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Lettere aperte e cazziatoni

man-yellingUn consigliere comunale di Venezia, il Cittadino Gianluigi Placella, scrive il 27 marzo una lettera aperta al Capo. La sostanza della lettera è quello che parecchie persone stanno pensando in questi giorni: “Tira fuori un tot di punti e governa, ché il momento è critico e ne abbiamo bisogno”.

Stendo un velo pietoso sul fatto che è stato cazziato il povero redattore che ha pubblicato la lettera senza “sottoporla a vaglio preventivo”, e che a fronte del fatto che questa cazziata è stata tacciata di leninismo, la risposta è stata “all’interno del M5S c’e’ confronto dialettico.. e se un amico pur in buonafede sbaglia si ha il dovere di farglielo presente” (ma se c’è confronto dialettico, come fai a sapere ex ante che l’amico sbaglia? Ma probabilmente sono io che non sono sufficientemente addentro ai meccanismi). Tutto scritto nei commenti alla lettera, ovviamente.

Ma quello che mi ha colpito è il commento che riporto per intero qui di seguito, per poi spenderci giusto un paio di parole sopra.

Forse il consigliere non ha capito bene lo scopo del movimento anche se mi sembra sia una dei fondatori del Meet-Up di Venezia.Il movimento non è anti Berlusconi, il movimento è anti partiti. Non c’è un partito che è migliore dell’altro. Chi ha votato nell’ottica del cambiamento deve sapere questo o altrimenti ha sbagliato e avrebbe dovuto votare quanto meno Pd. Chi ha votato non conoscendo il movimento solo per protestare ha sbagliato e può tornarsene all’ovile di provenienza.Il consigliere non dovrebbe fare calcoli da vecchia politica sulle elezioni a venire in quanto dopo 2 mandati sarà fuori dai “giochi”. Dovrebbe spingere sui cittadini per spiegare il senso del movimento che dovrebbe portare i cittadini all’interno delle istituzioni per riappropriarsene. Lo scopo del movimento è riportare i cittadini nelle istituzioni e non rappresentarli. Una volta raggiunto l’obbiettivo il movimento cesserà di esistere. Basta con i calcoli da vecchia politica. Se il cittadino non comprendesse e si rivolgesse sempre agli stessi che lo hanno rovinato, il problema sarebbe il suo. Il cambiamento passa attraverso sofferenze e conflitti. La coerenza è l’unica arma.

Lo scopo del movimento è riportare i cittadini nelle istituzioni e non rappresentarli. Mi piacerebbe capire esattamente cosa possa significare questo concetto. Specialmente accoppiato alla frase immediatamente successiva che preconizza lo scioglimento del movimento una volta raggiunto l’obiettivo. Sono queste le cose che mi preoccupano.

Oltretutto, mi sembra di essere tornato indietro ai tempi del ’77, quando lo slogan delle BR era “portare l’attacco al cuore dello Stato”. Ecco, mi pare che forse siamo arrivati al punto. C’è però una differenza, nel senso che l’obiettivo delle BR era la dittatura del proletariato, mentre qui non si capisce bene dove si voglia andare a parare. E comunque, se fossi al posto di Curcio o Franceschini mi sentirei una cacca. E’ proprio vero che ne uccide più la penna che la spada.

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Intervista al Time

_ZIF4827.JPGVerba sequentur, con la quale abbiamo la stessa opinione su molte delle cose fondamentali della vita (gatti e Grillo, per citarne due), ha richiamato la mia attenzione su un’intervista rilasciata da Grillo al Time. L’ho letta tutta e mi ha fatto molto arrabbiare. Ma mi è servita a capire perché Grillo rilascia interviste solo alla stampa estera. Perché se si facesse intervistare da un qualunque giornalista italiano non avrebbe aggio di dire la sequela di corbellerie che dice. Riporto qui di seguito alcuni brani, con la traduzione in blu. Il primo è quello segnalato da verba, che traccia lo spaccato della popolazione italiana.

The county is divided in two. Those who voted for [the other parties], they’re people who don’t want to change things. Because they have high pensions. With the crisis, the prices are low. Maybe they have two houses, and you take away their housing tax. We have 18 million pensioners, 4 million state employees, that’s 22 million people. Not all of them, but a big part, don’t want change because they’re surviving. The state is their employer.

Il paese è diviso in due. Quelli che hanno votato (per altri partiti), sono persone che non vogliono cambiare le cose. Perché hanno pensioni alte. Con la crisi, i prezzi sono bassi. Forse hanno due case, e tu togli le tasse sulla casa. Abbiamo 18 milioni di pensionati, 4 milioni di impiegati statali, sono 22 milioni di persone. Non tutti, ma la maggior parte, non vogliono cambiare perché sopravvivono. Lo stato è il loro datore di lavoro.

Ecco. La colpa è evidentemente dei pensionati e degli statali. Questi pericolosi capitalisti che vogliono speculare sul mercato immobiliare, vogliono accaparrarsi le case a basso costo e non vogliono pagarci le tasse. Questa sì che è un’analisi accurata.

Many of your most reported upon proposals — the nationalization of the banks, the referendum on the euro, defaulting on Italian debt — are not in your party’s actual platform. Why not?
We still need to discuss it. And then we’ll write in the program. Give us time. I propose a basic idea. It’s not a political plan. It’s a view of the world. It’s not substituting one political class with another. We want 100% of Parliament, not 20% or 25% or 30%. When the movement gets to 100% when the citizens become the state, the movement will no longer need to exist. The goal is to extinguish ourselves.

Molte delle proposte delle quali si parla di più – nazionalizzazione delle banche, referendum sull’euro, azzeramento del debito pubblico – non sono nella piattaforma effettiva del partito. Perché no?
Dobbiamo ancora discuterne. E poi lo scriveremo nel programma. Dateci tempo. Io propongo un’idea semplice. Non è un piano politico. E’ una visione del mondo. Non è la sostituzione di una classe politica con un’altra. Vogliamo il 100% del Parlamento, non il 20% o il 25% o il 30%. Quando il movimento arriverà al 100%, quando i cittadini diventeranno lo stato, il movimento non avrà più ragione di esistere. L’obiettivo è di autoestinguerci.

Il 100%. Io me lo immagino, Floris che chiede a Grillo perché il programma è così fumoso e Grillo che risponde che vuole il 100% del parlamento. E immagino il giorno dopo la sequela di “mi hanno frainteso”. A me pare abbastanza chiaro. Cos’è che non capite di “vogliamo il 100%”? E una volta raggiunto il 100% è evidente che non c’è più movimento. C’è il Nuovo Ordine Italiano. Ovvio, no?

Are you afraid that if you don’t succeed, the same energy that pushed you up could push up darker forces?
I channel all this rage into this movement of people, who then go and govern. They should be thanking us one by one. If we fail, [Italy] is headed for violence in the streets. But if we crumble, then they come. Everything started in Italy. Fascism was born here. The banks were born here. We invented debt. The mafia, us too. Everything started here. If violence doesn’t start here, it’s because of the movement. If we fail, we’re headed for violence in the street. Half the population can’t take it anymore.

La spaventa il fatto che se non avrete successo, la stessa energia che vi ha spinto in alto potrebbe spingere in alto forze più oscure?
Io incanalo tutta questa rabbia in questo movimento di persone, che poi andranno a governare. Ci dovrebbero ringraziare uno per uno. Se falliamo, l’Italia è diretta verso la violenza nelle strade.Ma se ci sbricioliamo, loro verranno. Tutte le cose iniziano in Italia. Il fascismo è nato qui. Le banche sono nate qui. Noi abbiamo inventato il debito. E la mafia, anche. Qualunque cosa è cominciata qui. Se la violenza non inizia qui, è a causa del movimento. Se falliamo ci dirigeremo verso la violenza nelle strade. Metà della popolazione non ce la fa più.

Mettiamoci in fila, dai. Andiamo a ringraziare Grillo, che ci evita la guerra civile. Magari in uno sforzo creativo potrebbe anche proporre la marcia su Roma. Ma mica con derive totalitarie, eh. Solo per dire che bisogna ringraziare. Solo per mostrare che lui è in grado di organizzare una marcia pacifica. Curioso che gli venga data la patente del demagogo populista, eh?

Many in Italy have accused you of being undemocratic, of making choices without consultation for your newly elected parliamentarians. What gives you the authority to negotiate or not with the Democratic Party?
There’s a rule in our movement. We don’t make agreements with parties. Whoever joined our movement signed on to this. If you enter into a movement like this, it’s a rule you agreed to. There’s nothing to decide. If you go play soccer, do you say you want to score goal with your hand? No, it’s only with your foot. Accept the rules.

Molti in Italia la accusano di essere antidemocratico, di fare scelte senza consultare i nuovi parlamentari eletti. Cosa le dà l’autorità di negoziare o meno con il Partito Democratico?
C’è una regola nel nostro movimento. Non facciamo accordi coi partiti. Chiunque si sia unito al nostro movimento lo ha firmato. Se entri in un movimento come questo, è una regola da rispettare alla quale hai aderito. Non c’è niente da decidere. Se giochi a calcio, diresti che vuoi segnare con la mano? No, puoi segnare solo coi piedi. Accetta le regole.

Una sola notazione, qui. Ha svicolato. Ha parlato solo della seconda parte della domanda. La parte sulla gestione antidemocratica l’ha tralasciata.

Ora io dico, ma è possibile veramente credere alle corbellerie di quest’uomo? E’ possibile dare credito a qualcuno che dice con disinvoltura delle enormità di questo genere? Io credo che sia necessario dire forte e chiaro che affermazioni di questo tipo sono affermazioni da arruffapopoli, da Masaniello dei poveri, da sobillatore.

rosaChiudo con un pensiero per le donne. Io ho la possibilità di osservare il mondo femminile da una posizione privilegiata, vivendo con tre donne da molto tempo. Mi ricordo la nascita del femminismo. Mi pare che gli ideali di allora siano stati traditi. Apparentemente qualcosa è cambiato, ma la sostanza nei grandi numeri è rimasta la stessa. Bisogna continuare a battersi per dare pari opportunità. La soluzione non sono le quote rosa, la soluzione è una competizione sana. E la violenza è intollerabile. Completamente intollerabile e priva di qualunque giustificazione.

Ai tempi miei era diverso

asinoNon mi piace, questo titolo. Non perché non pensi quel che c’è scritto, ma non mi piace doverlo dire. D’altra parte tempo fa mi ero imbattuto, non ricordo neanche su quale blog era citato sul blog di verba sequentur (grazie verba per il remind, questo è un update successivo, lo dico sempre che ciònacertaetà), in un articolo del Messaggero, che si può trovare qui, dove Tullio De Mauro, eminente accademico della Crusca, denuncia una situazione drammatica che affligge questo povero Paese.

E stamane ho citato questo articolo commentando un post che poi ne ha generato un altro, che mi ha fatto riflettere sul perché si sia arrivati a questo.  Qui di seguito uno stralcio significativo tratto dall’articolo.

Un 5% della popolazione adulta in età di lavoro – quindi non vecchietti e vecchiette, ma persone tra i 14 e i 65 anni – non è in grado di accedere neppure alla lettura dei questionari perché gli manca la capacità di verificare il valore delle lettere che ha sotto il naso. Poi c’è un altro 38% che identifica il valore delle lettere ma non legge. E già siamo oltre il 40%. Si aggiunge ancora un altro 33% che invece legge il questionario al primo livello; e al secondo livello, dove le frasi si complicano un pò, si perde e si smarrisce: è la fascia definita pudicamente ”a rischio di analfabetismo”. Si tratta di persone che non riescono a prendere un giornale o a leggere un avviso al pubblico – anche se è scritto bene, cosa tutta da vedere e verificare. E così siamo ai tre quarti della popolazione […] Resta un quarto neppure della popolazione su cui la seconda delle due indagini infierisce, introducendo domande più complesse, di problem solving, cioè di capacità di utilizzazione delle capacità alfanumeriche dinanzi a problemi inediti. Così facendo, si arriva alla conclusione che solo il 20% della popolazione adulta italiana è in grado di orientarsi nella società contemporanea: nella vita della società contemporanea, non nei suoi problemi, beninteso.

La riflessione sul perché di questa situazione mi ha portato a darmi la risposta che costituisce il titolo del post, confrontando il lavoro che facevo io all’università con quello che viene fatto dalla generazione attuale degli universitari.

Nel breve volgere di qualche lustro le cose sono drammaticamente cambiate. Io ho fatto Ingegneria, e, al netto dello sbarramento costituito dal biennio, per cui ricordo distintamente che i circa 3.000 studenti del primo anno si erano ridotti a 1.500 il secondo anno e a poco più di 500 il terzo anno, quel che distingue profondamente la metodica di studio è il fatto che gli esami semestrali non esistevano. O meglio, ce n’era uno, “Metodi di osservazione e misura”, che però era complicato quasi quanto uno annuale, e quindi nessuno faceva. Le lezioni si svolgevano da novembre a fine maggio, e avevamo (dopo maggio) un appello al mese per ciascun esame. Alcuni consentivano il cosiddetto “preappello”, vale a dire sostenere l’esame all’appello di maggio, con verbalizzazione successiva. In questo modo ciascuno era arbitro del proprio destino. Si decideva quando fare gli esami, come e quanto studiare, e si cresceva nella responsabilizzazione. C’era chi era più metodico e preferiva non seguire le lezioni, studiando a casa e facendo un esame ogni due mesi, c’era chi come me preferiva seguire e dare esami a raffica nella sessione estiva. Ma ciascuno sceglieva e (possibilmente) imparava dai propri errori.

Oggi abbiamo un’università dove i corsi sono semestrali, gli appelli trimestrali, la maggioranza degli esami sono scritti, la maggioranza degli esami comprendono compiti di esonero durante l’anno che riducono la sessione di esame anche del 70%. In questo modo si deresponsabilizza lo studente, e lo si “coccola” come al liceo, quando ci si preparava l’interrogazione e poi via tutti. Non stupisce quindi che anche un curriculum universitario non basti a fare di una persona un cittadino responsabile, e soprattutto un cittadino in grado di districarsi nelle mille pieghe delle complicazioni della vita quotidiana di oggi.

Io ricordo di aver studiato tante cose delle quali non ho più memoria né manualità. Sicuramente non sono in grado di risolvere un’equazione differenziale, ricordo a malapena il concetto di derivata parziale, rammento a cosa serve una trasformata di Fourier o di Laplace ma non ricordo minimamente come calcolarla. Però (e parlo per esperienza vissuta, per aver aiutato un ragazzo a fare un esame di analisi matematica) sono in grado con relativamente poco sforzo di riprendere quanto avevo assimilato in tempi ragionevolmente brevi, a testimonianza di una buona elasticità ma anche del fatto che quanto studiato era stato studiato in profondità, assimilandolo completamente. Ma soprattutto, ciò che mi porto dietro dagli studi universitari è il metodo. La capacità di segmentare un problema in tanti sottoproblemi uno legato all’altro. In una parola, l’approccio al problem solving. E l’altra cosa che non mi ha abbandonato è la curiosità, la voglia di apprendere e di imparare cose nuove. Quest’ultimo aspetto è forse più personale, ma mi piace pensare che il modo con il quale ho studiato contribuisca.

E oggi, specialmente nell’ultimo decennio, abbiamo assistito a delle trasformazioni profonde, che comportano la necessità di aggiornarsi, di informarsi, di studiare, intendendo con questo il reperimento di informazioni approfondite su un tema e la loro assimilazione. Tanto per dirne una tra mille, tutto il tema dell’e-commerce. Come comprare online, come selezionare i siti, come riconoscere un tentativo di phishing della carta di credito, e via discorrendo. Ora in questo specifico ambito io sono senz’altro avvantaggiato dal fatto di lavorare nel ramo, visto che mi occupo di informatica, ma il concetto è il medesimo applicato a qualunque cosa, ad esempio le modalità di votazione che cambiano per ogni elezione, camera, senato, regione, provincia, comune.

E allora, è ben vero che oramai la percentuale di diplomati e laureati è elevatissima, ma se al liceo (e questo era già vero ai miei tempi) abbiamo un lassismo tale per cui il diploma non è garanzia di acquisizione di strumenti atti a lavorare o comunque a essere un cittadino responsabile, oggi questo fenomeno si è spostato anche al curriculum universitario, portando alle conseguenze che illustra De Mauro.

Tra l’altro, il fenomeno Grillo ha portato alla luce, rendendolo evidente, un fatto drammatico. La rete costituisce un mezzo d’informazione per pochissima gente, così come i giornali cartacei. Il mezzo di informazione per eccellenza resta la televisione, e alla luce di questo non stupisce il fenomeno dell’analfabetismo. Per cui, chi è stato in grado di usare il mezzo televisivo al meglio, facendo parlare di sé e potendo beneficiare di minuti interi di monologhi senza replica, mentre magari altri si accapigliavano interrompendosi di continuo, chi ha avuto questo ingegno ha portato a  casa un risultato elettorale insperato e forse anche inatteso. Mi riferisco a Grillo ovviamente. Dico questo perché se effettivamente fosse la rete il mezzo di informazione di chi lo ha votato, il sito che ospita il blog oggi non andrebbe in crisi con la facilità che ho potuto rilevare negli ultimi giorni. E quindi, popolo bue, “schiavo” del mezzo TV, e poco in grado di barcamenarsi. Ma sempre in grado di trovare gli escamotage giusti per fregare il prossimo, e lo Stato.

Ed è vero sicuramente che avevamo il pentapartito, come mi è stato fatto notare nel post che dicevo prima, però eravamo assai più a nostro agio nella società.

Il nuovo che avanza?

20130302-211345.jpgSe questo è il nuovo, mah. Di nuovo mi pare che non abbia nulla. Mi pare che in quanto successo sino ad oggi non ci sia nulla di nuovo. Da vecchio andreottiano (“A pensar male si fa peccato ma spesso ci si piglia”) mi pare che sinora quello che è successo è una schermaglia mirata ad alzare il prezzo della partecipazione. In subordine, a favorire la formazione di un governissimo che porterebbe acqua al suo mulino.

Dico questo perché è chiaro a questo punto che la maggioranza dei voti di M5S proviene dal PD. E se si va al governissimo il PD finirà per morire definitivamente, con un’ulteriore emorragia di voti verso Grillo. Perché moltissimi non perdonerebbero a Bersani l’ennesimo inciucio con B. Quindi il massimo interesse di Grillo è un governo provvisorio, meglio di tutti un governo PD-PDL. Ma se questo non si farà, allora meglio un governo M5S-PD, perché altrimenti si andrebbe al voto subito, e questo danneggerebbe Grillo. Oltretutto, con un appoggio diretto si potrebbe mandare a casa Bersani nel momento piu’ opportuno, da decidere evidentemente in corso d’opera.

In tutto questo, nessuno sembra prendere in considerazione un passaggio fondamentale. Per formare le Camere è necessario nominarne i Presidenti. Senza queste figure istituzionali non si può iniziare neanche a formarlo, un governo. Perché, banalmente, non si potrebbe votarne la fiducia. Per cui, ancor prima del governo e degli appoggi, il primo passaggio importante sono proprio le presidenze.

In chiusura un paio di considerazioni personali. La prima riguarda la gestione. Se Grillo pensa veramente di gestire questo fenomeno, farà bene a dotarsi di una infrastruttura in grado di reggere un carico vero. Il che mi induce a pensare che il carico indotto dal numero di voti ricevuti si sia verificato solo dopo il risultato elettorale. Il che significa ulteriormente che la partecipazione effettiva in rete è assai piu’ limitata di quanto Grillo millanti. Tanto per confermare la gestione totalmente verticistica del movimento, se mai ce ne fosse bisogno. Dico questo perché stamattina il sito di Grillo e il sito del M5S non rispondevano, evidentemente per troppo carico.

La seconda considerazione riguarda il programma. Ho cercato di accedere, come dicevo sopra, proprio per guardarlo, questo programma. Beh, anche qui. Se questo è il nuovo, stiamo freschi. Nel programma ci sono delle indicazioni assolutamente generiche. Da nessuna parte si parla di azioni per lo sviluppo economico o per l’aumento dell’occupazione. Si dice di dover realizzare opere oggettivamente costose, senza preoccuparsi di dare indicazioni budgetarie sui costi stimati e su come reperire i denari necessari. Insomma un temino da cinquemenomeno, se fossimo al liceo. Io credo che l’innovazione si debba misurare sul contenuto delle proposte. Ma non nel metodo. Il metodo è sempre il solito. Una cosa da fare costa x, i soldi si prendono in questo modo. Punto. It’s not rocket science, direbbero gli americani. Non è difficile, non è scienza missilistica. Ed è necessario, perché se non si fa, un andreottiano come me pensa che chi parla voglia solo buttarla in caciara, come diciamo nei bassifondi della Capitale. E quando la si butta in caciara l’obiettivo è quello di prendere per il culo l’interlocutore.

Tu che hai votato ad cazzum

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Prendo le mosse da un post che mi è particolarmente piaciuto, di intesomale, che trovate qui. Elinepal e masticone lo hanno ribloggato. Io non voglio farlo, o meglio. Voglio copiaincollare la parte significativa, per me, e aggiungere delle cose. Il buon intesomale se la prende con chi ha votato Grillo. E ha tutte le ragioni, perché dice, e io sono completamente d’accordo con lui:

Tu sei la merda.

Sei un imbecille, sei quello che è convinto che la tua prozia che sapeva quante volte lavare la tovaglia per farla durare a lungo potrebbe guidare l’economia mondiale meglio di quelli che chiami: i professori. Sei quella solenne testa di cazzo che pensa che il cancro si curi con rimedi naturali, ma nessuno lo dice. Pensi che chiunque abbia una competenza in realtà sia un truffatore. Pensi che si possa “uscire dall’euro” senza rinunciare alla globalizzazione, perché pensi anche che Skype™ sia la rivoluzione internazionale portata dagli angeli del progresso, e non una compagnia come le altre (guarda il ™, genio, lo sai cosa vuol dire?). Pensi che i pannelli elettrici di un rifugio alpino a 3000 metri di quota dimostrino che la natura ci dà quel che ci serve: sveglia, siamo sette miliardi di stronzi e ognuno vuole il suo fohn. Pensi che i posti di lavoro non ci siano perché qualcuno li nasconde, che ogni soluzione sia a portata di mano ma celata dai folletti cattivi, hai ancora il cervello pronto a inventarsi untori e a riempire le piazze per vedere il santone di turno urlare il nome del nuovo unguento che guarisce i moribondi. Sei quel deficit mentale indegno di calpestare le strade del XXI secolo che, dopo aver ricevuto una laurea in scienza delle GIF animate e aver maturato l’aspirazione di diventare un manager creativo, pensa che lo spread non esista, sei quell’essere decerebrato nato per partenogenesi dagli avanzi di un peeling di Berlusconi che nemmeno si accorge della banale ripetitività della triste vicenda: i vostri slogan sempre uguali li regalate di volta in volta al parruccone di turno, e quello promette sempre qualche milione di posti di lavoro, e lancia palline di zucchero e merda omeopatica nei becchi allineati di un esercito di sudici piccioni senza anima e senza idee.

Io però non mi accontento, perché insieme a queste “solenni teste di cazzo” ci sono anche quelli che hanno votato Berlusconi. E a questi signori voglio dire che non è pensabile che dal 1994 ad oggi non si sia imparato nulla, non si sia visto nulla, non si sia capito nulla. Nel 1994 io l’ho votato. Ebbene sì, sono probabilmente uno dei pochi che lo ammette, ma vent’anni fa mi sembrava quasi possibile la realizzazione di un sogno, un imprenditore che aveva fondato dal niente, e gestito molto accuratamente, un vero e proprio impero, poteva essere sulla carta davvero una risorsa per il paese. Nel giro di un paio d’anni ho capito. Ma non perché io sia particolarmente intelligente, ma perché la dimensione delle porcate compiute era talmente epocale che non poteva, semplicemente, passrare inosservata. E quindi è iniziato il lento processo di disaffezione verso la politica, che tutti ben conoscono. E però. Porca puttana, non posso fare a meno di usare il turpiloquio. Non è possibile, dico NON E’ POSSIBILE che dopo 20 anni, dopo che sono stati promessi un milione di posti di lavoro, la riduzione delle tasse, più gnocca per tutti, e chi più ne ha più ne metta, dopo 20 anni di “sono stato frainteso”, di cucù alla Merkel, di “sono al telefono con Erdogan”, di “Mister Obaaaaaaamaaaaaa”, di “culona inchiavabile”, di “era la nipote di Mubarak”, di piselli al sole in Sardegna, di rivelazioni Daddariesche, di lettere della povera Lario dove chiedeva aiuto per Lui (Lui, che ha un flglio che si chiama PierLui, come felicemente hanno inventato a “Un giorno da pecora”), dopo vent’anni di prese per il culo feroci, all’insegna del “è bianco” salvo il giorno dopo dire “mi hanno frainteso è nero”, e via così, non è possibile che dopo vent’anni di questa tarantella, ancora il 30% degli italiani abbia il coraggio di votare per Berlusca. Ecco. Siete patetici. Peggio delle merde che hanno votato Grillo.

E il dato allarmante, veramente allarmante, è quello sul quale nessuno si sofferma. Il dato sull’affluenza. I non votanti sono 1 su 4. In aumento. E Grillo col cazzo che ha intercettato il non voto. Il non voto è rimasto tale. E anzi. E’ peggiorato. E se andiamo avanti in questo modo, finirà che il discorso sull’aula “sorda e grigia” lo terrà un comico genovese. E allora sì che saranno cazzi. Per tutti. Ma forse i treni arriveranno in orario.