso è evidente, e laddove c’è chi diventa drago e erutta fiamme c’è anche chi trova una cintura e la usa per andar via. Scrivo un post, ci tengo a un tuo contributo.

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  3. koredititti

    bellissimo articolo e toccanti anche i commenti…
    La depressione E’ una malattia al pari del diabete, della cardiopatia, del cancro. Il cervello e i nervi sono organi del corpo come il cuore,il pancreas,l’ intestino..
    Ci sono depressi che non hanno manie, ci sono depressi che hanno manie, come laMania Sucida. ..la diagnosi clinica è depressione con mania sucida.
    Talvolta il suicidio è una scelta lucida? cosa dire di Monicelli? Non lo so.
    Che ne sappiamo dei mostri di Robin Williams? la sensibilità è un giano bifronte, come l’allegria.. succede che dopo una lunga estenuante risata si concluda con un pianto dirotto. Succede, esiste. E’ un fatto. Come è un fatto una diagnosi di morbo di Parkinson e di Alzheimer…sono forse migliori di un cancro???
    Il suicidio è una forma per morire, la morte esiste e fa parte della vita. e quindi esige rispetto.
    Mi scuso per essermi dilungata, di tutto ciò che ho letto, questo tuo articolo ha finalmente rotto il mio argine..ma qui mi fermo, per rispetto
    buona giornata.
    Kore

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  4. Katia

    Bellissimo post, amico mio, che sposo in pieno, in ogni singola parola. E vorrei anche io che la smettessero di fare domande del genere. Robin Williams è un simbolo di quello che, come hai detto tu, può vivere intorno a noi, in mezzo a noi, accanto a noi ogni giorno. Di lui l’abbiamo saputo, perchè lui era famoso e tutto il resto. Ma chissà quanti sono nelle sue stesse condizioni e non lo sappiamo, non lo vediamo. Quando cose del genere succedono, tutti sono pronti a dire “ma come, non se n’erano accorti i suoi familiari, i suoi amici?”. La verità è che è difficile, davvero difficile che qualcuno si renda conto di quello che si agita in un’altra persona. Soprattutto se questa persona è com’era lui: una forza della natura. Io lo so che spesso dietro ad un sorriso, ad una risata, dietro all’allegria si celano cose che spaventano solo a pensarci. Ed è forse proprio perchè dentro ci sono mostri così spaventosi, che si cerca di nasconderli, di ignorarli, di sedarli con tutta l’allegria che persone come lui possono simulare. Forse è stata proprio questa la sua più grande prova d’attore: riuscire ad essere quello che era, nonostante quello che era.

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  5. ivano f

    La depressione è davvero una malattia? O non è forse, almeno in certi casi, una visione del mondo, dovuta proprio a una certa particolare sensibilità? In fondo per poter sorridere di tutto bisogna desacralizzarlo, cioè renderlo meno importante (perdona il linguaggio alla buona), e quando rendi tutto meno importante, cosa ti resta di solido a cui aggrapparti?
    L’unica cosa certa è che la depressione non dipende (solo) da cosa si possiede, da cosa si riceve… e anche per questo è un avversario molto molto potente… Saluti e ogni bene

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    1. koredititti

      E’ una malattia , credimi … che destabilizza socialmente e parecchio. il prezzo della sensibilità, non saprei dire se deriva dalla sensibilità o viceversa. della serie prima l’uovo o la gallina?
      scusa se insisto sula patologia, ma è necessario per dare alla depressione la giusta attenzione, né troppa< né poca

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      1. ivano f

        E’ proprio il legame con la sensibilità che mi fa dubitare che sia una malattia vera e propria, nel senso che: come risolvi? Anestetizzi la sensibilità? Cioè salvi una persona da sè stessa ottenendo però come risultato una persona diversa? Ma è poi possibile cambiare una persona o l’unica cosa che si può fare è tenere in qualche modo a bada i suoi fantasmi, perciò non guarendolo bensì tenendolo in una specie di limbo da cui basta comunque spostarsi di un passo per ritornare al punto di partenza (Un po’ come succede con le varie dipendenze)? Comunque le mie sono riflessioni con poche certezze…

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        1. koredititti

          Grazie dell’attenzione e della risposta.
          vorrei precisare alcune cose e distinguere l’interiorità o sensibilità complessa dalla depressione conclamata. nessuna anestesia della sensibilità prima di tutto. Esempio banale: un lutto, il lutto. chi di noi non ha provato la sofferenza di una perdita ? Tutti abbiamo provato e sappiamo che per superare qualcosina della sofferenza ci vuole da sei mesi a due anni, non dimenticare , ma smettere di soffrire come se una lama ci trapassa la carne. Ecco che alcuni ce la fnno dopo mesi e mesi in cui hanno svolto la loro vita in modo regolare , manifestando poco o tanto in relazione al giro sociale che frequentavano, ma non sono mai andati oltre ,,
          Cosa intendo per oltre, oltre è la depressione. Ti racconto , o ti annoio, ma sono qui ed approfitto di questo spazio. Un depresso conclamato pian piano inizia a non aver voglia di curare il corpo e l’aspetto, ha fastidio, fino a detestare il contatto con l’acqua, il sonno è agitato o inizia l’insonnia, la sera è già un casino di angoscia perché arriva la notte, ma l’alba è atroce significa riprendere il contatto con una vita che non ha più alcun interesse.. immagina come sta chi deve andare a lavorare..se non ci va sta ciondoloni per casa senza compicciare nulla, immagina una persona che ha figli e li deve accompagnare a scuola, li deve alzare vestire dare colazione.. le lacrime scendono sul viso talvolta di continuo…non ha voglia di parlare e nemmno di vedere altre persone..ma non così semplice perché c’è l’ansia di dover vivere e comunque ogni semplice banale cosa , tipo mangiare, è come scalare una montagna…perché? perché? perché non ce la faccio? fa male oh se fa male ..tanto male , tanto che si procura dolore fisico per superare e sopportare il dolore psichico..
          Vogliamo parlare dei deliri, o delle allucinazioni???
          Non è una gran bella descrizione, ma la depressione è questo in toni maggiori o minori.
          Cosa succede a queste persone? siamo fatti di chimica e qui c’è qualche intoppo, bisogna ripristinare i collegamenti affinché si producano i fenomeni chimici che essendosi interrotti hanno provocato il danno. Prima si interviene e più certa è la ripresa, nel senso che non si sono danneggiati seriamente i centri nervosi del cervello. La serotonina è fondamentale,ma non è l’unica a mancare Un bravo psichiatra prescrive il prodotto giusto. che farà effetto non prima dei 20-30 giorni…e il recupero inizia così lento talvolta non troppo faticoso, anzi! mi sento meglio..i pensieri e le emozioni rimangono esistono, non devo diventare una larva devo semplicemente riprendere a vivere convivendo e condividendo le gioie e i dolori di tutti e di tutti i giorni co le relative conseguenze.
          mi scuso per la lungaggine.
          Appoi
          Kore

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          1. ivano f

            No, non scusarti per la lunghezza, anzi grazie per questa descrizione giustamente cruda di quello che vuol dire essere clinicamente depressi. Scusa tu invece se approfitto per esporre i dubbi che ho sull’argomento. Mi sembra chiaro che non esiste “la” depressione clinica ma una ampia gamma di tipi di depressione, più o meno gravi. Per esempio, le persone che rimangono sorprese da un gesto definitivo compiuto da una persona che conoscono (magari anche molto bene) non potrebbero certo non essersi accorte dei comportamenti che tu descrivi, perciò una depressione può portare al suicidio senza prima manifestarsi così chiaramente; allora, anche per depressioni meno gravi la soluzione sarebbe sempre chimica? Cioè: siamo fatti di chimica, ok, ma siamo fatti SOLO di chimica? Chiarisco ulteriormente: i farmaci guariscono davvero e del tutto la depressione o una volta “rotto il vaso” questo rimarrà sempre incrinato e perciò più sensibile agli urti, e per ovviare a questa sensibilità si dovrà ricorrere continuamente ai farmaci (ed ecco creata una dipendenza)? Io sono abbastanza convinto che sia un curare i sintomi ma lasciando intatte le cause, che rimangono lì annidate dentro, e mi riferisco comunque sempre a una parte dei casi. O forse, azzardo, bisognerebbe distinguere fra depressione dovuta solo a cause “chimiche”, curabile (o che almeno si può tenere sotto controllo) coi farmaci, e tutte le altre. Ma forse il confine non è così netto… Forse ho fatto un po’ di confusione, grazie ancora per il tempo che mi hai dedicato (ma non solo a me, in realtà), non so se riuscirò a leggere stasera (stanotte…) la tua eventuale risposta, quindi buonanotte e ogni bene

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            1. koredititti

              Sono ancora sveglia e non ho problemi a risponderti. Ringrazio anche il nostro ospite per lo spazio che concede.Un vaso rotto è rotto, lasciamo perdere se è più prezioso di prima, è riparato e dobbiamo stare attenti. Le cure psichiatriche, cioè i farmaci, sarebbe meglio se fossero accompagnate da cura psicologica, cioè analisi nelle forme più moderne, tipo relazionale o comportamentale. Non perchè la persona sia “sbagliata” a prescindere, ma perché la depressione è traumatica…e la persona è comunque fragile e ha bisogno di trovare in se stessa il sostegno o meglio le risposte adeguate per affrontare eventuali ricadute e le sicure sgradevoli vicende della vita con il “fianco meno esposto”. Si può pensare così ad interrompere la cura , a provare senza la pasticca…Parliamo anche di dipendenza da farmaci: un diabetico è dipendente da insulina, ed è scontato che nessuno si sogna di preoccuparsi che si sia creata una “dipendenza”..mi spiego? Perché dobbiamo preoccuparci se un tizio è dipendente dai farmaci antidepressivi? se ne ha bisogno.. ne ha bisogno!! se sta meglio o bene vivaddio!!!
              Verissimo che ci sono varie forme di depressione e non tutte si curano allo stesso modo e forse non tutte devono essere curate, anzi un po’ di sensibilità in più, oltre, un po’ di pensiero, di riflessione.. fa bene al genere umano, ma questa non è depressione è interiorità complessa , da gestire nel nostro mondo di umani… Buona notte..
              qui tuoni e fulmini ma sarà comunque una buona notte. 🙂

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  6. Roberto Emanuelli (Erre)

    Una nostra amica (che stimo molto) in comune mi ha appena consigliato di venire a leggere il tuo post, caro Max. Lo ha fatto dopo aver letto un mio post, sul mio facebook, dove esprimevo il mio “nonamore” per gli omaggi pubblici ai morti suicidi per depressione et simila, perché, dal mio punto di vista, mi paiono “tardivi” (passami la provocazione), poiché il mondo, quella parte di mondo che girava loro intorno, si sarebbe dovuto accorgere ben prima di loro e dei loro problemi (anche se non è sempre così facile), e perché ho l’impressione che sia l’ennesima violenza di un mondo meschino e senza umanità, l’ennesima dimostrazione di quanto “siamo” egoisti, vigliacchi ed egocentrici. Non avevo dubbi sul tuo pensiero, tu poni l’accento sulla questione giusta: sull’uomo. Sull’essere umano. Non sul divo. Non sul perché. Non ti chiedi cosa potesse mancargli. Ne abbiamo già parlato, più e più volte, io e te, noi che abbiamo provato cosa significhi… ecco, certe fragilità, certe debolezze, sono dietro l’angolo, ci colpiscono, ci penetrano, ci attanagliano, e non sono visibili… dietro a certi atteggiamenti e apparenze si nascondo vulnerabilità insospettabili, sensibilità labili, a volte speciali, altre sublimi e geniali, ma poco “strutturate” per affrontare un mondo che spesso non ha pietà e colpisce appena mostri il fianco. E allora io dico: cerchiamo di essere più umani nel capire, più lenti nel giudicare, e soprattutto, se il mondo tende verso la meschinità, cerchiamo di essere diversi… ma tu, questo, proprio quest’ultimo concetto, lo hai insegnato a me, e io ti ringrazio. Ti abbraccio.

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Sono contento che ci siamo capiti Roberto. Davvero. Perché esistono piani che vanno oltre le parole, oltre gli sguardi, oltre gli abbracci, oltre le amatriciane. Esistono piani dove ad un certo punto ci si “sente”. Ed è lì che ci si comprende. E si capiscono tante cose l’uno dell’altro, senza parole, senza sguardi, senza niente. Ti abbraccio anche io.

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  7. DeathEndorphin

    Io sono fermamente convinta che la depressione E’ una malattia. E come tutte le malattie viene a chiunque. E come tutte le malattie va curata. Solo che la gente non si rende conto che gli psicofarmaci sono dei palliativi e non la cura: forniscono il neurotrasmettitore ma non risistemano le sinapsi sbagliate. Se uno è fortunato magari le sinapsi tornano a posto da sole, ma io ci credo poco e -nonostante io sia una razionalista cerebroide asimbolista- sono fermamente convinta che la psicoterapia sia l’univa vera via verso la guarigione, certo magari supportatata dai farmaci psicotropi ma da soli quelli non bastano; e che la cura della depressione, così come di ogni altra malattia psichichica, sia molto più complicata di quello che sembra ed anzi a volte non esiste. Il nemico non è una cellula matta, non è un vaso occluso: è la tua mente.
    Di motivi per essere depresso RW ne poteva avere a miliardi per quello che mi riguarda. Il successo non rende una persona felice. I soldi, una bella casa non rendono una persona felice. Peccato che molti non se ne rendano conto nemmeno di questo.

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    1. ivano f

      Ecco il punto: se il nemico è la tua mente è difficile sfuggirgli…
      E in effetti è incredibile che ci sia ancora gente che pensa “con tutti quei soldi ma che motivo c’aveva, la gente non è mai contenta di quello che ha”…
      Saluti e ogni bene
      E adesso la smetto di sostituirmi al padrone di casa, scusa Max e grazie per l’ospitalità

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      1. Wish aka Max Autore articolo

        Ivano, voglio dirti una cosa. Non ho ancora risposto a molti che hanno scritto ieri, lo farò più tardi con calma. Mi preme invece di dirti che tempo fa scrissi un post che parlava del perché si apre un blog. Ecco, a volte accadono cose belle come quel che è accaduto in questo post, e un blog si trasforma in una piccola piazzetta virtuale in cui si parla si discute e ci si confronta. Il post che vorrei fare, e che credo farò, sarà costituito per la più parte di un copiaincolla dei commenti scritti qui, e probabilmente cercherò di tirare delle conclusioni, o di lanciare una provocazione, o di esprimere dei dubbi (che sono sempre assai più interessanti delle certezze). A me dei like non importa nulla, baratto volentieri dieci like per un commento. A me quel che piace è la discussione. Tu mi sembri una persona garbata, esprimi le tue opinioni in modo chiaro e netto ma al tempo stesso rispettando il punto di vista dell’altro. Quindi non temere, non ti sei affatto sostituito a me, ma anzi, hai dato un contributo di grande valore alla discussione, insieme con koredititti, deathendorfin e tutti gli altri che hanno partecipato. E che spero parteciperanno ancora.

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        1. koredititti

          Credo che nel virtuale i like siano importanti come mezzo per trasmettere che ciò che è scritto mi ha colpito, mi ha fatto pensare. Sono un modo veloce , rafforzano ciò che eventualmente commenteremo. Non è facile parlare e scrivere di certe cose.

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        2. ivano f

          Se niente è per caso, allora è più probabile che le cose belle accadano in bei posti, no? Scommetto che il gesto di Robin Williams ha scatenato la produzione di innumerevoli post sull’argomento depressione-suicidio, ma non tutti avranno dato vita a una discussione. Perciò prenditi questo complimento e conservalo insieme agli altri 🙂 Saluti e ogni bene

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    2. koredititti

      non si deve sfuggire alla propria mente 🙂 ti rincorrerà sempre, anzi l’avrai dentro e presente e si può trasformare in qualcosa di atroce . La propria mente va accolta, apprezzata e amata valorizzandola anche nei difetti, chi non sa amare se stesso non riesce ad amare gran che fuori. La psicoterapia nella depressione deve essere accompagnata dai farmaci giusti, e si può arrivare anche a fare senza medicine. Attenzione però i farmaci devono essere giusti, non i sonniferi o gli ansiolitici, ma farmaci specifici, non banalissimi e di ultima generazione. Perché purtroppo bisogna tenere i piedi per terra e la depressione come la superagitazione (forma maniacale opposta alla depressione ) è studiata da pochissimo tempo. Comunue due percorsi la psicoterapia e la farmacologia, per tempo
      Un ultima considerazione su R W .. se avesse deciso lucidamente il suo gesto perché rifiutava di invecchiare con tutto ciò che la vecchiaia comporta ( soldi o non soldi)???? Io mi inchino al suo gesto.

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  8. harahel13

    Io credo che la depressione sia una malattia.Una malattia terribile perché ti prende il cervello e spesso non riesci neanche a capire che cosa stia accadendo. Muta in qualche modo la tua visione della realtà.Credo che le persone in generale possano essere soggette e credo che stia ai singoli riuscire ad uscirne. È una questione di obiettivi che ci poniamo, di traguardi, di quante sconfitte e vittorie riusciamo ad ottenere, quante volte riusciamo ad alzarci dopo una caduta, quanti lividi riusciamo a sopportare. La vedo come una malattia dell’anima e le ferite dell’anima sono quelle più difficili da vedere e da curare. Lo dico perché io ho uno zio che ci ha provato. Che è cambiato. La gente dovrebbe imparare a non giudicare e soprattutto capire che può capitare a tutti.

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  9. suzieq11

    La depressione è una malattia orribile, subdola e crudele anche perché ha una peculiarità che la rende ancora più esecrabile, essa infatti abbassa la soglia immunitaria dell’organismo, predisponendolo così a contrarre malattie come il cancro ed altre. Inoltre chi è depresso ha maggiori probabilità di ammalarsi di Alzheimer.
    Pur riconoscendo a Robin Williams una vis comica notevole, l’ ho sempre apprezzato come attore drammatico, in quelle parti dove metteva tutto il tormento interiore. Prendiamo per esempio Mr. Doubtfire, esilarante certo, eppure ciò che giungeva a me era la disperazione di un uomo che tentava disperatamente di riprendersi la famiglia. E il meraviglioso “l’attimo fuggente” nel quale egli da vita ad un professore che unico tra tanti dimostra di avere veramente a cuore l’educazione dei ragazzi. Il dolore che lo colpisce quando apprende del suicidio del suo alunno. E ancor più la sofferenza quando viene sollevato del suo incarico…
    questo era Robin Williams.

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    1. Wish aka Max Autore articolo

      Perdonami suzie, ma depressione ed Alzheimer sono due cose molto distinte. E perdonami la supponenza ma avendo vissuto in prima persona un Alzheimer durato 12 anni ho avuto modo di approfondire l’argomento in modo abbastanza intenso. E se qualcuno mi dice che ha prove di insorgenze di Alzheimer maggiori o minori a fronte di qualunque cosa, sia essa la depressione o il consumo di carne di canguro, beh la prima cosa che mi viene in mente è che sia una stupidaggine. Detto ciò, la depressione è decisamente una brutta bestia di per se stessa, senza scomodare ulteriori patologie. E credo ci sia molto da dire su questo, sto per scriverci un post.

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  10. ellagadda

    Chi la conosce, la depressione, sa di cosa sta parlando, spesso però, e ci aggiungo un purtroppo, ci limitiamo a dire banalità se non proprio stupidaggini (come nel caso dei poco felici commenti al suicidio dell’attore).
    E’ vero che diciamo banalità anche su molte altre malattie, banalità e frasi fatte, ma la depressione e tutte le malattie mentali sono vittime di concetti come “volontà”, “coraggio”, “responsabilità”, “sensibilità” che non fanno che spostarle dal piano clinico a quello soggettivo.
    E’ ovvio che hanno a che fare con la soggettività, ma dobbiamo renderci conto che anche la soggettività può ammalarsi, per quanto non sia possibile (e neanche augurabile) stabilire uno stato di normalità valido per tutti.
    C’è una enorme ignoranza sulle malattie mentali, e anche una buona dose di menefreghismo da parte dello stato. E’ giusto dover pagare così tanto uno psichiatra/psicanalista?
    Ci sono le asl, qualcuno risponderà, e a questi rispondo: fatevelo un bel giretto nelle asl, poi ne riparliamo.
    E’ un tema che mi fa arrabbiare, mi fa arrabbiare che ancora nel 2014 ci siano malati di serie A e malati di serie B. E tutto perché un malato di cuore lo puoi portare in giro senza paura che qualcuno ti prenda in giro, mentre un matto… Eh, chi lo vuole portare in società un matto! A meno che non sia un artista, ovvio.

    Scusa i toni, Max, ovvio che non ce l’ho con te e neanche con chi ha commentato qui, ce l’ho con l’atteggiamento generale.

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  11. tiZ

    There is a house in neworleans, they call the rise and sun… canta una vecchia canzone. .. il suo ricordo sa di dolore, di sporco, di derisione e di depressione; un solo desiderio: il volersi addormentare per non sentire più niente. Chi ha attraversato quello stato di abbandono totale e di ripudio verso se stessi ha una cicatrice indelebile dentro che ogni tanto torna come una mandala, una nenia, una passacaglia… si trasforma, gli elementi intorno cambiano…ma quel ricordo resta lì.. cresci e vai avanti nella quotidianità, ti realizzi in tante cose eppure quella ferita resta; a ricordarti che ce l ‘ hai fatta ma che resti vulnerabile. Un essere irripetibile e stupendo nella sua unicità , nelle sue fragilità, nelle sue quotidianità e nella sua intimità. Chi siamo noi per giudicare questa meraviglia? Sono felice di aver trovato persone che come me innanzi alla tragicità della morte scelgono il silenzio a tante inutili parole. La depressione ingoia ogni tua espressione e anche i gesti fisiologici restano atti inutili, neanche l’amore per i figli riesce a farti reagire. Ma anche questo resta un giudizio. .
    Due cose: la comunicazione di servizio data dai mass alimenta solo messaggi sbagliati per chi emula; senza fornire indicazioni utili per affrontare il problema. La platea è immensa e siamo gioco delle informazioni che “vogliono” far passare.
    Sono volontaria da 5anni in reparti pediatrici e mi sono confrontata spesso con realtà difficili da gestire. Il dolore resta un fatto personale in cui nessuno riesce ad entrarvi. Accanto ai bambini e alle loro famiglie scopri un mondo fatto di misteri, di paure e di abbandono che non riesci a spiegare. Che tutta la pazienza e l’amore possibile non riesce a guarire. E non mi resta che stare a guardare, con affetto e rispetto, e non mi resta che dire :io sono qui, se vuoi prendi la mia mano e io ti stringerò forte, ma se vorrai andare lo rispetterò e con sofferenza ti darò un ultimo sorriso. …
    TiZ

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  12. Pingback: Di interiorità, di discussioni, di Web 3.0. E di mostri dentro. | Serbatoio di pensieri occasionali

  13. solounoscoglio

    max, non credo che per essere infelice sia necessario avere un’interiorità complessa. si è infelici quando non ci sente amati. e questo lo capiscono anche le cavie peruviane, che forse non hanno lo stesso livello di coscienza nostro….forse, eh. sono arrivata ad un punto della vita in cui ormai metto in discussione qualsiasi cosa, nulla mi è più certo. a parte il fatto che senza amore, è una vera vita di merda, che rende per l’appunto infelici.

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  14. tramedipensieri

    La depressione è una malattia.

    Penso che in alcuni casi, forse rari, sia anche un fatto genetico.
    In altri la sensibilità “mostruosa” che assorbe i mali del mondo e del piccolo accrescono questa volontà suicida (magari inconsapevolmente) che si rivela improvvisamente.

    Ci sono state persone che ci tentano diverse volte diventando una vera e propria ossessione: alla fine riescono nonostante tutti i controlli di persone vicine.

    Il suicida è nudo. Non conta assolutamente nulla di quanto ha ma di come è\è stato.
    Il suicida non sente più l’amore che ha attorno nè riesce più a darne.
    Ha fatto scudo fra sè e gli altri.

    E’ solo. Fondamentalmente.

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