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C’è qualcosa di nuovo oggi nell’aria

Anzi d’antico… grazie a elli, che, dopo neanche sette giorni dal momento in cui glielo avevo chiesto, mi ha confezionato una nuova header image, che contiene le cose che mi caratterizzano. La moto, il libro, e la pastasciutta. Tre cose che so fare. Tre cose che mi piace fare. Mancherebbero il tao e la meccanica quantistica, ma queste due le so fare meno. E mi piace tanto questa scritta.

Grazie molte, elli. Grazie di cuore.

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Post ad elevato contenuto di melassa

melassaVolevo scrivere un post sulla bellezza. E lo scriverò, lo scriverò. Volevo agganciarlo a quanto sto per scrivere ora, ma ho pensato che non sarebbe stato giusto. Che non avrebbe reso giustizia alle persone che voglio ringraziare.

Questa esperienza della pubblicazione del libro sta portando con sé un sacco, ma proprio un sacco di belle emozioni. Innanzitutto le belle persone. Verba, una conferma splendida. Ha scritto un post per me. Bello. Bello nel senso più bello del termine. Il bello che piace a me, quella bellezza della quale sono sempre alla ricerca. Come ho raccontato in un reply al suo post, in un momento della mia vita molto complicato, in cui non sapevo davvero che pesci prendere, verba è arrivata  con leggerezza e bellezza, due termini che chi mi legge sa quanto siano importanti per me. E’ arrivata con leggerezza e bellezza e mi ha teso una mano, offrendomi ciò che aveva, tutto quel che aveva per aiutarmi. E me l’ha offerto con una delicatezza rara, le ho detto che si è mossa come una libellula in un negozio di cristalli, volando qua e là e ridando colore ad un momento che il colore lo aveva perso completamente, un momento che era rivestito di grigio e basta. E’ arrivata e mi ha abbracciato, mi ha dato solidarietà garbatamente e delicatamente. E ora, in un momento di grande gioia, lei è lì che balla la rumba con me, che sale sulla scrivania con il cappello di carta e la trombetta e arma un casino della madonna. Ed è questo che fanno gli amici veri.

E poi Erre. Un ragazzo di cuore, lo definirei. E questa è l’impressione che mi ha fatto la prima volta che abbiamo pranzato insieme, e abbiamo chiacchierato, riso e scherzato, e parlato di massimi sistemi. Quelle conversazioni che mi piacciono tanto. E poi un giorno gli ho chiesto, non ricordo se di persona, con whatsapp o per email, se prima della pubblicazione del libro mi avrebbe potuto fare il piacere di ribloggare un mio post. E lui mi rispose che di solito non lo faceva, ma avrebbe fatto uno strappo alla regola, perché gli era piaciuta la storia del libro. Beh Erre non lo ha fatto quel reblog, alla fine. Non lo ha fatto perché ha scritto un intero post. Non contento di questo mi ha lasciato campo libero per i commenti. Io che sono tardo di comprendonio non avevo capito nulla, e quel che ha fatto Erre, come spiegavo stamattina in un reply, è praticamente stato aprire casa sua, mettere dentro la mia mercanzia, poi darmi le chiavi di casa e uscire a fare una passeggiata. Ma non finisce qui, perché sulla spalla destra campeggia un banner con la locandina del libro e della presentazione. E c’è stato anche un lancio sulla pagina Facebook.

E poi i miei amici discutibili. Avevo chiesto a loro se potevo scrivere un post di promozione, e se me lo potevano spingere un pochino, loro mi hanno detto “tu scrivi e lascia in bozza, al resto pensiamo noi”. Il risultato finale è questo, e ancora rido.

Ecco, considerando che il mondo dei blogger è di solito fortemente individualista, cose di questo genere aprono il cuore. E oltre a questi tre episodi, ci sono tutti i reblog di molti, che ho provveduto a ringraziare uno per uno, e se me ne fossi scordato qualcuno lo ringrazio qui. E tutte le gentili parole di incoraggiamento ricevute, e tutti i complimenti, e gli in bocca al lupo, eccetera eccetera eccetera.

E quindi, che dire? Ringrazio tutti, tutti davvero, per il supporto morale, materiale, spirituale ricevuto. Alla fine sembra che ci stiamo riuscendo, a organizzare tutto, addirittura quell’anima bella di elinepal ha trovato un attore che si presterà a leggere brani del libro alla presentazione. Alla gioia intrinseca che deriva dalla pubblicazione del libro, si aggiunge quella che deriva dal vedere quante persone sono disponibili a darmi una mano.

Cut the whining

Maschera-sorridenteIeri sono stato richiamato all’ordine. Mi stavo lamentando, e mi è stato detto “Dov’è finito il “devi essere piuma”? C’è una vita sola, lo hai scritto e ripetuto mille volte anche tu. Perché devi concentrarti su quello che non ti piace? Va avanti, ridi e vivi, l’hai scritto nel tuo post. Devi essere convinto di quello che dici”. Sdeng! Badilata in mezzo ai denti. Chi di Tao ferisce, di Tao perisce.

E stamattina, manco a farlo apposta (poi dice perché stai tanto a menarla con il “niente è per caso”) un caro amico mi scrive in merito a una sua particolare situazione piuttosto complessa, e mi dice “il film che dura un’ora e mezza è bello quelli che durano tre ore se non sono capolavori stuccano”. E quando dico piuttosto complessa, intendo un bordello epocale, a petto del quale le mie ubbie sono tutto sommato poca cosa, su un piano squisitamente pratico. Poi, se si tratta di cuore, diventa un problema di sensibilità personale, ma anche qui, conosco sufficientemente il mio amico per poter dire che ha il cuore straziato quanto e probabilmente più di me.

E quindi, è ora di piantarla. E’ ora di mettersi una bella maschera, come dice Iaia. Oppure di trovare uno stratagemma. Un po’ di tempo fa me ne era stato suggerito uno, quello di fingere di essere un altro finito nel mio corpo per caso. L’idea nasce da una serie americana, Quantum Leap, nella quale uno scienziato, nel corso di sperimentazioni per viaggiare nel tempo, si trova trasportato nel corpo e nella vita di una persona sconosciuta, e deve risolvere dei problemi specifici per poter proseguire il viaggio. Ovviamente non sa nulla della persona nel corpo della quale si trova, e che controlla completamente, e deve capire e agire in una sorta di blind date (appuntamento al buio, così Lina non googla) con situazioni, ai fini della serie, ovviamente divertenti e paradossali.

Il problema è che io non riesco a cancellare il passato. Sono troppo ancorato a quello che ho fatto e detto. Sarebbe bello, un colpo di spugna e zac! Tutto dimenticato. Che ne so, magari qualcuno ci riesce pure. E riesce a guardare le cose con freddezza. Io un po’ meno. Però posso provarci.

Insomma: un po’ maschera, un po’ new personality, alla fine torno. Così mi tolgo questa patina di tristezza e, come diceva Petrolini (vabbè lui si riferiva a Roma, absit iniuria verbis), ritornerò più bello, e più superbo, che pria! Bravo! Grazie! Chè poi tra l’altro domani è il genetliaco. La buona notizia è che la somma delle cifre è 9. Che è un bel numero, mi piace e ben si coniuga con un discorso di perfezionamento che sto portando avanti. La cattiva notizia è che non è 18, né 27, né 36, e neanche 45.

La conclusione è che bisogna cercare di vivere al meglio, nonostante i problemi, bisogna cercare di stare bene con se stessi. Tanti anni fa c’era una pubblicità di un deodorante, che diceva “Io sto bene con me stessa, perché io sto bene con Bac”. Magari basta cambiare deodorante?

Fuori dal buco

Basta. E’ ora di uscire. E’ ora di scrollarsi di dosso l’autocommiserazione (anche se debbo dire che c’è quasi un perverso piacere nel crogiolavisi) e tirarsi fuori. Allargare il buchino da dove si guardava fuori e issarsi su.

Per fortuna sono circondato da belle persone. Alcune fanno parte della rial laif, come mia sorella, Ema, maghetta e il mio amico di cui ho parlato qui, altre sono parte del virtual uorld, come Biancaneve, Luci, elllisa, comearia, kuroko, Katia, apity, Sissa, pani, altre sono a metà come Angela. Alcuni sono vecchie conoscenze, altri sono nuovi, come gli amici di Fuga da Polis, e il buon masticone, che decisamente non è più un tizio qualunque. Sicuramente sto dimenticando qualcuno e me ne scuso anzitempo. Ma ciònacertaetà.

Alcune delle persone elencate sanno molto di quello che sta succedendo, altre non ne sanno nulla. Alcune probabilmente intuiscono. Ma una cosa accomuna tutti, indistintamente. La voglia di stare vicino a qualcuno in difficoltà. Semplicemente dichiarandolo, senza offrire soluzioni, senza pretendere di insegnare nulla, offrendo semplicemente una parola di conforto. Un abbraccio, reale o virtuale. Un sorriso, reale o virtuale. E del tempo. Tempo che in questo mondo dove la frenesia la fa da padrone è merce rara, e preziosissima. Tempo per un pranzo o una cena, tempo per scrivere un’email, tempo per replicare a un post, tempo per una chat gtalk.

E insomma grazie. Grazie a tutti.

Ho capito che era il momento giusto ieri, nel traffico. In questi giorni il traffico romano è particolarmente pestifero, e io sono particolarmente irritabile, non solo per la situazione personale, ma anche perché ai lavori condominiali di rifacimento della facciata, di per se stessi forieri di stress e rotture di zebedei sparse, abbiamo pensato di aggiungere, noi furbi, la ritinteggiatura completa della casa e il rifacimento di un bagno. Vivendoci dentro. O meglio, a metà. Perché moglie e una figlia si sono trasferite al mare, mentre io e la Dottoressa Cippi siamo rimasti nel polverone e nel casino.

Mi trovavo (per chi conosce la Capitale) a Santa Maria Maggiore, nella discesa che porta all’incrocio con via Cavour dove si gira a destra per andare verso la stazione Termini. Per chi non è di Roma allego apposita istantanea di Google Maps.

Poiché quando il semaforo diventa verde la fila che gira a destra rimane ferma, per far attraversare i pedoni, mi sono accostato alla sinistra del taxi e ho preso la curva più larga, confidando sulla doppia corsia della strada sulla destra. Mentre faccio questa manovra, e passo dietro l’ultimo pedone, sento un pe-peeeeeeeeeeeee tanto imperioso quanto fastidioso, del quale oggettivamente non capivo la ragione. Mi volto, e vedo una segaligna signora alla guida di un’utilitaria. Le faccio eloquenti gesti alla De Niro (cfr Taxi Driver, “are you talking to me?”), e quando lei annuisce attendo che mi si affianchi (il semaforo di via Cavour era rosso, eh, pazzo sì ma non fino al punto di bloccare tutto), abbasso il finestrino e le chiedo perché avesse suonato. “Eh noi ci siamo fermati per far passare i pedoni e lei è andato avanti” “Sì”, ribatto, “ma i pedoni non c’erano più quando sono passato io”. “Eh ma noi eravamo fermi e lei è passato”. Le dico “Ah, capisco. E lei mi ha suonato per questo?” “Sì”.

Cos’è il genio, si diceva in Amici Miei? È fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità d’esecuzione. Vista l’espressione segaligna, vista l’argomentazione, intuito che un insulto non sarebbe stato efficace perché era quello che la signora si aspettava, l’ho guardata per due secondi con espressione grave, dritta negli occhi, e le ho detto: “Signora, lei non sta bene”. Le è cascata la mascella ed è rimasta ammutolita, mentre sono ripartito per la mia strada sorridendo. La sua espressione mi ha ripagato di tutto lo stress da traffico della giornata.

In quel preciso momento ho capito che era ora di uscire, da ‘sto buco.

Update

Lo avevo detto che ciònacertaetà. Ho fatto una dimenticanza di quelle da chiedere pubblicamente scusa. Trattasi della mia collega informatica per caso e psicologa/attrice/runner per vocazione, più volte ammorbata a pranzo, da cui ho ricevuto una bellissima email di felicitazioni e di bentornato (e una piccola tiratina d’orecchi ;))

Le vase brisé

Sono una persona riservata. E un solitario. Di norma sto bene con me stesso, non sono preda dell’ansia da socializzazione. Anzi. Troppa gente mi disturba, e le conoscenze occasionali mi annoiano.

Molti mi scelgono come depositario dei loro segreti. E la mia riservatezza fa sì che io non li riveli a nessuno. A volte questo crea degli strani equivoci, credo di averne già parlato qui, ma non ho voglia di cercare dove per mettere il link, ora. Equivoci derivanti dal fatto che nessuno si aspetta realmente che una cosa confidata in segreto non venga poi effettivamente rivelata ad alcuno. Ma io sono così, una tomba. E probabilmente per questo molte persone si affidano a me.

Ma essendo io un solitario, ho delle oggettive difficoltà a confidarmi con altri. E ci sono pochissime persone con le quali mi confido completamente. C’è una cerchia leggermente più allargata, della quale fanno parte persone con le quali condivido molte cose. Ma confidarsi completamente è un’altra storia. E questo è un momento della mia vita nel quale ne avrei bisogno. Le due persone che ho in mente in questo momento purtroppo non sono disponibili. Una è straimpegnata rincorrendo l’occasione della sua vita, l’altra è straimpegnata rincorrendo l’occasione della sua vita. Sono occasioni differenti, una riguarda la sfera professionale, l’altra la sfera affettiva. Ma sono entrambe occasioni da perseguire con tutte le forze. E io mi sento come il vase brisé di questa poesia bellissima.

Le vase où meurt cette verveine
D’un coup d’éventail fut fêlé ;
Le coup dut effleurer à peine,
Aucun bruit ne l’a révélé.

Mais la légère meurtrissure,
Mordant le cristal chaque jour,
D’une marche invisible et sûr
En a fait lentement le tour.

Son eau fraîche a fui goutte à goutte,
Le suc des fleurs s’ est épuisé ;
Personne encore ne s’en doute ;
N’y touchez pas, il est brisé.

Souvent aussi la main qu’on aime,
Effleurant le cœur, le meurtrit ;
Puis le cœur se fend de lui-même,
La fleur de son amour périt ;

Toujours intact aux yeux du monde,
Il sent croître et pleurer tout bas
Sa blessure fine et profonde :
Il est brisé, n’y touchez pas.

Non conosco il francese, e me la sono fatta leggere da una persona che lo parla bene. Ha una musicalità struggente, così come il suo significato. Qui c’è una buona traduzione

Il vaso dove muore questa verbena
con un semplice tocco di ventaglio è stato incrinato;
Il colpo deve averlo sfiorato appena,
non v’è stato alcun rumore.
Ma la leggera incrinatura,
consumando il cristallo giorno per giorno,
con un segno invisibile e deciso
ne ha fatto lentamente il giro. La sua acqua fresca se ne è uscita goccia a goccia,
il succo dei fiori si è consumato.
Nessuno ora ha dubbi :
non toccatelo, è rotto. Spesso, così, anche la mano che si ama,
sfiorando il cuore, lo incrina;
Poi ,il cuore si spezza da solo
il fiore del suo amore muore.

Sempre intatto agli occhi del mondo,
sente aumentare e piangere sommessamente
la sua ferita sottile e profonda:
è spezzato, non toccatelo.

Poi passa, eh, e ritorno il cazzeggiatore di sempre.