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Non è difficile, basta volerlo

mazzetta_corruzione-300x233Qualche sera fa ho visto un “Otto e mezzo” in cui era ospite Piercamillo Davigo. Chi è sensibilmente più giovane di me, non ricorderà il ’92, e che le (cito da Wikipedia) “inchieste furono inizialmente condotte da un pool della Procura della Repubblica di Milano (formato dai magistrati Antonio Di Pietro, Piercamillo Davigo, Francesco Greco, Gherardo Colombo, Tiziana Parenti, Ilda Boccassini e guidato dal procuratore capo Francesco Saverio Borrelli e dal suo vice Gerardo D’Ambrosio)”. In quel periodo si parlò molto di corruzione. E si diede l’illusione al Paese che la corruzione sarebbe magicamente scomparsa, grazie alle inchieste, grazie alla “pulizia” effettuata a livello politico, grazie alla “nuova” classe dirigente che si apprestava a guidare quella che di lì a poco sarebbe stata infelicemente battezzata come “Seconda Repubblica”.

Consentitemi una parentesi, non capisco mai perché abbiamo sempre bisogno di ricorrere a metafore provenienti da culture differenti. La numerazione delle Repubbliche è di marca francese, e ha un suo perché che affonda le radici in eventi storici molto precisi e traumatici che hanno segnato il passaggio dall’una all’altra. Se il fatto di arrestare una banda di malfattori rappresenta un evento significativo, allora immagino di essere un inguaribile romantico. E tutto sommato son contento così.

Chiusa la parentesi, torniamo a casa nostra. La Seconda Repubblica non solo non ha visto attenuarsi il fenomeno della corruzione, ma anzi ne ha testimoniato una recrudescenza. Perché “si rischia di più” e quindi le “tariffe” diventano più alte. Le percentuali aumentano. E non cambia nulla. Ma non sto parlando di massimi sistemi. Sto parlando della micro-corruzione che riguarda impiegati che hanno la ventura di trovarsi in uffici pubblici che si relazionano con imprese private.

Ebbene, oggi, dopo più di vent’anni, ci accorgiamo che la corruzione non solo non è stata debellata (“Ooooooooooooooooooh”, diranno i miei 15 lettori, con uno sguardo pieno di sorpresa e meraviglia), ma è “più bella e più superba  che pria” (Bravo, Grazie!). Ebbene, tutto questo non è casuale, ma è semplicemente dovuto al fatto che “Dottò oggi è più pericoloso, me deve dà deppiù”.

E cosa ha detto il buon Davigo, a Otto e Mezzo? Ha detto che quando è stato in USA e si è confrontato con i suoi colleghi e con persone dell’FBI (vale appena la pena di ricordare che l’FBI è un’organizzazione FEDERALE, che ha competenze che vanno oltre quelle dei singoli stati), gli è stato detto “Ma voi cercate di combattere la corruzione con le inchieste?” E al timido sì di Davigo, dopo una risata, la risposta è stata “Beh qui da noi facciamo diversamente. Usiamo gli agenti sotto copertura”. In buona sostanza, siccome molti amministratori e gestori (giudici compresi) sono nominati tramite elezione, qualche tempo dopo l’elezione un agente sotto copertura va lì e offre dei soldi all’eletto. Ovviamente il tutto avviene in modo accorto, credibile, e non da sprovveduti.

Allora, a proposito di domande su come risolvere qualche problema. Ma perché non facciamo così? Non è difficile, no? Mandiamo un poliziotto in borghese da un politico / amministratore / funzionario pubblico e gli facciamo offrire dei soldi. E poi, se li accetta, lo mettiamo in gabbia e buttiamo la chiave. Sarei pronto a scommettere che dopo averne carcerati una dozzina la corruzione diminuirebbe.

Certo è che questo andrebbe fatto a tutti i livelli. Non bastano Camera e Senato, servono consigli Regionali, consigli Provinciali, Comunali, Circoscrizionali, funzionari di Uffici Tecnici, eccetera eccetera eccetera.

Sono ingenuo, lo so. Non succederà mai. Ma è bello pensare che si potrebbe fare.