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Il Movimento 5 Stelle e la scienZa (ovvero: perche’ non votero’ MAI AbBeppeGrillo)

Magistrale post di Barney. La polemica (grottesca) continua, andate sulla pagina della senatrice e controllate di persona…

BarneyPanofsky

Ieri per purissimo caso sono capitato sulla pagina Facebook della Senatrice grillina Elena Fattori. Gia’ mi ha impressionato che la cittadina Fattori trovi necessario specificare che e’ senatrice M5S, come se aggiungere la carica fornisse al suo status un non so che di infallibile, alle sue parole il crisma dell’ex cathedra, alle sue azioni la condizione di ineluttabilita’. Tutto a favore del popolo che lei rappresenta.

Sul sito della Fattori ho trovato un paio di post con numerosi commenti, che annunciavano urbi et orbi l’interrogazione parlamentare di cui la senatrice era firmataria, a tema “pericolosita’ della vaccinazione anti-influenzale”. La Fattori (gliene do’ atto immediatamente) si dichiara subito pro-vaccinazione, ma ha scoperto un caso particolare (la vaccinazione anti influenzale, appunto), che secondo studi di qualche anno fa potrebbe portare in qualche caso a reazioni autoimmuni e alla narcolessia. Chiede quindi, la Fattori, al Ministro Lorenzin se il Ministero…

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37 picchiatelli, 2 geni, 1 regista (per non parlar del cane)

Chi mi conosce sa che dico sempre “niente è per caso”. Ebbene più cammino sul mio percorso, più mi convinco di quanto sia vero. Non sto vivendo un periodo semplicissimo, per tante ragioni che sarebbe inutile spiegare. Ma in questo turbine di emozioni negative mi sono voluto fare un regalo: una settimana di Full Immersion Estiva, così la chiamano alla scuola Omero. Una settimana in un resort a parlare, discutere, chiacchierare di scrittura, e a scriverla, la scrittura. Sì, perché si va lì con un obiettivo: scrivere un racconto. Il “tema”, che Valenzi & Restucciaquest’anno era il dialogo, è in realtà un di cui. Perché ciascuno alla fine può scrivere quel che crede. I due geni del titolo, Enrico Valenzi e Paolo Restuccia, provvedono a fornire spunti ovviamente in tema, sotto forma di due incipit, un’immagine e due brani musicali. Oltre a leggere e commentare brani di scrittori che variamente hanno interpretato il dialogo: Woody Allen, Murakami, e molti altri. E dialoghi cinematografici, e discussioni, e letture degli allievi: il tutto sotto l’occhio vigile di Lucia Pappalardo, una regista d’eccezione che ha fotografato e filmato tutto il fotografabile e filmabile. E poi un turbillon di sessioni di editing individuali. A questo proposito, per chi non Lucia Pappalardoha esattamente presente quale sia il lavoro dell’editor, vorrei dire che l’editor non corregge i testi. L’editor li viviseziona. L’editor non dice se un periodo è troppo lungo. L’editor dice che quel periodo “non funziona”. L’editor si preoccupa che la parte centrale, la parte “buona” del tuo scritto, l’idea fondante, sia salvaguardata. Ma al tempo stesso che tutta la parte “cattiva”, la parte di troppo, la parte lenta, la parte poco interessante, sia eliminata. Rimpiazzata da altro che sia più in linea con la parte “buona”. Per cui da un racconto ambientato in un supermercato sono passato ad un’ambientazione in un ristorante. Da un personaggio senza professione sono passato a un neurologo. Da un incontro richiesto da due personaggi “tinca” (personaggi che sono solo funzionali all’intreccio) sono passato ad un incontro casuale perché non avevo modo di toglierli di mezzo rapidamente (perché i personaggi tinca devono essere eliminati con grazia, non possono rimanere “appesi”, il lettore si domanda che fine abbiano fatto distraendosi dall’intreccio). Da un finale pulp sono passato ad un finale a sorpresa. L’editing geniale è questo. È qualcosa che Studenti...stimola chi scrive a ripensare, riguardare, rivedere, magari ad alzarsi alle due di notte e scrivere tre versioni differenti per poterne discutere l’indomani. È qualcosa che fa sì che si crei una sorta di empatia condivisa, una specie di coscienza collettiva. Mi rendo conto di delineare delle iperboli vere e proprie, ma quel che è successo è proprio questo: nonostante la scrittura sia una cosa terribilmente individuale, e nonostante chi ama scrivere sia tendenzialmente un individualista, se si mettono 37 picchiatelli (leggi persone che amano scrivere) in un resort toscano, li si stimola opportunamente, e si dice loro che devono scrivere un racconto entro una settimana, succedono magie straordinarie. Succede che si va in giro con un pc cercando qualcuno a cui far leggere un passaggio, e quando lo si trova si inizia a parlare di tutt’altro. Succede che se indossi una maglietta con la pianta della metro di Londra a qualcuno viene in mente che il suo racconto deve essere ambientato nella City. Succede che parlando a cena di un post sul blog arrivi a capire quale sia il tuo incipit, che non è quello su cui hai sudato sangue sino ad allora. Succede che conosci persone straordinarie, che la sera si discuta sino alle due, di tutto e di nulla, succede che 36 sconosciuti diventino all’improvviso persone conosciute, succede che il venerdì sera, dopo la lettura di tutti i racconti, ci si voglia tutti bene. Succede che durante la lettura, che dura sei ore circa, nessuno si distragga neanche per un attimo, succede che gli ultimi due racconti, uno drammatico e uno comico, generino commozione e risate esattamente come i primi, anzi forse di più, succede che i due geni si commuovano, succede che un cane che si chiama Metallo (un bassotto cucciolo che quando corre dietro alla Metallopallina da tennis sembra una capretta Disney che salta sulle quattro zampe contemporanea-mente, ed è di proprietà della regista…) diventi la mascotte dei 37 picchiatelli, succede che nessuno si irriti se Metallo abbaia mentre si leggono i racconti. E succede che uno che lavora nell’informatica crei al volo una mailing list e un gruppo whatsapp, e succede che quel gruppo sia messaggiatissimo e che tramite quel gruppo e quella mailing list il sottogruppo dei romani si riveda pochi giorni dopo il rientro, per festeggiare un compleanno, e di nuovo una settimana dopo, complice il passaggio da Roma di due persone che per fare la Full Immersion sono partite da Bruxelles…

Il giorno dell’arrivo ho saputo che alcuni dei partecipanti avevano già preso parte ad altre full immersion estive. Alcuni addirittura sei, sette, otto volte. Quel giorno mi sono domandato perché mai qualcuno dovrebbe partecipare per tante volte ad una full immersion dedicata ad un racconto. L’ho capito quando sono tornato a Roma. E l’anno prossimo ci ritorno.

Trovato

Sono stato un privilegiato, ho avuto tre foto tra cui scegliere. Una più bella dell’altra, e in qualche modo legate tra loro. Grazie a 321Clic per l’opportunità, le sue foto non sono MAI banali, e fanno sempre pensare.

3... 2... 1... Clic!

Quarto capitolo della serie “Collaborazioni”, che a questo punto mi sembra abbastanza collaudata.Il racconto è di Wish aka Max.
Sulla riva

“Private Investigations” – Dire Straits

Lo avevo trovato, finalmente. Gli avevo dato la caccia dappertutto, in Italia e in Europa, senza mai riuscire ad acchiapparlo. Ma questa sembrava proprio la volta buona.
Era un incarico strano, questo, e mi ci ero accanito anche per questo. Di solito non accetto di lavorare coi privati. Preferisco un mandato proveniente da professionisti del settore, criminalità organizzata, ma anche delinquenti di basso profilo. I privati sono sempre un casino, ci mettono dentro le emozioni, quasi sempre sono mariti cornuti che vogliono far fuori non la moglie, ma l’amante. Insomma sono un professionista, non mi metto coi dilettanti. Faccio lavori puliti, nessun coinvolgimento emotivo, nessuna traccia, nessun riferimento ai miei clienti. Certo, sui giornali di solito il giorno dopo si parla di “regolamenti di conti”, di…

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E quindi…

Un certo TADS appartiene di diritto a questa categoria… lui e quelli che dicono che il governo in carica è “abusivo” perché “non eletto dal popolo”… 😉

After Zen

E quindi ce l’avete con i profughi, perché vengono qui e li mantiene lo stato con i nostri soldi e vivono negli alberghi con la wifi senza fare niente tutto il giorno e si lamentano del servizio e se vai nel loro paese devi rispettare le loro regole.
Ce l’avete con i terroni che vengono dal sud a rubarvi il lavoro e le donne e le macchine e portano la criminalità perché fino a quando non c’erano loro a casa vostra manco parcheggiavano in doppia fila, poi il degrado, signora mia.
Ce l’avete con i froci che si vogliono sposare e magari vogliono dei figli e non vogliono essere considerati normali perché SONO normali, ma non esiste, cioè per carità possono fare quello che vogliono, ma lo dovrebbero fare a casa loro, nella sicurezza delle loro camere cos’è ‘sta cosa che si vogliono baciare in pubblico?
Ce l’avete con gli stranieri che se…

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codice giallo

Non posso non ribloggare… Adorabilmente surreale.

alcuni aneddoti dal mio futuro

Quante volte capita di rovinarsi il weekend con uno strappo, una storta, mangi o bevi troppo e non c’è niente che ti possa rimettere in sesto dall’emicrania. Vai a sciare e ti spatasci contro uno snowboarder scavezzacollo. Ti dimentichi talmente tanto del tuo ruolo manageriale che qualche virus si impadronisce del tuo intestino. Mio papà si intristiva molto soprattutto nei casi limite, quando rientri da una gitarella fuori porta con la famigliola e vedi qualcuno che si è stampato sulla strada e pensi che, in effetti, un’indigestione tutto sommato è il meno peggio. Anche a me è andata di lusso. Ieri ho passato il pomeriggio al pronto soccorso perché mi si è conficcato il riff di chitarra di “Libera nos a malo” di Ligabue in un piede. Non sapete quanto detesti il cantante emiliano, forse per questo che mi ha fatto infezione. Camminavo scalzo in un parco e qualche comitiva…

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mariano (mario) lupo, piastrellista

Un salto indietro nel tempo. Tante persone conoscevo, che militavano in Lotta Continua. Un bel libro e un post bellissimo.

i discutibili

Quando iniziai a militare in Lotta Continua, Mariano Lupo era già morto da qualche anno, ucciso con un’unica pugnalata al cuore da Edgardo Bonazzi, fascista vicino a Ordine Nuovo, il 25 Agosto 1972.

Lo confesso, in tutti questi anni non ho ripensato a lui neanche una volta. Eppure, quando l’ho trovato a pagina ottantotto del libro di Di Girolamo non ho avuto un secondo di latenza nel riconoscere il suo nome. Non sapevo di ricordarlo, non sapevo di ricordare il suo volto sullo striscione che veniva portato in manifestazione, non sapevo di ricordare me che chiedo al mio vicino chi fosse Mario Lupo né di ricordare la sua risposta «un compagno ucciso dai fascisti». Leggere Dormono sulla Collina è così, un riconoscimento continuo, un’emozione che si accende ad ogni nome, ad ogni data, uno scandaglio che cozza di continuo contro un diverso angolo del cuore perché ci sono…

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8 punti

Diamo una mano, ci vogliono solo 5 minuti. Compilate e ribloggate!!

(Il pesce di Erwin)

Lo so, il lunedì è più faticoso degli altri giorni e la sua sera è una terra promessa. Ma vi chiedo ugualmente un pezzettino del vostro tempo per rispondere a questo sondaggio. Di che si tratta? Per cercare di essere breve (sonora risata): sto partecipando a un laboratorio imprenditoriale per giovani e questa è una modestissima indagine di mercato. Nulla di quantitativo: mi è utile per avere una minima statistica da utilizzare nel corso di una presentazione che sto strutturando intorno a un’idea. Si tratta dunque di tastare molto qualitativamente il terreno intorno a un possibile prodotto per avere un feedback su alcuni punti. Quelli a cui vi chiedo di rispondere, di punti, sono solo 8. Completamente anonimi. Roba che ve la cavate in 5 minuti. Anche meno. E in più, al fondo, c’è un box per inviarmi qualsiasi cosa: domande, commenti, proposte o curiosità.
Grazie per il…

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Succede che

Un tema a me molto caro, rilancio da qui il post dei discutibili.

i discutibili

Succede che in questo periodo siamo tutti un po’ presi.

Succede che uno di noi legga una cosa e proponga un reblog.

Succede che un altro di noi dica mettiamoci due righe.

Succede che tra poco sarà il 25 novembre, giornata ONU per l’eliminazione della violenza.

Succede che le violenze sono all’ordine del giorno, lasciamo stare per favore i termini abusati, e parliamo degli abusi. Parliamo di Sonia, la cui storia si trova qui.

Succede che, come si dice nel post, il giorno 25 novembre “qualcuno continuerà a fare qualcosa mentre Sonia non dovrà più preoccuparsi di fare niente”. Perché Sonia non c’è più.

Succede che per fortuna ci sono tante persone che agiscono, ma le violenze sono ripetute e continue.

E succede anche che sia stato pubblicato un meraviglioso video di TED, che parla delle ragioni per cui le donne abusate ci mettono tanto ad andar via…

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Non è difficile, basta volerlo

mazzetta_corruzione-300x233Qualche sera fa ho visto un “Otto e mezzo” in cui era ospite Piercamillo Davigo. Chi è sensibilmente più giovane di me, non ricorderà il ’92, e che le (cito da Wikipedia) “inchieste furono inizialmente condotte da un pool della Procura della Repubblica di Milano (formato dai magistrati Antonio Di Pietro, Piercamillo Davigo, Francesco Greco, Gherardo Colombo, Tiziana Parenti, Ilda Boccassini e guidato dal procuratore capo Francesco Saverio Borrelli e dal suo vice Gerardo D’Ambrosio)”. In quel periodo si parlò molto di corruzione. E si diede l’illusione al Paese che la corruzione sarebbe magicamente scomparsa, grazie alle inchieste, grazie alla “pulizia” effettuata a livello politico, grazie alla “nuova” classe dirigente che si apprestava a guidare quella che di lì a poco sarebbe stata infelicemente battezzata come “Seconda Repubblica”.

Consentitemi una parentesi, non capisco mai perché abbiamo sempre bisogno di ricorrere a metafore provenienti da culture differenti. La numerazione delle Repubbliche è di marca francese, e ha un suo perché che affonda le radici in eventi storici molto precisi e traumatici che hanno segnato il passaggio dall’una all’altra. Se il fatto di arrestare una banda di malfattori rappresenta un evento significativo, allora immagino di essere un inguaribile romantico. E tutto sommato son contento così.

Chiusa la parentesi, torniamo a casa nostra. La Seconda Repubblica non solo non ha visto attenuarsi il fenomeno della corruzione, ma anzi ne ha testimoniato una recrudescenza. Perché “si rischia di più” e quindi le “tariffe” diventano più alte. Le percentuali aumentano. E non cambia nulla. Ma non sto parlando di massimi sistemi. Sto parlando della micro-corruzione che riguarda impiegati che hanno la ventura di trovarsi in uffici pubblici che si relazionano con imprese private.

Ebbene, oggi, dopo più di vent’anni, ci accorgiamo che la corruzione non solo non è stata debellata (“Ooooooooooooooooooh”, diranno i miei 15 lettori, con uno sguardo pieno di sorpresa e meraviglia), ma è “più bella e più superba  che pria” (Bravo, Grazie!). Ebbene, tutto questo non è casuale, ma è semplicemente dovuto al fatto che “Dottò oggi è più pericoloso, me deve dà deppiù”.

E cosa ha detto il buon Davigo, a Otto e Mezzo? Ha detto che quando è stato in USA e si è confrontato con i suoi colleghi e con persone dell’FBI (vale appena la pena di ricordare che l’FBI è un’organizzazione FEDERALE, che ha competenze che vanno oltre quelle dei singoli stati), gli è stato detto “Ma voi cercate di combattere la corruzione con le inchieste?” E al timido sì di Davigo, dopo una risata, la risposta è stata “Beh qui da noi facciamo diversamente. Usiamo gli agenti sotto copertura”. In buona sostanza, siccome molti amministratori e gestori (giudici compresi) sono nominati tramite elezione, qualche tempo dopo l’elezione un agente sotto copertura va lì e offre dei soldi all’eletto. Ovviamente il tutto avviene in modo accorto, credibile, e non da sprovveduti.

Allora, a proposito di domande su come risolvere qualche problema. Ma perché non facciamo così? Non è difficile, no? Mandiamo un poliziotto in borghese da un politico / amministratore / funzionario pubblico e gli facciamo offrire dei soldi. E poi, se li accetta, lo mettiamo in gabbia e buttiamo la chiave. Sarei pronto a scommettere che dopo averne carcerati una dozzina la corruzione diminuirebbe.

Certo è che questo andrebbe fatto a tutti i livelli. Non bastano Camera e Senato, servono consigli Regionali, consigli Provinciali, Comunali, Circoscrizionali, funzionari di Uffici Tecnici, eccetera eccetera eccetera.

Sono ingenuo, lo so. Non succederà mai. Ma è bello pensare che si potrebbe fare.

E lotteremo per il lavoro, per la pace, il pane e per la libertà

Un’analisi estremamente lucida. Con elementi di contesto ineludibili. Pragmatica, non polemica. E soprattutto, frutto di vita vissuta. Cosa che non si può dire di molte persone che aprono la bocca e le danno fiato. Grazie molte ioemestessa, per uno spunto che deve, DEVE essere condiviso e propagato. Intesomale ha proposto un reblog al giorno, oggi è il mio turno, lasciate se volete traccia sul blog di iomeemestessa e rebloggate. Questo è uno di quei post che DEVONO essere diffusi, questo è uno di quei post che mi auguro diventino virali. Perché quello che c’è scritto riguarda tutti noi. NESSUNO ESCLUSO.

IO, ME E ME STESSA

Lettera aperta a Susanna Camusso

Gentile Sig.ra Camusso,

lei ha una ventina d’anni più di me, e ha condotto lotte di cui io ho sentito solo parlare. Però, non s’offenda, non esageriamo con l’allure. Lei, negli anni ’70 era una studentessa di archeologia che ha deciso che la sua vocazione era il mondo sindacale. Nobile scelta. Ma puntualizziamo pure, né io né lei abbiamo il background (di cultura, di fatica) di un minatore del Sulcis.

Lei lotta da quarant’anni per i diritti dei lavoratori. Io da venti solco il mondo dell’impresa da freelance. Ne abbiamo viste entrambe, credo, di tutti i colori, quindi, risparmiamoci le solite manfrine sull’esperienza. Lei non è da rottamare (parola, peraltro, detestabile e irridente, che detesto) e io non ho più il pannolo da un pezzo.

Lei paragona il putto fiorentino a Margaret Thatcher, prendendo un abbaglio. Quello è una carognetta (chieda ad enricostaisereno) che ha…

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