Di contraddizioni, di Tao e di meccanica quantistica

Katia, una persona profonda, ha scritto questo post, che invito quelli dei miei 5 lettori che non lo avessero già fatto, a leggerlo. Katia scrive bene, una prosa fluida e chiara, cucina anche bene, e scatta foto belle, ma belle davvero. Il risultato è un cocktail sempre piacevole. Se pubblicasse qualche vignetta in più saremmo tutti molto contenti, perché ha anche un senso dell’umorismo non comune, ma questa è una storia che io e pani le ricordiamo con cadenza più che ebdomadaria, quindi la finirò qui.

1977-05-13_GiorgianaMasi_8Il post di Katia ha un incipit molto interessante, e lì per lì avevo pensato di scriverle un commento direttamente al post, ma poi, siccome più ci pensavo e più mi venivano in mente delle cose, alla fine ho deciso di risponderle con un altro post. L’incipit interessante riguarda il “senso di colpa” derivante dal sentimento di “tradimento” di ideali giovanili. Uso tutte queste virgolette perché ovviamente il tutto va collocato all’interno di un discorso adulto, e non adolescenziale. Però traspare una vena malinconica che parla di compromessi da accettare, di cose che si fanno mentre si è strillato sino a una manciata di anni prima l’esatto contrario. E dico una manciata perché non importa quanti ne siano passati realmente, la percezione che abbiamo è che sia sempre l’altro ieri, il giorno dei nostri vent’anni. E allora su questo la prima cosa che mi è venuta in mente è che un detto della mia generazione, che è quella che vent’anni li aveva a cavallo del rapimento Moro, e che quindi ha vissuto momenti di intensa politicizzazione alle superiori e parzialmente all’università, per chi ha avuto la fortuna di andarci. Il detto è molto semplice: “chi non è comunista a vent’anni non ha cuore, chi è comunista a quarant’anni non ha cervello”.

Questa considerazione è una considerazione che potrebbe costituire un eccellente incipit per il mio amico masticone, che subito ci metterebbe sopra un tot di polemica riuscendo a dimostrare, con sillogismi apparentemente inattaccabili, che, nell’ordine:

  1. Essere comunisti è pienamente legittimo, ora come allora
  2. Essere anticomunisti è il massimo della vita anche da giovani
  3. Un suo amico, anticomunista a vent’anni, è diventato comunista a quaranta e ora vive una vita felice
  4. Lui (masticone) durante i collettivi limonava con la bella di turno con la scusa della politica

A valle di queste dichiarazioni si scatenerebbe una bagarre feroce tra comunisti e anticomunisti tutta orientata a dimostrare chi abbia ragione e chi torto.

TaoE mentre mi baloccavo con queste fantasie, e pensavo che quel detto ha un sapore molto paternalistico, e alla fine inevitabilmente va nella direzione della melanconia tratteggiata così mirabilmente da Katia, mi è venuto in mente che, tanto per cambiare, qui si parla di contrapposizione. E parlando di contrapposizione non si può non pensare al Tao. Il simbolo è noto a tutti, e mi piace ogni volta trovare delle correlazioni, dei significati, mi piace metterlo in relazione con dei fatti concreti. Il bianco e il nero, non c’è contrapposizione maggiore di questa. Ciò che è nero è “non bianco”, e viceversa. Informaticamente parlando, in notazione esadecimale, il bianco è FFFFFF e il nero è 000000, il che significa che in una scala che va da 0 a 16.777.215, il bianco e il nero si trovano esattamente ai capi opposti. Di più, considerando i fondamenti di elettromagnetismo, il bianco è l’insieme di tutti i colori ed il nero la loro totale assenza. Insomma, gli opposti per antonomasia. Un trionfo di opposizione. E cosa ci insegna il Tao, rispetto a questo tema degli opposti? Ci dice chiaramente che laddove ci sia la massima espressione e preponderanza di un elemento, proprio lì, proprio nel culmine, proprio al centro, c’è il suo opposto in nuce. Dove il bianco brilla alla massima potenza, proprio lì c’è un puntino nero, e dove il nero impera, e oscura tutto, proprio lì un puntino bianco fa capolino. E questa cosa è già un pelino più interessante del mero paternalismo che ci spinge a dire che crescendo si diventa differenti. Il germe del cambiamento è già in noi mentre (parlo per me) andiamo ad una manifestazione ad urlare che Giorgiana è viva e lotta insieme a noi, o (parlo per Katia) andiamo in giro con anfibi e spille da balia a sbattere in faccia ai conformisti la nostra voglia di diversità. Come dentro di noi rimane, oggi che siamo “adulti”, il germe di quella voglia di diversità, di quella fanciullezza che tutti si sforzano di farci dimenticare.

Ma ci sono delle ulteriori considerazioni che sono collegate alla meccanica quantistica, ai paradossi, a “ho visto cose che voi umani”. E se vi va, vi porto a fare un viaggetto nell’infinitamente piccolo.

particelle_subatomiche_8513Se scendiamo ad una dimensione atomica e subatomica, il che significa andare realmente nell’infinitamente piccolo, scopriamo che le cose sono estremamente, profondamente diverse rispetto al mondo che conosciamo. Nell’infinitamente piccolo le leggi classiche si modificano e cambiano in modi che non riusciremmo neanche ad immaginare. Innanzitutto vige un principio, che è il principio di indeterminazione di Heisenberg, che sostanzialmente afferma che tempo e spazio sono intimamente legati, ma non nel modo che ci aspetteremmo, ahimè. Sono intimamente legati nel senso che se io, da osservatore esterno, riesco a determinare con grande precisione la posizione di una particella, perderò in precisione nella determinazione del tempo in cui quella particella si trova in quella posizione. E se viceversa determino il tempo in cui potrò osservare una certa particella, la sua posizione sarà molto poco determinata. Per poter fare i conti con questo tipo di comportamento, la meccanica quantistica introduce il concetto di probabilità. Per cui non parleremo più di particelle che si trovano in un punto x al tempo t, bensì della probabilità che una certa particella si trovi nel punto x al tempo t. L’aspetto interessante di questa modalità di esprimere le cose è che si arriva ad un certo punto in cui la particella ha il 50% di probabilità di trovarsi in un certo punto ad un certo tempo, e il 50% di probabilità di trovarsi in un altro punto nello stesso tempo. E sì. Vedo qualcuno che sta arrivando al punto. Il punto è che questo significa, chiaramente e semplicemente, che una particella si trova nello stesso momento in due punti differenti. Ci sono esperimenti che lasciano realmente a bocca aperta da questo punto di vista, il più famoso è quello delle fenditure, per il quale vi rimando con fiducia a wikipedia, dove c’è una spiegazione molto ficcante. Quel che mi interessa sottolineare qui è che questo introduce un interessante complemento al ragionamento che stavamo facendo poc’anzi. Perché qui non è un problema di germe dell’opposto presente all’interno del massimo fulgore di un elemento. Qui il problema è che una particella è se stessa e il suo opposto nello stesso momento. Non è qui o là. E’ qui e là. Per cui nell’infinitamente piccolo abbiamo la perfetta liceità di un qualcosa che nel nostro mondo macroscopico è totalmente e completamente un’idiozia. Il che ci porterebbe a dire che prima di fare affermazioni paternalistiche, o prima di essere melanconici per “non essere più così o colì” bisognerebbe riflettere sul fatto che se fossimo particelle subatomiche ci faremmo molte meno seghe mentali e conviveremmo tranquillamente con il fatto di poter esistere in due posti differenti nello stesso istante.

Ma non finisce qui, e se avete ancora un pizzico di pazienza vi faccio completare il giro del luna park. Cosa succede quando mettiamo insieme il macro e il micro? Quando tentiamo di mettere insieme la meccanica classica e quella quantistica? Il risultato anche in questo caso è sorprendente. Supponiamo di costruire una macchina così costituita. Esiste della sostanza radioattiva in un contenitore, agganciato ad un contatore geiger in grado di rilevare quando un singolo atomo decade (emettendo quindi radiazioni) e a fronte di questo evento sia in grado di liberare del cianuro di potassio all’interno di un contenitore. In questo contenitore metteremo un gatto. Quindi, se un singolo atomo decadrà, sarà liberato cianuro nel contenitore dove alloggia il gatto, e il gatto morirà. Se l’atomo non decadrà, il gatto vivrà. Capisco che sembra crudele, ma non finirà come sembra.

Date queste premesse, cominciamo a ragionare nell’infinitamente piccolo, visto che stiamo parlando di atomi. E quindi, utilizzando i principii della meccanica quantistica, è perfettamente lecito che l’atomo che stiamo esaminando sia contemporaneamente nello stato decaduto e nello stato non decaduto, che equivale completamente al fatto di trovarsi in due posti nello stesso istante. Per cui, momento per momento, in modo congruente, l’atomo sarà contemporaneamente decaduto e non decaduto.

Se ora però torniamo nel macromondo, dobbiamo ricordarci che la vita del gatto dipende dal decadimento o meno dell’atomo. Se infatti il contatore geiger rileva il decadimento libera il cianuro, altrimenti no. E siccome l’atomo è sia decaduto, che non decaduto, il gatto è sia vivo che morto. Ma nel macromondo questo non e’ possibile, e allora chi decide la sorte del gatto? Non può  essere la sorte o il fato, evidentemente, visto che parliamo di fisica. Ed ecco che compare il terzo incomodo, perché chi decide è, udite udite, l’osservatore che apre la scatola! Costui diventa quindi il protagonista indiscusso dell’esperimento, alterandolo nella sua essenza, qualunque sia il risultato finale. Perché fintanto che l’osservatore non apre, il gatto è in un limbo, e solo dopo che l’osservatore ha aperto la scatola questo limbo viene spazzato via dall’evidenza scientifica. Questo paradosso è noto come il paradosso di Schroedinger, dal nome del fisico che lo ha enunciato la prima volta.

paradosso di schrodinger (1)

E allora cosa impariamo da tutto questo? Che il macromondo e il micromondo sono due universi paralleli e separati, e non possono coesistere, quanto meno non pacificamente, altrimenti si incorre in paradossi molto, molto pericolosi. Ma. Ma questi universi, come nel miglior Murakami, coesistono e convivono. E quindi non c’è contraddizione, e si può essere in due posti nello stesso momento. Il nostro cuore può essere in due posti contemporaneamente. Può essere in mezzo ad una manifestazione a urlare che Giorgiana è viva e lotta insieme a noi, e nello stesso istante dietro una scrivania a fare conti per portare a casa un budget su cui si è impegnato. Può essere bianco E nero. Nello stesso momento. Senza togliere nulla a nessuno. Con la perfetta coerenza della meccanica quantistica.

80 pensieri su “Di contraddizioni, di Tao e di meccanica quantistica

    1. Wish aka Max Autore articolo

      Eh caro mio qui andiamo in contenzioso, perché ti posso citare varie traduzioni. Quella che prediligo è “Il Tao di cui si può parlare non è l’eterno Tao”. Ma c’è anche Duyvendak che dice “La Via veramente Via non è una via costante”, o Hansen “Dire il dicibile non è un dire costante”, o Blakney “Ci sono vie, ma la VIa non è su alcuna mappa”.
      Ed è chiaro il tuo punto, e infatti si parla del simbolo del Tao…😉

      Mi piace

      Rispondi
  1. el

    ‘ché a proposito di luna park, con questo tuo post sembra di stare sulle montagne russe. come ci fai divertire, impaurire, svagare, riflettere e osservare tu.
    il buon murakami racconta anche che noi vediamo il tempo come una linea retta anche se informe, potrebbe avere la forma di una ciambella storta. ma noi viviamo così, dando spiegazioni, semplificando (spesso) e cercando di usare la logica, fin dall’antichità. che se il bianco ha tutti i colori ed il nero nessuno, il bianco non può contenere il nero.
    ma soprattutto, il gatto nella scatola ce lo mettiamo comunque noi, ma possiamo benissimo non farlo.
    gne.
    miao

    Mi piace

    Rispondi
    1. Wish aka Max Autore articolo

      Ma infatti il bianco e il nero rimangono antagonisti, il punto è superare l’antagonismo accettando la coesistenza “pacifica” e apparentemente impossibile. Perché non è l’antagonismo che ci fa arrivare all’essenza delle cose, non è con l’antagonismo che ricercheremo la bellezza. E la bellezza è nella coesistenza di sentimenti opposti come quelli riportati a fine post, la coesistenza tra l’animo ribelle e quello dedito al lavoro.🙂

      Mi piace

      Rispondi
  2. 黒子 くろこ kuroko

    ridacchio quando si fa riferimento a questi falsi assoluti. perché poi si è talmente comunisti da essere fascisti. e viceversa.
    della serie che stai talmente all’estremo del simboletto lassù che fai tutto il giro e te ritrovi dall’altra parte.
    che poi mi piace la frase di elllisa “se il bianco ha tutti i colori ed il nero nessuno, il bianco non può contenere il nero”, mi fa venire in mente tante divagazioni. materialmente, quando si impastano i colori intendo, è il nero ad essere la risultante di tutti e il bianco l’assenza degli altri. solo ciò che è vuoto può contenere qualcosa. da qui ì, vedere il simbolo “in movimento”: lo yin è fermo, lo yang vi si muove sopra. lo yin ha già in sé il pallino bianco, lo yang ha un pallino “vuoto” ed apprende il nero dallo yin sottostante. l’incastro che avviene in una frazione di secondo delle due metà, una completamente nera, una completamente bianca, genera le 10000 cose.
    tanti pensieri espressi da parole confuse insomma.

    Mi piace

    Rispondi
  3. Katia

    Amico mio,
    grazie per i tanti complimenti e se ti dicessi che li sento meritati non sarei io, quindi ti dico grazie e la finiamo qui, perchè con te è sempre uno scambio di riverenze che ha qualcosa di comico.
    Una cosa sola devo dire, dall’alto della mia ignoranza abissale (alto e basso, hai notato, eh?!?!): io il gatto nella scatola nun ce lo metto.

    Mi piace

    Rispondi
    1. Wish aka Max Autore articolo

      eh ma infatti mica serve mettercelo per capire il superamento degli opposti. Un certo Jung ha scritto, parlando del Tao Te Ching “L’unione degli opposti ad un livello di coscienza più alto non è una faccenda razionale né una questione di volontà, ma un processo psichico di sviluppo”😉

      Mi piace

      Rispondi
  4. Giangius

    Wisk😀 post affascinante e che ho letto volentieri.
    ci ho ragionato nell’ultimo anno, proprio su questi dilemmi e legami filosofico-scientifico-matematici.

    Ma nel post non ho letto una definizione, è intuibile direttamente, ma manca una parola. Tutto quello che hai descritto va sotto il nome di “nondeterminismo”.
    Non per fare il panzone, ma è xkè ciò scritto una parte di tesi su questo argomento😀

    “Qui il problema è che una particella è se stessa e il suo opposto nello stesso momento. Non è qui o là. E’ qui e là”
    non è propriamente così. Sono entrambe vere da un punto di vista ragionamento scientifico.
    Dipende da che tipo di universo stiamo parlando e su cui ci basiamo (inteso come modello, non solo il Cosmo). Il discorso è complesso, se vuoi ne discutiamo🙂

    Ma un punto di vista interessante, filosofico e culturale (tralasciando speculazioni scientifiche) è quello che dice Adam Watts sul taosimo:
    « Tutto il nostro ragionamento si basa sulla legge di causa ed effetto, che opera come una successione. Qualcosa accade ora, perché qualcos’altro è accaduto allora. Ma i cinesi non ragionano tanto secondo questa linea orizzontale, che va dal passato al futuro, attraverso il presente: ragionano verticalmente, da ciò che è in un posto ora a ciò che è in un altro posto ora. In altre parole non si chiedono perché, o per quali cause passate, un certo ordine di cosa avvenga ora; si chiedono: -Qual è il significato delle cose che avvengono insieme in questo momento?- La parola Tao è la risposta a questa domanda. » [wiki]

    noi occidentali, di base secolarizzata cristiana, ci basiamo sull’OR (operatore logico) perciò cerchiamo un significato in ogni cosa, cerchiamo dove ci sia l’origine di un evento.
    Gli orientali si basano sull’AND, sul significato del tutto, un legame indissolubile di tutte le strade (come dice meglio di me, Watts).

    bhe mi fermo qui, si potrebbe anche dire su quale delle due filosofie, visto che hai introdotto un argomento di fisica, ha dato le basi culturali più stimolanti di vita, proprio per esprimere tali argomenti.🙂

    Mi piace

    Rispondi
    1. Wish aka Max Autore articolo

      Se non lo hai già fatto, corri a comprare “Il Tao della fisica”. E provo a risponderti con ordine.
      La fisica mi appassionava, ancor più della fisica mi appassionava la matematica. Parlo di qualche lustro fa. Oggi cerco di derivare delle analogie, per questo trovi delle imprecisioni e la mancanza di definizioni. Qualche anno fa l’avrei raccontato io, l’esperimento delle fenditure. E più precisamente di quanto non faccia wikipedia. Ma oggi cerco di andare al nocciolo delle questioni, ché quel che mi appassiona di più sono le tre fondamentali domande chi siamo da dove veniamo dove andiamo, e non pretendo di trovare risposte. Ma le cerco. E la ricerca è di per se stessa appassionante, un po’ come il viaggio è più appassionante della meta.
      Ti sento forte e chiaro, quando parli di OR e AND, di orizzontale e verticale, e ti ringrazio per il completamento.
      Quanto alle imprecisioni, è stracorretto quel che dici. Ma converrai con me che “è qui e là” è assai più ficcante, ancorché meno preciso, di “sono entrambe vere da un punto di vista ragionamento scientifico”😉
      Mi hanno chiamato “giocoliere di parole”. E quel che tento di fare è di affascinare come il giocoliere, lanciando le clavette così in alto che non le vedi quasi più.🙂
      Ma ne parlerei volentieri. E ne parleremo.🙂

      Mi piace

      Rispondi
    1. Wish aka Max Autore articolo

      In politica?😀 Dormivi veramente allora!!😀😀😀
      Scherzo apity. Prova a leggere con la mente aperta, prova a prendermi per mano mentre ti racconto la favola della particella che non sapeva dov’era. Prova ad abbandonare gli schemi mentali. E’ meno difficile di quel che sembra.🙂

      Mi piace

      Rispondi
  5. masticone

    devo dire che secondo me è il tuo post migliore.
    A furia di frequentarmi hai imparato le regole per sedurre…
    Davvero complimenti.
    Ancora un po’ troppo cervellotico per menti poco analitiche come la mia, ma abbastanza chiaro per far vedere che esistono mondi ai quali la quotidianità deve rendere sempre e comunque omaggio.
    Ci sono alcune cose che però, forse ho capito male io. Ho avuto ad esempio la sensazione che quando parli di bianco e nero, con le derivazioni poi di fascismo-comunismo, tu intendessi dargli una connotazione morale (ripeto magari solo alle mie orecchie). Questa cosa un po’ stona (sempre ad esse) con il poco di conoscenza del Tao che ho io, dove mi è stato insegnato che dentro lo yin-yang non esiste il buono o il cattivo ma solo cose complementari.
    Sulla meccanica quantistica mi arrendo. Sono rimasto a bocca aperta.
    Posso dirti che, sempre alle mie debole orecchie, tu hai appena dimostrato l’esistenza di DIO?
    Sul serio. Io credo che mi abbia fatto capire che lui esiste molto di più te parlando di legami spazio/tempo e di “bilocazione” che i preti durante una vita di discussioni pseudo-filosofiche,
    Se dovesse esistere il paradiso dovrebbe NECESSARIAMENTE essere come quello che tu hai descritto. E scusami, non ci capisco niente ma, l’istinto, senza pensare, mi dice, che se già esiste nell’infinitivamente piccolo, perchè non può esistere nell’infinitivamente grande?

    Mi piace

    Rispondi
    1. Wish aka Max Autore articolo

      Ecco, caro Masticone, quando leggo commenti come questo sono contento di scrivere. Cerco di risponderti sulle due questioni che sollevi, entrambe molto, molto importanti.
      La contrapposizione, vissuta in quanto tale, necessariamente presuppone un’attribuzione positivo-negativo, ed è questo il problema che tentavo di sollevare. Per cui, potrei aver involontariamente dato io stesso una connotazione buono-cattivo, ma sicuramente questa è intrinseca nel nostro modo, prettamente occidentale, di vedere le cose, dove c’è un vincente e un perdente, un buono e un cattivo, un giusto e uno sbagliato. Nel simbolo del Tao gli opposti sono paritetici, perfettamente equilibrati, e di nuovo, si compenetrano l’uno nell’altro. In queste condizioni non c’è giusto e sbagliato, buono e cattivo, ma complementarietà. E aiuto anche. Perché nel secondo capitolo del Tao Te Ching si dice sostanzialmente che per definire la luce hai bisogno del buio, per definire la bellezza hai bisogno della bruttezza, e quindi che uno dei due opposti serve a definire l’altro. Il che non è poco, non è poco affatto, e soprattutto getta le basi per il superamento della contrapposizione. Che trova nella meccanica quantistica la sua totale sublimazione, con i paradossi e gli esperimenti. Perché poi si potrebbe anche andare avanti e dire che nell’esperimento delle fenditure si arriva a fare il test con una sola particella e iniziano le interferenze con gli osservatori, come se quel “Dio” (e quanto mi piace questa speculazione che travalica la fisica e finisce nella filosofia) volesse in qualche modo proteggere le proprietà intrinseche che rendono la particella subatomica “magica” ai nostri occhi di appartenenti al macromondo.
      E di nuovo sì, il macromondo e il micromondo sono più simili di quanto si immagini se fai un salto di dimensione, e anziché pensare a noi come macromondo, inizi a pensare a noi come una caccola nel VERO macromondo, che è l’universo. E pensi, ad esempio, che la luce è curvata dalle masse, che è una roba che solo a pensarci ti vengono i brividi. E che se viaggi sufficientemente veloce alla fine “salti” nel tempo.

      Mi piace

      Rispondi
  6. masticone

    P.S:
    dimenticavo.
    – Essere comunisti è pienamente legittimo, ora come allora
    – Essere anticomunisti è il massimo della vita anche da giovani
    – Un mio amico, anticomunista a vent’anni, è diventato comunista a quaranta e ora vive una vita felice
    – Io durante i collettivi avrei tanto voluto limonare con la bella di turno con la scusa della politica, ma lei non me la dava mai..

    Mi piace

    Rispondi
    1. Wish aka Max Autore articolo

      Ma no, sissa, perché mal di testa. Prova a prendermi per mano senza schermi precostituiti, e a seguirmi nel luna park. Non domandarti perché non hai la cintura di sicurezza, fidati. Fidati e seguimi, e non temere. Non ti porto in posti dove tu ti possa far male. Ti porto solo in giro per un luna park. A guardarlo da fuori fa paura, per questo ti dico di prendermi per mano. Prendimi per mano e seguimi. E io ti mostrerò le meraviglie del luna park.🙂

      Mi piace

      Rispondi
  7. Luci

    Nel casino di questi giorni mi ero persa questo post… non sono un tipo da luna park e montagne russe, ma questo giretto mi è proprio piaciuto! E’ stato pure un bel ripasso e motivo di soddisfazione… quando ho letto “principio di indeterminazione di Heisenberg” non ho sentito un vuoto spaventoso, ma un campanellino e me ne sono ricordata!!!😉

    Mi piace

    Rispondi
  8. 9dropsofink

    wow.
    Fascismo e comunismo; nero e bianco; yin e yang…ok, wow. La fisica quantistica poi: doppio wow. Ai tempi del Liceo rimasi un giorno intero per cercare di comprendere quel dannato paradosso di Schroedinger. Mai riuscito, giuro. Poi arrivo qua e in poche semplici righe mi rendi luce su un qualcosa di così tremendamente complesso…ma così incredibilmente facile. Ci sta: difficile e facile, ancora wow.
    Non ho mai approfondito la questione dello yin e yang. Ma da quello che posso capire, correggimi se sbaglio, non esiste un vero concetto d’assoluto: perché dove vi è un estremo, in esso alberga anche il suo contrario. Ché alla fine è, penso, un po’ come dire che la luce non sarebbe luce se non ci fosse il buio a concretizzarla concettualmente, e inversamente. Allo stesso modo il bianco senza nero cesserebbe d’essere, il bene senza il male non sarebbe ideologicamente possibile. Se ho capito, allora si: son pienamente d’accordo.
    Fascismo e comunismo…non li ho mai capiti. Alle medie mi davano del comunista. Al liceo un fascista. Pensa, ora mi danno del moderato. Tranne Masticone, lui dice che ho pensieri fascisti. Ma…che significa?
    Un giorno non avevo niente da fare, te l’assicuro: niente proprio. Comincio a pensare (ché solitamente è proprio quello che si fa quando non si ha la mente occupata in altro)…alle parole. Cosa diavolo è una parola, infondo? Fu un bel dramma per me, credimi. Perché una parola è un’ accozzaglia di lettere per esprimere un’ idea astratta. Un’idea che può avere un risvolto concreto, come “tavolo”; oppure no, come “amore”, ad esempio. Ma se assumiamo che le parole, in realtà, non significhino nulla e siano solo una convenzione per comunicare…che succede? A me è successo un casino. Perché arrivo alla conclusione che, boh, quando uso una parola è solo un qualcosa senza senso a cui è stata assegnata un’idea di e da parte di altri.
    Capisci che, quindi, per me fascismo e comunismo non significano nulla. Sono due parole caricate di sentimenti e vane ideologie. Perché, per me, non esiste né il fascismo né il comunismo: esiste semplicemente ciò che una persona reputa giusto e ciò che un’altra persona reputa sbagliato. Ciò che ci fa stare bene, ciò che ci fa stare male. Arrivati a questa considerazione…come si fa a dire ciò che è giusto o sbagliato, ciò che è stato tradito o meno? A 20 una persona considera personalmente bene e vantaggioso un certo tipo d’idea e di azioni che da essa si ramificano; a 40 ritiene bene e vantaggio una diversa. Non si può parlare di tradimento. Perché non si tradisce alcuna idea o ideale. Muta ciò che sentiamo come bene. Che prima poteva esserlo in un modo, oggi in un altro. Magari nello stesso che precedentemente s’era considerato male. Yin e Yang, bianco e nero, bene e male.
    Come può una persona, quindi, dire che è sbagliato ciò che un’altra persona sente giusto per sé stesso?

    Mi piace

    Rispondi
    1. Wish aka Max Autore articolo

      benvenuto alla cultura del dubbio. mi riferisco al tuo ultimo periodo. e’ sacrosanto quanto dici, ed e’ per questo che sostengo con forza il libero arbitrio di ciascuno, e al contempo pratico (ci provo) l’ascolto. ogni opinione e’ lecita, questo e’ per me un passo verso il superamento della cultura degli opposti.
      quanto all’assoluto, eh. qui la cosa diventa complicata. perche’ per realmente unificare gli opposti le discipline orientali ci dicono che dobbiamo arrivare ad uno stato coscienziale superiore, e lo dice anche Jung commentando il Tao Te Ching, riporto nuovamente una citazione usata in un altro commento “L’unione degli opposti ad un livello di coscienza più alto non è una faccenda razionale né una questione di volontà, ma un processo psichico di sviluppo”. Il che significa che praticando qualcosa che ci consente di svuotare la mente, che puo’ essere la meditazione, o la corsa, o la cerimonia del te’, o lo yoga, o quel che vuoi, arrivi ad un punto in cui ti “elevi”, e riesci compiutamente a superare gli opposti e intravvedere l’assoluto.
      Quando ci riesci dimmelo😉 Pare, si dice, che si arrivi ad un punto in cui ci si sente compenetrati con l’intero universo, dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande. nirvana, lo chiamano.

      Mi piace

      Rispondi
  9. ohmarydarlingblog

    Affascinantissimo. There is an order in the things è una frase stampata su un mazzo di carte che mi fu regalato molti anni fa da una mia amica. È una di quelle frasi che ogni tanto mi frullano per la testa e alle quali cerco sempre di dare una risposta

    Mi piace

    Rispondi
    1. Wish aka Max Autore articolo

      Se avrai la bontà di frugare nelle pagine di questo blog, troverai spesso la frase “niente è per caso”. Questa è apparentemente una contraddizione con l’affermazione di credere fortemente nel libero arbitrio di ciascuno, in quanto potrebbe sembrare che siamo sottoposti ad un fato, un destino predeterminato che decide per noi. In realtà quel che penso (e cerco di esprimerlo sinteticamente) è che ciascuno di noi segue dei percorsi, che si intrecciano con altri percorsi. Questo intreccio non avviene casualmente, ma quando si è “pronti”. E quindi sì, io credo ci sia un ordine nelle cose.🙂

      Mi piace

      Rispondi
      1. ohmarydarlingblog

        Da qualche parte ho letto qualcosa sull’avveramento della profezia. Cioè se tu pensi sfigato, inconsapevolmente metti in atto una serie di comportamenti che fanno si che quella cosa che temi si avveri. Il caso è casuale o siamo noi a determinare la realtà? Il bello è che qualunque risposta è quella giusta

        Mi piace

        Rispondi
  10. stileminimo

    Perdonami se semplifico forse troppo, perché leggerti è affascinante, ma quel che mi vien da dire è che noi siamo quello che siamo stati e che saremo. Ma tu lo hai detto meglio e con argomenti ben più convincenti. Tuttavia un dubbio mi è rimasto e so già che forse qualcuno sopra lo avrà già espresso, ma non ho letto ancora i commenti: il gatto… cioè, che fine fa il gatto?😀 No, perchè se dipendesse da me lo farei vivere, ovvio…. maaaa non so… boh.🙂

    Mi piace

    Rispondi
    1. Wish aka Max Autore articolo

      E sì. E a proposito di questa osservazione, sul siamo quel che siamo stati, c’è un altro aspetto della meccanica quantistica che è meraviglioso, ed è l’entanglement, del quale si parla un pochino in questo post, sostanzialmente la conclusione è che siccome l’universo prima del big bang era un’unico ammasso di materia-energia infinitamente più denso di un buco nero, portiamo nel mondo delle particelle la memoria di questo essere un tutto unico. E mi rendo conto che passetto passetto ti farò leggere l’intero blog… LOL😆😆😆

      Mi piace

      Rispondi
      1. stileminimo

        Ho fatto questo ragionamento mentre ti stavo rispondendo. Non ho ancora letto il tuo post, ma ci andrò adesso, dopo il commento, giuro. E volentieri. Però forse ci sono arrivata da un punto di vista diverso. Mi son detta che dire che siamo quel che siamo stati e che saremo è un po’ come guardare la cosa dal punto di vista del tempo, ma anche della materia, è un flusso che continua, un po’ come il vivere ed il morire ed il rivivere nella materia che si è sfatta e che rigenera altra vita e così via. Questo lo si vive da vicino osservando un bosco naturale, di quelli lasciati a se stessi, dove gli alberi vecchi deperiscono, cadono e a terra marciscono, dando cibo ai funghi saprofiti, che li decompongno e li fanno diventare sostanza fertile per nuova erba, nuovi arbusti e nuovi alberi. E qui ci sta dentro non solo il suolo, la terra, ci sa dentro l’aria ed i gas che sono nell’aria, l’acqua, il sole. Tutto, insomma. E così accade ai nostri corpi quando moriamo, quando smettiamo di essere corpo e diventiamo altro. Ci possiamo specchiare nel rumore insistente di un dittero, la cui larva magari è stata un uomo prima che si disfacesse e diventasse sostanza organica fertile, volendo. Come se tutto fosse in noi e noi fossimo nel tutto, senza soluzione di continuità, come un quadro sfumato di luci e ombre, come un Leonardo, una Monna Lisa. Una cosa così… forse.

        Mi piace

        Rispondi
        1. Wish aka Max Autore articolo

          Se ragioniamo in termini di relatività ristretta prima, e di relatività generale poi, scopriamo che spazio e tempo sono concetti “intercambiabili”, così come materia ed energia. E tutto è in noi e noi siamo il tutto, perché due elettroni che appartengono allo stesso atomo, anche se sono allontanati a distanze grandissime, rimangono legati al punto che se stimoliamo uno reagisce anche l’altro. E quindi (ragionamento da due soldi mio) se in noi c’è il tutto, perché siamo fatti di atomi che sono fatti di particelle per cui vale l’entanglement, il fatto che noi non “sentiamo” l’entanglement è solo un fatto legato allo scarso sviluppo della parte destra del cervello. E a volte lo sentiamo, blandamente, quando per esempio andiamo per telefonare ad un amico e l’amico ci chiama mentre stiamo facendo il numero. Ma io credo che la comunicazione su piani differenti da quello dei sensi esista, e quando e se arriveremo a capirla capiremo anche forse come siamo legati al resto, o forse lo intuiremo.

          Mi piace

          Rispondi
          1. stileminimo

            …forse è nell’intuito che sta parte della risposta. Intuire è un modo di pensare, in fin dei conti… o meglio, uno strumento che agisce a livelli non consapevoli. Come quando le cose accadono e basta.

            Mi piace

            Rispondi
            1. Wish aka Max Autore articolo

              Ricercando degli stati coscienziali superiori, tramite la meditazione, la concentrazione. Io uso la corsa e la motocicletta in pista, due attività che hanno più cose in comune di quanto si sospetti😉

              Mi piace

            2. stileminimo

              La corsa,eh? La corsa…. io cammino in salita, ovunque dove c’è una pendenza forte, io cammino. E’ una forma di meditazione anche questa. L’ho scoperto.. camminando, appunto.😛

              Mi piace

    2. Wish aka Max Autore articolo

      Ah, dimenticavo il gatto! Il gatto alla fine è morto o vivo, ma solo nel momento in cui si apre la scatola lo scopriremo, perché solo allora scopriremo se l’atomo ha “deciso” di decadere oppure no.🙂

      Mi piace

      Rispondi
    3. Wish aka Max Autore articolo

      Ah e un’altra cosa. C’è un altro post dove si parla ancora di meccanica quantistica, e si capisce meglio il fatto dell’atomo che decide di decadere o meno, nello specifico si parla dell’influenza dell’osservatore esterno sull’esperimento.

      Mi piace

      Rispondi
  11. rO

    Le parti più interessanti per me sono:
    a) la probabilità che una certa particella si trovi nel punto x al tempo t.
    b) che un atomo sia contemporaneamente decaduto e non decaduto, bianco e nero.
    Queste sono due cose che mi intrippano. Per il resto, ingegnere, c’è tanta roba qui, quasi troppa. Hai spiegato tutto bene, chiaramente, ma la dottoressa qui leggente, che in fisica aveva un sei scarso al liceo, potrebbe aver desiderato una suddivisione a puntate.
    Se lo faccia dire comunque che l’uso del gatto, che io ho apprezzato molto, è geniale.

    Mi piace

    Rispondi
    1. Wish aka Max Autore articolo

      Eh, per il gatto dobbiamo ringraziare Schroedinger, ma evidentemente chi ama i felini ha quel non so che, quella marcia in più…😆
      Il bianco e nero, quella è la storia. Il superamento degli opposti. E quando parlavo della spiritualità mi riferivo proprio a questo. Perché raggiungere uno stato coscienziale superiore, magari tramite la meditazione, o la corsa, o qualunque cosa ti venga in mente, consente proprio quello, e da questo punto di vista i mistici orientali hanno tantissimo da insegnarci, essendo arrivati a questi principi da ben prima della nascita di Cristo.

      Mi piace

      Rispondi
  12. bortocal

    eccomi a commnentare, invitato e interessato a quel che ho letto.

    “nell’infinitamente piccolo, scopriamo che le cose sono estremamente, profondamente diverse rispetto al mondo che conosciamo”.

    qui correggerei un po’: quel che scopriamo nell’infinitamente piccolo, vale anche alle scale superiori: non vibrano solo gli elettroni, vibrano, inevitabilmente, anche i corpi che ne sono formati, che sono altrettanto indeterminati dei componenti dell’atomo.

    solo che a questa scala questa indeterminazione è trascurabile, e tuttavia garantisce l’unitarietà della realtà,

    solo che nel macromondo le leggi della statistica determinano delle maggioranze schiaccianti e creano oggetti dall’apparenza e dal comportamento globale apparente non probabilistici.
    vedi Zeilinger, La danza dei fotoni, di cui mi sono occupato a lungo un paio di mesi fa nel mio blog.

    ciao e grazie dell’invito.

    Mi piace

    Rispondi
  13. ludmillarte

    è interessante ciò che hai scritto (avevo letto già qualcosa tempo fa sui quanti). credo che possa avere qualcosa a che fare anche con quello di cui si parlava riguardo alle “coincidenze”

    Mi piace

    Rispondi
  14. Francesco Vitellini

    L’equilibrio, ecco cosa leggo nelle tue parole.
    Lo stato verso cui tendere. Ma non la stasi, attenzione.
    Non parlo dell’equilibrio di chi sta fermo in piedi o seduto, ma dell’equilibrio del “cavaliere sul suo cavallo” (Plinio Corrêa de Oliveira).
    E sapete tutti quanto faccia male cadere da cavallo (ricordate Superman).
    Lo so, è un’analogia un po’ cruda, ma trovare un’analogia perfetta è difficile come… come…

    Mi piace

    Rispondi
    1. Wish aka Max Autore articolo

      Sì, equilibrio è una bella sintesi, anche se credo davvero che lavorando per elevarsi e raggiungere uno stato coscienziale differente, si riesca a superare la logica degli opposti vedendoli ugualmente e contemporaneamente presenti, proprio come il fotone quantistico.

      Mi piace

      Rispondi
  15. Signorasinasce

    Grazie per la segnalazione. Ti ho letto con attenzione. Sei molto tecnico, mentre io sono molto umanistica, ma una cosa l’ho capita: nulla accade a caso, c’è sempre una ragione. In noi umani, è il dubbio (l’equivalente di quel puntino bianco o nero a seconda della base), a far sì che si possa procedere verso una mutazione.

    Mi piace

    Rispondi
    1. Wish aka Max Autore articolo

      Eh sì. Niente è per caso è un mio mantra, e potremmo parlarne per ore. Come potremmo parlare per ore dell’eterno cambiamento, del panta rei di Eraclito declinato come lo declina il Tao. Perché il cambiamento è la chiave di tutto. Tutto cambia tutto si trasforma.

      Mi piace

      Rispondi
  16. Bia

    Ineccepibile. Da ingegnere, non posso che applaudire alla logica ferrea. Da umana mentalmente disturbata, vorrei poter riuscire a far coesistere entrambe le cose senza cocciare continuamente con violenza contro me stessa!

    Mi piace

    Rispondi
  17. labloggastorie

    Ho un limite nella comprensione dei numeri, della logica, della matematica, della fisica, della meccanica quantistica… ma quando tu parli di contrapposizione e coesistenza io non posso che pensare al tump-tump-tump del cuore: il battito ed il non battito si contrappongono perfettamente, un sonoro Tao.
    Tuttavia devo aggiungere che tale perfezione non è volontaria e pertanto far coesistere le cose ed il loro contrario richiede consapevolezza delle une e delle altre.
    Aggiungo che oltre la consapevolezza è necessaria l’accettazione, per esemplificare e semplificare la consapevolezza del bene e del suo contrario non è sufficiente se non accettiamo che al pari del bene noi abbiamo anche il male.
    L’equilibrio allora è successivo all’accettazione di essere il contrario di ciò che siamo con la conseguenza che la scelta diventa l’ago della bilancia.
    Infine credo negli insiemi, il cerchio che ne contiene altri, e non posso non considerare che il piccolo sia l’essenza del grande, così come il micromondo lo è per il macro.
    Forse dovrei rileggere il post per dare una risposta magari più attinente a quello che hai scritto ma in genere rispondo d’istinto…ho voluto fare lo stesso anche con questo post.
    Un saluto!

    Mi piace

    Rispondi
    1. Wish aka Max Autore articolo

      L’istinto ti guida bene. Dovremo discutere della scelta. Prima o poi capiterà l’occasione, se continuerai a leggermi. Periodicamente il Tao, la quantistica, gli stati coscienziali superiori tornano a tormentare i miei post per il tramite di sonori “pipponi”…😉
      Grazie per la lettura e per il commento.🙂

      Mi piace

      Rispondi

Metti una goccia nel serbatoio

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...