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Automattic’s Worldwide WP 5k 2013

E mi sa che lo faccio. Da Spoleto.

The WordPress.com Blog

The Automattic Worldwide WP 5k is back again in 2013! Set your timers for September 29th!

At Automattic we work from all over the world, and we use internal blogs for socializing and exchanging non-work ideas in addition to making WordPress.com and our other products more awesome. One of the things we’re really concerned about is staying healthy – we even have an entire internal blog dedicated to fitness.

We had a great idea: Get all Automatticians from 120 cities & 24 countries to run/walk a 5k on the same day! This way we can get some exercise together as a company even though we’re apart. Two years later, and there are now 190 Automatticians who we hope will take part in the 5k in 2013.

This year we’ll be doing something a bit different – running together during our company meetup, but we want to invite you to join us, WordPress.com…

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Anche TED parla della corsa

Chi mi segue da un po’ sa che mi piace tanto TED, un sito dove il sottotitolo è “ideas worth sharing”, idee che vale la pena di condividere. E già questo mi piace, perché io credo molto nella condivisione dell’informazione; mi piace ancor di più la formula, perché gli interventi durano di solito non più di 20 minuti, un tempo sufficiente per interessare senza annoiare, e gli speaker sono persone qualificate e che rendono gli interventi fluidi e scorrevoli. E’ il caso di Christopher McDougall, reporter e appassionato di running, che sostiene delle tesi molto, molto interessanti. Il video è qui, e ci sono i sottotitoli in italiano, per i pigri c’è un riassunto subito sotto. Ringrazio tantissimo Ema, amico fraterno, che non riesco ad abbracciare sufficientemente dal vivo, che mi ha segnalato il video.

La tesi, affascinante, di McDougall, è che noi siamo l’animale più indifeso, eppure dominiamo. E studiando una tribù, quella dei Tarahumara, che vive nel cosiddetto Copper Canyon, località sperduta nella parte nordoccidentale del Messico, ha formulato delle ipotesi estremamente affascinanti.

McDougall parte dalla considerazione che la corsa (parliamo di fondo, maratone e oltre) è l’unico sport dove le prestazioni di uomini e donne sono comparabili, e dove le prestazioni di un sessantenne allenato sono prossime a quelle di un diciannovenne che abbia appena iniziato. In altre parole, per persone allenate, c’è una sorta di livellamento delle prestazioni. La seconda cosa importante è che l’uomo suda. E il sudore gli permette di resistere correndo anche in condizioni di temperatura particolarmente elevate.

Con queste “doti” a disposizione, McDougall immagina che la specie umana sia andata a caccia in gruppo, usando la corsa. Gli anziani avrebbero contribuito con l’esperienza per identificare l’animale giusto da inseguire, gli uomini maturi avrebbero contribuito con la forza al momento necessario, i giovani avrebbero imparato. Le donne della tribù, trovandosi sul posto, avrebbero avuto la possibilità di mangiare carne subito dopo la caccia, non disperdendo, con lunghi trasporti, sostanze preziose necessarie per gestire meglio le gravidanze.

Ed in più, la necessità di essere e restare in gruppo, e quindi dover cacciare insieme, avrebbe favorito lo stabilirsi di un modello sociale basato non più sulla competizione individuale, ma sulla cooperazione del gruppo, lasciando da parte gelosie, piccinerie, malvagità individuali, in nome del bene comune e della causa di tutti. Questo modo di vivere, ancora praticato oggi dalla tribù dei Tarahumara, porta ad avere individui estremamente sani ed estremamente longevi.

L’altra faccia della medaglia è che chi non è in grado di correre non può evidentemente far parte della tribù, ma magari questo sarà il tema di un altro video. Ah, dimenticavo. I Tarahumara corrono a piedi nudi. E l’altro tema toccato da McDougall è proprio questo, che inserendo sovrastrutture come scarpe, plantari, solette, e quant’altro, ci facciamo male da soli. Ecco, su questo sono un po’ più scettico. Ma voglio approfondire.

Chi lo avrebbe mai detto

20130615-075428.jpgQuesto ho pensato ieri, esattamente “chi lo avrebbe mai detto”. Meno di un anno fa ho iniziato a usare Nike+, era il 13 luglio per la precisione. E avevo iniziato a camminare da un mesetto. Poi le gambe hanno iniziato a voler correre, e così è cominciata. Poi ho trovato il sito di Albanesi, poi ho iniziato a mettermici di buzzo buono, poi è arrivata l’ernia, poi il mio sciamano l’ha curata, e dopo due mesi ho ricominciato, e poi ieri ecco. 

Mi sono stabilizzato su quattro uscite a settimana, un’ora di allenamento, intorno ai 9 km mediamente (tranne ieri che mi sono fermato ai 1000…). Spero solo di continuare, spero che le ginocchia reggano.

E’ arrivata la primavera

No non è il meteorologo che è in me che parla, è il mio processo di ricaptazione della serotonina, che in primavera dovrebbe essere selettivamente inibito. Sono sicuro che ammennicolidipensiero ha capito perfettamente, anzi è l’unico che ha capito. Per chi non ha capito, googli SSRI.

La primavera per me rappresenta il ritorno di tutta una serie di sintomi prodromi di sindrome depressiva. E quindi ansia, insofferenza, irritabilità, tristezza (a volte), timori e paure varie, e via così. Ma le scatoline bianche e azzurre no. Basta. Niente sertralina. Nicht. Verboten. Nada. Rien. Fanculo.

E allora? E allora corro. Anzi. Mi sfondo, con la corsa. Mi rompo il culo correndo (pardon my french, ma come dico talvolta, quanno ce vò ce vò). Cerco di arrivare a quel punto, a quel ritmo, in cui non svengo dalla fatica ma sono sul limite dello sforzo. E paradossalmente è l’unico modo per star bene. La cosa difficile è uscire. Stamattina, per esempio. Dopo la procedura bagno, ineludibile appena alzato, e il caffè, inizio la vestizione. Anzi prima lo stretching. E durante lo stretching la vocina che dice “hmmmm lo senti? la schiena duole…” “dai è domenica, ma dove vai? prendi la macchina e vai a comprare i cornetti piuttosto”. La ignoro.

Finito lo stretching, durante la vestizione la vocina si fa risentire, lamentando un doloretto al ginocchio, le scarpe che non sono proprio confortevolissime, e ancora e ancora e ancora. E poi stamane proprio mentre stavo per andare, zac! Pioggia. Lunghi respiri profondi, e faccio un patto con la vocina. Mi metto a leggere, e se entro mezz’ora smette bene, altrimenti ok, mi arrendo.

E dopo una ventina di minuti, nuvole spazzate via, un timido sole, e si parte. Dopo un’ora e 9,3 km mi sono fermato, e ho mandato su Instagram i saluti del mare, con la foto qui sotto. Non male, come cambio di umore, no? Un po’ faticoso da fare, ma vale la pena. Mi sono attestato su 4 volte a settimana, lunedì mercoledì venerdì domenica. Appena passa la fase acuta primaverile, dieta. E andiamo avanti. Dai, cazzo.

Saluto del mare

Di schiene doloranti, di corsi e di paure

Ernia del discoE’ una vita che combatto con ‘sta roba che si vede a sinistra. Nel 2001 c’era un’offerta speciale, un 3×2, e così ne avevo prese 3 e via. Una addirittura espulsa. E però dopo delle terapie, alcune delle quali oltre il limite dello sciamanesimo e della stregoneria, ero rimasto sereno e relativamente tranquillo sino a qualche settimana fa, quando dei dolori lancinanti al nervo sciatico mi hanno fatto sospendere la corsa. Sereno e relativamente tranquillo significa comunque un contatto costante con il mio osteopata di fiducia, dal quale mi reco periodicamente per quelli che io chiamo “tagliandi”. Peraltro da quando avevo iniziato a camminare prima, e a correre poi, lo stato generale era migliorato decisamente, e addirittura la spina carcaneale e la rizoartrosi al pollice sinistro erano regredite significativamente, merito credo ascrivibile alla migliore tonicità muscolare. E insomma dopo un po’ di tentativi ho fatto l’ennesima risonanza magnetica della mia vita e olllllléééééééé, ecco lì la quarta ernia del disco, sioresiori!! Il mio morale era sotto i tacchi, ma il fido osteopata mi ha rincuorato, e mi ha promesso che mi avrebbe consentito di ricominciare a correre. La magia si chiama ozonoterapia. Sono alla quarta applicazione e i dolori sono scomparsi, ho ricominciato a fare la camminata veloce per ora, e incrocio le dita. Lui (l’osteopata, che poi è anche medico e omeopata) sostiene, e non ho motivo di dubitare di lui, che non esiste nesso di causalità tra corsa ed ernia del disco. In altre parole, l’ernia viene per problemi posturali, la corsa non incide sulla formazione, ma ovviamente non è consentita mentre l’ernia duole. Pare che l’ozono abbia la “magica” capacità di farla rientrare, e quindi taaaac. Speriamo.

Saltando di palo in frasca, ho scoperto Coursera. E’ un sito che eroga corsi in modalità online. Sono filmati corredati di materiale aggiuntivo, con test e quiz in corso d’opera, e si rilascia un attestato di partecipazione. Le materie sono le più varie, mi ha colpito il fatto che è totalmente gratuito, e che le persone che insegnano sono per la maggior parte professori emeriti delle principali università mondiali. Unico neo, la stragrande maggioranza dei corsi sono tenuti in inglese, ed è necessario avere una buona padronanza nella comprensione, anche se sono disponibili sottotitoli (sempre in inglese). Mi sono iscritto e sto seguendo un corso su Einstein e la relatività ristretta, che è svolto ad un livello qualitativo per cui non richiede competenze matematiche eccelse. Mi pare un buon modo per cominciare. L’impegno richiesto è di qualche ora a settimana, assolutamente fattibile. Trovo che sia un’iniziativa stupenda, ed è un modo per tenere la materia grigia in movimento, che aiuta sempre.

Chiudo con un video di TED, che parla di paura. E come la paura può stimolare la nostra immaginazione, e cosa possiamo imparare dalla nostra paura. Ci sono i sottotitoli in italiano.

Corsa e pista

Stitch Running BikeSi può fare un parallelo tra una corsa, un allenamento di un’oretta, a più o meno 10 km/h, e un turno in pista alla media di circa 150 km/h? Quali sono i punti in comune, e quali le differenze, oltre alla velocità?

Può sembrare strano ma le cose comuni sono molte. Più di quante non si pensi. Innanzitutto corsa e pista hanno bisogno entrambe di concentrazione. Molta concentrazione. Non ci si può distrarre, anche se per motivi diversi. Se ci si distrae in pista, si va ovviamente fuori. Ma se ci si distrae durante la corsa si perde il ritmo e si fatica molto, molto di più. Il ritmo è un’altra cosa comune. In pista ci vuole ritmo, non così cadenzato come quello della corsa, che può andare a tempo di musica, ma all’interno del circuito le sequenze di curve richiedono un vero e proprio ritmo. In una chicane come la esse di Vallelunga, ad esempio, ci sono tre fasi che devono essere armonizzate con ritmo. La curva a sinistra, dove ci si butta dentro e si tiene stretto il cordolo, la parte centrale dove si sposta il peso da sinistra a destra e si “scavalca” la moto in un’unico movimento, e la curva a destra nella quale ci si tuffa puntando la corda, che non è esattamente a metà curva ma più avanti, e aprendo tutto il gas cercando equilibrio tra il tenere la moto e il lasciarla scorrere. Questi movimenti sono fortemente ritmati e devono essere eseguiti con un movimento armonico e continuo, e se il tempo non è quello giusto il risultato è pessimo. Nella corsa il ritmo è costante, e deve rimanere tale. Quando inizia la fatica, cerco di ricomporre i movimenti, che tendono a diventare svogliati, forzando le gambe a muoversi alzando le ginocchia, le braccia ad oscillare aderenti al corpo, la testa a stare eretta. Se sono in crisi profonda metto in cuffia la canzone che ha il mio ritmo giusto. Per lungo tempo è stata Good Golly Miss Molly, poi era diventata Travelin’ Band. Sì, sempre i CCR.

Il tempo. Nel senso il tempo come variabile da tenere in considerazione, il tempo sul giro in pista, il tempo sul chilometro per la corsa. Ovviamente sono un fanatico delle “frocerie”, mi scuso per il termine grossier e non politically correct, ma rende bene per indicare tutto quel set di aggeggi che non sono dei salvavita, né degli oggetti imprescindibili, ma che (per lo meno a me) aiutano molto. Gli smartphone con GPS sono stati una vera svolta per quelli come me, nel senso che si trovano tantissime app per runners che rilevano posizione e velocità, e periodicamente avvisano del tempo o dei km trascorsi, fornendo informazioni accessorie tipo media, e quant’altro. Io uso quella della Nike, anche perché è collegata ad un sito e traccia il percorso con un semplice color code per cui i tratti di percorso in rosso sono quelli più lenti, quelli verdi i più veloci, quelli gialli intermedi. Il tutto rapportato all’attività eseguita quel giorno, quindi con evidenza delle “velocità relative”. Sulla moto ho montato il cronometro a infrarossi più semplice che esista, perché del GPS non mi fido. O meglio, c’è un problema di precisione e indeterminazione che non mi piace. E d’altronde il cronometro lo si riesce a intravvedere appena giusto un momento durante il passaggio sotto il traguardo, dove si piazza la torretta che dà il segnale al cronometro a bordo. Ricevuto il segnale, il tempo sul giro lampeggia per una ventina di secondi, lasciando il tempo di guardare e vedere se è meglio o peggio del precedente. Se è il migliore si accende una piccola “b” a sinistra, e normalmente se capita mi metto a ululare dentro il casco (quando dico che faccio parte di una banda di picchiatelli mica scherzo, eh). Ma in realtà la “b” è relativa a quello specifico set di giri, diciamo che io ho in testa molto chiaramente qual è il mio tempo da battere, sino al centesimo, e quindi basta un’occhiata per capire. Intanto il primo check è sui minuti, se la prima cifra è 2 già andiamo male. Se la prima cifra è 1, allora la seconda neanche la guardo perché è 5, e vado sulla terza. Un 8 mi sta DILUDENDO, un 7 è soddisfacente, se vedo un  5 MUORO e devo andare all’OSPITALE perché vuol dire che è record…

La cosa più bella: il tempo rallentato in pista, lo stato coscienziale superiore in corsa. Le sensazioni sono molto, molto simili, ancorché come detto in situazioni totalmente differenti. In entrambi i casi si è presenti a se stessi in un modo che è molto complicato rendere a parole. Anche un logorroico come me è in difficoltà. Ho tentato di descrivere il tempo rallentato, e nel racconto “Alba quantistica” ho tentato di dare un’idea dello stato coscienziale che raggiungo, ma come detto, le parole non sono sufficienti. E in entrambi i casi, sia per la pista sia per la corsa, queste sensazioni sono arrivate totalmente inattese, e accolte con un piacere immenso. E’ come sentirsi energia pura, ma senza essere privi di corpo. Un paradosso “quantistico” degno di Einstein, con una natura di massa e di energia contemporaneamente presente nella mente in modo totalmente inspiegabile.

E infine, la cosa che maggiormente accomuna le due attività è la sensazione finale. Alla fine di una giornata, o mezza giornata in pista, sono in una specie di trance che dura sino al momento in cui vado a dormire, e per un paio di giorni mi porto dietro le sensazioni positive, incantandomi a tratti mentre ripenso a un passaggio, una curva, una staccata. Alla fine della corsa sono stanco ma carico di energia positiva e di motivazione per affrontare la giornata. E questo aspetto credo sia ciò che fa nascere la voglia di continuare.

Correre è un antistress. Ma anche no.

corsa

Lo avevo detto qui, che avrei riprovato a correre. E stavolta mi ci sono messo di buzzo buono. Mi sono attrezzato, ho comprato delle scarpe fichissime (ho sempre sognato di rispondere con nonchalance alla domanda “Ma che scarpe hai?”, e buttare lì “delle Mitzuno…”) e ho iniziato. Solo che, come sempre accade quando si è superficiali, le cose viste da fuori sono una cosa, e viste da dentro sono tutta un’altra. In particolare io ho affrontato la corsa così come avevo affrontato il cammino. In buona sostanza il metodo “dove arrivo arrivo”. Cercando di arrivare ogni giorno un pochino più lontano. E così, un mesetto e mezzo fa, ho iniziato a correre anziché camminare. E mi sono attestato subito su distanze “decenti”. 7-8 km al giorno. Rigorosamente tutti i giorni. Finché mi sono talmente affaticato che mi sono dovuto fermare per un’intera settimana. Che ho usato per ravanare il web alla ricerca di programmi di allenamento. Al termine della ricerca ho imparato che:

  1. E’ indispensabile alternare corsa a camminata, almeno finché non si arriva a delle distanze ragguardevoli
  2. E’ indispensabile fare almeno un giorno di pausa a settimana
  3. E’ indispensabile fare stretching anche prima di uscire, e non soltanto al rientro
  4. E’ meglio fare un po’ di esercizi abbinandoli alla corsa

Nel frattempo la mia collega informatica-per-caso-attrice-e-psicologa-per-vocazione, della quale avevo parlato un po’ di tempo fa, mi aveva detto che aveva iniziato quest’estate a correre, e che stava solo controllando i minuti, senza verificare l’andatura. Io, che sin da quando camminavo avevo Nike+, con tanto di sincronizzazione sul sito, l’ho blastata (come dicono le mie figlie, quanto mi piace usare il gergo cccccciòvane) (che vuol dire che l’ho cazziata e le ho rotto gli zebedei) perché lei doveva assolutamente attrezzarsi comperando l’aggeggino aggiuntivo richiesto dall’iPod per gestire Nike+ e rilevare i tempi. E lei mi ripeteva che in realtà andava piano, e che anzi avrebbe dovuto smettere di fumare, perché le pareva di andare veramente troppo piano.

In tutto questo io (prima dello stop forzoso) ero molto orgoglioso del mio 6’/km medio, perché ero partito da 6’30” e recuperare mezzo minuto in un mesetto mi dava grande carica. E insomma ero molto soddisfatto. Ma allora cosa c’entra tutto il pistolotto sulla collega informatica-per-caso-attrice-e-psicologa-per-vocazione? C’entra, centra. Perché domenica scorsa ricevo questo messaggio sull’aifon

Confesso che il mio primo pensiero è stato TT. TT sta per Tacci Tua, sempre riportato nella piccola bibbia dei detti da bassifondi della Capitale, quella edita da Adelphimicacazzi. Ma come? Dici che corri piano, che devi smettere di fumare, e ti presenti con un 5’31 a km? TT ci sta tutto no?

Ed è lì che si vede la forza del Tao. Perché ho fatto un respiro profondo, poi un altro, e poi ho risposto: “Ma sei bravissima! Sei già sotto i 6 min/km!! Complimentoni!!!” con tre faccine sorridenti.

Ancora rosico.