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Sta partendo un nuovo progetto, si chiama “I discutibili”. Ci scrive gente forte, che a me è sempre piaciuta. E ho scoperto in questa occasione che oltre che forti sono anche parecchio picchiatelli.

Perché mi hanno chiamato.

Non ho idea del perché, francamente. Ma sarei sciocco e ipocrita se dicessi che non sono contento.

Chiedo quindi ai miei venticinque lettori di venire, commentare, laicare, è davvero una bella cosa.

Ogni volta che pubblicherò qualcosa sui discutibili la ribloggherò anche qui. Venite venite venite! 🙂

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Di compleanni, di sorprese e di belle cose

Ed era anche ora, dopo tanto travaglio, dopo tanta sofferenza, che parlassi di qualcosa di bello. Il bello per me è importante, la ricerca della bellezza è qualcosa che va molto oltre l’effimera estetica esteriore. Perché c’è anche e soprattutto un’estetica interiore, una bellezza che è “dentro” le cose, intrinseca. E non solo nelle cose, ma anche nelle situazioni. E come il brutto è foriero di negatività, di depressione e di ansia, il bello all’opposto è foriero di positività, di gioia e di serenità.

E ordunque, si venga alla cronaca. Sto parlando del giorno del compleanno. La prima, bella sorpresa, me l’hanno fatta le ragazze, la dottoressa Cippi e Duli. Alzandosi presto e offrendosi di preparare il pranzo, a cui avevo invitato mia sorella, una cosa molto piccola e informale perché francamente ero ancora in un mood abbastanza negativo. (avviso ai naviganti, il blog di mia sorella è ancora un work in progress; mi fareste cosa gradita, giusto per metterle addosso un po’ d’ansia e farla decidere a scrivere qualcosa, ché sarebbe anche ora, se lasciaste un po’ di commenti sul suo blog, a titolo di stimolo a vitalizzarlo) (sì, lo so, sono una brutta persona) (ma lei lo sa) (e sì, mi vuole bene lo stesso) (e ok, la pianto con le parentesi)

Dicevo dell’offerta di preparare il pranzo. In realtà per una serie di considerazioni eminentemente logistiche il pranzo l’ho preparato io, insieme con Carla detta Virna. Ma è ovviamente il pensiero che conta, e il pensiero consiste nel mettere la sveglia e alzarsi nonostante avessero fatto tardi la notte precedente. E come vedremo, non si esaurisce qui. Ma andiamo oltre.

Quando è arrivata, la sorella si è presentata con un pacchettino che indicava chiaramente una dimensione librica. Ora i libri per me sono sempre una festa, perché anche ora, che mi sono quasi completamente convertito al kindle per motivi logistici, un libro è sempre un oggetto dal fascino intramontabile. Ho dei libri che periodicamente riprendo in mano e sfoglio, consulto, rileggo. Sì uno di questi è il Tao Te Ching in edizione Urra, è la versione italiana più completa che abbia trovato, oltre ad avere tutti gli ideogrammi originali con i significati, una sorta di fatti-la-tua-traduzione, ha anche una sua propria traduzione ma completata con le principali traduzioni alternative. Ne ho altri come questo, intendo che consulto periodicamente, e poi ne ho un tot che magari rileggo per il mero gusto della rilettura. Ho un’edizione paperback in lingua originale de “L’incendiaria” di King, che è consunta per quante volte l’ho letta. Ci sono passaggi che conosco praticamente a memoria. The firestarter per me rimane probabilmente il miglior lavoro di King, anche se è veramente difficile fare una classifica. E poi ogni tanto mi metto davanti alla libreria, semplicemente a guardare. E magari ne tiro fuori uno, sfoglio qualche pagina e lo rimetto al suo posto. Per dire che ecco, i libri per me sono tanto. E quindi, quando ho visto “libro” è già stata una festa. Ma non avrei mai immaginato, not even in my wildest dreams (questa è per lina) (e te la googli :D) (ché l’ho imparata a Houston e mi piace da impazzire), che sarebbe uscito dal pacchettino questo:

I blog therefore I amE’ la stampa di tutti i post del blog dall’inizio sino a un paio di giorni prima del compleanno. Sono rimasto praticamente senza parole. Guardavo questo tomo, perché di tomo si tratta, sono venute fuori oltre 200 pagine, e non mi capacitavo. E’ stata una sensazione veramente strana. Vedere su carta quello che avevo scritto e visto tante volte sullo schermo è stato strano, purtroppo non mi viene una parola migliore. Il mix di emozioni è stato complesso, c’era di tutto. La dottoressa Cippi ha cinicamente commentato “mo’ si commuove, c’ha la lacrima facile in questo periodo”, e in effetti il groppo c’era tutto, e anche il luccicone. La lacrima l’ho ricacciata indietro però.

Il pranzo era finito, dopo un po’ di chiacchiere mia sorella e il marito sono andati via, e il pomeriggio è trascorso pigramente tra televisione e uscitina per commissioni. Ma non erano finite le sorprese, perché, al rientro, ho trovato la dottoressa Cippi in cucina, che lavorava avvolta da una nuvola di farina, preparando fettuccine fatte rigorosamente a mano, pizzette e rustici, perché non poteva pensare di lasciar passare il compleanno senza cucinarmi nulla. E, ecco. Queste sono le cose che aprono il cuore.

E ancora non finisce qui. Perché il giorno dopo, ma a me piace pensare che sia una continuazione del compleanno, il giorno dopo  ho trovato una mano tesa verso di me. E l’ho presa. L’ho ripresa, a dire il vero. L’ho ritrovata. Quella mano ha ritrovato la mia, e la mia l’ha ritrovata. E le abbiamo strette insieme. Ed è stata la cosa più bella che mi sia capitata da un po’ di anni a questa parte. E qui è necessario fermarsi e fare una considerazione.

Dico spesso, e in particolare l’ho detto molte volte proprio a mia sorella, che non si può stare sempre ad aspettare la burrasca. Mi piace la metafora marina, in particolare quella della barca a vela, e immagino questa barca a vela, magari appena uscita da una tempesta che ha messo a dura prova il sartiame, e che si trova magari in un golfo, o semplicemente in una zona dove il mare è calmo, il cielo è sereno, il vento è calato. Ecco, in queste condizioni un buon capitano non sta costantemente a guardare ad occidente, da dove arriverà la prossima burrasca. Un buon capitano butta un occhio ogni tanto ad occidente. Perché un buon capitano non mette la testa sotto la sabbia, e non pensa che la bonaccia durerà per sempre. E per questo, ha un livello di allarme minimo sempre attivo, quel livello di allarme minimo che lo fa guardare ad occidente ogni tanto. Ogni tanto. Questa è la parola chiave. Non abbassare la guardia, ma non farsi prendere dal panico immotivato. Un’altra burrasca arriverà. E’ molto probabile, se non addirittura sicuro. E quando arriverà sarà forse necessario dare una o due mani di terzaroli alla randa, o magari addirittura ammainarla in attesa che cessi la buriana. Sarà necessario agire presto e bene, aggrapparsi alla barra del timone con tutte le forze per governare la barca. Ma ora, in questo momento, c’è bonaccia. E cosa osta a godersela? Cosa osta al farsi un bel bagno in una baia particolare, magari non raggiungibile via terra? Vivere nel presente è anche questo, apprezzare il carpe diem è anche questo. Mi viene da dire che è soprattutto questo.

E quindi io un bel bagno me lo faccio, qui e ora, tenendo stretta quella mano. Hic et nunc. E, ogni tanto, butterò l’occhio a occidente. Ogni tanto.