Archivi categoria: Per ridere

Semel in anno

Per ragioni che non sto qui a elencare, la dottoressa Cippi è a dieta da molto tempo. Ed è una dieta molto efficace, e lei debbo dire si sta applicando con una volontà veramente esemplare: nonostante sia passato molto tempo da quando ha iniziato, ha ancora una dedizione paragonabile con quella delle prime settimane.

Ieri sera sono tornato non proprio presto, mia moglie ha detto che non voleva cenare, e l’altra figlia è andata da un’amica. E’ stato un attimo, ci siamo guardati e una corrente magnetica è passata tra di noi, una muta conversazione si è svolta usando solo gli occhi.

“Giulia non c’è, mamma non mangia”
“Che dici?”
“Guanciale in frigo”
“Uova?”
“Sì, le hai comprate tu sabato”
“Sei sicura?”
“Sono sicura”
“Ok, vado”

E mentre nella mia testa partiva questa canzone, mi sono avviato in cucina. Le note risuonavano in testa, e davanti a me c’era una grossa insegna al neon dove lampeggiava

CARBONARA

Affetto il guanciale, lo taglio a dadini, batto l’uovo, grattugio il pecorino, metto il guanciale sul fuoco con appena un filo d’olio, pepe nell’uovo, un’altra sbattutina, l’acqua bolle, giù la pasta, il guanciale sfrigola, un goccio di vino bianco a sfumare, giro la pasta, rigatoni, la morte loro. Ecco, è cotta, scolo, butto nella terrina con l’uovo, aggiungo il guanciale bollente, giro, l’uovo si cuoce ma non fa la frittatina, aggiungo il pecorino, giro bene, si cremola come deve, eccola qui.

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E qui c’è la sequenza

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E scatta la mia personalissima pubblicità Mastercard, perché avere la dottoressa Cippi che dice “Papà, le sette meraviglie” davvero non ha prezzo.

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Quando si rompe una costola

Era il 2003 o il 2004, se non ricordo male. Dopo un piacevolissimo ritorno alle due ruote tramite uno scooter Majesty 250, messo cortesemente a disposizione da un’amica partita per gli USA, ero arrivato alla determinazione di volere una moto. E così, una sera rientrai a casa dal lavoro e dissi, spavaldo: “Domani mi compro una Hornet”. Mia moglie mi guardò e disse “Hai 43 anni, penso tu possa fare quel che credi, se non impatta esageratamente sul bilancio familiare”. Io avevo (ovviamente) già reperito tutte le informazioni su finanziamenti e quant’altro per cui la riunione straordinaria del CdA si sciolse quasi subito con approvazione all’unanimità dell’extra budget.

E così feci. Comprai una Hornet S. Con cupolino. Sbeffeggiato dagli hornettisti che frequentavo all’epoca, che la giudicavano brutta. Ma a me piaceva proprio così, col suo cupolino. Dopo i primi tempi passati a familiarizzare col centinaio di cavalli che metteva a disposizione (96 per la precisione), ho iniziato a prendere confidenza, e a usarla quotidianamente per andare al lavoro. Era prima che decidessi di fare il corso di guida in pista, per cui la mia reale confidenza col mezzo, e soprattutto la sensibilità, erano davvero ridotte, ora me ne rendo ben conto.

Morale della storia, una sera che ero particolarmente stanco, ed era piovuto da poco, mi sono avviato verso casa; davanti avevo un’utilitaria che non potevo passare (pensavo di non potere, oggi sarei passato tranquillamente) e mi sono accodato, sinché in mezzo ad una curva il tapino frenò bruscamente davanti a me. Io frenai dietro di lui e persi l’anteriore. Morale, scivolata e botta secca a terra, con il guanto sinistro, munito di protezioni rigide sulle nocche, infilato tra l’asfalto e le costole. Costola incrinata. Lì per lì niente male, ma poi, una volta tornato a casa (moto praticamente illesa, un paio di graffi e leva del cambio leggermente storta) sentii che mi doleva parecchio. Lastra il giorno dopo e, come ben sa chi ha avuto una roba del genere, nessuna fasciatura né ingessatura, ma solo tanta pazienza per un mese. Durante il quale avevo fitte di dolore nelle seguenti situazioni: se tossivo, se starnutivo, se ridevo.

Ecco, a questo volevo arrivare, dopo questa lunga premessa. Io ricordo ancora oggi, dopo circa due lustri. Il disagio più grosso di quel mese, per me è stato il non poter ridere. Ridere è fondamentale, è importantissimo. Una risata spezza la tensione, può cambiare una giornata storta in una giornata normale, può rendere una giornata normale meravigliosa. Nell’ultimo paio di giorni ho avuto modo, parlando con alcune persone, di farmi molte risate. Le ho ringraziate, di cuore, e dopo il primo momento di perplessità (sentirsi dire “grazie, perché mi fai ridere” non è detto che sia preso immediatamente come un complimento…) sono riuscito a spiegare che il ringraziamento era assolutamente dovuto. Perché ridere è vita. Ridere è bellezza.

Risata

Le recinzioni di Johnny Palomba – Sette anime

Sette anime. anche in audio.

i discutibili

Che anfatti visto che stamo apparlà de finevita ho penzato che ‘sta recinzione ce stava a cecio. Si c’è quarcosa che nun capite chiedete ni’ i commenti. Una ve ‘a dico prima. Ammucchiasse: fare sesso energicamente.

 

setteannime

“SETTE ESPLOSE PER SETTE FEGATELLI”

chenfatti cestà uno daafinanza che però è bono e cià tutto undramma interiore eallora ancerto momento sengrifa de na mora che ciaveva ercore scaduto eallora lui è umpo’ ingrifato e umpo’ no perché cià tutta nacuestione nteriore interiorissima eallora poi va arompe icoiioni ingiro auno ceco anavecchia auregazzino eppoi va dalla mora cor core scaduto e ie dice tu me piaci perché ciai ercore scaduto e lei ie dice maché davero? eallora poi lui semette tipo addà ingiro aibbisoggnosi umpo’ de cose che sevede nuiestaveno più tipo che se leva locchi e lidà arceco seleva erfegato ipormoni ireni seleva amirza dà via ercervello sestacca le mani e…

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Le “recinzioni” di Johnny Palomba – Marcellino pane e vino

La prima recinzione pubblicata 😀

i discutibili

Johnny Palomba è il critico cinematografico senza volto che ha adottato il romanesco come lingua per i suoi scritti e che con le sue ‘recinzioni’ ne dice di cotte e di crude sul cinema e lo spettacolo. E’ nato a Bogotà (Colombia) negli anni ’60.

E’ un personaggio simile a Luther Blissett, anche se su scala nettamente minore. Le sue recinzioni sono state lette da attori come Mastandrea, Favino, Giallini, Germano, tutti romani e tutti dotati di grande senso dell’umorismo.

Le recinzioni di Johnny hanno il titolo, un sottotitolo, e poi il pezzo. Alla fine, di solito una piccola morale, che riguarda un amico, il cuggino, o esperienze personali.

Un aiutino per chi non conosce il romanesco. “Stirà le zampe”, o semplicemente “stirà”, significa morire.

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Non ci potevo credere

E invece è vero. Ma vero vero eh. Una app di Microsoft. In sostanza si tratta di un calcolatore che riconosce la scrittura a mano. Cioè io traccio i segni su un tablet, tipo scrivo a mano 5 x 4 e lui mi calcola 20. Che è anche carina come idea, e ci sono un sacco di spunti interessanti, il riconoscimento della scrittura a mano, i conteggi, insomma una cosa che un toscano definirebbe “ganza”. E allora? E allora il problema è il nome. Perché questi geni di Microsoft hanno pensato di unire la parola “calculator” con “inchiostro” che in inglese si dice “ink”. Ed evidentemente non hanno consulenti che parlano l’italiano, altrimenti non credo che avrebbero mai dato l’avallo ad un nome del genere. Sembra che l’app sia stata ritirata, ma a questo link potete ancora trovarne traccia (ed è un link dell’app store Microsoft!)

Inkulator

More er bue e l’asinello e gli Space Muffins

Riguardando il diario di viaggio di Amsterdam mi sono ricordato che ci sono due episodi che ho lasciato fuori. Volevo fare un update, ma poi ho pensato che tutto sommato meritavano dignità di post dedicato. Dicotomizzato, proprio come il titolo; che non ha granché senso senza questa spiega iniziale.

La prima metà del titolo è la prima strofa di una poesiola che mi ha insegnato un po’ di anni fa un membro della mitica Colonna Romana, un gruppo di motociclisti che ho frequentato un po’ in passato. E recita così

More er bue e l’asinello
More la pecora e l’agnello
More la gente con i suoi guai
Ma i rompicojoni nun morono mai

(more=muore, morono=muoiono, cfr Wish aka Max, “I bassifondi della capitale”‘, ed. Adelphimicacazzi)

Che è una bella metafora della vita, tutto sommato. L’ho recitata come un mantra per evitare di saltare addosso alla mia vicina di posto sull’aereo di ritorno da Amsterdam. Eravamo imbarcati, l’aereo un Airbus, file da tre sedili per lato. Io sul sedile che affaccia sul corridoio, sull’altra fila, sempre con affaccio sul corridoio, una biondina intorno ai 25 anni, forse meno, molto nervosa, chiaramente impaurita.

Io avevo sulle ginocchia tutti i miei aggeggi, Blackberry, iPhone, iPad e Kindle. Al momento dell’annuncio che bisognava spegnere i dispositivi elettronici “spengo” il BB (in realtà è uno standby), giro su On il Flight Mode di iPhone e iPad e li metto in stand-by, il Kindle non lo avevo ancora neanche aperto.

Vedo che la ragazzetta mi lancia sguardi preoccupati.

“Scusi” mi dice
“Sì?”
“Ha spento tutto?”
“Sì, ho messo tutto in stand-by e in modal…”
“Guardi che la hostess ha detto di spegnere”
“Guardi che non è proprio il primo volo che faccio, e le garantisco che…”
“A me non interessa, la hostess ha detto di spegnere. Hostess! Hostess!”
(ho pensato che ci sarebbe stato bene un “portace n’antro litro” – questa la capisce solo kuroko)

Lì ho cominciato a recitare il mantra, perché a me va bene tutto, ma che tu neanche accetti di confrontarti, neanche ti preoccupi di capire quello che ti sto dicendo, ma sei solo piena di boria e di certezze, cosa che per me, uomo del dubbio, è già fastidiosa di per se stessa, che tu non mi dai neanche un briciolo di rispetto, mi fa venire voglia di strangolarti. Alla quale, siccome faccio della tolleranza un valore, resisto. Con fatica, ma resisto. Finalmente arriva l’assistente di volo (ecco, che tra l’altro non si chiamano più hostess da lustri, per dire), alla quale spiega in modo concitato che io non ho spento i miei dispositivi elettronici.

L’assistente di volo si volta verso di me e mi dice “Li ha messi in Flight mode?” “Sì” “Sono in stand-by?” “Sì”.

Si volta verso la ragazzina e le dice “Tutto a posto. Piuttosto lei dovrebbe spegnere il suo iPod, grazie”

C’è una giustizia, in fondo…

E veniamo alla seconda metà del titolo, gli space muffins. Andando ad Amsterdam tutti, ma dico tutti tutti tutti, mi hanno nell’ordine:

  • chiesto di riportare del fumo
  • raccomandato di fumare
  • dirmi che tanto era chiaro che andavo lì per quello

L’originalità è una dote in via di estinzione, mettiamola così.

Sta di fatto che dopo aver smesso 7 anni fa ho sempre pensato, e continuo a pensare, di essere comunque una persona “a rischio”. Nel senso che se fumassi nuovamente una sigaretta il rischio di ricominciare ci sarebbe. Nonostante tutto. E però andando ad Amsterdam come si fa? Come diceva l’amico di pani, “sono tornato ad Amsterdam e l’ho riconosciuta dall’odore”. Passando davanti ai coffee shop si sente l’inconfondibile aroma dolciastro della cannabis, e insomma. Insomma mi avevano detto che si potevano assaggiare i cosiddetti Space Muffins. E che anzi, erano fichissimi. Facevano ‘na cifra. E taccio per carità di patria la sorgente dell’informazione. E allora, insistendo e insistendo, perché la consorte si è dissociata da questo mio atteggiamento scapigliato e cccciovane, sono entrato in un coffee shop.

“Hi, do you have muffins?”
“We sure do, sir”
“I mean, ehm, with weed?”
“Sir, we ONLY have weed muffins”.
(Salve, avete muffin? Certo, signore. Intendo, uhm, con l’erba? Abbiamo SOLO muffin all’erba, signore)

Rassicurato da cotanta professionalità me lo sono comprato e mangiato. Era pure buono, al cioccolato. Morbido e gustoso.

Esco, e nulla. 15 minuti, e nulla. mezz’ora, un’ora, un’ora e mezza. Niente di niente di niente. NIENTE. Il vuoto cosmico. Inizio a pensare alle calorie inutili. Penso subito dopo che forse non era così farcito di weed. E che anzi, magari mi hanno fatto il pacco. Ok, mi dico. Va bene così. D’altronde se in Italia rifiliamo pacchi a tutti, beh ci sarà una reciprocità. Ma. Ma arrivati all’ora di pranzo, mentre ero in bagno per fare pipì, ho sentito l’inequivocabile odore che viene dai coffe shop! Quindi c’era eccome la weed! E allora chissà: forse mangiata anziché fumata fa un effetto differente, forse essendo che pur dimagrito peso sempre i miei porci 81 kg e quindi magari ce ne vuole di più, forse con l’età fa meno effetto… Che ne so?

Però, e l’ho scritto anche su faccialibro a caldo, il prossimo che mi dice che gli Space Muffins sono una figata gli spacco la testa. In otto parti uguali.